La battaglia del grano duro/ La grande industria al contrattacco. Obiettivo: distruggere GranoSalus

La battaglia del grano duro/ La grande industria al contrattacco. Obiettivo: distruggere GranoSalus
13 novembre 2016

Agli industriali della pasta – ma anche a chi produce pane, farine, semole, dolci e biscotti – l’idea che qualcuno possa andare a fare i controlli per far sapere ai consumatori cosa c’è dentro le ‘buste’, a prescindere da quello che sta scritto nelle etichette, non li fa più dormire. Così, in accordo con il Governo nazionale – nemico del Sud Italia da sempre – stanno provando a convincere gli agricoltori del Sud Italia ad abbandonare l’associazione GranoSalus. Perché, invece, è necessario che l’esperienza di GranoSalus vada avanti. Una battaglia che riguarda da vicino la Sicilia

La battaglia per un grano duro senza veleni – senza residui di pesticidi e di diserbanti e, soprattutto, senza micotossine – si annuncia sempre più difficile. La grande industria della pasta e i grandi interessi che ci stanno dietro, a cominciare dal CETA – il recente accordo commerciale tra Unione Europea e Canada – cominciano a esercitare le pressioni in tutto il Sud Italia, area d’elezione per la produzione del grano duro. Pressioni che sono arrivare, puntualmente, anche in Sicilia.

Prima di parlare delle ‘offerte’ che stanno arrivando in queste ore a chi produce grano duro nella nostra Isola, facciamo un po’ il punto della situazione nazionale e internazionale. Anche per avere chiaro lo scenario in cui si combatte una partita difficilissima, dagli esiti incerti.

Il nostro blog già da tempo racconta fatti e misfatti del ‘pianeta’ grano duro. Di questo ‘pianeta’, il Sud Italia – con in testa Puglia, Sicilia e Basilicata – è un luogo centrale, perché nel Mezzogiorno del nostro Paese si produce l’80% del grano duro italiano.

Negli ultimi anni circa 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati. Il prezzo del grano duro del Meridione d’Italia tenuto basso per volere delle multinazionali che controllano il mercato internazionale di questo cereale, unitamente a un’informazione sbagliata sulle caratteristiche organolettiche (cioè di qualità) del grano duro del Sud, ha convinto tanti agricoltori del nostro Paese a non coltivare più tanti terreni vocati per questa coltura: parliamo, appunto, dei 600 mila ettari di seminativi del Meridione abbandonati.

Il grano duro del Sud Italia è stato in buona parte soppiantato dal grano duro che arriva dal Canada con le navi che approdano nei porti italiani. E’ un grano duro di qualità, quello canadese? Le industrie della pasta ce l’hanno fatto credere per anni. Ma non è così. Ormai, a livello internazionale, il grano duro che arriva dal Canada è stato ‘sgamato’. Sono tantissimi ad aver letto il seguente articolo:

E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer

Articolo che è stato ripreso – insieme con un altro articolo pubblicato dal quotidiano on line, Time Sicilia, da Tg5 Stelle (come potete leggere qui).

Se ne volete sapere di più sul glifosato (o gliphosate) potete leggere qui. 

Questo blog ha pubblicato tanti altri articoli sul grano duro. Tra questi ricordiamo il seguente articolo, sempre pubblicato dal nostro blog:

“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”

Gli articoli che abbiamo pubblicato sul grano duro sono tanti. In calce a questo articolo ne potrete trovare altri.

Ora andiamo ad esaminare quello che sta succedendo. Con molta probabilità, la ‘scossa’ al mondo del grano duro italiano l’ha data GranoSalus, un associazione che raccoglie produttori di grano duro in tutto il Sud Italia. GranoSalus ha lanciato una battaglia che sembra un po’ l’uovo di Colombo, ma alla quale nessuno, fino ad oggi, aveva pensato: avviare i controlli su tutti i derivati del grano duro: pasta, pane, pizze, farine, semola, biscotti, dolci e via continuando.

Fino ad oggi ci hanno fatto credere che i ‘marchi’ – i vari Indicazione Geografica Tipica e via continuando – risolvono i problemi. Purtroppo non è così. Perché di un prodotto – per esempio di un pacco di pasta o di un pacco di farina – non è importante quello che sta scritto nell’etichetta, ma quello che sta dentro il pacco!

(Per la cronaca, lo stesso discorso va applicato all’olio extra vergine di oliva, alla passata di pomodoro e, perché no?, a tutta l’ortofrutta: soprattutto all’ortofrutta che l’Italia importa dall’estero, perché c’è il dubbio che in tanti Paesi del mondo si utilizzino pesticidi – come i cloroderivati – che la farmacopea agricola ha messo fuori legge tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 del secolo passato perché dannosi per la salute umana).

L’idea forte di GranoSalus non piace alla grande industria della pasta del nostro Paese. Perché rischia di scoprire gli ‘altarini’ di un settore dove è successo tutto e il contrario di tutto. Così la grande industria della pasta sta passando al contrattacco.

Intanto, pronto accomodo, hanno capito che con il grano duro canadese non potranno più fare quello che hanno fatto fino ad oggi. E questo sarà un bel problema, se è vero che l’Unione Europea, appena qualche settimana fa, ha fatto ‘ingoriare’ alla Vallonia – la piccola ‘entità’ del Belgio che si opponeva all’accordo tra UE e Canada proprio in difesa degli agricoltori della stessa Vallonia e della salute dei cittadini – il già citato accordo con il Canada, come potete leggere nel seguente articolo:

La Vallonia cede: approvato l’accordo commerciale UE-Canada. Problemi per il grano duro del Sud Italia

Insomma, la grande industria della pasta, che gli piaccia o no, ha capito che deve tornare ad acquistare il grano duro del Sud Italia. E siccome, in Italia, da sempre, la politica agricola la decidono gli industriali, si vorrebbero prendere il grano duro del Mezzogiorno d’Italia imponendo loro i prezzi, a prescindere dalle leggi di mercato (domanda e offerta) e aggirando, anche, le regole della concorrenza. Ma già, anche su questo fronte, è in corso uno scontro molto duro, come potete leggere nel seguente articolo:

Grano duro/ GranoSalus attacca il Governo Renzi: “Viola le regole della concorrenza e crea rischi per la salute”

Ma anche nel seguente articolo:

Pasta: no agli industriali del Nord che ci sfruttano. La pasta deve essere siciliana e, in generale, del Sud

E pure nel seguente articolo:

Giù le mani dal grano duro del Sud: la Cun deve essere una e al Sud, altro che Bologna!

E anche in questo articolo:

Se i produttori di grano duro del Sud Italia vanno alla guerra contro Divella e Barilla!

E in quest’altro articolo:

Grano duro/ GranoSalus attacca l’accoppiata Divella-Coldiretti: “Vogliono penalizzare gli agricoltori”

Siamo arrivati alla Sicilia. Che succede nella nostra Isola? Molti produttori di grano duro siciliani hanno aderito a GranoSalus. Ma adesso cominciano ad arrivare le offerte agli agricoltori. Volendo, sono offerte di un certo peso. La società Pro.se.Me di Piazza Armerina ha proposto ai produttori di grano di Mussomeli un’offerta che gli stessi agricoltori hanno definito “abbastanza ragionevole”.

(Per la cronaca, Mussomeli è la cittadina della provincia di Caltanissetta nella quale, lo scorso 30 agosto, GranoSalus ha tenuto un incontro con i produttori di grano duro della Sicilia, come potete leggere nel seguente articolo:

Crisi del grano, i consumatori tenuti all’oscuro dei veleni che ingeriscono)

Di fatti, si tratta del solito ‘Contratto di filiera’ che prevede la semina di sementi certificate Pro.se.Me. Grano duro che verrà poi utilizzato dall’azienda siciliana Valle del Dittaino per produrre pasta.

Il grano verrebbe pagato agli agricoltori siciliani fino a 30 Euro al quintale, là dove dovesse raggiunge le caratteristiche qualitative richieste dagli acquirenti. In più, per tre anni, è previsto un sostegno alla filiera di circa 100 Euro ad ettaro coltivato a grano duro. Soldi messi a disposizione dal Governo nazionale, che quando c’è da sostenere le ragioni delle industrie, si sa, non si tira mai indietro.

Nulla da dire sull’azienda Valle del Dittaino, bella e importante realtà siciliana che chi scrive ha visto nascere nei primi anni ’80 del secolo passato.

Ciò posto, un commento su quello che sta complessivamente accadendo ci sembra quanto mai opportuno.

Da quando si è scoperto che il grano duro canadese non va più bene, l’abbiamo accennato, è improvvisamente rinato l’interesse per il grano duro del Sud Italia.

Con GranoSalus i produttori di grano duro del Mezzogiorno hanno intrapreso la strada giusta: perché è solo con i controlli di qualità sui prodotti finiti che si garantiscono gli agricoltori del Sud e i consumatori.

Il dubbio – che più è più di un dubbio – è che i ‘Contratti di filiera’ siamo un mezzo per dividere i produttori di grano duro del Sud Italia e, soprattutto, per mettere a tacere GranoSalus.

L’operazione potrebbe essere la seguente: offrire, per tre anni, prezzi un po’ più remunerativi ai produttori di grano duro del Meridione d’Italia, togliendo, così, proseliti a GranoSalus e, soprattutto, fare sparire del tutto l’idea dei controlli su tutti i derivati del grano duro: perché una campagna di controlli ‘a random’ su pasta, pane, pizze, farine, semole, dolci, biscotti costringerebbe l’industria a fare i conti con il mondo dell’agricoltura e, soprattutto, con i consumatori, che finalmente verrebbero informati, in modo corretto, su quello che finisce sulle loro tavole.

La scommessa è grossa. E’ in corso un tentativo, da parte dell’industria – con il sostegno del solito Governo nazionale – di distruggere l’appena nata esperienza di GranoSalus che, alla fine, se ci ragioniamo, non è altro che un tentativo del Sud Italia di ribellarsi allo strapotere delle industrie che, in gran parte, fanno capo al Centro Nord Italia.

Come hanno fatto sin dai tempi di Giustino Fortunato, di Francesco Saverio Nitti, di Gaetano Salvemini, di Guido Dorso e di Antonio Gramsci – per citare solo alcuni dei grandi meridionalisti – l’Italia dei prepotenti, con l’appoggio di qualche ‘ascaro’ del Sud, sta provando a soffocare sul nascere un’esperienza – GranoSalus – dalla quale non solo i produttori di grano duro, ma tutti i consumatori italiani ci guadagnerebbero: i primi in termini economici, i secondi in salute.

Speriamo che questa volta i prepotenti perdano. E che GranoSalus continui la propria battaglia. Tale battaglia è importante per chi, in Sicilia, sta provando a rilanciare i grani duri antichi.

 

 

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