Ricordate quando gli attuali dirigenti del PD acclamavano Renzi, tra Jobs Act e riforme costituzionali? Mentre oggi…/ MATTINALE 485

29 gennaio 2021
  • Noi ricordiamo ancora i ‘capi’ del PD che nel 2016 appoggiavano Renzi e le manifestazioni dell’allora capo del Governo a Palermo 
  • Quando Renzi mandò in Sicilia il suo ‘luogotenente’ Alessandro Baccei 
  • Ora che gli ha scombinato il ‘giocattolino’ del Governo Conte bis non gli piace più
  • Eppure sono stati gli attuali dirigenti del PD a costringere Renzi a lasciare il partito

Noi ricordiamo i ‘capi’ del PD che nel 2016 appoggiavano Renzi e le manifestazioni dell’allora capo del Governo a Palermo 

Ricordate l’Autunno del 2016? Noi lo ricordiamo benissimo, perché I Nuovi Vespri si era schierato contro il referendum sulle riforme costituzionali volute dall’allora capo del Governo italiano e segretario nazionale del PD, Matteo Renzi. Ma se noi eravamo schierati contro Renzi e la sua assurda riforma della Costituzione, in tanti, in Italia, dentro quello che allora era il suo partito, erano schierati con lui. Tanti importanti esponenti del Partito Democratico erano in linea con Renzi: tra questi ricordiamo Walter Veltroni. Anche in Sicilia Renzi godeva di appoggi importanti. Noi – si era nell’Ottobre del 2016 – ricordiamo anche una manifestazione di Renzi a Palermo con il sindaco della città, Leoluca Orlando, e con il rettore dell’università del capoluogo siciliano. Lo ricordiamo bene perché quel giorno, a Palermo, andò in scena una contromanifestazione che finì a manganellate! E poi, poco più di un mese dopo, altra manifestazione a Palermo con Renzi e all’allora Ministra Maria Elena Boschi. Chissà se tutti questi importanti dirigenti del PD, oggi, sono ancora d’accordo con Renzi.

Quando Renzi mandò in Sicilia il suo ‘luogotenente’ Alessandro Baccei 

Fa un certo effetto osservare come nella ‘presunta’ sinistra italiana cambino le opinioni sulle persone. Noi, per esempio, tra il 2014 e il 2016, abbiamo condotto una battaglia politica contro Renzi che massacrava le finanze della Regione siciliana con l’avallo del PD della nostra Isola. A un certo punto Renzi, che era il vero padre-padrone del PD italiano e che in Sicilia faceva quello che voleva, impose al Governo della Regione siciliana l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei. I lettori de I Nuovi Vespri che ci seguono da allora sanno benissimo cosa successe nel 2015 e nel 2016 ai conti della Regione siciliana, anche perché oggi ne stiamo pagando le conseguenze: la cancellazione di poco più di 5 miliardi dal Bilancio regionale e il secondo ‘Patto scellerato’ ai danni della Sicilia. E quando questo succedeva non solo il PD siciliano era d’accordo, ma non abbiamo registrato proteste dalle università siciliane e dall’ANCI Sicilia. Questa è storia.

Ora che gli ha scombinato il ‘giocattolino’ del Governo Conte bis non gli piace più

Fa un certo effetto, in queste ore, osservare come i ‘grandi moralisti’ che, nel 2016, difendevano Renzi e le sue riforme costituzionali (dopo aver avallato l’attacco all’articolo 18 della Costituzione e il Jobs Act, ovvero la precarizzazione del lavoro per ridurre con contestuale riduzione delle retribuzioni dei lavoratori) attacchino Renzi perché ha scombinato il ‘giocattolino’ del Governo Conte bis. E hanno anche ragione, gli amici del PD: pur avendo perso, tra il 2014 e il 2018, più del 50% dei voti, grazie ai ‘geni’ del Movimento 5 Stelle si ritrovano a controllare tutta l’Italia, dai posti più importanti del Governo ai posti più importanti del sottogoverno. Renzi gli ha, appunto, rotto il ‘giocattolino’, se non altro perché Italia Viva, lasciando a Palazzo Chigi Giuseppe Conte sino alla fine della legislatura scomparirebbe. Nella testa dei dirigenti del PD Renzi dovrebbe immolarsi per conservare allo stesso PD e ai suoi ‘capi’ potere, poltrone e voti. Invece Renzi ha trovato il modo per fargli perdere il potere, le poltrone e i voti.

Eppure sono stati gli attuali dirigenti del PD a costringere Renzi a lasciare il partito

Del resto, la crisi del Governo Conte bis e la sostituzione di Conte a Palazzo Chigi con un altro nome non ancora noto è l’unica carta che il PD gli ha lasciato tra le mani per sopravvivere politicamente. Noi non siamo stati mai in favore di Renzi. Così come non abbiamo appoggiato il Governo tra grillini e leghisti (è con quel Governo che i grillini hanno cominciato a tradire il Sud); così come non abbiamo mai appoggiato il Governo tra PD, grillini e renziani. Ma non possiamo non osservare e raccontare che sono stati gli attuali dirigenti del PD a costringere Renzi a lasciare il PD, dove non gli avrebbero nemmeno garantito la ricandidatura. Ora Renzi sta facendo ‘ballare’ il PD e i grillini: e fa benissimo. Conte, che gli piaccia o no, andrà a casa. E da qui alla fine della legislatura – che si completerà, perché non ci saranno elezioni anticipate – ne vedremo delle belle!

Dimenticavamo: Renzi non ha mai fatto mistero di voler combattere e ridimensionare i grillini: ed è quello che sta facendo.

 

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