Agricoltura

Santo Bono: “Vendere l’olio d’oliva extra vergine a 6 euro al Kg? Mai. Preferisco regalare le olive”

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  • Quella di Santo Bono, agricoltore, produttore di olive da olio, non è una posizione isolata. Molti agricoltori siciliani la pensano come lui
  • A Caltabellotta, invece, hanno deciso di interrompere la protesta e accettare il prezzo dell’olio d’oliva extravergine a 6 euro al kg. Luciano Buttafuco, agricoltore: “Siamo costretti a cadere perché non abbiamo alternative”  
  • La politica agrigentina che fa? Dov’è? 

Quella di Santo Bono, agricoltore, produttore di olive da olio, non è una posizione isolata. Molti agricoltori siciliani la pensano come lui

C’è chi ha deciso di porre fine alla protesta e c’è chi ha deciso di continuare nella protesta. Di scena gli agricoltori siciliani che producono olive da olio in fermento da qualche tempo. Tra aumento del costo dei fertilizzanti (frutto dell’aumento del costo del gas)  e aumento dei costi energetici (gasolio agricolo in testa) registrano costi di produzione triplicati. Chiedono che l’olio di oliva extra vergine gli venga pagato almeno 7,5 euro al kg. Ma su questa linea non sono i frantoiani e i commercianti, che sono disposti a pagare 6 euro per ogni kg di olio d’oliva extra vergine. “A questo prezzo – ci dice Santo Bono (nella foto a destra con il microfono in mano), agricoltore, produttore di olive da olio dalle parti di Camporeale, provincia di Palermo – significa che abbiamo lavorato in perdita. Se devo perdere soldi, ebbene, non ho motivo di raccogliere le olive”. Bono, dopo l’assemblea di circa quattro mila agricoltori che si è svolta ieri sera nella piazza centrale di Sciacca, ha scritto un post su Facebook: “Tanti agricoltori pacificamente stanno cercando di difendersi dalle continue speculazioni, sperando che le istituzioni e chi detiene le deleghe comincino a fare quello che gli compete, ovvero tutelare il settore e i consumatori. Dopo aver riflettuto attentamente in considerazione dell’offerta di pagare il nostro olio a 6 euro al litro, ebbene, preferisco regalare le mie olive a tutti coloro che vogliono venirle a raccogliere anziché farmele rubare, anche perché raccoglierle a questo prezzo è antieconomico e mi renderei complice di questa speculazione che nessuna istituzione vuole contrastare. Non so quali e quanti interessi si nascondono. Ma è bene che si sappia che nessuno è fesso, il bisogno in alcuni casi costringe ad essere complici del nostro stesso fallimento solo per il Dio profitto. Poi mi spiegate cosa si vuole intendere per solidarietà, equità e andare avanti in un paese dove ogni giorno ci ritroviamo a vivere in una democrazia mascherata. Dove i ricchi diventano più ricchi e i poveri sempre più poveri”. Sulla stessa lunghezza d’onda di Santo Bono sono altri agricoltori produttori di olive da olio di altre province della Sicilia.

A Caltabellotta, invece, hanno deciso di interrompere la protesta e accettare il prezzo dell’olio d’oliva extravergine a 6 euro al kg. Luciano Buttafuco, agricoltore: “Siamo costretti a cadere perché non abbiamo alternative”  

Ma non tutti sono per il proseguimento della lotta. Spiega Luciano Buttafuoco, agricoltore, produttore di olive da olio a Caltabellotta, cittadina della provincia di Agrigento a quasi mille metri sul livello del mare. Zona ideale per la produzione di olive, Caltabellotta è una cittadina a misura d’uomo dove gli oliveti sono tutti della varietà Biancolilla. In questa cittadina si produce infatgti un olio d’oliva extra vergine di Biancolilla in purezza. “Il nostro olio d’oliva extra vergine – ci dice Buttafuoco – è di elevata qualità. Ma, purtroppo, tanti agricoltori delle nostre zone sono costretti a cedere. Sappiamo benissimo che quest’anno, con i costi di produzione triplicati, 6 euro al kg per il nostro olio è un prezzo che non ci consente nemmeno di prendere le spese. Ma siamo costretti a cedere, perché a Caltabellotta l’agricoltura si fonda sulla monocoltura dell’olivo. Se non vendiamo il nostro olio d’oliva extra vergine restiamo senza reddito. Siamo costretti a vendere, per riprendere almeno una parte del denaro che abbiamo investito. Non abbiamo alternative”. Chiediamo: non riuscite a organizzarvi per produrre l’olio d’oliva extra vergine in un vostro frantoio e provare a venderlo direttamente, senza passare da frantoiani e commercianti? “Di certo il nostro futuro è questo. Ma oggi no, oggi non possiamo permettercelo”. Insomma, i soldi, anche se pochi, maledetti e subito servono. “Le scuole sono riaperte – aggiunge Buttafuoco -. I nostri figli vanno a scuola. Avete idea di quanto costano i testi scolastici? Qui se non vendiamo il nostro olio nemmeno i figli a scuola possiamo mandare. Ribadisco: qui siamo costretti a vendere”.

La politica agrigentina che fa? Dov’è? 

Ci chiediamo e chiediamo: i politici della provincia di Agrigento che cosa fanno? Sperare che l’assessorato regionale all’Agricoltura faccia qualcosa è da illusi: questo assessorato, è noto, serve per produrre voti, non per aiutare l’agricoltura. Ma i politici eletti in provincia di Agrigento – in Assemblea regionale siciliana e al Parlamento nazionale – qualcosa potrebbero fare. Possibile che nessun politico di queste contrade abbia mai pensato a un progetto – magari finanziato con i fondi europei – per affrancare gli agricoltori di Caltabellotta dalla dipendenza da frantoiani e commercianti? Chi scrive è originario di Sciacca, cittadina di mare che dista pochi chilometri da Caltabellotta. Sembra incredibile, ma a Caltabellotta lo scenario di oggi ricorda il secondo dopoguerra a Sciacca, quando due eminenti figure della politica di questi luoghi – Accursio Miraglia e Giuseppe ‘Pippo’ Molinari, espressioni di una politica legata alle istanze popolari – lavoravano per aiutare gli agricoltori ad affrancarsi dagli speculatori. Possibile che settant’anni dopo, dalle parti di Caltabellotta, non ci siano politici in grado di aiutare gli agricoltori di questo luogo che producono uno dei migliori oli d’oliva extravergini della Sicilia? Detto questo, il problema non riguarda solo Caltabellotta, ma anche altri Comuni di questa provincia dove l’olivo da olio è piuttosto diffuso: Ribera, Burgio, Villafranca Sicula, solo per citare alcuni Comuni. La stessa questione si pone in altre aree della Sicilia. Abbiamo raccolto la testimonianza di Santo Bono, della provincia di Palermo. Ma sappiamo che lo stesso scenario si profila in provincia di Trapani, dove l’olivo è pure molto diffuso, sia per la produzione di olio extra vergine, sia per la produzione di olive da mensa: per entrambi i prodotti – ci raccontano – i prezzi sono bassi: sono bassi per l’olio extravergine e sono bassi anche per le splendide olive da mensa che si coltivano nel ‘triangolo’ della Nocellara del Belìce: Castelvetrano, Partanna e Campobello di Mazara. Anche in altre zone del Trapanese – così ci dicono – c’è chi vuole continuare la protesta non raccogliendo le olive.

Foto di prima pagina tratta da Wikipedia             

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