Confermiamo: vogliono distruggere l’agricoltura italiana a cominciare dal Sud. Ecco come (e perché)

27 settembre 2019

Provate a mettere insieme la lotta al ‘caporalato’ (che non tiene conto dei guasti provocati dalla globalizzazione), l’aumento del prezzo del gasolio agricolo, l’invasione dei prodotti agricoli esteri (che sono, in buona parte, pieni di pesticidi e che danneggiano la salute umana, ma hanno il ‘pregio’ di costare molto meno) e l’impoverimento progressivo dell’Italia. Non è difficile capire che l’agricoltura italiana ha il destino segnato. A cominciare dal Sud

Si può affrontare il tema del ‘caporalato’ ignorando la crisi dell’agricoltura provocata dalla globalizzazione dell’economia?

Sì, l’importante è essere ‘puri’, ovvero di non avere idea di quali siano, oggi, i problemi dell’agricoltura italiana.

Sotto questo profilo, oggi, la televisione riesce in modo magistrale a dare di un problema enorme una visione parziale.

Scrive Cosimo Gioia, agricoltore, produttore di grano duro nell’entroterra della Sicilia, un tempo anche grande produttore di pomodoro di pieno campo:

“Pensavo al servizio di ieri a Presa diretta sul ‘capolarato’ con la nuova Ministra (si tratta della Ministra delel Politiche agricole, Teresa Bellanova ndr). Per carità terribile e da punire senza pietà… Ho paura però che questo clima di di ‘dagli all’untore’ possa coinvolgere gli imprenditori onesti che ormai preferiscono abbandonare le coltivazioni per non incorrere nell’illegalità… Vorrei tanto che ci spiegassero con quale miracolo economico si possano pagare 100 e più ero al giorno un operaio col grano a 21 euro al quintale e con i prezzi degli altri prodotti agricoli. Nessuno lo dice e aspetto con ansia che la Ministra, dall’alto della sua saccenza, ci illumini… Io sono pronto ad imparare. Ma poi mai nessun imprenditore invitano?”.

Il tema posto da Cosimo Gioa è serio: come può l’agricoltura italiana – dove una giornata di lavoro, per un operaio agricolo costa, in media, 100 euro – competere con Paesi dove una giornata di lavoro per un operaio agricolo costa, in media, 5 euro?

Non solo. In Italia ci sono pesticidi, erbicidi e in generale, presidi chimici che sono stati banditi perché pericolosi per la salute umana. Ma vengono usati a man bassa dai Paesi che, poi, importano anche in Italia i prodotti trattati con questi veleni.

Lo scorso 23 agosto, proprio su questo tema, lo stesso Cosimo Gioia ci ha detto:

“Se tu produci rispettando le norme ed utilizzando per la difesa sanitaria fitofarmaci consentiti dalla legge ma costosi, oppure produci biologicamente, è chiaro che, sul fronte dei costi di produzione, sei svantaggiato rispetto a chi usa prodotti scarsi, dannosi per la salute umana, presi magari da scorte fuori produzione perché proibiti. Prodotti chimici che vengono acquistati a prezzi stracciati. Come si può competere con chi fa agricoltura con questi mezzi?”.

E a proposito del ‘caporalato’ lo stesso Gioia ha affermato.

“E’ un problema enorme. Il costo della manodopera, da noi, è di almeno dieci volte superiore a quello dei Paesi produttori da cui importiamo prodotti agricoli. Qui da noi in Sicilia molti agricoltori abbandonano perché non ce la fanno a competere. Un operaio agricolo, nella nostra Isola, tra tasse e balzelli vari, costa più di 100 euro al giorno. E chi sgarra, anche per una minima fesseria, viene per pronto accomodo accusato di ‘capolarato’ dai solerti funzionari e magari arrestato, salvo poi ad essere discolpato ma multato per decine di migliaia di euro e, quindi , rovinato”.

Nel dibattito Facebook interviene Franco Calderone, anche lui agricoltore in Sicilia, produttore di grano e di uva da vino e titolare di una cantina:

“E l’uva (da vino ndr) a 0.25 euro? Proprio stamattina rispondevo in questo senso a un amico che parlava di ‘caporalato’. Poi gli chiedi: ma se un’azienda non guadagna, come deve pagare gli operai? E non rispondono. O rispondono parlando di future soluzioni, come se recuperare i soldi per pagare i lavori avessero gli stessi tempi delle soluzioni”.

Giuseppe Scarlata è un allevatore siciliano che produce formaggi. Commentando sempre la trasmissione televisiva dice:

“Ho visto il Ministro dell’Agricoltura (si tratta sempre di Teresa Bellanova ndr) in una trasmissione su La 7. Si parlava di sfruttamento e ‘caporalato’, fenomeno che va combattuto. Ma verrebbe da dire: neanche una parola sui prezzi dei prodotti agricoli fermi ai prezzi di 40 anni fa? La aziende agricole falliscono lo stesso nonostante lo sfruttamento: quindi c’è un problema di fondo che va risolto: e il problema è la globalizzazione. Create le condizioni per fare reddito in campagna e poi chi sfrutta impiccagione nelle pubbliche piazze…”

Quindi lo sfogo finale:

“Avete distrutto una nazione fatta di gente che lavorava e produceva!”.

E’ pensabile che la politica non conosca la situazione dell’agricoltura italiana? No. E’ molto più probabile che la manovra sia quella di stritolare gli agricoltori italiani per portarli alla chiusura delle proprie attività per vendere le proprie aziende. Venderle a chi? Magari ad acquirenti esteri.

Tutti siamo d’accordo sulla lotta al ‘caporalato’. Ma perché nessuno parla dell’invasione dei prodotti agricoli esteri – in buona parte ‘avvelenati’ che arrivano sulle nostre tavole?

E’ evidente che si vuole incentivare l’arrivo di questi prodotti agricoli di pessima qualità, facendo chiudere contemporaneamente le imprese agricole italiane.

Che dire, ad esempio, della manovra sul gasolio agricolo? E’ chiaro che, aumentando il prezzo del gasolio agricolo, tantissime aziende agricole che oggi reggono già a fatica chiuderanno i battenti.

Attenzione: la manovra sul gasolio agricolo è fatta in modo scientifico per mettere sì in grave difficoltà tutte le aziende agricole italiane: ma è stata studiato a tavolino per colpire soprattutto le aziende agricole del Sud Italia. Proviamo a illustrare il perché.

Nel Mezzogiorno, storicamente, prevale la piccola proprietà contadina. Tranne che in alcuni casi (per esempio nella mietitrebbiatura del grano), non è semplice per le piccole aziende agricole realizzare economie di scala: ogni azienda ha i propri mezzi meccanici che vanno a gasolio agricolo.

Aumentando il prezzo del gasolio agricolo il Governo nazionale di Movimento 5 Stelle e PD va a colpire tutta l’agricoltura italiana, ma colpisce in modo durissimo gli agricoltori del Sud: ne penalizza un numero molto elevato (e, quindi, in proporzione, toglie più soldi agli agricoltori del Sud) e li va a colpire nel momento di massima crisi, proprio perché in tantissimi settori – grano duro, frutta estiva, pomodoro, per citare solo tre categorie di prodotti – gli agricoltori del Sud subiscono la scorretta concorrenza dei prodotti agricoli esteri che arrivano in Italia a prezzi stracciati.

Abbiamo descritto cosa succederà con la manovra sul gasolio agricolo del Governo Conte bis. Vediamo, adesso, che succederà, con questa manovra, sul fronte delle famiglie.

Come scriviamo spesso, un Kg di pasta prodotta con vero grano duro non può costare meno di un euro e mezzo due euro. Paolo Barilla sostiene, addirittura, che la pasta senza contaminanti costerebbe ancora di più:

“… se noi dovessimo fare un prototipo di pasta perfetta, in una zona del mondo non contaminata, senza bisogno di chimica, probabilmente quel piatto di pasta invece di 20 centesimi costerebbe due euro”.

Invece un Kg di pasta, oggi, viene venduta a 0,50 euro al Kg. Vi siete mai chiesti con che grano è prodotta una pasta che costa così poco?

Come scriviamo spesso, un litro di olio extra vergine di oliva non può costare meno 8-12 euro. Invece nei Centri commerciali lo vendono a 6 euro, a 5 euro, a 4 euro e, con le ‘offerte’, a meno di 3 euro a bottiglia? Cosa pensano di acquistare i consumatori che si portano a casa una bottiglia di questo olio? 

Potremmo continuare con altri prodotti agricoli freschi e trasformati.

Ora analizziamo cosa succede. Se una famiglia ha un reddito per acquistare a malapena solo i prodotti che costano poco che fa? Muore di fame? No: prende l’olio d’oliva extra vergine a meno di 3 euro a bottiglia, acquista la passata di pomodoro a meno di 0,50 centesimi di euro, la pasta a meno di 0,50 centesimi di euro al kg e via continuando.

E’ veramente così difficile capire tutto questo?

Ora provate a mettere insieme la lotta al ‘caporalato’, l’aumento del prezzo del gasolio agricolo, l’invasione dei prodotti agricoli esteri (che sono, in buona parte, pieni di pesticidi e che danneggiano la salute umana, ma hanno il ‘pregio’ di costare molto meno) e l’impoverimento progressivo dell’Italia (che oggi conta 13 milioni di poveri, di cui 5 milioni indigenti).

Una povertà che aumenterà, perché il Governo bis, di fatto, si accinge ad aumentare l’IVA per alcune categorie e ad appioppare ai cittadini una sequela impressionante di nuove tasse.

Molte imprese agricole italiane falliranno – aziende agricole del Sud Italia in testa – la gente avrà sempre meno soldi in tasca e tenderà ad acquistare prodotti agricoli freschi e trasformati esteri eccetera eccetera eccetera…

Foto tratta da AgoraVox Italia

 

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