Le trivelle all’assalto del mare di Sicilia e anche in terraferma nei luoghi simbolo della nostra Isola

Le trivelle all’assalto del mare di Sicilia e anche in terraferma nei luoghi simbolo della nostra Isola
28 dicembre 2020

Il Governo Conte bis di PD, grillini e renziani è il vero protagonista del possibile ritorno delle trivelle petrolifere in mare e in terra. Sotto attacco, soprattutto, la Sicilia e la Puglia. Il ruolo di due Ministri del Movimento 5 Stelle, Sergio Costa e Stefano Patuanelli. Continua il silenzio dei grillini siciliani, forse impegnati a godersi le vacanze natalizie… Lo sconcerto di Attiva Sicilia 

“I responsabili di questo pasticcio sono i ministri dell’Ambiente Sergio Costa e dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli che non hanno redatto il piano che loro stessi avevamo proposto nel DL semplificazione 135/2019, due ministri del M5S si sono resi responsabili di questo pasticcio ovvero far decadere la moratoria sulle trivellazioni perché non hanno redatto e adottato il piano che la legge da loro voluta e scritta prevedeva”.

Così si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno di ieri. Siamo davanti alle ormai solite contraddizioni dei parlamentari e Ministri grillini, che non esitano a rimangiarsi gli impegni che hanno assunto con i propri elettori: cosa che hanno fatto con l’acciaieria ex ILVA di Taranto, con la TAP nel Salento, con gli agricoltori del Sud Italia, per citare solo dei esempi (me ce ne sono tanti altri).

le trivelle tornano all’assalto del Sud, Sicilia e Puglia in testa.

Ricordiamo che l’eurodeputato Ignazio Corrao e il leader dei Verdi, Angelo Bonelli, hanno chiamato in causa i ministri del Movimento 5 Stelle, Sergio Costa e Stefano Patuanelli su questa incredibile storia del ritorno delle trivelle petrolifere.

Importante un articolo pubblicato ieri da ragusanews:com:

“Se la moratoria alle ricerche petrolifere, in scadenza Febbraio non sarà prorogata, saranno 54 permessi finalizzati alla ricerca di idrocarburi che avranno il via libera in tutta Italia. Nell’elenco, a cui il Ministero dello Sviluppo Economico darà il via libera, in assenza di altri provvedimenti, ci sono anche aree marine siciliane, a poche decine di chilometri da paradisi come le isole di Pantelleria e Favignana, nell’arcipelago delle Egadi, con un impatto inevitabile sulla fauna e la flora marine di un angolo di pianeta che ci invidiano in tutto il mondo. Progetti simili riguardano anche la terra ferma, come si vede cliccando sulla mappa ArcGIS – DGS-UNMIG – Istanze per il conferimento di nuovi permessi di ricerca e istanze per il conferimento di nuove concessioni di coltivazione. Zoomando col mouse scopriamo che, solo nella provincia di Ragusa, sono 5 le domande di ricerca o coltivazione (dove cioè si è già bucato) che scalpitano ai nastri di partenza. Di cui tre in mano all’Eni Mediterranea Idrocarburi: ‘Cinquevie’, che interessa un’area di 71 km2 tra Modica e il capoluogo; ‘Contrada Giardinello’, oltre 380 km2 tra Ragusa, S. Croce Camerina, Vittoria, Comiso, Acate, Chiaromonte Gulfi, Caltagirone e Mazzarrone; e il ‘Piano Lupo’, altri 62 km2 tra Acate, Caltagirone, Gela e Mazzarrone”.

“Gli altri due sono: il giacimento ‘Bonincontro’ della compagnia spagnola Petrex, 32 km2 tra Acate e Vittoria; e l’impianto ‘Case La Rocca’ della società concessionaria Irminio, per altri 80 km2 di territorio ragusano. Finora neanche l’ombra di un piano del Ministero dello Sviluppo economico per regolare e monitorare questa raffica di scavi ed estrazioni in partenza che daranno pure lavoro alla manodopera locale, arricchendo le tasche delle multinazionali, ma rischiano anche di trasformare e deturpare per sempre specchi d’acqua e zone di verde incontaminate, come già accaduto in Basilicata: hai voglia poi a risarcire il territorio piantando campi di lavanda! Mentre l’Europa chiede di ridurre le emissioni di Co2 del 55% entro il 2030, lo Stato italiano supporta con 18 miliardi di euro l’anno le estrazione fossili altamente inquinanti, anziché virare sulle fonti energetiche alternative. E l’inquinamento costa ogni anno al nostro Paese oltre 54mila decessi e 47 miliardi di costi sanitari e sociali”.

Incredibili, i grillini! In pericolo c’è il mare – con il rischio di danni gravissimi all’ambiente marino e di terremoti: qui la nostra intervista a Domenico ‘Mimmo’ Macaluso – e in pericolo ci sono anche territori della Sicilia noti per i beni culturali e ambientali messi a rischio dalle trivelle.

La cosa che desta stupore è il silenzio dei grillini siciliani: che fine hanno fatto – per citare solo alcuni esempi – il vice Ministro Giancarlo Cancelleri e il parlamentare regionale Giampiero Trizzino? Quest’ultimo si presenta sempre come un paladino dell’ambiente, si dice preoccupato per il Piano rifiuti della regione siciliana: come mai non è preoccupato per quello che potrebbe succedere nel mare siciliano? come mai non è preoccupato per Pantelleria, per Favignana e, in generale, per le isole Egadi? Come mai non è preoccupato per quello che potrebbe succedere in alcuni luoghi simbolo della provincia di Ragusa e di Siracusa?

Ci sono pericoli anche in Puglia, come dicono Fulvia Gravame e Mimmo Lomelo, co-portavoce dei Verdi Puglia ed esponenti di Europa Verde:

“Nei mari che bagnano la Puglia potranno partire le ricerche di petrolio e gas perché non è stata prorogata la moratoria prevista dall’art. 11 ter del DL 135/2019. La norma è scomparsa dal decreto Mille proroghe approvato dal Consiglio dei Ministri del 23 dicembre. La norma per la proroga della moratoria era stata inserita nella prima bozza ma poi è sparita misteriosamente. La responsabilità è dunque del governo e in particolare dei ministri Patuanelli e Costa del M5s” (qui notizie complete sui pericoli che incombono in Puglia).

Sulla vicenda intervengono i parlamentare regionali di Attiva Sicilia:

“Il Mediterraneo e la Sicilia non possono essere ulteriormente violati dalle trivelle. Sono troppi i danni che si rischiano a paesaggio, turismo, mare e sottosuolo permettendo la ricerca e la conseguente estrazione di idrocarburi. Fra l’altro, il livello di rischio sismico nel territorio è massimo ed è classificato come ‘altamente probabile’ con possibili effetti nefasti per l’ambiente e la popolazione”.

“Autorizzare la ricerca di idrocarburi – affermano i deputati regionali di Attiva Sicilia Angela Foti, Valentina Palmeri, Matteo Mangiacavallo, Elena Palmeri e Sergio Tancredi – in nome di una risibile ricaduta occupazionale a fronte, invece, delle pesanti ricadute negative sul turismo e, quindi, sulla capacità delle imprese locali a creare ricchezza e occupazione, ci lascia increduli. In particolare, per la Sicilia non va dimenticato che nell’elenco delle zone di ricerca ci sono anche aree marine siciliane nelle vicinanze di Pantelleria e Favignana, altre tra Madonie e Nebrodi, nel Nisseno, nell’Ennese e nel Catanese e nel Ragusano: occorre prorogare la moratoria”.

“Dare il via libera alla ricerca di petrolio in Sicilia – concludono i deputati regionali – significa invertire la rotta intrapresa per la transizione energetica verso le fonti di energia rinnovabili e fare un salto indietro ancora a favore dei combustibili fossili. Appare assurdo che, in Consiglio dei Ministri, si sia potuto capitolare su una battaglia storica del Movimento 5 Stelle”.

Foto tratta da EnoNews.it

 

 

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