Ex Province siciliane, scuole a rischio per mancate manutenzioni: parla Paolo Amenta

Ex Province siciliane, scuole a rischio per mancate manutenzioni: parla Paolo Amenta
14 luglio 2018

E’ questa l’eredità che gli ex Governi nazionali Renzi e Gentiloni e l’ex Governo Crocetta hanno lasciato alla Sicilia: la legge Delrio – recepita dalla Regione siciliana – assegna le competenze alle ex Province su strade, manutenzione delle scuole e trasporto studenti disabili. Ma Stato e Regione non erogano i fondi per consentire alle ex Province di garantire tali servizi alla collettività. Così alcune ex Province si stanno rivolgendo alla magistratura  

C’è molta confusione nel mondo delle Province siciliane, o ex Province, o Consorzi di Comuni (nel caso di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Enna, Agrigento e Trapani), o Città metropolitane (nel caso di Palermo, Catania e Messina). Con il dubbio che le tre grottesche Città metropolitane della Sicilia stiano drenando i fondi europei ai rispettivi Comuni che ne fanno parte (che sono sempre le vecchie Province con il nome cambiato: le solite pagliacciate dell’Ars), la situazione, lo ribadiamo, è molto confusa.

Appalti a parte (ferroviari, quelli di Palermo e Catania), tutt’e nove le ex Province della nostra Isola (con o senza i nomi cambiati) sono senza soldi. E questo è un ‘regalo’ del quale queste nove realtà amministrative debbono essere ‘grate’ ai Governi nazionali Renzi e Gentiloni, al passato Governo regionale di Rosario Crocetta e alla passata Assemblea regionale siciliana.

Se i due Governi nazionali Renzi e Gentiloni hanno scippato alle ex Province siciliane un sacco di soldi, con l’avallo del passato Governo Crocetta, la passata Assemblea regionale siciliana alla fine ha approvato una legge pasticciata che recepisce la fallimentare legge nazionale che porta il nome dell’ex Ministro Graziano Delrio.

Questa legge, alla fine, è servita ai sindaci di Palermo, Catania e Messina – ci riferiamo ai vecchi sindaci, che erano tutti di centrosinistra e sinistra – di diventare, senza essere mai stati eletti, sindaci metropolitani (in pratica presidenti delle ex Province) e di indirizzare la spesa dei fondi europei. La città metropolitana di Palermo, ad esempio, ha deciso – senza che nessuno abbia eletto sindaco metropolitano Leoluca Orlando – di finanziare altre sei o sette linee di Tram!

Ma se alcune ex Province hanno i soldi per gestire grandi appalti, non ci sono i soldi per pagare i circa 6 mila e 500 dipendenti e, soprattutto, per occuparsi della manutenzione delle strade provinciali e delle scuole!

Per cercare di fare un po’ di chiarezza abbiamo chiesto ‘lumi’ – cosa che facciamo spesso – al vice presidente dell’ANCI Sicilia, Paolo Amenta.

Allora, Amenta, ci spiega che sta succedendo?

“Succede che c’è molta confusione”.

Questo risulta anche a noi. C’entrano i soldi?

“E’ chiaro: per le ex Province ci sono problemi finanziari gravissimi”.

Cioè?

“Semplice: lo Stato non trasferisce più risorse finanziarie, anzi, come ora cercherò di spiegare, vorrebbe addirittura soldi dalle ex Province siciliane. Poi c’è la Regione siciliana che, a fronte di un fabbisogno di circa 500 milioni di euro all’anno, per quest’anno ha stanziato appena 111 milioni di euro”.

La storia non è nuova: anche nel 2017, se non ricordiamo male, le ex Province erano state lasciate senza soldi. A proposito, se già lo scorso anno erano senza soldi come hanno fatto a pagare gli stipendi ai dipendenti?

“Con gli avanti di amministrazione”.

Ma i dipendenti delle ex Province riescono a lavorare? A noi risulta che le strade provinciali sono quasi tutte abbandonate. Solo di recente il Governo regionale è intervenuto nell’Ennese, dove la situazione nelle strade provinciali è tragica…

“I dipendenti delle ex Province fanno quello che possono. Ma se mancano i fondi come fanno ad operare?”.

Infatti lo scorso anno, in alcune parti della nostra Isola, gli studenti disabili non andavano a scuola perché non c’era il servizio di trasporto.

“E il prossimo anno scolastico, se non si interverrà, la situazione peggiorerà. I vertici dell’ex Provincia di Siracusa ha già inviato una lettera alla Procura della Repubblica”.

Segnalando che cosa?

“Che non hanno le risorse finanziarie per garantire i servizi. Per dirla con parole chiare, in provincia di Siracusa, se non interverranno novità, è a rischio la riapertura di alcune scuole. Perché sapete qual è il paradosso? Che la legge Delrio, recepita dalla Regione siciliana, impone alle ex Province di effettuare i servizi: manutenzione delle strade e degli edifici scolastici e trasporto degli studenti disabili. Però, poi, Stato e Regione non erogano le risorse finanziarie per consentire alle stesse ex Province di garantire questi servizi”.

Ci dicono che lo scaricabarile sia arrivato ai presidi. E vero?

“Che significa?”.

Che avrebbero scaricato la responsabilità della manutenzione degli edifici scolastici ai presidi: le sembra possibile?

“Assolutamente no. La legge è chiara: la responsabilità della manutenzione degli edifici scolastici è delle ex Province. Non a caso la Provincia di Siracusa ha investito della questione la magistratura”.

Ma le ex Province non avevano come entrate i fondi della RC Auto?

“Avete detto bene: avevano. Perché qualche anno fa lo Stato, unilateralmente, ha deciso di tenersi pure i fondi della RC auto e la percentuale della trascrizione dei libretti delle auto. In totale, circa 220 milioni di euro all’anno. E non è finita”.

Ovvero?

“Lo Stato non solo ha preso i fondi della RC auto e la quota dei libretti, ma continua ad effettuare il prelievo forzoso: circa 62 milioni all’anno dalla Provincia di palermo e 19 milioni di euro all’anno dalla Provincia di Siracusa, per citare solo due esempi. E’ così in tutt’e nove le ex Province”.

Ma che è: la storia del risanamento dei conti pubblici dell’Italia che non si risanano mai, cioè i soldi per pagare gli interessi sul debito pubblico all’Unione Europea dell’euro?

“Roma li definisce i fondi per il risanamento dei conti pubblici. Non solo le ex Province siciliane non hanno i soldi per svolgere i servizi, ma vogliono anche altri soldi che non ci sono”.

Ci sta dicendo che lo Stato vuole ‘risanare’ i propri conti con i soldi (che non si sono) delle ex Province siciliane in dissesto?

“Parlano i fatti. Lo Stato vorrebbe risanare i propri conti con i conti dei Consorzi di Comuni composti da Comuni che vanno fallendo uno dietro l’altro: vedi l’ultimo pre-dissesto del Comune di Giarre”.

Allora questa corsa alle elezioni provinciali del prossimo autunno a cosa serve e a chi serve?

“E’ da anni che chiediamo, senza esse ascoltati, che, prima delle elezioni per il rinnovo delle ex Province, i Comuni, la Regione e lo Stato debbono  garantire le coperture finanziarie sulle competenze e sulle funzioni che la legge Delrio impone alle Province. Partendo dal pagamento degli stipendi dei dipendenti”.

Ok, discutere con i Governi Renzi e Gentiloni era inutile. Avete provato a parlare con il nuovo Ministro dell’Economia, Giovanni Tria? Non dovrebbe essere un uomo della Troika…

“Ci stiamo provando”.

 

 

 

 

 

 



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