14
Set
2016
20

Pasta senza glifosato e senza micotossine: ecco dove trovarla in Sicilia e nel resto del Sud

Che pasta mangiare? Dove trovarla? In attesa che vengano avviati i controlli a tappeto su tutti i derivati del grano, abbiamo posto alcune domande a Saverio De Bonis, il protagonista di GranoSalus, l’associazione che raccoglie i produttori di grano duro del Sud Italia. E’ lui che ci indica le aziende che operano in Molise, in Basilicata, in Puglia e in Sicilia che lavorano solo grani locali privi di sostanza dannose per la nostra salute

Che pasta mangiare? Dove acquistarla? Il nostro blog ha cominciato ad affrontare una serie di temi legati al grano e ai suoi derivati. Abbiamo parlato dei grani duri che arrivano in Sicilia – ma anche nel resto d’Italia – con le navi. Spesso sono petroliere in disarmo che sbarcano dalle nostre parti un prodotto carico di veleni. Ci siamo soffermati sul grano duro canadese, che non è – come hanno cercato di farci credere in tutti questi anni – il migliore del mondo (come potete leggere qui).

Abbiamo parlato degli studi che sostengono il nesso tra glifosato che finisce nella pasta e malattie gravi come la Sla e Alzheimer in questo articolo  che ha spopolato.

Abbiamo parlato anche di come i produttori di grano duro del Meridione d’Italia stanno provando a organizzarsi per offrire ai consumatori del nostro Paese un prodotto sano, privo di veleni. Valorizzando, ovviamente, il grano duro prodotto nelle regioni del Sud, dal Molise alla Basilicata, dalla Puglia alla Sicilia (come potete leggere qui).

Detto questo, dobbiamo anche offrire ai nostri lettori indicazioni più precise sui luoghi dove poter acquistare una pasta di alta qualità. Così abbiamo deciso di intervistare Saverio De Bonis, il presidente di GranoSalus, l’associazione che sta mettendo insieme i produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia con l’obiettivo di rilanciare un prodotto di alta qualità messo in crisi dalla globalizzazione dell’economia.

Ricordiamo che GranoSalus sta avviando una campagna – che per il nostro Paese, ma non soltanto per il nostro Paese – si annuncia rivoluzionaria: effettuare una serie di controlli a tappeto su tutti i derivati del grano. Controlli che verranno effettuati da più organismi indipendenti. Per verificare l’eventuale presenza di sostanze tossiche nel pane, nella pasta, nei biscotti, nei dolci e, in generale, come già ricordato, in tutti i prodotti derivati dal grano. Dati che poi verranno pubblicati sulla rete.

Tutti i cittadini, a questo punto, almeno per il pane, la pasta e, in generale, i derivati del grano sapranno cosa arriva sulle proprie tavole.

Fermo restando che anche le aziende di cui parleremo – come del resto le altre che operano nel settore dei derivati del grano – saranno oggetto dei controlli di GranoSalus, proviamo, con De Bonis, a ragionare sulla pasta di qualità che oggi il Sud Italia è in grado di offrire e, in generale, a fare il punto della situazione sul mercato della pasta in Italia.

Allora De Bonis, esiste nel nostro Paese una produzione di pasta alta qualità, legata ai grani locali?

“Certo che esiste. Parliamo, ovviamente, del Sud Italia. In Molise, ad esempio, opera il Pastificio Spighe Molisane Piemme food srl. Si trova a Cerce Maggiore, a Campobasso. E’ una pasta prodotta al cento per cento con grani duri locali. Una pasta di alta qualità la si può trovare anche in Basilicata, a Stigliano, in provincia di Matera, dove opera il Pastificio Fatti in casa di Delle Fave Nunzia snc. Questo pastificio lavora solo con la cultivar di grano duro Senatore Cappelli (varietà di grano duro pugliese sulla quale ha lavorato il grande genetista Nazareno Strampelli: si tratta di un grano duro antico di altissima qualità ndr)”.

Ci sono anche la Puglia e la Sicilia.

“Certamente. In Puglia ci sono alcune realtà importanti. Segnalo il Pastificio Granoro di Corato, a Bari, azienda di medie dimensioni che lavora solo grani duri locali, ovvero grano duro al cento per cento della Puglia. Poi l’azienda Agrigiò-Candela, a Foggia, che lavora solo con il grano duro Senatore Cappelli con macina in pietra; produce pasta e pane molto ricchi di fibra. E, ancora, sempre per restare in Puglia, Il Fornaio dei Mulini vecchi di Barletta, altra azienda che lavora solo con la cultivar Senatore Cappelli con macina in pietra”.

Andiamo alla Sicilia. 

“In Sicilia c’è il Pastificio Valledolmo, che lavora solo con i grani locali. E’ una bella realtà che va crescendo. Segnalo anche il Pastificio agricolo Lenato, a Caltagirone. Questa è un’azienda particolare che trasforma il grano duro che produce. E’ un’azienda agricola di circa 150 ettari che si è trasformata in un pastificio”.

Parliamo un po’ del grano duro canadese. Che matura, a quanto pare, grazie al glifosato. Che non viene usato come diserbante per eliminare le cosiddette malerbe, ma per far maturare in anticipo il grano duro.

“Questo è vero solo per una parte della produzione di grano duro del Canada”.

Cioè?

“Questo metodo – ovvero la maturazione indotta con il glifosato – riguarda le aree fredde e umide del Canada. Poi ci sono altre zone del Canada dove si produce un ottimo grano duro”.

Ci faccia capire: il Canada produce il grano duro di ottima qualità e il grano duro maturato con il glifosato ed esporta da noi il secondo?

“Purtroppo le cose stanno così. Ma vorrei ricordare che gli accordi si fanno in due: loro vendono e noi acquistiamo”.

Ma come funziona ‘sto mercato internazionale del grano duro?

“Male, funziona male. Quello che posso dire è che l’importazione di grano duro dal Canada, di qualità scadente, ha determinato nel Sud del nostro Paese l’abbandono di circa 600 mila ettari di seminativi”.

In pratica, nel nome dei prezzi più bassi, il grano duro cattivo ha scacciato il grano duro buono, come avviene in economia con la moneta…

“Praticamente sì. E’ stata ed è tutt’ora una manovra di mercato scorretta che ha penalizzato fortemente la cerealicoltura del Mezzogiorno d’Italia. Ma ha danneggiato anche la salute dei consumatori, perché la pasta prodotta con i grani duri canadesi non è di ottima qualità. Anzi. Tutto questo per fare guadagnare l’industria della pasta. O meglio, alcuni grandi gruppi”.

Ecco, parliamo del mercato italiano della pasta.

“E’ un mercato blindato. Il 65% del mercato italiano se lo dividono cinque grandi gruppi. Il 35% circa va alla Barilla. Il 12% circa alla De Cecco. L’8% circa alla Divella. Il 6,8% circa alla Garofalo. E, infine, il 3,8 alla Molisana. Poi c’è un altro 15% di produzione che fa capo alla grande distribuzione organizzata. E’ la stessa pasta dei cinque grandi gruppi che abbiamo già menzionato che viene venduta con i marchi della aziende che operano nella grande distribuzione. Resta un 20% appena: e questo è il mercato di qualità. Sono i piccoli pastifici che producono con i grani duri locali”.

E’ plausibile che in questo 20% di mercato non si trovi pasta con residui tossici?

“E’ molto plausibile. Anzi, se la devo dire tutta, è quasi certo”.

Mentre la pasta dei cinque grandi gruppi?

“Se è prodotta con i grani esteri non è da escludere che possa contenere dei residui. Ma sono cose che chiariremo nel dettaglio quando partirà la nostra campagna sui controlli sui derivati del grano”.

Insomma in materia di grano duro c’è stata una concorrenza sleale.

“Senza dubbio. Ma adesso abbiamo dato vita a una partita che intendiamo giocare con i consumatori: perché quando si parla di qualità, di controlli sui residui tossici, beh, parliamo della salute delle persone. E non soltanto dei consumatori italiani. Non dobbiamo dimenticare che la pasta prodotta in Italia viene esportata in Germania, nel Regno Unito e in Francia. Credo che siano in tanti, oggi, ad avere interesse a fare chiarezza”.

Per il Mezzogiorno d’Italia la vostra battaglia è importante. Crede che questo porterà al recupero dei 600 mila ettari di terreni a seminativo delle regioni del Sud Italia oggi abbandonate?

“Noi crediamo che quando, sulla base di dati scientifici oggettivi, i consumatori avranno il quadro chiaro sul grano duro, sarà lo stesso mercato ad orientare le produzioni. Sì, credo proprio che si andrà a un recupero dei nostri seminativi abbandonati, Perché crescerà la domanda di pasta priva di sostanze che non fanno certo bene alla nostra salute. Penso al glifosato, ma anche alle micotossine che, grazie al nostro clima, non sono presenti nel grano duro prodotto nelle regioni del Sud Italia. A proposito della presenza di queste sostanze nel grano, mi piace ricordare un fatto molto indicativo”.

Cioè?

“Mi trovavo in visita presso un’industria che produce pasta. Il titolare minimizzava sulla presenza di certe sostanze. Mi ha detto: ora la tranquillizzo, faccio venire i tecnici con le analisi e lei si convincerà. Sono arrivati i tecnici con le analisi. Certo, la presenza di queste sostanze rispettava i limiti previsti dall’Unione Europea. Che, è noto, fanno riferimento a un consumo di pasta pari a 5 chilogrammi all’anno. E questo è già un problema, perché in Italia il consumo di pasta pro capite è molto più alto, intorno a 27 chilogrammi all’anno. Quindi noi italiani ingeriamo un quantitativo di sostanze dannose per la salute superiore di oltre cinque volte i limiti imposti da Bruxelles. Ma il problema non era solo quello. Il problema era che davano la stessa pasta a un bambino piccolo: con le percentuali di sostanze dannose per la salute calcolate sugli adulti, lo stavano praticamente intossicando”.

NDR Ricordiamo ai nostri lettori che questo articolo è dello scorso settembre e che una pasta citata è finita tra quelle considerate non proprio perfette dalle analisi recenti: 

GranoSalus: i risultati delle analisi sulla pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia

Tra le aziende dove potere acquistare pasta prodotto con il grano duro siciliano potete aggiungere la seguente:

Iniziamo oggi un ‘viaggio’ nel mondo della pasta artigianale siciliana: l’azienda Feudo Masinazzu di Valledolmo

 

Dove trovare la pasta artigianale siciliana 2/ A Moio Alcantara tra il profumo di Russello e Tumminia

 

Pasta Siciliana 3/ Nel paese del Gattopardo tra le busiate fatte con i grani antichi in purezza

 

Pasta siciliana 4/ A Caltagirone, nel pastificio Lenato, una pasta che si può acquistare in tutta la Sicilia

 

Antico mulino a pietra di Longi: come fare pasta, pane e dolci in casa con la farina di grani antichi siciliani

 

Sempre sul sul tema:

Grando duro, Pottino: “Le industrie ci raggirano col finto Made in Italy”

Glifosato e malattie: non solo Sla, c’è anche l’autismo. Ecco gli studi del MIT

E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer

 

 

 

 

 

 

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51 Responses

  1. Pingback : Pasta senza veleni: ecco dove trovarla | TimeSicilia

  2. Massimo S.

    Soprattutto in Sicilia ricordo che sono parecchi (forse tutti o quasi) i Pastifici che producono la pasta esclusivamente attraverso l’impiego di grano duro siciliano, Ricordo in particolare il “Pastificio Gallo Natale & F.lli srl” di Mazara del Vallo

  3. Pingback : Pasta senza glifosato né tossine: ecco dove trovarla in Sicilia e al Sud - Siciliafan

  4. Daniela Barbera

    Io rappresento una piccolissima azienda che si chiama Cozzo del parroco e che produce circa 40 quintali di pasta integrale artigianale fatta con grani di Russello e Tumminia a Noto. Sono contenta che si parli di recupero dei semi autoctoni perché questo è il lavoro che stiamo cercando di fare nel nostro piccolo, dove sono banditi qualsiasi utilizzo di erbicidi, pesticidi o qualsiasi formulazione chimica. La Sicilia ha in sé una grande ricchezza che è la biodiversità, cerchiamo di custodirla.

  5. Pingback : E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer | Buseca ن!

  6. Samuela Granzotto

    E’ vero non sapendo quali marche di pasta usare ho cominciato ad usare pasta di grano saraceno e del senatore Cappelli e pane ai cereali mi sono sgonfiata e sto’ bene costa tutto di più ma ne mangio di meno

  7. Miriam

    Ma Voiello che usa solo grano aureo italiano? E Rummo? Perché non le avere nominate eppure sono realtà grosse.
    Comunque secondo me possiamo risolvere acquistando solo pasta o pane Bio, così si escludono pericoli.

    1. Bruno

      E’ profondamente sbagliato dire che acquistando BIO si escludono i pericoli, anzi per certi versi, se da un lato si escludono effettivamente i residui di trattamenti fitosanitari ad opera dell’uomo, dall’altro c’è molta più probabilità che la pianta, non avendo supporto esterno, venga attaccata da insetti e muffe, in particolare queste ultime sono le responsabili delle micotossine, molecole che risultano fra i composti più tossici e cancerogeni esistenti in natura. E sbaglia chi dice che nei cereali italiani non ci sono, ci sono eccome, in particolare nel mais, ma anche nel frumento tenero per il pane e nel grano duro per la pasta son stati trovati. L’unica cosa veramente sensata da fare è quella di incrementare i controlli sia interni che da parte degli enti competenti e di dare poi il giusto valore economico di mercato ai prodotti, italiani o esteri che siano, che effettivamente risultino sani ed esenti da sostanze tossiche, punto.

  8. Miriam

    Va bene ma io do per scontato che gli organi di controllo esistano e facciano il loro mestiere. Dunque se un prodotto è certificato Bio devo fidarmi. Poi le micotossine possono essere presenti ovunque a questo punto, chi controlla, chi lo sa?
    Anche il piccolo produttore che non ha stoccato il grano in maniera corretta …
    Altrimenti signori miei siamo fregati su tutto allora al diavolo e non facciamo più caso a quello che mangiamo sperando di essere più fortunati!

    1. Bruno

      Il punto è che Bio non significa che sia esente da micotossine, significa solo che è stato seguito per la sua produzione il disciplinare destinato ai prodotti biologici, cioè che, fra le altre cose, non sono stati impiegati prodotti chimici di sintesi per la coltivazione. I controlli relativi alle micotossine vengono fatti dall’ASL sui prodotti immessi sul mercato, indipendentemente dal fatto che essi siano bio o meno, esteri o italiani, ma, a mio avviso, non sono sufficienti.

      1. Miriam

        Allora Bruno tu cosa consigli? Hai dei prodotti di marchi di fiducia da consigliare?
        Perché io a questo punto non so più cosa acquistare …

        1. BRuno

          Lavoro come analista nel settore cerealicolo da anni e conosco a fondo il problema micotossine ma non ho marchi specifici di pasta da consigliare. Parlando di cosa vedo io posso dire questo, le grandi aziende hanno generalmente laboratori interni per l’autocontrollo annessi allo stabilimento di produzione, i piccoli produttori invece raramente possono avvalersi di un laboratorio personale, se fanno autocontrollo, delegano al consorzio di riferimento al quale conferiscono il prodotto, altrimenti le uniche analisi che ricevono i loro prodotti sono quelle degli enti preposti. Ora, questo in linea generale, può essere benissimo che qualche piccola azienda abbia accordi con laboratori esterni e faccia regolarmente controllare i suoi prodotti da terzi. Detto questo, c’è anche chi falsifica i risultati, chi omette all’autorità risultati fuori legge, ecc…ecc… A mio avviso i controlli ufficiali sono pochi e ora come ora non esiste una vera e propria regolamentazione che tuteli correttamente e sopratutto informi il consumatore sul discorso micotossine. Andrebbe a mio avviso aggiornato il disciplinare di produzione, dando inoltre il giusto valore economico ai beni i cui produttori possano, carte alla mano, dichiarare inequivocabilmente che siano veramente esenti da questi contaminanti. Utile sarebbe la creazione di un marchio, un logo univoco che attesti ciò. Ma siamo lontani.

  9. Monica

    Tutto molto interessante ed utile…. Ma sembra che siate importanti solo voi del sud…. E chi vive e mangia al nord ?… Che poi al nord ci sono tantissimi meridionali…
    Quindi questo interessante articolo non mi piace così tanto…
    Grazie comunque per le informazioni

  10. Loredana

    Ma io che vivo a Bergamo dove posso acquistare la pasta? E la farina per fare il pane in casa?
    O c’è un fornaio che vende del pane buono?
    Non so più a che santo votarmi.

  11. Claudio Zauli

    In ultima analisi… Nomi dei Pastifici Italiani che usano solo Grano Pugliese o Siciliano non sono stati fatti…e quindi dove andiamo ad acquistare questa Pasta ?

    1. Cozzo del parroco

      La società Agricola Cozzo del Parroco di Noto (Sr) produce grano siciliano dì Russello e Tumminìa e lo fa trasformare in pasta integrale vendendola in azienda o nei mercati di Campagna Amica

      1. Carmelinda Vaccaro rag.

        Sono interessata alla vs.pasta,sono di Favara prov.Agrigento e vorrei un vs.contatto.grazie

  12. Aldo Zengiaro

    Io sono certo che in Italia ci siano ancora molte persone che fanno il loro lavoro da imprenditori in modo onesto. Dobbiamo stare loro vicini perché nonostante tutto e nonostante i politici siamo ancora un paese geniale ed unico.

    1. gio

      Mara , sono di treviso, e senza fare pubblicità, finisce con …sapori. li ce tutta la pasta fatta con il grano senatore capelli, tuminia ecc…la pago il doppio…ma non ce storia come gusto e qualità…

  13. Luna

    Ho letto che anche la pasta pugliese Granoro 100% Puglia in realtà non usa grano interamente locale! Questo è ancora peggio dato che si presume che il locale sia più sicuro! Che si fa? Come salvarci?

  14. Carla

    Ma se uno non sta al Sud, ma al Centro o al Nord, se la prende in tasca? Indicate le marche sicure? Parlare di chi usa glicofosfato va benone anzi, grazie assai, ma anche indicare le marche che sono ancora oneste e trasparenti è indispensabile. Se no, non è informazione ma terrorismo e terrorizzati lo siamo già su tutto.

    1. Cara Carla
      non bisogna terrorizzarsi, la consapevolezza non deve spaventare. E’ difficile per noi suggerirti marche, non le conosciamo tutte e non vorremmo sbagliare. Molte persone hanno cominciato a fare la pasta a casa comprando farine sane e di sicura provenienza. Il punto è questo: pretendere che nelle etichette si dica chiaramente che grano viene usato. E’ questa è una battaglia in corso: non solo GranoSalus, anche Coldiretti chiede al Governo di intervenire e tutti i cittadini dovrebbero farlo grazie proprio alla consapevolezza e alle informazioni. Detto questo, noi tempo fa abbiamo pubblicato un articolo- sotto il link- che ovviamente non può essere esaustivo. Se al centro Nord non trovi pastifici sicuri (ma dovrebbero pure esserci) c’è sempre la vendita online. Ciao e grazie per il tuo commento http://www.inuovivespri.it/2016/09/14/pasta-senza-glifosato-e-senza-micotossine-ecco-dove-trovarla-in-sicilia-e-nel-resto-del-sud/

  15. francesca

    La pasta e molto altro la compro presso IL PUNTO MACROBIOTICO ideato da Mario Pianesi. UN PUNTO MACROBIOTICO è un associazione di divulgazione alimentare macrobiotica e non solo. HA molti piccoli negozi e ristorantini sparsi per l’Italia Insegna ai contadini l’autoproduzione e la policotura MA-PI. Inoltre produce piu’ di 300 prodotti certificati e italiani con materie prime italiane . Cercateli e informatevi. Qui andate sul sicuro

  16. Giuseppe Pelladoni

    Consiglio pasta glutin free di mais senza micotossine e senza glifosato ma sopratutto BUONISSIMA. La trovate nei migliori supermercati a prezzo basso, la producono Molino di Ferro Venziane e Barilla.

  17. Ma se Granoro è stata appena infilata in una lista nera, di paste in cui hanno trovato pesticidi, diserbanti e quant’altro. Mettetevi d’accordo.

  18. Antonio sono siciliano

    Fare soldi con la salute delle persone questo e importante per le aziende non interessa della fine che si fa io dico solo una cosa coscienza ci vuole ma forse certe persone non sono cose

  19. caiofabricius

    Sono agronomo e mi occupo da 40 anni di grano duro e relative problematiche con impegno e dedizione .
    Da sempre ambientalista convinto, ho studiato agraria anche per la passione per il territorio, la sua cultura e bellezza millenaria.

    Quest
    ennesima BUFALA allarmistico-prezzolata è semplicemente DISGUSTOSA.
    Palesemente falsa ma pericolosa per l’immagine internazionale della nostra più importante industria agroalimentare: quella della Pasta che esporta nel mondo la metà della produzione, milioni di tonnellate, con migliaia di posti di lavoro soprattutto al sud. Quello stesso sud che ha ben poche alternative agronomiche alla coltivazione del grano duro e rappresenta patrimonio economico, culturale e paesaggistico millenario.
    Pensavo , speravo, che il livello medio di conoscenza e cultura e buonsenso della popolazione italiana avesse gli anticorpi per metabolizzarla e seppellirla tra la troppa spazzatura che propongono le oscene sirene del web.
    Dalle preoccupate telefonate ricevute da amici e conoscenti e da molti commenti invece mi accorgo che la falsa ma suadente post-verità di comodo delle bufale prezzolate è ormai ben più forte e affascinante di qualsiasi pur faticoso e serio approfondimento scientifico validato da laboratori internazionali.
    Anzi oggi troppo spesso si fa triste (e invidiosa ?) ironia webete sugli ”scienziati” sbertucciandoli come fanno le penose ma ben collaudate trasmissioni televisive forcaiole acchiappaspot che esaltano invece cialtroni guaritori e maghi e fattucchiere represse dai “poteri forti” e ovviamente dalle perfide multinazionali
    Micotossine e Cadmio sono purtroppo presenze NATURALI come la polvere, i virus, i batteri ecc.
    E’ banale, lo sapevano bene le nostre nonne, pur senza titoli di studio ma il webetismo allarmistico-prezzolato lo ha fatto rapidamente dimenticare, che è impossibile vivere in assenza assoluta come in una cappa sterile da triste principessa sulla torre d’avorio.
    Si tratta ovviamente di stabilirne LIMITI PRUDENZIALI, altamente prudenziali, tramite lunghi studi seri e validati con metodo scientifico internazionale dai più preparati conoscitori della materia non certo da acclamazione populistica e televoto per sentito dire e come “suona” meglio (eppoi melhadetto micuggino) ..
    Ebbene il DON, la micotossina più frequente nei cereali vernini (ma ce ne sono decine di altre) non l’hanno inventata i perfidi pastai in cerca di simoniaco guadagno sulla pelle dei poveri ingenui consumatori, ma ESISTE DA SEMPRE (e in quantità mostruosamente superiori , veramente causa di epidemie con migliaia di morti e caccia alle streghe nel “bel tempo antico”).
    Solo che non c’erano conoscenza, consapevolezza e, soprattutto, metodi d’indagine incisivi per rilevarne la presenza già a pochissimi, irrisorie PPB = Parti per Bilione = miliardo.
    DON<100 PPB ma anche 200 (il limite altamente prudenziale è 1750 per il grano e 750 per la pasta) è sicuramente un campione “positivo” ma non per questo c’è “contaminazione” (la finissima rilevazione con HPLC o ELISA avviene già a 18 PPB) ma è di assoluta tranquillità COME QUANDO SI HA UN'ARIA CON PM10 < 5 (i blocchi del traffico si fanno con continui superamenti di 50, e a Pechino si arriva a 1000) Ma è impossibile arrivare a 0! Semplicissimo, funghi e particelle micropolverose ci sono e ci saranno sempre: solo il fanatismo webete allarmistico-prezzolato potrà distorcere l'informazione e blaterare che l'aria e la pasta sono "contaminati", mentre ci si troverà in un parco di alta montagna nel più sperduto paradiso terrestre mangiando un meraviglioso piatto di pasta dell'eccellenza italiana.
    Che profonda tristezza assistere a questo MASOCHISTICO SUICIDIO DELLA RAGIONE E DEL BENESSERE se veramente i promotori sono aziende o agricoltori del settore su cui si ritorcerà una diminuzione dei consumi nazionali e soprattutto internazionali.
    Le micotossine (DON) certo sono un veleno…peccato che le producano dei naturalissimi funghi (FUSARIUM) e si trovino anche nei più seri e attenti prodotti biologici. Ma è la quantitàche crea problemi e questa dipende SOPRATTUTTO dall’andamento climatico stagionale, in particolare dall’umidità e dalla temperatura durante la spigatura-fioritura del grano ( e le Marche e l’Emilia purtroppo non sono troppo differenti dal Canada in quella fase fenologica, ma senza nessuna fregatura, il fenomeno è ben conosciuto e sotto controllo) .
    Per fortuna e almeno fino ad oggi il grano duro si coltiva soprattutto negli ambienti semi-aridi del sud italia quando la tarda primavera è generalmente siccitosa e QUINDI LA PASTA ne ha in genere quantità infinitesimali ma quasi mai ZERO perchè è impossibile sterilizzare e uccidere tutti i microrganismi ( si troverebbero ben altri contaminanti)!
    SOPRATTUTTO perchè sono aumentate le capacità di indagine diagnostica che permettono di rilevarne la positività già a PPB (parti per miliardo). Ma avere <200 ppb di DON è come dire di avere la febbre con 36.51 solo perchè quel termometro è così sensibile che legge (gli inutili) centesimi di grado.
    Veramente un Paese allo sbando, che si autoflagella con scorciatoie allarmistiche che si autoalimentano di ignoranza e cialtroneria senza riscontri scientifici che pure dovrebbero essere invece facilitati dalla diffusione del web.
    Spero solo che la ennesima evidente bufala mediatica tanto suadente e attesa come post-verità questa volta sia trattata per quello che in effetti è: DIFFAMAZIONE e intervenga pesantemente la Magistratura. A tutelare non tanto e non solo il buon nome dei pastifici più prestigiosi e invidiati nel mondo, quanto quello dell’agricoltura del nostro Paese e soprattutto del Centro-Sud dove il grano duro ha poche alternative agronomiche.
    Ma certo il rischio di cavalcare il VITTIMISMO e sentirsi MARTIRI POPULISTI attaccati dai “Poderi forti” (vecchia tattica del fanatismo in ogni epoca storica) potrebbe ulteriormente indebolire il settore e ridurre ancora i consumi del migliore e più sano alimento proposto dal vero Made in Italy, economico, equilibrato e sano con bassissimo indice glicemico e alla base della piramide alimentare per un’alimentazione corretta.
    Nella cialtronesca foga allarmistico-forcaiola acchiappawebeti in attesa di facili conferme di rancorose post-verità di comodo hanno inserito, con frettolosa leggerezza inquisitoria anche prodotti di altissima qualità e faticosa realizzazione organizzativa come ad esempio (ma NON SOLO) Voiello monovarietale Aureo caratterizzata da altissimi livelli proteico glutinici coltivato solo in Italia,
    Granoro dedicato e Fior Fiore Coop che finalmente avevano già intrapreso la strada di valorizzare le produzioni delle incantevoli (ma a rischio abbandono) campagne Lucane, Sicule, Pugliesi, Molisane, Maremmane, Marchigiane.
    Il rischio DON (e CADMIO) in questi ambienti sul grano duro E’ BASSO, bassissimo: non è un'”opinione” al pari delle altre scemenze con fatica ascoltate, ma l’inconfutabile sintesi di RISULTATI SCIENTIFICI PLURIENNALI di cui esiste ampia letteratura facilmente consultabile, sempre se desiderosi e/o capaci di leggere qualche riga in più oltre i messaggini facebook. Migliaia di analisi di istituti di ricerca e laboratori seri accreditati confermano da anni il basso rischio DON nel grano duro. In questo caso in particolare la “tabella” mostrata, semmai fosse credibile, evidenzia comunque valori di assoluta sicurezza (tra 80 e 200 ppb).
    L presenza di micotossine, di DON in effetti, e di Cadmio non rivelano un bel nulla: è proprio questa la pacchiana mistificazione.
    I funghi micotossigeni Fusarium sono presenti in ogni parte del mondo, purtroppo anche in Italia, ma, quel che conta non è la positività all’analisi (facilissima perché le metodiche HPLC ed ELISA rivelano il DON già a quantitativi irrisori – 18 ppb) ma la quantità, che infatti è normata severamente in UE.
    Dipende molto dall’andamento climatico in fase di spigatura-fioritura la virulenza dell’attacco e soprattutto la reazione del fungo (la micotossina è metabolita secondario) . Il Canada ha una stagione colturale più breve dell’Italia ed è effettivamente più esposto ma analoghe situazioni troviamo nelle pur vocate regioni dell’Emilia ( 60 000 ha di grano duro) e Marche ( 100-150 000ha). Il viaggio in nave non incide sullo sviluppo di DON, eventualmente se mal conservate possono aversi OCRATOSSINE. Ma tutto è controllato dall’ ARPA alle dogane e nessun grosso molino o pastificio, per quanto visti come untori dal forcaiolo popolo web, si sognerebbe di produrre pasta con valori elevati di micotossine (controanalisi in sede propria).
    Del resto la tabella presentata come prova-scandalo (e ancora del tutto da dimostrare come e dove e da chi fatta (fumo)) sarebbe già una evidente dimostrazione della ampia tranquillità di quelle paste visti i valori bassi e molto al di sotto dei limiti.
    Il cadmio è elemento minerale anch’esso ubiquitario mondiale e non dimostra a quelle basse concentrazioni nessuna prova di nessunissimo scandalo e scandaletto. Non manca nei nostri terreni, soprattutto vulcanici, ma più che il Canada potrebbero essere a volte a rischio le provenienze dai deserti Usa-Messico. Grano irrigato di altissima qualità tecnologica e alquanto costoso. Ma allora vogliamo parlare del nostro Cromo o Arsenico ? Meglio non dare la stura a qualche altro SAVONAROLA-WEB in cerca di visibilità un tanto al kilo.
    Che poi le associazioni sedicenti ambientaliste parlino di gliphosate sul grano quando sulla carne dei vegani (SOIA OGM creata proprio per questo) se ne fanno bagni con gli aerei è veramente da scompisciarsi. In Italia nessuno si sogna di buttare soldi per il gliphosate per asciugare il grano (conti colturali già ampiamente in rosso) visto le estati torride mediterranee. Visto però che da 40 anni è anche il disseccante più usato in città e fuori (servizi giardini e scarpate stradali e ferroviarie) non è improbabile che piccole quantità possano poi ritrovarsi nei prodotti alimentari ma di nessun valore tossicologico né dimostrative di perfidi trucchi contro il popolo.
    Insomma con la temperatura a 36.51 non c’è febbre !
    Nessuna corsa al pronto soccorso, né dal pediatra, né tachipirina…casomai uno scandaletto web, sudai!
    Spero che le querele per DIFFAMAZIONE facciano il pur lento corso e la verità sia ristabilita, anche se come sempre accade non ci sarà nessuno scoop urlato a evidenziarlo, come del resto già successo recentemente con le analisi fatte nel porto di Bari dai veri e capaci organi competenti (ARPA).
    Anche se ci saranno altri piagnucolanti MARTIRI sul calendario del web, le querele, fortunatamente, son già partite.
    Nel frattempo il nostro più salutare e benefico prodotto agro-alimentare, leader di esportazioni di milioni di tonnellate e relativi posti di lavoro, per colpa di questa e altre tragicomiche BUFALE ANTISCIENTIFICHE (Gluten sensitivity, radioattività di Chernobyl e/o del Creso, micotossine, cadmio, grani antichi miracolosi, gliphosate….in spasmodica attesa di altre fantasie ignoranti) sta ovviamente perdendo smalto e credibilità all’estero.
    Forse il riscarcimento non dovrebbero chiederlo solo i Pastai, ma tutti i cittadini italiani, in primis gli agricoltori meridionali

    BASTA BUFALE SUICIDE !!
    BASTA FARSI DEL MALE DA SOLI!!
    Per approfondire: Grain yield, quality and deoxynivalenol (DON) contamination of durum wheat (Triticum durum Desf.): results of national networks in organic and conventional cropping systems uscito su Italian Journal of Agronomy nel 2010

  20. Caiofabricius agronomo, a
    differenza del suo lunghis-
    simo papello, in poche
    righe le chiedo molto
    semplicemente, di spiegare
    perchè il grano estero costa
    così poco,nonostante le
    lunghissime distanze?
    Come mai alcune marche
    di pasta hanno i loro
    prodotti sempre in offerta?
    Come mai alcuni marchi
    fanno la pasta miscelando
    il grano estero con quello
    italiano ? Perchè ricorren
    do a questa pratica di
    miscelazione, il loro
    prodotto viene pubbli
    cizzato come prodotto
    italiano, avendo di grano
    italiano appena un quarto
    del totale?

  21. Damiano

    Salve, ma Granono non era nella lista di prodotti che conteneva don, glifostato ecc come mai nell’articolo viene consigliata come pasta da consumare. Grazie

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