‘Sorpresa’: spariscono i Dpcm (incostituzionali) e il Governo Conte opta per il Decreto legge. E ora?/ MATTINALE 462

‘Sorpresa’: spariscono i Dpcm (incostituzionali) e il Governo Conte opta per il Decreto legge. E ora?/ MATTINALE 462
5 gennaio 2021

La discutibile stagione dei Dpcm pare sia stata archiviata. Al loro posto arrivano i Decreti legge che vanno convertiti in legge entro 60 giorni. Di fatto, il Parlamento si riprende i propri poteri su una materia delicatissima: la limitazione delle libertà personali. Cosa prevede il Decreto legge varato ieri sera. Il Governo Conte ha i voti in Parlamento per approvare i Decreti legge? 

Ieri pomeriggio, leggendo i giornali qua e là, pensavamo che, il 27 Dicembre scorso, avevamo dato una notizia azzardata, scrivendo che i ‘celebri’ Dpcm del capo del Governo, Giuseppe Conte – i Decreti del presidente del consiglio dei ministri – erano illegittimi e incostituzionali. Del resto, ad affermarlo è stato il Tribunale di Roma. Che volete: ancora ieri si parlava e si scriveva del Governo Conte che stava varando un “nuovo Dpcm” e abbiamo fatto due più due: è evidente che lo strumento del Dpcm era sempre in piedi…

Stamattina, però, leggendo i giornali, apprendiamo che il nuovo provvedimento del Governo Conte non è più un Dpcm, ma un Decreto legge. La questione, a nostro sommesso avviso, non è di lana caprina: perché se i Dpcm sono stati archiviati perché illegittimi e incostituzionali ci dobbiamo chiedere che cosa succederà adesso.

Ricordiamo che il Tribunale di Roma ha affermato che i DPCM “siano viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità”. Di conseguenza risultano essere “caducabili”. In parole più semplici, non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale e sono da annullare.

Il problema è che questi benedetti Dpcm gli effetti li hanno prodotti: e che effetti! In molti casi sono state limitate le libertà personali con provvedimenti che non sono “di natura normativa” ma hanno “natura amministrativa”.

“Il Tribunale civile di Roma – leggiamo in un articolo su Il Giornale dei giorni scorsi – cita ‘tutti i Presidenti Emeriti della Corte Costituzionale, Baldassarre, Marini, Cassese’. Inoltre viene spiegato che non vi è alcuna legge ordinaria ‘che attribuisce il potere al Consiglio dei ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario’. Dunque i Dpcm sono incostituzionali? Si legge che ‘hanno imposto una rinnovazione della limitazione dei diritti di libertà’. Invece avrebbero richiesto ‘un ulteriore passaggio in Parlamento diverso’ rispetto a quello che si è avuto per la conversione del decreto ‘Io resto a casa’ e del ‘Cura Italia’. ‘Si tratta pertanto di provvedimenti contrastanti con gli articoli che vanno dal 13 al 22 della Costituzione e con la disciplina dell’art 77 Cost., come rilevato da autorevole dottrina costituzionale’”.

“Per essere validi – leggiamo sempre su Il Giornale – i Dpcm, come atti amministrativi, devono essere motivati ai sensi dell’articolo 3 della legge 241/1990. Alla base di ogni decisione è sempre stato citato il Comitato tecnico-scientifico, le cui analisi – spiega il giudice – sono state riservate per diverso tempo e sono state rese pubbliche solamente a ridosso delle scadenze dei Dpcm stessi: ‘Ritardo tale da non consentire l’attivazione di una tutela giurisdizionale’”.

Non è proprio una cosa da nulla. O no? Di fatto, il Parlamento si è ripreso i propri poteri su una materia delicatissima: la limitazione delle libertà personali. E questo grazie alla Magistratura, che ha rimesso le cose a posto, non certo grazie a una politica un po’ scadente.

E ora che succede, con riferimento agli effetti prodotti con i passati Dpcm? (in questo articolo trovate altre considerazioni sui Dpcm).

Noi non siamo giuristi. Ma se non ricordiamo male, i Decreti legge debbono essere convertiti in legge entro 60 giorni, pena la perdita di efficacia sin dall’inizio. Anche questo passaggio non ci sembra secondario.

Il Decreto legge varato ieri dal Governo Conte prevede una serie di provvedimenti più o meno restrittivi:

divieto di mobilità tra le Regioni fino al 15 Gennaio (fatta eccezione per chi ha motivazioni urgenti);

solita solfa del non più di due persone che vanno a fare visita ad altre persone;

zona gialla rafforzata per il 7 e l’8 Gennaio;

zona arancione il 9 e il 10 Gennaio in tutta Italia;

poi un ‘alternanza di zona arancione e zona rossa della quale non abbiamo capito un’acca (l’unica cosa che abbiamo capito è che resteremo in casa);

poi i colori da attribuire alle Regioni in funzione dell’Rt.

Quindi la domanda da cento punti: che succederà dopo il 15 Gennaio? Eh già, perché a Roma, alla buon’ora, hanno preso atto che in Inverno il virus è più aggressivo, anche perché le nostre via respiratorie sono più sensibili.

E allora ecco in dirittura d’arrivo un nuovo provvedimento – supponiamo un nuovo Decreto legge – per coprire l’arco di tempo che va dal 15 al 30 Gennaio.

Due domande.

Prima domanda. Il nuovo Decreto legge che dovrebbe coprire l’arco di tempo che va dal 15 al 30 Gennaio verrà varato dal Governo dopo l’approvazione, da parte del Parlamento, del Decreto legge varato ieri? O verrà varato senza che prima il Parlamento abbia trasformato in legge il Decreto legge varato ieri?

Anche questa non ci sembra una questione secondaria. O no?

Seconda domanda. E se con l’aria di crisi di Governo che tira in Parlamento uno di questi Decreti legge dovesse essere ‘bocciato’ che succederà?

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