La rivolta degli olivicoltori dell’Agrigentino che minacciano di lasciare le olive sugli alberi/ MATTINALE 801

1 ottobre 2022
  • Gli agricoltori che producono olive da olio di Caltabellotta, Ribera, Villafranca Sicula, Burgio e i titolari dei frantoi si rifiutano di lavorare – i primi si rifiutano di raccogliere le olive, i secondi di molire le olive – se i commercianti non comunicheranno il prezzo che intendono pagare
  • Le precisazioni di Santo Bono, dell’associazione Terra è Vita
  • Il possibile ricorso alle Organizzazioni dei produttori. La politica siciliana che non c’è
  • Il ‘mistero’ dei fiumi di olio d’oliva tunisino che nessuno sa dove finisce. La ‘spirtizza’ dell’ex Ministro leghista dell’Agricoltura, Luca Zaia 

Gli agricoltori che producono olive da olio di Caltabellotta, Ribera, Villafranca Sicula, Burgio e i titolari dei frantoi si rifiutano di lavorare – i primi si rifiutano di raccogliere le olive, i secondi di molire le olive – se i commercianti non comunicheranno il prezzo che intendono pagare

Hanno deciso che fino a quando non conosceranno il prezzo dell’olio extra vergine di oliva dell’attuale annata non cominceranno a raccogliere le olive. E dovrà essere un prezzo che tenga conto degli aumenti dei costi di produzione: aumento del prezzo dei concimi, aumento del prezzo del gasolio agricolo, aumento del costo dell’acqua per l’irrigazione, aumento del costo della manodopera, aumento del costo della molitura delle olive. Questa, in estrema sintesi, la linea d’azione da seguire adottata ieri sera nel corso di un’affollata assemblea di produttori di olive da olio che si è tenuta a Caltabellotta, provincia di Agrigento. All’incontro erano presenti olivicoltori di Sciacca, Ribera, Villafranca Sicula, Burgio, Caltabellotta e altri Comuni dell’Agrigentino. Manifestazione voluta dagli stessi agricoltori, in testa Luciano Buttafuoco e altri. Il problema dell’olio d’oliva extravergine non è nuovo. Al pari del grano duro, questo prodotto di eccellenza dell’agricoltura siciliana subisce da decenni una volgare speculazione sul prezzo, che viene tenuto basso. Ma quest’anno la situazione è più difficile del passato, perché gli agricoltori che producono olive da olio debbono fronteggiare una serie di problemi: il clima che ha fatto le bizze riducendo la produzione, gli aumenti dei costi di produzione e i commercianti che si rifiutano di far conoscere ad agricoltori e titolari dei frantoi il prezzo che sono disposti a pagare. E’ il solito schema: gli agricoltori lavorano, investono, sostengono le spese e poi dovrebbero vendere il prodotto a un prezzo basso che, spesso, non remunera nemmeno i costi sostenuti. Quest’anno, lo ribadiamo, lo scenario si è aggravato, perché i produttori di olive da olio hanno sostenuto costi di produzione maggiori e dovrebbero consegnare le olive da olio ai titolari dei frantoi alle prese, anche loro, con aumenti dei costi di produzione a causa delle bollette dell’energia elettrica alle stelle. Insomma, si è inceppato il sistema: gli agricoltori prima di consegnare le olive ai titolari dei frantoi e i titolari dei frantoio prima di iniziare la spremitura delle olive (che oggi con l’energia elettrica alle stelle costa molto di più) vogliono conoscere dai commercianti il prezzo dell’olio d’oliva extra vergine. Così agricoltori e frantoiani  hanno deciso di riunirsi e di bloccare la raccolta e la spremitura delle olive fino a quando i commercianti non renderanno noto il prezzo che hanno intenzione di pagare per l’olio d’oliva extra vergine.

Le precisazioni di Santo Bono, dell’associazione Terra è Vita

Come già accennato, il sistema si è inceppato. E non è da escludere che la protesta si estenda ad altre aree olivicole della nostra Isola dove gli agricoltori che producono olive sono privi di tutele minime. Il mondo dell’olio d’oliva siciliano è variegato. I problemi dei piccoli produttori di olio d’oliva extra vergine dell’Etna sono completamente diversi da quelli dell’Agrigentino e di altre aree olivicole della Sicilia. Anzi, non è esagerato affermare che gli olivicoltori dell’Etna – con riferimento soprattutto a chi punta sulla qualità – non hanno problemi, perché vendono il proprio prodotto, magari sulla rete, a prezzi remunerativi. Poi ci sono aree di grande produzione olivicola di collina e di pianura. In alcuno casi gli agricoltori si sono messi insieme e hanno dato vita a Organizzazioni di produttori: non è la soluzione di tutti i problemi, perché la concorrenza scorretta di chi spaccia olio d’oliva che arriva da chissà dove per extravergine italiano non sempre viene coperta e bloccata dalle autorità. Infine ci sono i produttori di olive da olio senza tutele che sono alla mercé dei commercianti. E’ il caso degli agricoltori che producono oliva da olio dei centri dell’Agrigentino che si sono riuniti ieri sera a Caltabellotta. “Le preoccupazioni che abbiamo registrato nell’assemblea di Caltabellotta – ci dice Santo Bono, dell’associazione Terra è Vita – le riscontriamo un po’ in tutto il mondo agricolo. L’aumento dei costi di produzione in agricoltura sta provocando effetti devastanti nel silenzio assoluto della politica nazionale e siciliana e nel silenzio assoluto delle organizzazioni agricole. E’ cresciuto il costo dei fertilizzanti, è cresciuto il costo del gasolio agricolo, tutte le lavorazioni nei campi meccanizzate costano di più perché è aumentato il costo dell’energia. E si dovrebbe consegnare il prodotto, come nel caso delle olive da olio, senza conoscere il prezzo. In queste condizioni diventa difficile lavorare in agricoltura”.

Il possibile ricorso alle Organizzazioni dei produttori. La politica siciliana che non c’è

Ciro Miceli, agronomo, anche lui produttore di olive da olio a Caltabellotta ha partecipato ieri sera all’assemblea. Al telefono ci dice che la situazione, quest’anno, è veramente complicata. “Il clima ha creato enormi problemi agli alberi di olivo – ci dice il produttore-agronomo -. Ci sono aree dove la produzione di olive è stata praticamente azzerata. Va un po’ meglio nelle zone che si affacciano sul mare. Nel complesso la situazione è veramente critica. Nelle nostre zone ci sono centinaia di produttori di olive da olio che rischiano di straperdere. Hanno sostenuto costi di produzione maggiorati e non possono consegnare le olive ai frantoi senza conoscere il prezzo. La soluzione? Puntare sulla costituzione di un’organizzazione dei produttori. I numero ci dovrebbero essere: servono 250 produttori di olive da olio e un fatturato di 500 mila euro. E’ questa la strada da seguire”. Che è la strada che altre realtà olivicole siciliane hanno già iniziato da tempo a percorrere. Anche se, forse, sarebbe opportuno fare un po’ di attenzione sulle Organizzazioni dei produttori, tenendo conto che questo strumento – che è importante – deve tutelare gli agricoltori consapevoli, evitando il rischio che la burocrazia prenda il sopravvento sull’agricoltura, soprattutto se di mezzo ci sono sovvenzioni pubbliche. Dovrebbe essere un problema della politica siciliana: ma – appunto – dov’è la politica regionale siciliana in agricoltura? L’assessorato all’Agricoltura deve produrre ‘voti’ e non può certo occuparsi di olive e olio di oliva!

Il ‘mistero’ dei fiumi di olio d’oliva tunisino che nessuno sa dove finisce. La ‘spirtizza’ dell’ex Ministro leghista dell’Agricoltura, Luca Zaia 

Quello dell’olio d’oliva in Italia è un mondo estremamente complesso che sta diventando impossibile per i produttori di olio d’oliva extra vergine del Sud Italia e della Sicilia da quando il nostro Paese, per volere della solita Unione europea, ha agevolato l’importazione, nell’Eurozona, dell’olio d’oliva tunisino prodotto a costi di produzioni di gran lunga più bassi rispetto a quelli sostenuti nel nostro Paese. Ricordiamo che in Italia le Regioni che producono 90% delle olive da olio sono Puglia, Calabria e Sicilia. Una volta avremmo scritto che Puglia, Calabria e Sicilia producono il 90% dell’olio d’oliva extra vergine. Da quando abbiamo saputo che migliaia e migliaia di quintali di olive vengono trasferite nei frantoi di Toscana, Umbria e Liguria dobbiamo ‘aggiornare’ le nostre informazioni. Ricordiamo che il Nord Italia, pur avendo una superficie agricola investita ad alberi di olio ridicola rispetto agli oliveti di Puglia, Calabria e Sicilia, controlla il mercato dell’olio d’oliva. sarebbe interessante capire con che denominazione le Regioni del Nord Italia che importano olive dalla Puglia vendono l’olio che producono. Non c’è da stupirsi, considerato che il Veneto – al tempo in cui l’attuale presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, era Ministro dell’Agricoltura – vendeva in Canada olio d’oliva veneto, come se questa Regione italiana fosse grande produttrice di olive e olio d’oliva! Per non parlare dell’olio d’oliva tunisino, che arriva in Italia a fiumi, ma nessuno sa che fine fa questo benedetto olio d’oliva tunisino. Se fate il giro dei supermercati non troverete una sola bottiglia di olio d’oliva con la scritta “prodotto in Tunisia”. In compenso troverete fiumi di bottiglie di olio d’oliva extra vergine vendute a meno di 3 euro, quando tutti sanno che una bottiglia di vero olio extra vergine di oliva italiano non può costare meno di 7-8 euro (molto di più se l’annata produttiva è andata male)…

 

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