La Vallonia cede: approvato l’accordo commerciale UE-Canada. Problemi per il grano duro del Sud Italia

La Vallonia cede: approvato l’accordo commerciale UE-Canada. Problemi per il grano duro del Sud Italia
31 ottobre 2016

Il CETA – l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada – non favorisce certo gli agricoltori del Sud Italia che producono grano duro. Ma la battaglia non è ancora persa. Vero è che – soprattutto in Puglia e in Sicilia – la grande industria della pasta che lavora il grano duro canadese sta facendo di tutto per mettere il bavaglio a GranoSalus, l’associazione di granicoltori del Mezzogiorno che sta dando battaglia contro il grano al glifosato e alle micotossine. Ma non è detto che gli industriali questa volta vincano. Anche perché, oggi, grazie alla rete, la gente è informata 

Brutte notizie per i produttori di grano duro del Sud Italia. La Vallonia, una delle ‘entità’ del Belgio, alla fine ha ceduto, sotto le pressioni dell’Unione Europea. Certo, ha ottenuto una serie di garanzie, soprattutto per i propri agricoltori. Ma la notizia è che ha ceduto. Così il CETA, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada (Comprehensive Economic and Trade Agreement, ovvero accordo globale per l’economia e il commercio) è stato approvato.

La speranza che il piccolo Parlamento della Vallonia potesse bloccare un trattato internazionale nel quale gli interessi della grande industria europea (e anche gli interessi che stanno dietro ai servizi che i grandi gruppi europei potranno offrire al Canada) sacrificando alcuni settori del’agricoltura della stessa Europa mediterranea, a cominciare dal grano duro, è svanita. Le pressioni esercitate sulla Vallonia sono state fortissime. E alla fine la piccola ‘entità’ del Belgio ha ceduto.

I valloni avevano manifestato molte preoccupazioni per i propri agricoltori. Ma anche timori per i diritti dei lavoratori, per il sistema sanitario e per la protezione dei consumatori e dell’ambiente. Inoltre nutrivano perplessità sul sistema di arbitrato previsto dal CETA in caso di controversie commerciali. A valloni l’idea di fare gestire ai privati le controversie commerciali, aggirando i poteri e l’autonomia degli Stati non andava giù.

Perché, allora, la Vallonia ha ceduto? In primo luogo, per le pressioni delle massonerie finanziarie e bancarie esercitare sul Belgio. Che, pur di ‘incassare’ la firma dei valloni, hanno ceduto su qualche punto. La Vallonia potrà procedere a una valutazione degli impatti socio-economici e ambientali che avrà l’applicazione provvisoria del CETA. A cui si aggiunge una mezza vittoria di Pirro: ovvero il pronunciamento della Corte di Giustizia dell’UE sulla compatibilità con le regole comunitarie dell’Ics, il Tribunale per la risoluzione delle controversie tra multinazionali e Stato.

Insomma le speranze della Vallonia – e soprattutto degli agricoltori di questa area del Belgio – sono affidate all’indipendenza di una Giurisdizione rispetto alle pressioni delle multinazionali. Troppo poco per essere credibile. Con molta probabilità, i valloni hanno ottenuto protezione per i propri agricoltori: ma questo nei documenti ufficiali diffusi sulla rete non compare.

Per la cronaca, l’accordo dovrà adesso essere ratificato dai Parlamenti dei 28 Paesi della UE. Ma siccome ormai nell’Unione Europea il primato dell’economia sulla politica (sarebbe più corretto affermare il primato delle multinazionali sulla politica) è una realtà, il trattato CETA entrerà in vigore ‘provvisoriamente’: un eufemismo per non ammettere che i Parlamenti dei Paesi europei sono chiamati a ratificare trattati scritti e voluti dalle burocrazie europee.

Se si vanno a leggere i punti salienti del trattato UE-Canada (che potete leggere qui) ci si rende conto che, dietro tante buone intenzioni, ci sono, in realtà, interessi precisi da parte dell’industria europea e dei gruppi imprenditoriali europei pronti ad accaparrarsi gli appalti in Canada.

Nella parte finale dell’accordo si legge:

“I produttori canadesi potranno esportare e vendere i loro prodotti nell’UE solo se essi rispettano pienamente la pertinente normativa europea, senza alcuna eccezione”.

Questa è una presa in giro. Non c’è bisogno di essere grandi economisti per capire che un Paese di 33 milioni di persone circa come il Canada – con immense estensioni di terreni agricoli – non potrà certo rilanciare il consumo dei prodotti dell’agro-industria di un’Unione Europea che di abitanti ne ha oltre 500 milioni!

E’ chiaro che, visto dalla parte del Canada, i canadesi guardano al CETA come all’occasione per incrementare le proprie esportazioni agricole, a cominciare dal grano duro. In cambio consentiranno di far arrivare nel proprio Paese prodotti dell’industria e europea e gruppi imprenditoriali europei che proporranno di gestire alcuni servizi.

Il fatto che il Canada, nell’esportazione del proprio grano duro, dovrà rispettare “pienamente la pertinente normativa europea, senza alcuna eccezione”, lo ribadiamo, è una presa in giro.

L’Unione Europea, infatti, non prevede alcuna restrizione per il grano duro pieno di glifosato (o gliphosate) che arriva dal Canada. E ha fissato dei limiti molto alti in materia micotossine contenute nel grano duro: limiti che tutelano (almeno in parte, perché le micotossine sono sempre dannose per l’organismo umano, soprattutto per i bambini) gli europei che mangiano, ogni anno, pane, pasta e derivati del grano duro in dosi basse; mentre avvelenano chi, come gli italiani – soprattutto gli italiani del Sud – fanno largo uso di pane, di pasta, di pizze, di dolci e via continuando con i derivati del grano duro.

Tuttavia la battaglia per il grano duro pulito non è persa in partenza. Perché, grazie alla rete, oggi l’informazione non può essere controllata. Lo dimostra il fatto che articoli pubblicati sulla rete che affrontano i temi legati alla salute raggiungono migliaia e migliaia di lettori.

Un nostro articolo, ad esempio, che parla di uno studio di un’università americana sugli effetti provocati dal glifosato:

E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer

ha raggiunto in due mesi circa quasi 400 mila visualizzazioni.

Ciò significa che la gente, oggi, grazie alla rete, è molto attenta alla propria salute e, quindi, a quello che porta sulla propria tavola.

Non a caso la grande industria della pasta italiana, adesso, comincia a correre ai ripari: ha capito che dovrà iniziare a riconvertire una parte della propria produzione, anche perché non soltanto le polemiche sul glifosato, ma anche i problemi provocati dalle micotossine contenute nel grano duro di provenienza canadese cominciano a creargli seri problemi, come dimostra questo articolo:

“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”

Insomma, il grano duro di pessima qualità comincia ad essere un problema. Non a caso gli industriali italiani della pasta stanno cambiando strategia con i produttori di grano duro del Sud. Invece di strozzarli per farli fallire, con il prezzo del grano duro che quest’anno – ad esempio – è precipitato a 14 Euro al quintale (praticamente un prezzo del grano duro così basso che non conveniva mieterlo!), propongono ora i cosiddetti “contratti di filiera”: pagano il grano duro del Sud Italia a 28 Euro a quintale (il doppio del prezzo di mercato!), a patto che i granicoltori meridionali producano un grano duro iperproteico, come potete leggere qui:

Grano duro/ GranoSalus attacca il Governo Renzi: “Viola le regole della concorrenza e crea rischi per la salute”

Ma questo avviene, come denunciato dall’associazione GranoSalus, violando le regole della concorrenza. Non a caso, da GranoSalus, è già partita una denuncia all’antitrust.

Anche un grande gruppo industriale meridionale – che opera nel settore della pasta – ha proposto un “contratto di filiera” ai granicoltori pugliesi. Sempre con l’impegno, da parte degli agricoltori pugliesi, di produrre grano duro iperproteico.

Il punto legato all’alta presenza di proteine nei grani duri è importante.

Agli industriali le proteine (il glutine presente al 14%) interessano perché abbattono i costi di produzione: con il grano duro al 14% di glutine ‘asciugano’ la pasta in due ore invece che in ventiquattr’ore. Solo che l’eccesso di glutine fa male alla salute umana.

La produzione di un grano duro non dannoso per la salute è al centro della battaglia condotta da GranoSalus, l’associazione di agricoltori del Sud tutti produttori di grano duro. GranoSalus sta promuovendo una serie di controlli a tappeto su tutti i prodotti derivati del grano duro: cosa, questa, che informerà i cittadini, perché i dati verranno diffusi sulla rete.

Da qui il tentativo di bloccare GranoSalus (in Sicilia, ad esempio, alcuni agricoltori che avevano aderito a Granosalus sono stati avvicinati e convinti ad abbandonare l’associazione).

Insomma, per il Sud Italia l’accordo tra UE e Canada non è una bella notizia. Ma non è detto, però, che i canadesi continueranno a esportare il grano duro con le navi in Italia. Perché ormai l’attenzione sul grano duro pieno di glifosato e micotossine c’è: e non sarà facile, per la grande industria della pasta italiana, continuare a produrre come hanno fatto fino ad oggi.

 

 

 

 



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