Sul Titanic

Campo eolico al largo delle Egadi, Macaluso: “Questo tratto di mare potrebbe custodire preziosi reperti archeologici di tutte le epoche”

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  • La parola a uno dei più grandi conoscitori dei fondali del Mediterraneo
  • Prima di esaminare il progetto del parco eolico marino vanno esplorati i fondali, perché potrebbero custodire reperti archeologici di valore inestimabile. I resti trovati dal professore Sebastiano Tusa
  • Nell’antichità era una delle più importanti rotte commerciali e militari del Mediterraneo 

La parola a uno dei più grandi conoscitori dei fondali del Mediterraneo

I sindaci della provincia di Trapani dicono “No” alla realizzazione del parco eolico al largo delle isole Egadi. Noi seguiamo questa vicenda fin dall’inizio, ovvero da quando, oltre due mesi fa, l’eurodeputato l’eurodeputato eletto in Sicilia e Sardegna, Ignazio Corrao, ha lanciato l’allarme. A tutela di questo ampio tratto di mare si sono schierati il gruppo parlamentare all’Assemblea regionale siciliana di Attiva Sicilia e i giovani dell’Associazione Egadà. Noi, da quando abbiamo avuto il piacere di conoscerlo, quando c’è di mezzo il Mediterraneo ci confrontiamo con Domenico ‘Mimmo’ Macaluso, che è considerato, a livello internazionale, un grande esperto di fondali del nostro mare. Abbiamo intervistato Macaluso sui possibili effetti che potrebbero provocare le trivelle petrolifere. Ora, alla luce di questo progetto impressionante (18 milioni di metri quadrati di mare da togliere ai pescatori per realizzare quello che si configurerebbe come uno dei più gradi campi eolici marini d’Europa), abbiamo chiesto a Macaluso cosa pensa di questo progetto.

Prima di esaminare il progetto del parco eolico marino vanno esplorati i fondali, perché potrebbero custodire reperti archeologici di valore inestimabile. I resti trovati dal professore Sebastiano Tusa

“Credo che prima di pensare a un progetto di questa portata – ci dice Macaluso – vi sia la necessità improcrastinabile di procedere ad uno studio preventivo dei fondali interessati dalla palificazione per questa mega installazione di pale eoliche. Questo studio deve essere realizzato mediante una scansione di tutta questa grande area, con sonar a scansione laterale e multibeam, per evitare ciò che è successo col ponte Morandi di Agrigento, con uno dei suoi piloni piantato in mezzo ad una necropoli. Proprio nelle acque delle Egadi – ricorda Macaluso – il compianto professore Sebastiano Tusa ha trovato i resti di una delle battaglie navali più grandi della storia. E’ il tratto di mare dove il 10 marzo del 241 a. C., nel corso della prima guerra punica, si affrontarono in duello epocale Roma e Cartagine. L’area interessata dal progetto eolico non è contigua a questo sito archeologico, ma molto più ad ovest; a maggior ragione questi fondali devono essere preventivamente esplorati”.

Nell’antichità era una delle più importanti rotte commerciali e militari del Mediterraneo 

Ci chiediamo e chiediamo: siccome la competenza sul mare non è della Regione siciliana, ma dello Stato, il Ministero dei Beni culturali è al corrente di questo particolare aspetto della vicenda? O tutto è stato delegato al Ministero della Transizione ecologica (che non è altro che il Ministero dell’Ambiente con un nome diverso)? Dice sempre Macaluso: “Il tratto di mare interessato dal progetto di un grande campo eolico ha una propria storia che non può essere ignorata. Nell’antichità era una delle più importanti rotte commerciali e militari del Mediterraneo. Nei fondali potrebbero trovarsi relitti di tutte le epoche, come dimostra la triste vicenda della razzia operata nel 1997 dallo statunitense Robert Ballard che, con l’ausilio di mini sommergibile nucleare dalla Marina degli Stati Uniti, proprio da quelle parti, trovò tanti relitti, praticamente uno al giorno, non esitando a prelevarne preziosi reperti (oltre un centinaio). Grazie alla denuncia operata dal sottoscritto attraverso le pagine de la Repubblica, mediante una denuncia al Tribunale Internazionale del Mare di Amburgo e a un dossier consegnato all’allora ministro degli Esteri, Lamberto Dini, siamo riusciti a fare firmare una risoluzione di condanna a numerosi politici ed archeologi durante una conferenza internazionale sul patrimonio culturale del Mediterraneo che si tenne a Malta, novembre 1997. Il governo degli Stati Uniti non consentì a Ballard, lo scopritore del Titanic e della corazzata Bismark, di continuare un’analoga operazione che era già stata programmata per l’anno successivo”.

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