Schegge di storia 17/ Facciamo piazza pulita di tutte le inesattezze scritte sul Regno delle Due Sicilie

Schegge di storia 17/ Facciamo piazza pulita di tutte le inesattezze scritte sul Regno delle Due Sicilie
3 agosto 2019

Alcuni, erroneamente, ritengono che il Regno delle Due Sicilie sia stato “inventato” nel 1816, quando il Regno di Sicilia venne unificato con quello detto di Napoli. Quel nome non fu affatto “inventato”, ma era già in uso da secoli. Vedremo poi quali erano le effettive condizioni del Regno, tenendo comunque ben presente che si era nei secoli XVI^ e XVII^, e il nostro odierno concetto di “benessere” dunque, va rapportato ai livelli di vita del tempo

di Giovanni Maduli
componente della Confederazione Siculo-Napolitana e vice presidente del Parlamento delle Due Sicilie-Parlamento del Sud®, Associazione culturale

Nelle prime dieci puntate di questa rubrica abbiamo appurato, seppure in maniera estremamente concisa e certamente insufficiente, alcune innegabili verità relative alle violenze, alle torture, agli stupri, alle illegalità attraverso le quali furono aggredite e annesse la Sicilia ed il Sud. Verità che, come abbiamo scritto in precedenza, non possono andare soggette ad “interpretazioni” di sorta. Verità che testimoniano inequivocabilmente cosa veramente fu quello che ancora, con un falso e subdolo eufemismo, viene indicato come “risorgimento”.

Nelle successive sei abbiamo visto “chi” volle, quando e perché, mettere fine ad un Regno che, contrariamente a quanto ci si è voluto far credere, con le sue equilibrate politiche sociali ed economiche caratterizzate da uno spiccato senso di solidarietà, rappresentava certamente un ostacolo all’affermarsi di quella borghesia di stampo capitalistico che, attraverso quelle atroci violenze, si impadronì del potere politico ed economico mortificando mortalmente le naturali e legittime aspirazioni del suo popolo.

Nelle prossime analizzeremo cosa era in realtà il Regno delle Due Sicilie, nei suoi pregi e difetti. E lo faremo anche attraverso il contributo di studiosi, in diversi casi anche insigni, che certamente non possono essere accusati di essere simpatizzanti o sostenitori dei Borbone.

Cominceremo dal nome, Regno delle Due Sicilie che alcuni, erroneamente, ritengono “inventato” nel 1816, allorché il Regno di Sicilia venne unificato con quello detto di Napoli. Come vedremo, quel nome non fu affatto “inventato”, ma era già in uso da diversi secoli. Vedremo poi quali erano le effettive condizioni del Regno, tenendo comunque ben presente che si era nei secoli XVI^ e XVII^, e il nostro odierno concetto di “benessere” dunque, va rapportato ai livelli di vita del tempo.

Certo, vi erano alcune sacche di povertà, ma non erano diverse da quelle degli altri Stati europei. Si pensi, ad esempio, alle condizioni di vita degli operai inglesi della prima rivoluzione industriale, costretti a vivere in ambienti che erano poco più che tuguri, senza servizi igienici, senza acqua corrente e in condizioni igienico-ambientali, con riferimento ai quartieri di residenza, pessime. Il Regno delle Due Sicilie, invece e come vedremo, pur non rappresentando certamente una realtà priva di problemi e contraddizioni, rappresentava comunque un esempio di convivenza umana e civile a volte invidiabile e dai risvolti sociali impensabili.

Vedremo infine quale fu il ruolo dei Borbone e cosa quel casato fece per migliorare, e non di poco, le condizioni di vita dei suoi sudditi e questo sia nella parte del Regno peninsulare che in Sicilia.

Tralasciando in questa sede gli aspetti storici che vedono tutto il Sud Italia di fatto quasi incessantemente unito già dal XII^ secolo, anche sotto il profilo culturale e delle tradizioni, va subito ricordato che Carlo III di Borbone viene incoronato a Palermo la notte di Natale del 1734 come Re “Utriusque Siciliae”, cioè di entrambe le Sicilie; quindi “le Sicilie”, già allora, erano considerate due – la parte insulare (Trinacria) e la parte peninsulare – in quanto discendenti dall’unico Regno di Sicilia e generalmente indicate come Sicilia Citra Faro e Sicilia Ultra Faro, con riferimento al faro di Messina.

Ma il nome ha un’origine assai più antica e si fa risalire ad Alfonso D’Aragona detto il Magnanimo il quale, dopo avere conquistato il Regno di Napoli nel 1416, riunisce in “Unione personale” i due Regni. Va chiarito che tale “Unione personale” era al tempo una forma giuridica specifica, da non confondere con la confederazione, che prevedeva la sottomissione di due Stati ad un unico sovrano.

L’unificazione formale dei due Regni avverrà l’8 dicembre 1816 allorquando Ferdinando, fino ad allora IV^ per il Regno di Napoli e III^ per il Regno di Sicilia, che da allora assunse il nome di Ferdinando I, sotto pressione del Metternich e del Congresso di Vienna, è obbligato alla unificazione dei due Regni in quanto a Vienna non si ritenne ammissibile che un unico sovrano potesse essere a capo di due regni distinti.

Non si trattò quindi di un capriccio del sovrano, bensì di una imposizione al quale egli dovette sottostare al fine di rientrare in possesso del suo Regno dopo la fine dell’invasione francese della parte continentale del Regno.

Altra condizione, o sarebbe meglio dire ricatto, al quale il sovrano dovette sottostare per rientrare in possesso del suo Regno fu la cessione di Malta all’Inghilterra, nonché il pagamento di una cospicua somma di denaro. Il Regno delle Due Sicilie quindi non fu altro che la riproposizione, riformalizzata ed istituzionalizzata del precedente Regno di Sicilia.

Qui di seguito, a solo titolo di esempio, tre diversi documenti in lingua spagnola, francese ed inglese dove, ben prima del il 1816, si fa riferimento alle Due Sicilie.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fra le infinite testimonianze che documentano l’unità effettiva e anche popolare di quel Regno già da prima dei tempi dei “Vespri Siciliani”, val la pena infine ricordare che uno dei capi di quella rivolta fu Giovanni da Procida, e che il primo comandante della flotta militare siciliana (1282) fu Roggiero di Lauria.

Sulle reali condizioni dei Regni e degli Stati preunitari è illuminante la pubblicazione di Francesco Saverio Nitti (1868-1853), Scienza delle Finanze, nella quale lo statista elenca le ricchezze in milioni di lire/oro degli stessi, secondo la seguente tabella:
– Regno delle Due Sicilie : 443,30
– Stato Pontificio : 90,70
– Granducato di Toscana : 85,30
– Regno di Sardegna : 27,10
– Venezia : 13,80
– Lombardia : 8,10
– Parma e Modena : 1,70
Come si vede, il Regno delle Due Sicilie possedeva una ricchezza in oro pari a circa il doppio della ricchezza di tutti gli altri Stati preunitari messi insieme. Da quanto sopra si può intuire da dove provenga la maggior parte dell’oro oggi conservato presso la Banca d’Italia.

Alcuni, ancora oggi, ritengono che il trasferimento della capitale del Regno, da Palermo a Napoli, sia da riguardare come un tradimento del sovrano nei confronti della Sicilia. Vediamo cosa scrive in proposito il compianto Prof. Francesco Renda, già Professore Emerito di Storia Moderna presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo:

“Dal punto di vista della politica interna, la conseguenza più rilevante della coronazione celebrata in Sicilia (Carlo III, n.d.r.), fu la sanzione definitiva del particolare ordinamento autonomo dell’isola nell’ambito del nuovo Stato borbonico. Più che una libera scelta, fu questa una necessità imposta da circostanze di forza maggiore (grassetto dello scr.) la cui principale responsabilità risaliva alle alte sfere della Chiesa romana. Il baronaggio siciliano ne uscì oggettivamente rafforzato, e parve per un momento che il conflitto con la Curia pontificia potesse risolversi nella scelta di Palermo a sede del Re, della corte e del governo. La speranza, coltivata in certi ambienti siciliani, durò invero solo lo spazio d’un mattino, e più che altro fu segno di ingenuità, dato che la residenza a Napoli del Re e del governo era stata decisa a Madrid prima che egli intraprendesse il suo viaggio nell’isola, e addirittura prima ancora che iniziasse la conquista militare del Mezzogiorno (grassetto dello scr.). L’ipotesi, tuttavia, non era totalmente campata in aria, ed era fondata sulla prospettiva di un irrigidimento dei rapporti fra il Re delle Sicilie (plurale… n.d.scr.) e il Pontefice. In sostanza, così come i Borbone avevano dovuto rinunciare alla cerimonia napoletana dell’incoronazione, potevano essere costretti a fissare la loro dimora nella capitale siciliana invece che in quella partenopea. Di qui il carattere fastoso e solenne, che venne dato alla cerimonia della incoronazione, rimasta celebre negli annali della cronaca palermitana, e che non rispondeva solo alla smania della pompa e del lusso, tipica della nobiltà di quel tempo. La partenza del Re da Palermo fu quindi una vera doccia fredda, cui fece seguito un clima di vera e propria delusione, nel quale maturò la prima manifestazione del dualismo fra Napoli e Sicilia, i cui sentimenti e stati d’animo si sarebbero meglio precisati negli anni seguenti.
Francesco Renda, Storia della Sicilia, VI Volume, Società Editrice Storia di Napoli e della Sicilia, pag. 190.

Chi volesse approfondire di molto questi argomenti, può farlo anche consultando il sito www.regnodelleduesicilie.eu alle sezioni “Notizie dal Regno – Storia” e “Schegge di Storia”, quest’ultima sulla sinistra nella home page.

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Foto tratta da exlibrisroma.it

 

 

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