Quello che Baccei non dice: pronto un ‘buco’ di 500 milioni di Euro sul Bilancio della Regione 2017

Quello che Baccei non dice: pronto un ‘buco’ di 500 milioni di Euro sul Bilancio della Regione 2017
21 luglio 2016

Nel ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta c’è scritto a chiare lettere che i 500 milioni di Euro sbandierati ieri dall’assessore Baccei non sono restituzione di IRPEF, ma fondi che dovranno essere reintegrati entro quest’anno presso un conto infruttufero con il “gettito rinveniente dalle entrate devolute”. Ciò significa che nel Bilancio regionale 2017 ci sarà un ‘buco’ di 500 milioni di Euro. Pagheranno gli ignari cittadini Siciliani o la Corte dei Conti avvierà un’azione di responsabilità verso i politici e i burocrati che hanno provocato questo ennesimo ‘buco’?

Ieri l’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, ha detto che il Governo nazionale ha erogato i 500 milioni di Euro frutto dell’accordo con lo Stato. I soldi – ha aggiunto l’assessore – sono disponibili per il pagamento di precari, forestali, ex Pip e via continuando con gli stipendi. Ma le cose stanno veramente così? Proviamo a raccontare i fatti sulla base delle leggi regionali vigenti e sulla base del ‘Patto scellerato’ firmato dal capo del Governo nazionale, Renzi, e dal presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta.

Partiamo dalla legge di variazioni di Bilancio 2016, approvata lo scorso 12 Luglio, dove la presidenza dell’Ars – peraltro pasticciando tra atti formali e norme sostanziali – ha ‘infilato’ il ‘Patto scellerato Renzi-Crocetta. Si tratta dell’accordo-imbroglio in base al quale, in cambio di 500 milioni di Euro, il presidente Crocetta e il PD caricano 5 milioni di Siciliani di nuovi oneri, rinunciando, anche, a contenziosi finanziari in essere con lo Stato.

Si tratta di un accordo vergognoso che, oltre a gettare discredito su un Governo regionale già ampiamente screditato, sputtana, anche, la gestione del Parlamento siciliano da parte di una presidenza che, lungi dal fare gli interessi della Sicilia e di 5 milioni di Siciliani, fa gli interessi di Roma. Vergogne su vergogne.

Quello che scriviamo è pura verità e, di conseguenza, la presidenza dell’Ars non potrà che prenderne atto: a dimostrarlo è stato il relatore del disegno di legge sugli enti locali alla Camera dei deputati che, per giustificare lo scippo ai danni dei Siciliani operato con il ‘Patto Renzi- Crocetta’ (inserito in questa legge nazionale che oggi verrà approvato da Montecitorio), ha detto:

“E’ stato i Parlamento siciliano a ratificare questo accordo”.

Quindi – egregio presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone ‘Autonomista’ alle vongole – lei, forzando, e forse violando il regolamento di Sala d’Ercole, ha ‘infilato’ il ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta nel disegno di legge sulle variazioni di Bilancio per dare modo a Montecitorio di ‘incaprettare’ 5 milioni di Siciliani. Complimenti vivissimi!

Contestualmente l’Aula ha inserito i 500 milioni di Euro – ieri sbandierati dall’assessore Baccei come già nelle ‘casse’ della Regione siciliana – tra le entrate IRPEF. La cosa desta in noi qualche perplessità. Vediamo il perché.

Il Parlamento dell’Isola, con la citata legge di variazioni di Bilancio, ha inserito questi 500 milioni di Euro fra le proprie entrate IRPEF. Peccato che questi fondi non possono essere considerati esigibili.

Perché questi 500 milioni di Euro – al momento dell’approvazione della legge sulle variazioni di Bilancio 2016, ma anche oggi – non possono essere considerati esigibili e, quindi, non avrebbero dovuto essere inseriti tra le entrate della Regione?

Per un motivo semplice: perché si tratta di una dichiarazione di principio e tale resta se non trova collocazione nelle norme di attuazione dello Statuto che, come è noto e come riportato al punto 7 dell’accordo Renzi-Crocetta, dovranno essere determinate dalla Commissione Paritetica.

Qui lo scenario si complica. Alla Commissione Paritetica, illegittimamente, è stato affidato il compito di ratificare il ‘Patto’. Ma a tutt’oggi questa ratifica non c’è. Tutto questo sta avvenendo mentre il Decreto legislativo 118 del 2011 – per non parlare delle norme di contabilità previgenti – richiede espressamente che le entrate siano iscritte nell’esercizio finanziario nel quale saranno esigibili. Ma tutt’ora esigibili non lo sono!

L’Ars del presidente Ardizzone ha anticipato i tempi, iscrivendo entrate che, allo stato attuale dei fatti, non possono considerarsi “spettanti” alla Regione. Tali entrate diverranno tali – cioè “spettanti” alla Regione siciliana – solo a seguito dell’emanazione delle norme di attuazione e dei relativi provvedimenti amministrativi degli uffici dello Stato che potrebbero avere tempi non compatibili con le spese che, nel frattempo – lo ha detto ieri Baccei, non noi – verrebbero autorizzate!

Il presidente dell’Ars, Ardizzone, pur di ‘piegare’ il Parlamento siciliano agli interessi del Governo Renzi (con 43 deputati ‘ascari’ che hanno votato la legge di variazioni di Bilancio), ha fatto ricorso a questi ‘magheggi’ di Bilancio.

Ma lei, assessore Baccei, che cosa racconta?

Forse, tra le righe, assessore Baccei, ci sta dicendo che, con la legge che il Parlamento nazionale sta approvando, si ‘opererà’ sulle norme di attuazione dello Statuto, sanando il papocchio che avete combinato tra le vergogne degli ‘ascari’ dell’Ars e la Commissione Bilancio e Finanze della Camera? Ma lei pensa veramente, assessore Baccei, che con una legge ordinaria (perché quella che approverà oggi Montecitorio è un a legge ordinaria) si possano modificare le previsioni dello Statuto siciliano che è ‘costituzionalizzato’? 

Vero è, assessore Baccei, che lei fa parte di un sistema di potere – quello di Renzi – che, nel nostro Paese, pensa di potere fare tutto e il contrario di tutto, cambiando anche in peggio la Costituzione per favorire le banche e la finanza. Ma esiste anche il ‘giudice delle leggi’: e i ricorsi ci saranno.

Chiudiamo con un’ulteriore precisazione. Nella legge di stabilità regionale 2016 i predetti 500 milioni di Euro – che secondo Baccei sono già nelle ‘casse’ della Regione: cosa che a noi non risulta – sono inseriti a titolo di accantonamenti negativi. Soldi da utilizzare quando lo Stato li erogherà. In questa legge sono anche specificate le destinazioni.

Nel ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta – per la precisione, al punto 8 – nel prevedere il riversamento di questi 500 milioni di Euro su una contabilità speciale presso la Tesoreria dello Stato, si sottolinea una sorta di declaratoria di indisponibilità della somma da parte della stessa Regione, che potrà utilizzare tali fondi esclusivamente per fare fronte ad indifferibili esigenze legate al pagamento delle competenze fisse al personale dipendente e delle rate di ammortamento dei mutui.

Quindi – rifacendoci sempre a quanto affermato dall’assessore Baccei – i precari, i forestali e gli ex PIP di Palermo sono da considerare a tutti gli effetti “personale dipendente” della Regione? A questo punto, proprio perché considerati “dipendenti” in un accordo Stato-Regione firmato da Renzi e da Crocetta, questi 52-53 mila persone hanno il diritto alla stabilizzazione. Oppure sono “personale dipendenti” per essere pagati e poi ridiventano precari? Che dirà il Giudice del Lavoro, là dove dovesse essere interpellato?

Andiamo all’ultimo punto, forse il più importante. I 500 milioni di Euro che l’Ars di Ardizzone ha iscritto nella legge di variazioni di Bilancio 2016 a titolo di IRPEF, stando sempre all’accordo, risultano essere somme provvisorie. Che significa? Significa, stando sempre al ‘Patto’, che questi 500 milioni dovranno essere reintegrati nello stesso anno con il “gettito rinveniente dalle entrate devolute”.

A questo punto vorremmo porre una domanda al presidente Ardizzone, all’assessore Baccei, al Ragioniere generale della Regione, dottore Salvatore Sammartano, e ai tecnici della Segreteria generale del Parlamento siciliano. La domanda è la seguente:

ma voi l’avete vista mai un’IRPEF che si restituisce presso “un conto infruttifero”?

Noi, ovviamente, non siamo bravi come voi, che nell’arte dei ‘magheggi’ di Bilancio – l’avete dimostrato – siete insuperabili.

Tuttavia, a nostro modesto avviso, questi 500 milioni di Euro, che prima sono IRPEF e poi vanno reintegrati, lo stesso anno, con il “gettito rinveniente dalle entrate devolute” non potranno che provocare un nuovo ‘buco’ al Bilancio regionale 2017: un ‘buco’ pari, per l’appunto’, a 500 milioni di Euro che – forse secondo gli autori di questo ‘magheggio’ – dovrebbero gravare sugli ignari Siciliani.

E se invece questi 500 milioni di Euro, qualora dovessero configurarsi come un ‘buco’ del Bilancio regionale 2017, venissero richiesti indietro ai protagonisti di tali ‘magheggi’ di Bilancio, politici e alti burocrati?

Chissà se la Corte dei Conti arriverà alle nostre conclusioni. Se sì, questo eventuale ‘buco’ dovrebbe essere messo sul conto non dei Siciliani, ma di chi ha combinato tutto questo ambaradan, a cominciare dai 43 parlamentari dell’Ars che hanno votato la legge di variazioni di Bilancio 2016. Una bella azione di responsabilità, tanto per fargli levare il vizio…

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