Il virus ha riportato al Sud e in Sicilia tanti meridionali e tanti siciliani. Covid, ‘south working’ e questione meridionale/ MATTINALE 444

Il virus ha riportato al Sud e in Sicilia tanti meridionali e tanti siciliani. Covid, ‘south working’ e questione meridionale/ MATTINALE 444
6 aprile 2021
  • Ciò che dal 1860 ad oggi non ha saputo fare la politica lo sta facendo un virus 
  • Siamo entrati nel ‘Nuovo mondo’ delle pandemie?
  • Un’Erinni invisibile sta invertendo il corso della storia economica italiana 
  • Le previsioni di Domenico Iannantuoni si sono avverate

Ciò che dal 1860 ad oggi non ha saputo fare la politica lo sta facendo un virus 

South Working. Due parole inventate da un gruppo di giovani di Palermo. Scrive l’ANSA: “Sono stati loro a etichettare questo fenomeno con il nome di ‘south working’, lavorare da Sud (ma anche studiare è lo stesso). Hanno ideato una organizzazione no-profit che è un progetto di Global Shapers Palermo Hub, per studiare il fenomeno dello smart working localizzato in una sede diversa da quella del datore di lavoro, in particolare dal Sud Italia, con i suoi pro e contro, ma anche aiutare lavoratori che vogliano intraprendere questa modalità di lavoro e formulare delle proposte di policy in questo campo. L’obiettivo di lungo termine, dicono, è quello di stimolare l’economia del Sud, aumentare la coesione territoriale tra le varie regioni d’Italia e d’Europa e creare un terreno fertile per le innovazioni e la crescita al Sud” (ANSA Società & Diritti). Tutto è iniziato come un fatto temporaneo. Nessuno immaginava che il Coronavirus, o Covid-19, sarebbe durato tanto. Invece a un anno di distanza la situazione è la stessa, anzi forse è peggiorata. In tanti, ormai da tempo, non lavorano più in ufficio, ma da casa. Tanti studenti universitari del Sud e della Sicilia, che studiavano nel Nord Italia, sono tornati nel Sud e in Sicilia. Sono sempre iscritti nelle università di Milano, di Padova, di Bologna e via continuando. Ma studiano a casa, nelle loro case del Sud e della Sicilia. E sostengono gli esami ‘da remoto’. E, magari, si laureano pure ‘da remoto’. il Nord Italia, per loro, sta diventando ‘remoto’.

Siamo entrati nel ‘Nuovo mondo’ delle pandemie?

In un anno è cambiato il mondo. La storia del virus finirà e tornerà tutto come prima o siamo entrati nel ‘Nuovo mondo’ delle pandemie? Impossibile rispondere in questo momento a tale domanda. Un dato, però, è sotto gli occhi di tutti: tanti meridionali e tanti siciliani che fino a poco più di un anno fa vivevano nel Nord Italia – lavoratori e studenti – oggi sono tornati a vivere nel Sud e in Sicilia. Questo, in tanti centri del Nord – Milano in testa, ma non soltanto Milano – ha provocato un terremoto economico. Tantissimi meridionali e siciliani hanno disdetto gli affitti – le abitazioni del Nord Italia dove vivevano meridionali e siciliani prima dell’esplosione della pandemia – e, come già accennato, sono tornati a vivere nel Sud e in Sicilia. Per chi lì al Nord affittava le case è un bel problema, perché, complice la pandemia che ancora oggi è presente, non sanno a chi affittarle. E che dire di bar, ristoranti, trattorie, palestre, negozi di abbigliamento e via continuando che al Nord vivevano anche per la presenza di tanti meridionali e siciliani? La ristorazione e, in generale, molte attività commerciali, causa Covid, sono in crisi ovunque; al Nord la crisi è maggiore perché il crollo dei consumi è maggiore, se è vero che tanti meridionali e tanti siciliani sono andati via.

Un’Erinni invisibile sta invertendo il corso della storia economica italiana 

Spiace dirlo, ma lo sviluppo economico distorto che il Nord Italia ha imposto al Sud Italia dal 1860, da un anno a questa parte, ha subito una battuta d’arresto. Il flusso di meridionali e siciliani che si sposta da Sud a Nord non c’è più. Anzi, procede al contrario: i meridionali e i siciliani che vivono ancora nel Nord Italia, se le condizioni glielo consentono, tornano nella loro terra di origine. Abbiamo citato l’esperienza di giovani palermitani che hanno coniato la formula ‘south working’. In realtà, il fenomeno investe tante aree del Sud e della Sicilia. Certo, il momento è difficile, nonostante le restrizioni – sempre più pesanti e sempre meno sopportabili – e nonostante i vaccini la situazione peggiora. All’orizzonte si staglia l’ombra delle varianti del virus: la varianti che si formano naturalmente, le varianti che arrivano da Paesi esteri e un possibile terzo tipo di varianti che la scienza ufficiale vuole a tutti i costi non considerare, perché legate alla presenza degli attuali vaccini: è la storia dei vaccini – gli attuali vaccini anti-Covid – che non proteggono dall’infezione e che potrebbero favorire la selezione di varianti più virulente. Ebbene, nonostante questo scenario non certo semplice – o forse proprio per questo – il rapporto tra Nord e Sud Italia sta cambiando. Il virus, piaccia o no, sta corrodendo, dal di dentro, l’anima colonialista dell’Italia nata nel 1860. Come una talpa di marxiana memoria, un’Erinni invisibile sta invertendo il corso della storia economica italiana.

Le previsioni di Domenico Iannantuoni si sono avverate

Non mancano le proteste, dalle parti del Nord. Già risuonano i vaticini di ‘Grandi personalità’ del Nord che intimano ai ‘cafoni’ del Sud e della Sicilia di tornare a quello che il grande scrittore siciliano, Stefano d’Arrigo, definiva “l’antico futuro”, ovvero l’emigrazione dei meridionali, in questo caso il ritorno al Nord. Ma questa volta i vaticini nordisti impattano con due condizioni che, a differenza delle varianti del virus indotte, non possono essere ignorate. La prima condizione è data dal fatto che meridionali e siciliani che, da un anno a questa parte, sono tornati nel Sud e in Sicilia stanno scoprendo che, alla fine, si può vivere nel Sud e in Sicilia provando anche a fare impresa e, perché no?, a tutelare il proprio territorio (come stanno facendo nelle isole Egadi i giovani dell’associazione Egadà, che si battono contro il folle progetto di un campo eolico di 18 milioni di metri cubi nel mare a ridosso delle stesse isole Egadi). La seconda condizione – che rafforza la prima – è legata all’inquinamento presente nel Nord. Il primo a parlare di inquinamento dell’aria che facilita la diffusione del virus è stato, lo scorso anno, il nostro amico Domenico Iannantuoni, un ingegnere di origini pugliesi che vive e lavora da decenni a Milano. Oggi sono disponibili studi che dimostrano il ruolo dell’inquinamento dell’aria nella diffusione del virus. Quindi, c’è un motivo in più, per i meridionali e per i siciliani che hanno lasciato il Nord, per restare a vivere e a lavorare nel Sud e in Sicilia. Semmai dovranno essere i nostri amici de Nord a capire che, se vogliono dare una svolta alla propria vita, dovranno rinunciare a una parte, forse non secondaria, delle attività industriali inquinanti. E tra queste anche alla zootecnia intensiva, che è fonte di grande inquinamento. Chi l’avrebbe mai detto che per ridiscutere radicalmente la questione meridionale ci sarebbe voluto un virus!

Foto tratta da Mezzogiorno e Risorgimento    

 

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