Sono arrivati gli ‘smemorati’ Giuseppe Lupo e Leoluca Orlando, del PD, il partito che ha distrutto la Sicilia

Sono arrivati gli ‘smemorati’ Giuseppe Lupo e Leoluca Orlando, del PD, il partito che ha distrutto la Sicilia
10 aprile 2019

Già, il Partito Democratico che, nella passata legislatura, ha consentito al Governo nazionale di svuotare le ‘casse’ della Regione. Peccato che, nei cinque anni passati, lo stesso Lupo era all’Ars e mai ha aperto bocca per denunciare gli scippi finanziari del Governo Renzi. Della stessa pasta – non a caso sono entrambi democristiani – Leoluca Orlando, il renziano sindaco di Palermo che quando il PD saccheggiava la Regione siciliana stava zitto

Quante novità, in questi giorni, nella politica siciliana. Oggi i ‘capi’ di CGIL, CISL e UIL della Sicilia si sono ‘svegliati’ e, novelli Ciaula, hanno scoperto che le ex Province siciliane stanno fallendo (QUI L’ARTICOLO SU QUESTI SIGNORI). Sempre oggi Leoluca Orlando, quello che, insieme con Renzi, ha candidato alla presidenza della Regione siciliana il rettore dell’università di Palermo, ha scoperto che le ex Province sono senza soldi e, dalla sua poltrona di presidente dell’ANCI Sicilia, minaccia “clamorose iniziative di protesta”. E sempre oggi un terzo ‘scienziato’ del PD, Giuseppe Lupo, scopre che le ‘casse’ della Regione sono vuote.

Tutto vero, per carità: è vero che le ex Province sono sull’orlo del fallimento; ed è vero che l’Ars ha approvato una manovra economica e finanziaria farlocca, inserendo fra le entrate oltre 100 milioni di euro di soldi che non ci sono. Tecnicamente le entrate fittizie si chiamano residui attivi; da qualche tempo a questa parte le hanno ribattezzate con un’altra formula linguistica: accantonamenti negativi.

Sui ‘capi’ CGIL, CISL e UIL della Sicilia abbiamo già detto: sono degli ipocriti che, dopo aver taciuto per anni, per non creare problemi ai Governi nazionali e siciliani della passata legislatura, adesso che a Roma e in Sicilia ci sono Governi senza il PD hanno ritrovato la parola.

Per onestà di cronaca va detto che sul finire della passata legislatura il segretario generale della CGIL siciliana, Michele Pagliaro, ha preso un po’ le distanze da quello che stava succedendo alle finanze regionale: ma nulla di più.

Di una sfacciataggine senza fine è il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, presidente di un’ANCI Sicilia che, con la sua gestione, si è caratterizzata per un nullismo totale. Basti pensare al silenzio dell’ANCI Sicilia sul referendum per fermare le trivelle. Per non parlare del referendum renziano sulle riforme costituzionali del dicembre 2016.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Lupo, che nella passata legislatura ricopriva il ruolo di parlamentare regionale del PD.

Chi scrive è stato testimone dell’incredibile scippo ai danni della Regione siciliana avvenuto nel giugno del 2014 con la firma del primo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta. La Corte Costituzionale – cosa peraltro molto rara – si era pronunciata a favore della Regione siciliana in ordine ad alcuni contenziosi finanziari.

E cos’hanno fatto l’allora presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e il PD? Hanno rinunciato, a nome di 5 milioni di siciliani che non gliel’avevano chiesto, ai benefici di questi pronunciamenti.

Quando questo avveniva né Orlando, né Lupo – entrambi del centrosinistra – hanno aperto bocca.

Se nel 2014 siamo stati testimoni con Link Sicilia del primo ‘Patto scellerato’, nel giugno del 2016, quando Crocetta ha firmato il secondo ‘Patto scellerato’ con Renzi, siamo stati testimoni con il blog che state leggendo. In un’inchiesta in tre puntate – che trovate allegata in basso – abbiamo previsto quello che sarebbe successo in Sicilia: che, poi, è quello che sta succedendo oggi: default delle ex Province siciliane, impossibilità, per la Regione, di pagare tutti i settori della pubblica amministrazione regionale e il default a catena dei Comuni dell’Isola.

Ebbene, quando il PD imponeva alla Regione siciliana il secondo ‘Patto scellerato’ non abbiamo letto dichiarazioni di Orlando e Lupo.

Solo adesso Orlando e Lupo ritrovano la parola. E dov’erano nel 2014 e nel 2016? Il primo era sempre sindaco di Palermo, il secondo era sempre deputato regionale. Ma tacevano.

Oggi che a Roma e in Sicilia non governa più il PD hanno ritrovato la parola. E vorrebbero scaricare sul Governo nazionale Giallo-Verde e sul Governo regionale di Nello Musumeci la responsabilità di atti che portano la firma del PD.

Ma che credibilità politica pensano di avere Orlando e Lupo? Pensano che tutti i giornali e tutte le Tv ‘dimenticheranno’ quello che è successo in Sicilia ai tempi del Governo Renzi e del Governo Crocetta? Cosa pensano, che tutti i commentatori politici diventeranno ‘smemorati’ come loro?

Non sappiamo come finirà alla Regione. Perché il problema non sta solo negli accantonamenti negativi, ma in una manovra complessiva sui residui attivi pari a 2,1 miliardi di euro che l’attuale Governo – e questo va detto per onestà di cronaca – ha ereditato dal vecchio Governo e da un’alta burocrazia regionale, con riferimento all’assessorato all’Economia, che è sostanzialmente la stessa della passata legislatura: e questo è veramente incomprensibile!

Ci auguriamo, invece, che Governo nazionale e Governo regionale facciano fallire le nove ex Province siciliane per porre fine a questo stillicidio. Per fare funzionare le ex Province occorrono 500 milioni di euro all’anno. E ci sono solo 200 di milioni di euro. Quindi le ex Province siciliane vanno chiuse.

Tra l’altro, la chiusura delle nove ex Province siciliane è un atto di chiarezza politica e contabile che eviterà al Governo nazionale e al Governo regionale di diventare partecipi attivi di quello che, secondo il vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta, potrebbe configurarsi come danno erariale. Che senso ha, infatti, pagare debiti e stipendi al personale delle ex Province se poi non ci sono i soldi per tutte le funzioni che le stesse ex Province sono chiamate a svolgere?

Foto tratta da BlogSicilia

 

 

 

 

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