12
Dic
2017
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Una bella notizia: non c’è radioattività nelle semole di grano duro di 5 importanti marche italiane

Le analisi – a cura di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – sono state effettuate sulle semole di grano duro di cinque tra le più importanti marche italiane. Si temeva, soprattutto, la presenza del Cesio 137: ma di questo isotopo radioattivo non c’è traccia 

Una bella notizia per il grano duro, o meglio, per le semole di grano duro Casillo, Barilla, De Cecco, Divella e Despar: dalle analisi disposte da GranoSalus e da I Nuovi Vespri è venuto fuori che non contengono contaminanti radioattivi.

Abbiamo iniziato la battaglia per un grano pulito. Quando dalle analisi emergono problemi, ebbene, li illustriamo e avvertiamo i nostri lettori (in calce a questo articolo potete leggere o rileggere gli articoli che abbiamo già scritto). Quando i problemi non ci sono – come in questo caso – è giusto dare a chi ci segue la buona notizia.

Il fatto che le semole di grano duro più diffuse in Italia non contengano sostanze radioattive ci sembra una notizia degna di nota.

Illustriamo qui di seguito i risultati delle analisi.

Il timore maggiore era legato all’eventuale presenza del Cesio 137, un isotopo radioattivo del metallo alcalino Cesio che si forma, di solito, come un sottoprodotto della fissione nucleare dell’uranio: cosa che avviena nel reattore nucleare a fissione.

Ebbene, dalle analisi risulta che questo isotopo risulta praticamente assente (la sua presenza è inferiore a 0,1 Bequerel: si tratta dell’unità di misura del Sistema internazionale dell’attività di un radionuclde, che prende il nome dal fisico francese Antoine Henri Becquerel, noto per aver scoperto la radioattività e premiato con il Nobel).

Lo stesso risultato vale per altre sostanze radioattive praticamente assenti. E cioè:

Cesio 134

Iodio 131

Berillio 7

Cadmio 109

Cobalto 57

Cobalto 60

Ferro 59

Ittrio 88

Mercurio 203

Stagno 113

Stronzio 85

Stronzio 91

Zinco 65

I Nuovi Vespri hanno affrontato il tema dell’eventuale presenza, in Italia, di grano duro contaminato da radionuclidi. Su questo punto siamo stati molto cauti. Abbiamo affrontato la questione con l’agronomo e micologo, Andrea Di Benedetto. Riportiamo un passaggio importante della sua intervista a proposito dell’eventuale presenza di grano duro contaminato da sostanza radioattive:

“Su questo punto dobbiamo essere molto cauti. Quello che possiamo affermare in questa fase è che nei porti italiani, oltre alle navi cariche di grano duro che arrivano dal Canada, ci sono adesso anche le navi cariche di grano duro che arrivano dall’Est Europa e dall’Ucraina. Quanto ad altre notizie, ebbene, noi preferiamo parlare con le analisi in mano”. (QUI L’INTERVISTA AD ANDREA DI BENEDETTO PER ESTESO).

Ora le analisi sono arrivate e abbiamo tirato un sospiro di sollievo.

Dice Saverio De Bonis, coordinatore di GranoSalus:

“E’ evidente che in Italia o il grano duro dell’Ucraina non arriva, o, se arriva, è un grano duro non contaminato da sostanze radioattive”.

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