Salvini apre la crisi, elezioni anticipate o governo Draghi? Il Sud unica alternativa alla Lega/ MATTINALE 363

Salvini apre la crisi, elezioni anticipate o governo Draghi? Il Sud unica alternativa alla Lega/ MATTINALE 363
9 agosto 2019

Il voto sulla TAV è l’ennesima dimostrazione che la Lega di Salvini, al di là delle sceneggiate populiste, è organica all’Unione Europea dell’euro. Ci viene difficile pensare che Salvini abbia aperto la crisi di Governo senza l’avallo della UE. Con molta probabilità, il suo progetto egemonico sull’Italia è concertato con l’Unione Europea dell’euro. Si può fermare? Sì, con un movimento-partito meridionalista da mettere in pista alle imminenti elezioni politiche

Un po’ a sorpresa il leader della Lega e Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha aperto ufficialmente la crisi di Governo. E, senza tentennamenti, chiede che si vada subito alle elezioni anticipate. Il ‘capo’ leghista non mette nemmeno nel conto l’ipotesi che in Parlamento si trovi una maggioranza senza la Lega in grado di far nascere un nuovo Governo, magari guidato da Mario Draghi.

Difficile dargli torto. Un nuovo Governo, per scongiurare le elezioni anticipate, con la Lega all’opposizione, non potrebbe che nascere da un accordo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Ma non dovrebbe essere facile convincere Matteo Renzi, che ha sempre visto malissimo una collaborazione con i grillini.

Anche se in queste ore, in verità, Renzi sembra più impegnato a discettare sui “fallimenti della Lega” che non a gettare veleno, come ha sempre fatto, sui grillini. In ogni caso, un Governo tra grillini e PD, pur godendo dell’appoggio dell’Unione Europea dell’euro, sarebbe comunque fragile, perché difficilmente troverebbe l’appoggio di altre forze politiche in Parlamento, a parte i quattro gatti di Più Europa che esistono grazie al PD renziano che li ha ‘inventati’ alle elezioni politiche del marzo 2018.

In realtà, la mossa di Salvini è molto più profonda. Il leader della Lega è troppo machiavellico per aprire una crisi di Governo al buio contro l’attuale Unione Europea. Con molta probabilità, chi ha inquadrato molto bene la linea politica della Lega è l’ex sottosegretario Stefano Fassina, economista, uomo di sinistra, che sulla propria pagina Facebook scrive:

“Salvini nei fatti ubbidisce a Bruxelles. Oggi, nell’incontro con le rappresentanze economiche e sociali al Viminale, Matteo Salvini, in versione Ministro dell’Economia e delle Finanze, annuncia ridiscussione di vincoli europei in vista della Legge di Bilancio per fare investimenti e riduzione delle tasse. Ma è lui il leader della Lega che ha fatto approvare ai suoi gruppi parlamentari una manovra recessiva per il 2019 per evitare la procedura di infrazione minacciata dalla Commissione europea? È lui il vice del Presidente del Consiglio che, il 2 Luglio scorso, ha firmato una lettera a Bruxelles con l’impegno a rispettare gli obiettivi del Patto di Stabilità e Crescita nel 2020, quindi un deficit sotto al 2%? La Lega Salvini abbaia ma non morde, anzi morde soltanto i disperati, mentre continua a stare dalla parte degli interessi più forti. È un grande bluff pro-establishment: ubbidisce a Bruxelles”.

Questo post è stato scritto lo scorso 6 agosto, quindi prima dell’apertura della crisi di Governo. E’ una riflessione politica e tecnica insieme che ci dice che Salvini potrebbe avere aperto la crisi di Governo d’accordo con Bruxelles.

Del resto, se ci riflettiamo, la Lega, in poco più di un anno di Governo, ha reso grandi servizi alla UE dell’euro: ha messo un argine all’arrivo dei migranti in Italia, in un Europa che, nel suo complesso, non è più disposta ad accogliere flussi migratori senza controlli rigidi; e ha contribuito a depotenziare il Movimento 5 Stelle che, oltre ad aver completamente smarrito la spinta populista di qualche anno fa, ha perso pure una barca di voti e, con molta probabilità, ne perderà altri se si andrà al voto anticipato.

Se è vero quello che dice Stefano Fassina – e i fatti oggettivi non smentiscono la sua tesi – la Lega potrebbe diventare il nuovo interlocutore di Bruxelles.

La verità è che, in politica, spesso, quando due soggetti che non la pensano diversamente debbono comunque collaborare, il soggetto più forte – in questo caso l’Unione Europea dell’euro – preferisce avere a che fare con i più intelligenti: e nell’avventura del Governo tra grillini e leghisti i più intelligenti, spiace doverlo ammettere, sono stati questi ultimi.

E i grillini? Sono nel pallone. Pur di tenersi le poltrone del Governo si sono rimangiati gli impegni assunti con gli elettori. Lo hanno fatto con l’ILVA di Taranto, con la TAP del Salento, con gli agricoltori del Sud Italia, con i fanghi industriali del Nord da utilizzare in agricoltura, con l’elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea e, in ultimo, con il ‘gesuitico’ cambiamento di linea politica sulla TAV.

Quest’ultima giravolta è stata veramente incredibile. Beppe Grillo, Luigi Di Maio e compagni hanno messo in discussione uno dei capisaldi del Movimento 5 Stelle – la battaglia contro l’Alta velocità ferroviaria Torino-Lione – e, in cambio, la Lega, dopo aver incassato il sì alla TAV (e il plauso della UE dell’euro), ha aperto la crisi di Governo…

Sbaglia chi pensa che i grillini siano solo ingenui: sono anche scorretti – molto scorretti – verso gli elettori che li hanno sostenuti. Sbagliato, anche, pensare che l’unico responsabile dei disastri politici e di governo sia Di Maio.

Contrariamente a quello che hanno cercato di far cedere, il Movimento 5 Stelle non ha nulla di democratico. E’ un Movimento verticistico che decide secondo regole apparentemente incomprensibili. In realtà, a gestire il tutto è una ristretta oligarchia poco lungimirante che, al Governo dell’Italia, ha sbagliato quasi tutto.

Di Maio – su questo non ci piove – non sta brillando. Ma è difficile pensare che le scelte sbagliate del Movimento (ILVA, TAP, fanghi in agricoltura, abbandono dell’agricoltura del Sud e dello stesso Sud, sì degli europarlamentari grillini all’elezione al vertice della Commissione UE della delfina della signora Merkel, cambiamento di linea politica sulla TAV) siano ascrivibili al solo vice presidente del Consiglio grillino.

Le conseguenze le pagherà lui, ma queste scelte scellerate le ha volute l’oligarchia che controlla il Movimento.

Che succederà, adesso? Se, come scrive Fassina, Salvini e compagni hanno già ‘chiuso’ l’accordo con la UE dell’euro, si andrà al voto e il centrodestra dovrebbe conquistare non meno dei due terzi dei parlamentari della Camera e del Senato (di fatto, la maggioranza qualificata per modificare la Costituzione italiana in chiave liberista, come chiede l’Unione Europea).

Si può contrastare questo disegno egemonico della Lega? Sì. A sinistra, a Dio piacendo, Potere al Popolo dovrebbe ridimensionare il PD di Zingaretti e Renzi. Questo è un fatto positivo, perché l’Italia riavrà un partito di sinistra, visto che né Zingaretti, né Renzi possono essere definiti di sinistra.

Ma è al Sud che sarà possibile fermare il progetto egemonico della Lega di Salvini. Con molta probabilità, il ‘capo’ della Lega (o chi per lui: per esempio, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, che sembra essere il vero interlocutore della Lega con Bruxelles) ha garantito all’Europa una presenza dei leghisti anche al Sud. Ed è questo punto che la Lega dovrà essere colpita. Come?

Mettendo in campo un movimento meridionalista (anche una lista che metta insieme tutte le realtà che in questi anni sono venute fuori nel Sud) che si presenti come reale alternativa alla Lega e agli altri partiti politici nazionali. I leghisti sono entrati nel Sud proditoriamente. Si sono presentati agli elettori del Sud come alternativi alla vecchia politica, pur essendo essi stessi espressione della vecchia politica.

Il voto sulla TAV al Senato, alla fine, giocherà un ruolo positivo. Come ha ben illustrato Pino Aprile, la TAV è un’offesa al Sud senza infrastrutture. Il fatto che Salvini e i suoi degni compari si siano portati a casa – cioè al Nord – i miliardi di euro della TAV contribuirà ad aprire gli occhi ai meridionali.

Ora non resta che prepararsi alle elezioni. Con una sigla – lo ribadiamo – che metta insieme tutte le realtà del Sud oggi presenti nello stesso Sud. La partita non è facile. Ma si può giocare. Qui al Sud, questa partita, la possiamo e la dobbiamo giocare.

Foto tratta da napoli.repubblica.it

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