Coronavirus/ Al Sud il picco non c’è. Non è che siamo stati più bravi del Nord che “non si ferma”?/ MATTINALE 476

Coronavirus/ Al Sud il picco non c’è. Non è che siamo stati più bravi del Nord che “non si ferma”?/ MATTINALE 476
1 aprile 2020

Alla faccia di quelli che scrivevano “Il virus alla conquista del Sud”, il Sud, nonostante la ‘calata’ di tanti meridionali che vivevano nel Nord, resiste. Qualcuno parla di talismano contro i mali. Qualche altro di anticorpi. Noi proviamo a illustrare la nostra tesi. Che si riassume nella seguente formula: nel Sud e in Sicilia, a differenza che nel Nord, il denaro non è tutto: prima ci sono cose più importanti! 

Sono in tanti, in queste ore, a interrogarsi sul perché, a poco più di venti giorni dal primo, grande esodo di meridionali dal Nord verso il Sud e verso la Sicilia, nella nostra Isola non ci sia stato il picco di infettati da Coronavirus. I siciliani hanno un talismano contro i mali? Non sembrerebbe, dal momento che – dati di ieri – ci sono 575 pazienti ricoverati, 72 n terapia intensiva, 917 persone in terapia domiciliare, 74 guariti e 81 decessi. Mentre gli attuali positivi sono 1492.

No, in Sicilia, rispetto all’emergenza Coronavirus, non abbiamo un talismano contro i mali.

Sarà questione di anticorpi? Sapete, sulla rete si legge di tutto. E poiché noi non crediamo a coloro i quali si presentano come i paladini nella lotta alle “fake news” (formula che il provincialismo linguistico italiano ha introdotto nel vocabolario, anche se noi, da siciliani preferiamo la parola “minchiata”, che ci sembra molto più plasticamente aderente alla nostra realtà), è giusto riportare tutte le tesi.

Anche noi ne abbiamo una, di tesi, che potrebbe spiegare – il condizionale è d’obbligo – il perché in Sicilia i casi di Coronavirus, fino ad oggi, grazie a Nostro Signore Iddio, non hanno intasato la sanità pubblica della nostra Isola.

La nostra modesta spiegazione si basa, soprattutto, su un raffronto: quello che è stato fatto in Sicilia dalla politica siciliana, e quello che è stato fatto in Lombardia dalla classe politica di questa blasonata Regione del Nord Italia.

Partiamo da una ricostruzione che abbiamo letto sulla pagina Facebook di Terroni di Pino Aprile Movimento 24 Agosto per l’Equità Territoriale. Dove si illustra quello che +è avvenuto in Lombardia tra la fine di Gennaio e Febbraio. La ricostruzione è accompagnata da un VIDEO. 

“Ecco una cronologia degli eventi a cui passata l’emergenza qualcuno dovrà rispondere.

1) La puntata inizia con le olimpiadi delle forze armate a Whan di fine ottobre. Centinaia di migliaia di militari da tutto il mondo. La folta delegazione americana alloggia in un quartiere vicino al mercato dove i primi di novembre si avrà il paziente 1 cinese.

2) 31 gennaio il governo pubblica in Gazzetta ufficiale lo Stato di Emergenza. Le sanità regionali, nonostante abbiano il potere di intervenire, lo ignorano totalmente.

3) Il 23 febbraio la Protezione civile fa un’ordinanza in cui chiede di convogliare tutte le mascherine e materiali sanitari nelle aziende sanitarie. Anche questa viene ignorata.

4) LA COSA PIÙ INCREDIBILE all’ospedale di Alzano Lombardo (BG) c’è il secondo paziente 1 (come quello di Codogno) ricoverato già dal 15 febbraio. L’ospedale tiene nascosta la notizia, ai sanitari preoccupati che chiedono alla dirigenza di chiudere l’ospedale viene risposto “state tranquilli è solo un’ influenza”. Tenere nascosta la cosa fa sì che decine e decine di persone entrino ed escano dall’ospedale infettando tutta la provincia di Bergamo. (Sono testimonianze orali mandate durante la trasmissione di personale interno)

5) Bergamo e la Confindustria di Bergamo lanciano una campagna tv e social che invitano ad uscire. In diverse interviste fino agli inizi di marzo il presidente di Confindustria di Bergamo ha detto che non si deve chiudere e che l’economia è più importante. Le aziende non essenziali in Lombardia vengono ufficialmente bloccate mercoledì 25 dopo l’ultimo dpcm.

6) I medici di Milano hanno ricostruito il percorso dell’epidemia: Lodi, Bergamo e infine Milano dove in questi giorni è scoppiata forte l’epidemia e le tre città corrispondono alla perfezione a livello temporale con la decisione di “chiudere” cioè Milano è stata l’ultima ad attuare politiche più stringenti e quindi adesso di riflesso il maggior numero di contagi”

6) Infine il fatto di fare pochissimi tamponi in confronto agli altri stati. E che i malati e morti sono anche giovani”.

Questo è quanto hanno combinato in Lombardia.

Vediamo che è successo in Sicilia.

Il 24 Febbraio una signora di Bergamo, in visita a Palermo, da turista, insieme ad amici, sempre di Bergamo, viene ricoverata all’ospedale ‘cervello’ di Palermo. E il primo caso di Coronavirus registrato nel Sud Italia.

Ma mentre in Lombardia, nonostante la dichiarazione di stato di emergenza pubblicata dalla Gazzetta ufficiale il 31 Gennaio la vita continuo a scorrere tra raduni e fine settimana, perché nel Nord Italia l’economia “non si ferma”, il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in solitudine lancia l’allarme.

Gli atteggiamenti di Lombardia e Sicilia, rispetto al Coronavirus, sono diametralmente opposti.

Da qui la nostra prima domanda: dov’era il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, fra il 31 Gennaio e l’ultimo fine settimana di Febbraio?

Va detto che anche in Sicilia abbiamo politici ‘lungimiranti’ e geniali’. Sono i politici che, a fine Febbraio, criticano aspramente Musumeci, colpevole di aver detto una cosa di buon senso con anticipo sugli eventi: l’invito ai lombardi a restarsene in Lombardia.

Se volete misurare il tasso di ‘lungimiranza’ di certi politici siciliani dovete andare a cercare sulla rete le dichiarazioni di alcuni esponenti di centrosinistra e del Movimento 5 Stelle: per la precisione, le dichiarazioni di coloro i quali attaccavano il presidente della Regione siciliana, reo’ di avercela con i lombardi. Divertitevi!

Siamo tornati ai giorni nostri. Anche in Sicilia e nel resto del Sud non mancano i casi di Coronavirus. Ma l’impennata dell’infezione non c’è stata, nonostante il flusso incessante di meridionali del Nord Italia che si sono riversati al Sud e in Sicilia (flusso che non si è mai arrestato, come abbiamo scritto stamattina a proposito del caos che continua ad andare in scena sullo Stretto di Messina).

Perché nel Sud l’impennata di infetti di Coronavirus non c’è stata, nonostante la ‘calata’ di meridionali dal Nord?

Forse perché i presidenti delle Regioni del Sud e i sindaci dei Comuni del Sud sono stati – e per fortuna lo sono ancora – più bravi di quelli del Nord Italia?

Forse perché, a differenza di Milano che “non si ferma”, di Bergamo che “non si ferma”, a Napoli, a Matera, a Foggia, a Bari, a Reggio Calabria, a Messina, a Catania, ad Agrigento a Palermo e via continuando i presidenti delle Regioni e i sindaci hanno, fino dove gli è stato possibile, convinto i cittadini a restare in casa?

Forse perché, tutto sommato, i cittadini del Sud, sono rimasti in casa, anche se tanti di loro sono rimasti senza soldi e senza cibo, vuoi perché poveri (ringraziamo le Regioni del Nord che derubano sistematicamente le Regioni del Sud), vuoi perché costretti a un lavoro precario grazie anche al geniale Governo del PD di Renzi e al suo Jobs Act voluto dall’Unione europea dell’euro (quando l’Inferno inghiottirà l’Unione europea dell’euro sarà sempre troppo tardi).

Allora: il Sud resiste perché ha un talismano contro i mali, per questione di anticorpi, o perché le persone, da quasi un mese, evitano gli assembramenti?

Magia e anticorpi a parte, c’è un elemento che dovrebbe fare riflettere i meridionali e i siciliani: e, cioè, il fatto che i problemi, anche al Sud, si registrano nelle case di riposo per anziani (per esempio a Villafrati) e nei luoghi di cura (Oasi di Troina).

Insomma, i problemi, in Sicilia, si registrano là dove, per forza di cose, si ritrovano gruppi di persone a contatto tra loro: nelle case di riposo, nei luoghi di cura e sullo Stretto di Messina.

Forse il Governo regionale e, in generale, i presidenti della Regioni del Sud e i sindaci dei Comuni del Sud stanno amministrando bene? Se è così perché non dirlo?

Si offende qualcuno se diciamo che i casi di Coronavirus registrati nel Sud li abbiamo ‘importati’ dal Nord Italia?

Forse se continuiamo a restare a casa è meglio. Quanto? Non lo sappiamo. Affidiamoci a un vecchio proverbio siciliano:

“Megghiu diri chi sacciu chi diri chi sapia…”. 

Foto tratta da korazym.org

 

 

 

 

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