Ars, niente taglio dei vitalizi: Miccichè e i vecchi politici tutelano se stessi ai danni della Sicilia/ MATTINALE 312

Ars, niente taglio dei vitalizi: Miccichè e i vecchi politici tutelano se stessi ai danni della Sicilia/ MATTINALE 312
16 giugno 2019

Sono due le Regioni che hanno detto “No” al taglio dei vitalizi: il Trentino Alto Adige e la Sicilia. In Trentino – Regione autonoma come la Sicilia – il taglio dei trasferimenti dello Stato del 20% non verrà nemmeno avvertito, visto che è la Regione più ricca d’Italia. Per la nostra Isola sarà invece un problema. Però abbiamo evitato il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari e ai futuri ex parlamentari, Gianfranco Miccichè in testa. Vi pare poco?

Ieri il parlamentare regionale Vincenzo Figuccia ha ricordato che la Sicilia non ha ottemperato alla prescrizione di una Legge dello Stato che, piaccia o no, è sempre una Legge e, in quanto tale, andrebbe rispettata (QUI IL NOSTRO ARTICOLO DI IERI). Ma Gianfranco Miccichè non è Socrate e l’idea, fra tre anni, di andare in ‘pensione’, da ex deputato regionale con il vitalizio dimezzato non gli piace proprio.

Il presidente del Parlamento siciliano, con l’avallo dei deputati di centrodestra e di centrosinistra, invece di effettuare il taglio dei vitalizi entro il 30 maggio – così come prevede la Legge – ha deciso di prendere tempo. E’ stata istituita una commissione che dovrebbe decidere quando e come effettuare la riduzione dei vitalizi.

Una chiara perdita di tempo. La strategia della vecchia politica siciliana è semplice: approvare un taglio dei vitalizi molto più ‘leggero’ di quello previsto dalla Legge nazionale; ci sarà l’impugnativa da parte del Governo nazionale e la decisione finale spetterà alla Corte Costituzionale.

Non riusciamo a capire perché la Corte Costituzionale dovrebbe dare ragione alla Sicilia (e magari anche al Trentino, se presenterà ricorso); e, soprattutto, non riusciamo a capire il perché il Governo nazionale, prima di effettuare il taglio del 20% dei trasferimenti dello Stato alla Regione siciliana dovrebbe aspettare il pronunciamento dei giudici costituzionali.

Pensate un po’: diciotto Regioni italiane hanno ridotto i vitalizi e si sono messe in regola con la Legge. E che dovrebbe fare il Governo nazionale? Dovrebbe agevolare le Regioni che hanno violato la Legge, aspettando il giudizio della Corte Costituzionale.

Non tagliare alla Sicilia e al Trentino il 20% dei trasferimenti nazionali, così come prevede la Legge, ma riservargli un trattamento di favore:

“Siccome voi siciliani e voi trentini siete più furbi degli abitanti delle altre diciotto Regioni italiane, noi vi veniamo incontro e, in attesa della sentenza della Corte Costituzionale – fra due, tre, anche quattro anni – noi Governo nazionale premiamo chi non ha rispettato la Legge…”.

Ma il punto non è solo questo. C’è una differenza fondamentale fra Trentino Alto Adige e Sicilia. Il Trentino, poco più di un milione di abitanti, è la Regione più ricca d’Italia (QUI UN NOSTRO ARTICOLO). Mentre la Sicilia è la Regione più povera d’Italia.

Al Trentino il taglio del 20% dei trasferimenti nazionali non farà né caldo, né freddo. Per la Sicilia il taglio del 20% dei trasferimenti dello Stato – uno Stato che, grazie ai passati Governi nazionali e regionali di centrosinistra, ha già scippato alla Regione siciliana un sacco di soldi! – creerà problemi.

Ma saranno problemi per gli ignari cittadini siciliani, che avranno – soprattutto in termini di servizi (sanità pubblica in testa) – meno di quello che hanno oggi.

Fatti quattro conti, si scopre che nel bilancio dell’Assemblea regionale siciliana (che è una sezione del Bilancio della Regione siciliana), la spesa per vitalizi incide per poco più di 18 milioni di euro all’anno. I percettori dei vitalizi, in Sicilia (cioè gli ex parlamentari e i parenti) sono 320 (il dato lo prendiamo da un articolo de La Repubblica CHE POTETE LEGGERE QUI).

A questi dati andranno aggiunti i vitalizi che matureranno da qui a tre anni e i vitalizi dei parlamentari regionali che fra tre anni non saranno più tali e che avranno diritto al già citato vitalizio. E tra questi c’è proprio Gianfranco Miccichè.

A quest’ultimo – già presidente dell’Ars dal 2006 al 2008 e oggi di nuovo presidente del Parlamento dell’Isola – l’idea di andare in ‘pensione’ con un vitalizio dimezzato non gli ‘cala’ proprio.

Nelle sue stesse condizioni sono altri attuali parlamentari di Sala d’Ercole ‘sessantini’ (cioè in età tale da percepire il vitalizio) ai quali il solo pensiero di andare in pensione con il vitalizio dimezzato li fa star male.

Pensate un po’: dal 2012 ad oggi le finanze regionali sono state letteralmente ‘massacrate’.

I parlamentari regionali di centrodestra e di centrosinistra si sono inventati il primo ‘Patto scellerato’ con il Governo Renzi (era il giugno del 2014) per bloccare gli effetti di una sentenza della Corte Costituzionale favorevole alla Sicilia.

Due anni dopo si sono inventati il secondo ‘Patto scellerato’ – sempre con il Governo Renzi – per rivedere, al ribasso, le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto, facendo perdere alla Regione siciliana un’altra barca di soldi.

Contemporaneamente hanno accettato, a partire dal 2014, un prelievo forzoso, da parte dello Stato, a carico del Bilancio regionale della Sicilia, di oltre un miliardo e 300 milioni di euro all’anno: un prelievo forzoso di pochi milioni inferiore a quello della Regione Lombardia, che ha il doppio degli abitanti della Sicilia e un reddito pro capite di gran lunga superiore a quello della Sicilia.

Contemporaneamente hanno consentito non soltanto la riduzione dei trasferimenti dello Stato alle nove ex Province della Sicilia, ma hanno anche accettato che lo stesso Stato si impadronisse dell’unica entrata delle ex Province siciliane: l’RC auto.

Contemporaneamente hanno accettato che lo Stato effettuare un prelievo forzoso anche alle nove Province siciliane, ben sapendo – si era nel 2015 – che questo prelievo forzoso avrebbe portato al fallimento delle ex Province siciliane (oggi gli esponenti di centrodestra e di centrosinistra cercano di scaricare la responsabilità del default delle Province siciliane sull’attuale Governo nazionale: ma l’attuale Governo non nazionale non ha responsabilità: sono stati il Governo Renzi e il Governo regionale di Rosario Crocetta a penalizzare le Province siciliane).

Nel 2015 – e questo è un altro passaggio incredibile del ‘saccheggio’ ad opera della Regione siciliana ad opera dello Stato – applicando in modo ‘creativo’ la riforma della contabilità pubblica nazionale (Decreto legislativo n. 118 del 2011), il Governo regionale e l’Ars (ribadiamo: anno di grazia 2015) sono riusciti a regalare allo Stato e a chissà chi anche entrate sbrigativamente etichettate come impossibili da incassare!

Dopo aver ‘massacrato’ la Sicilia, i parlamentari regionali che hanno combinato tutto questo d’accordo con Roma, fra tre anni andranno in pensione. E proprio perché hanno ‘massacrato’ la Sicilia vorrebbero, in cambio, il ‘giusto premio’: cioè un bel vitalizio da 6-7-8 milioni di euro al mese, per goderselo per il resto della vita.

Il ‘giusto’ riconoscimento per aver reso ‘felici’ i siciliani…

Ma la Legge nazionale – guarda che combinazione – va a colpire i vitalizi: anche i vitalizi di chi, negli ultimi dieci anni, ha distrutto la Regione.

E’ questo il motivo per il quale Miccichè e compagnia bella hanno bloccato la Legge nazionale taglia-vitalizi. E’ l’ultimo ‘regalo’ che vogliono fare ai siciliani: vorrebbero andare via tenendosi i vitalizi per intero, magari con una bella sentenza a loro favorevole della Corte Costituzionale: e per provare a realizzare questo ‘nobile’ obiettivo non hanno esitato un istante a fa r tagliare allo Stato il 20% dei trasferimenti alla Sicilia.

‘Statisti’ fino all’ultimo i parlamentari dell’Ars in uscita della vecchia politica siciliana…

Foto tratta da theitliantimes.it

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