11
Ott
2017
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Grani antichi siciliani: troppi interessi in gioco. Servono controlli sulla pasta e sulle semole

E’ sempre più evidente la crescita di prodotti a base di grani antichi siciliani – pasta, pane, pizze, semole – rispetto alla produzione di tali grani antichi in Sicilia, che oggi non supera i 5 mila ettari. Ci dicono che questi grani antichi vengono coltivati anche nel centro Nord Italia, dove il clima non è quello del Sud Italia. Da qui la necessità, a tutela dei consumatori, di avviare i controlli anche sulla pasta e sulle semole prodotte con i grani antichi 

Non siamo particolarmente innamorati delle certificazioni. Soprattutto se a pagare tali certificazioni sono coloro i quali poi se ne fregiano, come avviene, oggi, per l’agricoltura biologica. Ma forse un po’ d’ordine nel mondo dei grani antichi siciliani va fatto, perché quello che sta succedendo non ci sembra molto normale e, se la dobbiamo dire tutta, non ci convince.

In tempi non sospetti – era il luglio del 2016 – abbiamo lanciato l’allarme sulla possibile speculazione – allora già in corso – sui grani antichi della Sicilia (QUI L’ARTICOLO DEL LUGLIO DELLO SCORSO ANNO PUBBLICATO DA QUESTO BLOG). Dall’estate dello scorso anno ad oggi ne stanno succedendo di tutti i colori.

C’è stato, ad esempio, il tentativo – un po’ goffo, ma non per questo meno pericoloso – da parte di alcuni grippi non siciliani, di impossessarsi dei nomi di alcune varietà di grani antichi e, addirittura!, della stessa dizione “grani antichi della Sicilia”. I nomi delle varietà di grano che diventano simili ai ‘brevetti’ per imporre le royalties. Cosa da non crederci!

SE NON CI CREDETE POTETE LEGGERE QUESTO ARTICOLO, E ANCHE QUESTO ARTICOLO. E QUEST’ALTRO ARTICOLO.

Insomma, c’è un po’ di confusione – forse troppa confusione – attorno al mondo dei grani antichi della Sicilia. Un dato e un fatto oggettivo dovrebbero fare riflettere.

Il dato è che, oggi, in Sicilia, solo una ventina di ettari coltivati a grani antichi è certificata. Ribadiamo: non siamo innamorati delle certificazioni, ma un po’ di chiarezza va fatta. Anche per capire da dove arrivano tutti questi grani antichi della Sicilia (e tutte le farine e le semole preparate con i grani antichi siciliani: e tutta la pasta fatta con i grani antichi della Sicilia e via continuando) che invadono il mercato nazionale e, a quanto pare, anche internazionale.

Siamo arrivati al fatto oggettivo: il proliferare incontrollato di prodotti presentati come derivati di grani antichi della Sicilia. 

L’11 aprile di quest’anno, ad esempio, presso un punto vendita della Grande distribuzione organizzata di Palermo, abbiamo scoperto che a Milano e a Torino si produce pasta con i grani antichi della Sicilia:

“La prima marca è di Milano e produce penne integrali con con la varietà Timilia, cioè la nostra Tumminìa. Ci chiediamo e chiediamo: a Milano dov’è che può essere coltivata la varietà di grano duro Tumminìa o Timilia?”

Dalla Lombardia al Piemonte:

“Non meno stupefacente la marca di Torino, che produce pasta con la varietà di grano duro Senatore Cappelli. Stessa domanda: a Torino dove si dovrebbe coltivare la varietà di grano duro Senatore Cappelli? Sulle Alpi? Con molta probabilità, le aziende del Centro Nord Italia hanno scoperto che i grani duri antichi del Sud Italia – e in particolare di Sicilia e Puglia – sono il grande affare dell’agricoltura”. (QUI POTETE LEGGERE IL NOSTRO ARTICOLO PER INTERO).

Noi, a questo punto, ci poniamo alcune domande. Partendo da due premesse.

Prima premessa: a noi, in Sicilia, risultano, sì e no, 5 mila ettari ettari di superficie coltivati a grani antichi.

Seconda premessa: i grani antichi producono meno dei grani tradizionali. La varietà Senatore Cappelli – forse una delle migliori per produrre pasta – non supera i 20 quintali per ettaro di produzione.

Da qui la domanda: se gli ettari di grani antichi coltivati in Sicilia sono 5 mila e la produzione è inferiore a quella dei grani duri tradizionali, da dove arriva tutta sta produzione di pasta, pane, farine, semole eccetera di grani antichi della Sicilia?

Sappiamo che queste varietà di grani antichi si possono coltivare in tutto il Sud Italia, e non soltanto in Sicilia. In Sardegna, ad esempio, va molto bene il Senatore Cappelli.

Un lettore ci ha scritto che i grani duri antichi della Sicilia si possono coltivare anche nel Centro e nel Nord Italia. 

Non abbiamo nulla in contrario sul fatto che le Regioni del Centro Nord Italia coltivino i grani duri antichi della Sicilia. Ma a parte il fatto che questo andrebbe eventualmente scritto nelle etichette della pasta, un conto è dire che un tipo di pasta, o un tipo di semola è prodotta con una varietà di grani antichi coltivati in Sicilia – per esempio, Tumminìa o Senatore Cappelli – mentre altra e ben diversa cosa è dire che pasta e farine sono prodotte con grani duri antichi della Sicilia coltivati, però, in Emilia Romagna o in Lombardia. Sono due cose diverse.

Sappiamo tutti che il grano duro coltivato nelle aree fredde e umide crea problemi. L’esempio lo fornisce il grano duro coltivato nelle aree fredde e umide del Canada: grano duro che viene fatto maturare con il glifosato e che, a causa dell’umidità, presenta dei funghi che producono le micotossine DON.

Cosa vogliamo dire? Che siccome i grani antichi della Sicilia (e in generale del Sud Italia: non dimentichiamo che la varietà Senatore Cappelli è di origine pugliese e non siciliana) stanno diventando un grande affare, sarebbe bene avviare le analisi anche sui prodotti – pasta, semola, farine e via continuando – che derivano da questi grani antichi.

Si tratta di avviare le analisi che GranoSalus ha già avviato su otto marche di pasta (QUI LE ANALISI).

Perché se è vero che il grano duro che matura nel Sud Italia, grazie al clima, non presenta problemi legati alla presenza di glifosato e di  micotossine DON, è anche vero che le stesse varietà, se coltivate nelle zone fredde e umide, potrebbero presentare problemi.

Per tagliare la testa al toro non resta che promuovere le analisi anche sulle marche di pasta prodotta con i grani antichi della Sicilia e, in generale, sui prodotti che derivano da questi grani.

Sia per escludere l’eventuale presenza di inquinanti, sia per verificare che i prodotti presentati come derivati dai grani antichi sia in affetti tali.

Tutto questo a tutela dei consumatori.

P.S. 

Ricordiamo che GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno siglato una convenzione in forza della quale lavoreranno assieme al servizio dei produttori di grano duro del Sud Italia e, in generale, al servizio dei consumatori (proprio oggi il titolare di questo blog, Franco Busalacchi, è a Caltanissetta per presiedere una riunione con agricoltori e consumatori). 

Si apre, insomma, una nuova sfida. 

 

 

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1 Response

  1. Adriana Guida

    Anche le marche “bio” spesso non hanno in etichetta nulla che riconduca a materia prima prodotta al sud. Quando compro prodotti biologici fatti con varietà di grano antiche ed etichettatura del nord me lo chiedo, ma non ho alternative perché ad esempio, una pasta con tumminia certificata come coltivata in Sicilia , solo una volta, lontano da casa, l’ho trovata. Dove si riforniscono di grano Conad, Coop, Alce Nero, Baule Volante, Ecor, e tanti altri, per la pasta biologica che propongono? Vorrei chiarezza, sicuramente come tanti altri consumatori, e canali di facile accesso per poter optare per pasta fatta con VERO grano del sud.

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