14
Apr
2017
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La conferma del Canada: “Glifosato nel grano, nel baby food e nei vegetali”

Un report della Canadian Food Inspection Agency conferma che mobilitazione contro l’uso di questo erbicida che si sta registrando in tantissimi Paesi è più che giustificata. Così come le preoccupazioni sulla pasta ‘made in Italy’ fatta con il grano canadese….

Mancava solo la conferma ufficiale. Che adesso è arrivata: l’Agenzia per la sicurezza alimentare del Canada ha diffuso un report sulla presenza di glifosato nei prodotti alimentari e i risultati confermano che la mobilitazione contro l’uso di questo erbicida che si sta registrando in tantissimi Paesi è più che giustificata.

Di questo report danno notizia gli stessi media canadesi, a partire dal colosso CBC.  Cosa dice la Canadian Food Inspection Agency?

Il test ha riguardato 3188 prodotti alimentari, tra questi: il grano, succhi di frutta, legumi, soia e cibo per bambini.

Cominciamo dal grano, argomento che ci interessa da vicino: nel 36,6% di prodotti a base di grano duro è stata trovata la presenza di glifosato e nel  3,9% dei casi sopra i limiti di legge che in Canada è di 5 ppm. Un limite molto più restrittivo di quello che c’è in Europa (10 ppm) che dal Canada importa enormi quantità di grano senza, va da sé, l’obbligo di rispettare il limite dei 5ppm. In particolare, l’Italia dove le industrie usano anche il grano duro canadese per produrre la pasta che noi mangiamo ogni giorno (in calce una serie di articoli sul tema).

“Potremmo dire che agli italiani converrebbe trasferirsi in Canada per mangiare un buon piatto di pasta non contaminato”, dice con un pizzico di ironia Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus il comitato che si batte contro l’utilizzo del grano estero nella produzione della pasta. Per dire che il grano duro che contiene alte concentrazioni di glifosato, i canadesi non lo se lo tengono di certo. Lo stesso vale per il DON (deossinivalenolo), altra sostanza tossica consentita in quantità maggiori in Europa di cui De Bonis ci aveva parlato qui. 

A questo proposito non possiamo non ricordare le parole di Ettore Pottino, presidente della Confagricoltura siciliana:

I signori della Barilla e delle altre industrie raggirano i consumatori. Puntano tutto sul brand Made in Italy, ma dove è il made in Italy quando, poi, nella pasta prodotta, non c’è il grano Made in Italy? E non si trincerino dietro il fatto che la quantità di glifosato e micotossine del grano importato è nei limiti imposti dalle norme, perché, intanto, resta il problema dell’abuso del brand Made in Italy e poi, che motivo c’è di usare prodotti che contengono veleni? Anche se fossero in dosi minime, perché usarli quando il Sud Italia produce grano di ottima qualità? E’ un caso, forse, che negli ultimi 20 anni siano esplose allergie e intolleranze”?” (qui l’intervista integrale).

Non solo grano. L’Agenzia canadese ha certificato che anche nel 47% di campioni di lenticchie, fagioli e piselli ci sono tracce di glifosato e, nota dolentissima, anche nel 30% di cibo per bambini (cereali e altro) regolarmente in commercio. Consola poco leggere che si tratta di quantità che rispettano i limiti di legge, perché comunque stiamo parlando di un veleno con il quale nessuno vorrebbe nutrire i propri figli.

Tant’è che la stessa CBC riporta le parole dei medici canadesi che si dicono preoccupati dal glifosato anche se si tratta di basse quantità:

Può creare danni alle naturali funzioni biologiche, resistenza agli antibiotici, produrre, insomma, effetti negativi sulla salute”.

L’argomento, come ormai sappiamo, è delicatissimo. Perché parliamo di un erbicida (in Canada viene usato per fare maturare la piante, in fase di pre-raccolta) che secondo lo Iarc, l’Agenzia di ricerca sul cancro dell’Oms, è “probabilmente cancerogeno” e sul quale ancora l’Europa non si decide a mettere la parola fine. Sempre sul sito della CBC leggiamo che anche l’American Cancer Society lo inserisce nella lista dei “probable carcinogens.” 

Bisogna precisare che l’Agenzia canadese si è rifiutata di fornire le marche dei prodotti analizzati. A parte il grano duro, dunque, non sappiamo quali di questi prodotti siano in commercio anche in Europa.

Ma come mai si è decisa a rendere pubbliche queste analisi?

Quello che è certo è che il dibattito sulla salubrità del glifosato ha investito in pieno anche il Canada. Ma, secondo alcuni osservatori, le cause di questa ufficializzazione sono di natura prettamente economica: le stesse industrie starebbero chiedendo più controlli perché, da quando è scoppiato lo scandalo glifosato, le loro vendite si sarebbero notevolmente ridimensionate.

C’è poi la questione CETA, l’accordo di commercializzazione che l’UE ha firmato con il Canada (ve ne abbiamo parlato qua) e che ora deve essere approvato dai singoli Stati europei. In molti Paesi, Francia in primis, cresce il dissenso verso un accordo che aprirebbe ulteriormente le porta ai prodotti canadesi (anche Ogm) per i danni all’agricoltura e, probabilmente, anche alla salute. Il Canada starebbe quindi di cercando di rassicurare i consumatori europei sulla sicurezza dei loro prodotti.

Cosa farà il Parlamento italiano? A giudicare dal  voto degli eurodeputati italiani a Strasburgo, PD e Forza Italia sarebbero propensi a ratificarlo. Spetta dunque ai consumatori italiani fare sentire la propria voce così come stanno facendo i francesi, i tedeschi e altri.

“Questo accordo  deve essere ratificato dai Parlamenti nazionali – aveva detto il presidente della Coldiretti Calabria, Pietro Molinaro ai Nuovi Vespri – e se anche uno solo Paese non lo farà, potrebbe saltare tutto. Dalla Francia, ad esempio, Paese battagliero e nazionalista per antonomasia, arrivano segnali incoraggianti: gli agricoltori francesi e i consumatori vedono come una minaccia il CETA ed è altamente probabile che il loro Parlamento tenderà a proteggerli. Lo stesso dobbiamo pretendere dal nostro Parlamento e per questo serve una grande opera di sensibilizzazione dei cittadini”.

 

 

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