Basta con la pasta prodotta con i grani duri esteri! Ripensare la pasta in Sicilia/ MATTINALE 515

24 novembre 2020

Non se ne può più del grano estero che arriva con le navi! Non se ne può più di chi ci dice che produce pasta con il grano italiano e poi non è vero! Non se ne può più di vedere un alimento che fa parte della tradizione culturale e alimentare del Sud Italia e della Sicilia controllato da chi fa solo affari, in alcuni caso ingannando i consumatori. Cominciamo a ragionare su come creare un’alternativa

Che pasta arriva sulle nostra tavole? Ce lo chiediamo dopo che, poco più di una settimana fa, è venuta fuori una notizia non esattamente esaltante: l’inchiesta della Magistratura sul gruppo De Cecco che, per la cronaca, è il terzo produttore di pasta nel mondo!

Di questa vicenda – grano francese fatto passare per grano italiano – ci siamo occupati lo sorso 15 Novembre (come potete leggere qui).

Ci aspettavamo un dibattito pubblico importante. Registriamo, agli atti, solo un’interrogazione del senatore Saverio De Bonis al Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, la renziana Teresa Bellanova.

L’interrogazione di De Bonis è importante. Scrive il senatore, che è anche presidente di GranoSalus, l’Associazione di agricoltori e consumatori che, da anni, combatte una battaglia culturale, sociale ed economica in difesa del grano duro del Sud Italia e della Sicilia:

“Premesso che:

da fonti di stampa nazionale è stata data la notizia di un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Chieti nei confronti del gruppo De Cecco;

la Procura avrebbe aperto un fascicolo per l’ipotesi di frode in commercio da parte dei vertici dell’azienda, che avrebbe registrato come grano pugliese una grossa partita di grano francese per far fronte all’aumento della domanda di pasta con grano italiano sia dall’Italia che dall’estero. Infatti, a Marzo 2020 il picco ha segnato un 30 per cento in più”.

C’è, nell’interrogazione di De Bonis, un passaggio che è centrale e che spiega il perché, contemporaneamente, si ingannano i consumatori e si penalizzano i produttori di grano duro del Sud Italia e della Sicilia:

“… la domanda richiedeva esplicitamente grano italiano, dal sapore ineguagliabile ma con volumi insufficienti a soddisfarne la richiesta. Ciononostante il prezzo del grano italiano non è aumentato ed è rimasto invenduto a prezzi bassi. Questo perché il grano estero passa per grano italiano, ingannando i consumatori ed umiliando i produttori nazionali”.

Questo è il vero snodo della storia: produttori di grano duro del Sud Italia e della Sicilia penalizzati e consumatori ingannati! E qui registriamo il fallimento dell’attuale Governo nazionale, perfettamente in linea con i Governi che l’anno preceduto.

Qui si evidenzia il nulla politico del Movimento 5 Stelle, che aveva promesso impegno e fatti concreti in favore dei produttori di grano duro del Sud Italia e della Sicilia e che oggi si giustifica lasciando intendere che il Ministero è gestito dai renziani e non da loro! Come se in un Governo non ci fosse collegialità e come se il Movimento 5 Stelle – che nell’attuale Parlamento è il più forte in termini numerici – non possa intervenire!

Ma torniamo all’interrogazione del senatore De Bonis:

“… secondo quanto emergerebbe dalle indagini dei magistrati, il 13 febbraio 2020 un carico di 4.575 tonnellate di grano francese sarebbe stato scaricato dal porto di Ortona, in Abruzzo. Tale quantitativo di merce sarebbe stato poi registrato dall’azienda come grano pugliese”.

Torna la storia delle navi cariche di grano estero, che scaricano in Italia quantitativi enormi di grano duro e di grano tenero (anche se non ne parla nessuno, l’Italia importa anche massicci quantitativi di grano tenero, soprattutto di grano tenero canadese varietà Manitoba).

L’indagine, scrive sempre De Bonis, “sarebbe partita da una denuncia contro ignoti sporta il 28 maggio ai NAS di Latina, riguardante l’esportazione di una partita di grano dalla società francese ‘Cavac’ il 2 ottobre 2019, con fattura del 31 gennaio”.

Il senatore ricorda che “nel 2019 proprio l’azienda De Cecco era finita nel mirino dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato con l’accusa di vendere le proprie linee di pasta di semola di grano duro rappresentando in maniera ingannevole le caratteristiche del prodotto, enfatizzando l’origine italiana e omettendo qualsiasi indicazione sull’origine anche estera del grano duro impiegato. E aggiunge che “è inquietante che il terzo produttore a livello mondiale di pasta, azienda leader nel settore e conosciuta in tutto il mondo per i suoi prodotti, utilizzi grano proveniente da Paesi esteri”.

Questa vicenda ripropone, in tutta la sua complessità, un problema di organizzazione del mercato interno della pasta. L’errore che si commette è nel pensare al mercato globalizzato come a un fatto positivo. La globalizzazione dell’economia, al contrario, avvelena la stessa economia e penalizza i consumatori.

Dovrebbero essere gli agricoltori del Sud Italia e della Sicilia a organizzarsi, insieme con i consumatori, per fare in modo di portare sulle proprie tavole pasta prodotta con il grano duro del Sud Italia e della Sicilia. Come attuale questo progetto lo racconteremo domani.

Oggi rilanciamo una notizia che abbiamo pubblicato esattamente un anno fa: la pasta prodotta in Trentino – dove il grano duro non esiste – venduta ai consumatori siciliani.

Non è arrivato il momento di organizzarci per fare in modo che sulle tavole dei siciliani arrivi pasta prodotta con grano duro coltivato in Sicilia?

 

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