Il secondo, tragico errore di Musumeci: attaccare con parole offensive i siciliani che non le pensano come lui

Il secondo, tragico errore di Musumeci: attaccare con parole offensive i siciliani che non le pensano come lui
19 maggio 2020

La vicenda della Lega nel Governo della Sicilia, con la nomina del siciliano Alberto Samonà ad assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, sembrava chiusa. A riaprirla ha pensato lo stesso presidente della Regione con dichiarazioni improvvide e offensive vero i siciliani che non la pensano come lui. E così la manifestazione del 2 Giugno a Palermo contro il Governo Musumeci, promossa dai sicilianisti, si annuncia più affollata, molto più affollata del previsto 

Nella passata legislatura, prendendo la parola a Sala d’Ercole, Nello Musumeci, allora presidente della Commissione Antimafia del Parlamento siciliano, rivolgendosi all’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, disse:

“Lei, signor presidente, è il peggior nemico di se stesso…”.

A noi l’accusa sembra alquanto ingenerosa: alla fine, Crocetta era stato messo lì dove si trovava dal PD per fare quello che poi ha fatto: addossargli chissà quali strategie ci sembrava fuori luogo, visto che faceva tutto, da Roma, l’allora segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, che aveva imposto a Crocetta e al PD siciliano anche l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei.

Ci siamo ricordati nelle parole di Musumeci in queste ore ascoltando le incommentabili dichiarazioni dello stesso presidente della Regione sui siciliani che contestano le sue scelte politiche. E siamo arrivati alla conclusione che sì, è proprio vero: ciò che le persone, talvolta, dicono dei propri avversari – soprattutto quando utilizzano la pericolosa arma della parola fatta di insofferenza e di disprezzo – è, in realtà, un modo per tratteggiare se stessi e le proprie insufficienze caratteriali e, in questo caso, politiche…

Il presidente ha commesso un gravissimo errore: per far quadrare ‘cencellianamente’ i conti della sua tormentata e rissosa maggioranza parlamentare ha affidato, non senza superficialità politica, l’assessorato ai Beni culturali e all’Identità siciliana alla Lega di Salvini. Attenzione: al netto delle strumentalizzazioni politiche del PD e di forze politiche affini a questo partito, nessuno gli ha rimproverato l’ingresso della Lega in Giunta: in campagna elettorale, tra l’altro, la Lega sosteneva la candidatura di Musumeci.

Se il presidente avesse assegnato alla Lega l’assessorato all’Agricoltura o qualunque altra delega, a parte qualche protesta, non sarebbe successo nulla. Non è stata ‘digerita’ – e non poteva che essere così – l’assegnazione della delega all’Identità siciliana alla Lega: tragico errore che abbiamo segnalato subito.

Dobbiamo ammettere che Musumeci è riuscito a tirarsi fuori dal vicolo cieco dove era andato a cacciarsi con la nomina di Alberto Samonà ad assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana. Tant’è vero che i suoi avversari politici sono stati costretti a cambiare strategia: non potendo accusare Samonà di essere antisiciliano (Samonà, infatti, è siciliano ed è anche un uomo di cultura), gli stanno rinfacciando il suo passato nella destra: accusa inutile, soprattutto se formulata da un partito – il PD – piena espressione della destra economica e finanziaria europea.

Sembrava tutto a posto. Anche l’invito che il presidente della Commissione Antimafia regionale, Claudio Fava, ha rivolto al neo assessore Samonà di fare luce sui suoi eventuali rapporti con la massoneria è stato ‘stoppato’ dallo stesso Samonà che, in un’intervista al quotidiano La Sicilia ammette di essere stato iscritto alla massoneria.

Tutto sembrava chiuso. Ma è stato lo stesso Musumeci a riaprire i ‘giochi’ in suo sfavore. E l’ha fatto in un video – subito diventato virale – dove pronuncia parole che, tirando le somme, danneggiano solo se stesso e il suo Governo.

“Chi dice no alla nomina di un assessore leghista vuole tenere in ostaggio la democrazia. E’ solo una sparuta minoranza di poveretti”.

Ribadiamo che la polemica – al netto delle strumentalizzazioni – si incentrava sulla nomina di un leghista alla delega all’Identità siciliana, non all’ingresso della Lega in Giunta.

Ma con le sue improvvide parole, peraltro anche offensive, il presidente Musumeci è passato, senza possibilità di errore, dalla parte del torto.

Altre parole pronunciate dal presidente Musumeci contro se stesso:

“Mi dispiace che in questa pagina una sparuta minoranza… Ma quale mobilitazione? Abbiamo cinque milioni di siciliani. La gente perbene non parla, sta a casa. Ma quale mobilitazione, sono quei gruppi, poveretti, alcuni anche con problemi personali penso, familiari. Perché anch’io ho fatto il politico del dissenso, ma non si può mai pensare di sequestrare la democrazia”.

Parole in libertà, offensive, sbagliate, politicamente disastrose per lo stesso Governo regionale presieduto da Musumeci. Parole che avranno un solo effetto: accrescere la partecipazione di tanti siciliani alla manifestazione del prossimo 2 Giugno a Palermo.

E qui si apre un capitolo tutto da decifrare: la manifestazione del 2 Giugno – giornata della festa della Repubblica – è nata in ambienti sicilianisti per protestare contro il Governo Musumeci: ma, da quello che si legge qua e là sulla rete, registra tante adesioni che le dichiarazioni di Musumeci hanno moltiplicato.

Così alla manifestazione che dovrebbe essere colorata dalle bandiere sicilianiste non sono da escludere altre presenze e altre bandiere.

Vedremo quello che succederà.

Foto tratta da Blog Sicilia 

 

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