I responsabili del fallimento della Regione siciliana atto II: il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta. Addio autonomia finanziaria!

I responsabili del fallimento della Regione siciliana atto II: il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta. Addio autonomia finanziaria!
20 dicembre 2019

Se il primo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta ha bloccato fino al 2017 gli effetti positivi dei pronunciamenti della Corte Costituzionale, con il secondo ‘Patto scellerato’ la Regione rinuncia inspiegabilmente a una parte cospicua delle proprie entrate, più altre penalizzazioni. Parliamo di svariati miliardi di euro regalati inspiegabilmente allo Stato! Perché tutto questo? Chiedetelo ai signori del PD siciliano! 

Seconda puntata del nostro ‘viaggio’ tra i responsabili del fallimento della Regione siciliana, che oggi si trova a dover coprire un disavanzo di 2,1 miliardi di euro ereditato dal precedente Governo regionale di Rosario Crocetta-PD. In queste ore qualche esponente del Partito Democratico siciliano sta provando a far passare la tesi che il ‘buco’ di Bilancio di circa un miliardo di euro era presente ancor prima che a Palazzo d’Orleans – sede della presidenza della Regione siciliana – arrivasse Crocetta.

E’ vero. Era il ‘buco’ della sanità che, però, nel 2017, era già sanato da sette anni grazie al piano di rientro messo a punto, durante il Governo di Totò Cuffaro, dall’allora assessore alla Salute-Sanità, Roberto Lagalla, e poi attuato dal Governo di Raffaele Lombardo, e – in particolare – dall’assessore alla Salute-Sanità, Massimo Russo.

I problemi di Bilancio della Regione – cosa che si chiarirà molto bene nel 2015 – erano legati al fatto che la Regione vantava crediti nei riguardi dello Stato e, in parte, di privati che, stranamente, non si materializzavano mai! Soldi – tanti soldi! – che nel 2015, con un colpo di mano verranno fatti passare sbrigativamente per “crediti inesigibili”. Ma non anticipiamo gli eventi. 

Chi ha letto la nostra prima puntata di questo ‘viaggi’ dei disastri finanziari della Regione sa che nel 2014 sono agli atti – questi sì – importantissimi pronunciamenti della Corte Costituzionale che hanno apertamente riconosciuto il diritto della Regione siciliana di riscuotere tutte le entrate legate alla sua capacità fiscale e non soltanto quelle riscosse effettivamente sul suo territorio.

Attenzione: non è una novità. Il nostro Statuto – lo Statuto della Regione siciliana – all’articolo 36 stabilisce che al fabbisogno finanziario della Regione si provvede con i redditi patrimoniali della Regione. Ciò significa che tutte le entrate fiscali derivanti da redditi patrimoniali della Regione siciliana sono della stessa Regione siciliana.

Che significa questo? Semplice: che la Regione siciliana gode di finanza propria. Non di finanza derivata (dallo Stato), né di finanza trasferita (come invece succede agli enti locali che ricevono i fondi dallo Stato o dalla Regione).

Per motivi legati in buona parte all’ascarismo dei politici siciliani, lo Stato ha sempre trattenuto una cospicua parte delle entrate che, a norma dell’articolo 36 dello Statuto, spettano alla Regione. Il contenzioso finanziario tra Stato e Regione siciliana va avanti da sempre.

I già citati pronunciamenti della Corte Costituzionale avevano fatto chiarezza su alcuni punti cruciali del contenzioso Stato-Regione.

Ma come abbiamo visto nella prima puntata della nostra inchiesta, nel Giugno 2014 il capo del Governo nazionale, Matteo Renzi, il presidente della Regione, Crocetta, e tutto lo stato maggiore del PD siciliano decidono di bloccare gli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale fino al 2017.

Perché hanno fatto questo? Chiedetelo a loro! Chiedetelo, in particolare, ai parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana del PD della passata legislatura (alcuni di questi sono parlamentari dell’Ars anche in questa legislatura). 

Chiedetegli perché hanno deciso di penalizzare 5 milioni di siciliani!

Nel 2017, una volta applicati i pronunciamenti della Corte Costituzionale,, la Regione siciliana avrebbe avuto diritto a una barca di soldi!

Ma i signori del PD decidono che i 5 milioni di siciliani andranno puniti per sempre. Avete letto bene: per sempre!

Nasce da qui il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta che verrà siglato il 20 Giugno 2016. 

Cosa prevede questo secondo accordo-capestro? Bloccherà tutto il pregresso e ‘incapretterà’ la Regione siciliana per gli anni a venire.

Abbiamo detto che, a norma di Statuto, alle Regione siciliana spettano i dieci decimi delle entrate e che lo Stato – calpestando lo Statuto con la connivenza degli ascari che hanno governato la Regione – non ha mai applicato l’articolo 36 dello Statuto e si è trattenuto una parte cospicua delle entrate che spettano alla Regione siciliana.

Cosa fanno Crocetta, i signori del PD e tutti i parlamentari nazionali e regionali di centrosinistra? Il richiamo ai parlamentari nazionali (il riferimento è ai parlamentari nazionali eletti in Sicilia nella passata legislatura) e regionali è importante, perché lo Stato si mette il classico ‘ferro dietro la porta’ e fa approvare il secondo ‘Patto scellerato’ dal parlamento nazionale e dal Parlamento siciliano!

Ecco, in sintesi, cosa prevede il secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta 2016:

la Regione siciliana – che come non finiremo mai di ripetere ha pieno diritto a tutte le sue entrate patrimoniali – si accontenta di 5,61 decimi delle entrate per l’anno 2016, di 6,74 decimi per l’anno 2017 e di 7,10 decimi a decorrere dall’anno 2018.

Per quale motivo, se alla Regione siciliana spettano i dieci decimi delle entrate, lo Stato decide di trattenersi i 2,90 decimi? Chiedetelo ai signori del PD siciliano!

(In realtà, poi le cose cambieranno in peggio: sull’IRPEF, ad esempio, lo Stato, dalla quota che spetta alla Regione, trattiene ogni anno quasi un miliardo e 400 milioni di euro a titolo di contributo per il risanamento dei conti pubblici!).

Quando si firma questo ‘Patto’ si pone un problema con l’IVA che ‘rischia’ di favorire la Regione. Il tema è lo split payament, meccanismo creato dallo Stato per combattere l’evasione di questa imposta. Non vi tediamo con i dettagli tecnici: il punto che ci interessa sapere è che, in funzione di questo meccanismo, questa parte di IVA finisce nelle ‘casse’ della Regione. Non sia mai!

Per ovviare a questo ‘problema’ (quello che state leggendo vi sembrerà incredibile, ma questo è stato scritto e votato!) si prevede che la Regione restituirà allo Stato 285 milioni di Euro annui, pari a quanto incassa su questo tipo di IVA. Se non lo farà, l’Agenzia delle Entrate tratterrà tale somma.

E veniamo alla rinuncia ai ricorsi che, forse, è la parte pirandelliana di questo secondo ‘Patto scellerato’. La Regione siciliana – che nel corso dei decenni è stata ‘taglieggiata’ dallo Stato – rinuncia a tutti i ricorsi in materia di finanza pubblica promossi nei confronti dello Stato!

Fine delle penalizzazioni per 5 milioni di ignari siciliani? No, c’è un ultimo passaggio, non meno importante dei precedenti: le somme riconosciute alla Regione “dal presente accordo sono comprensive degli effetti finanziari delle sentenze in materia di finanza”.

Ricordate le sentenze favorevoli alla Regione siciliana? Dimenticatele!

Come ha scritto opportunamente l’allora direttore di questo blog, Franco Busalacchi, “ci riconoscono dei soldi, che non si assommano agli altri soldi che ci spettano per via di una sentenza a noi favorevole, ma vi vengono compresi… Perché lo Stato ci tratta così? Che cosa c’è sotto? Come è possibile che la politica siciliana subisca praticamente senza reagire, oltre allo sterile bla bla?”.

Come potete notare, senza questi due ‘Patti scellerati’, oggi la Regione siciliana non avrebbe certo bisogno di ripianare 2,1 miliardi di euro di disavanzo.

Si potranno cambiare queste condizioni? Sì, on nuove norme di attuazione dello Statuto. Ma dovranno essere in due a volerlo: la Regione e lo Stato. Ci chiederete: per quale motivo lo Stato – se ha tolto, di fatto, l’Autonomia finanziaria alla Regione siciliana in forza anche di un doppio voto (a Roma e in Sicilia) dovrebbe restituire alla Regione siciliana ciò che gli ha tolto?

Fine delle penalizzazioni a carico di 5 milioni di ignari siciliani? Niente affatto. La storia continua.

Fine della seconda puntata/ continua  

QUI TROVATE ALTRI PARTICOLARI DEL SECONDO ‘PATTO SCELLERATO’

Foto tratta da Le Iene Sicule

 

 

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