Sicilia: ‘colonia’ italiana’, avvelenata dalla UE e ora anche i dazi USA!/ MATTINALE 503

Sicilia: ‘colonia’ italiana’, avvelenata dalla UE e ora anche i dazi USA!/ MATTINALE 503
12 gennaio 2020

La Sicilia di oggi riesce a farsi maltrattare dall’Italia che gli scippa i soldi, dalla UE che gli impone prodotti agricoli ‘avvelenati’ (a cominciare dal grano al glifosato) e dagli americani che, pur tenendo basi militari nella nostra Isola dalla fine della seconda guerra mondiale, minacciano adesso dazi doganali. C’entra qualcosa il fatto che, invece di protestare come fanno i francesi, preferiamo le partite di calcio?  

Ciò che si semina si raccoglie. E se la Sicilia, oggi, paga il conto ‘salato’ per avere accettato, anzi sollecitato le ruberie di Roma, se i siciliani, grazie a una fallimentare Unione europea, portano sulle proprie tavole pane, pasta e dolci prodotti con il grano canadese al glifosato e se, oggi, l’olio d’oliva e soprattutto il vino della nostra Isola rischiano di subire i dazi doganali americani un motivo ci sarà. E il motivo è semplice: non contiamo niente.

Ammettiamolo: nelle cose vere, nelle cose concrete contiamo zero a Roma, zero a Bruxelles e siamo addirittura sotto zero nel rapporto con i ‘padroni’ americani.

L’ultima ‘tagliatina di faccia’ americana è veramente incredibile e, per certi versi, paradossale. Sì, i dazi doganali minacciati dagli USA su alcuni prodotti siciliani rappresentano il paradosso di un’America che colpisce una propria colonia: una colonia dove gli americani, ancora oggi, dettano legge.

Da quando l’Italia si arrese incondizionatamente a Cassibile, piccolo centro della provincia di Siracusa – era il 3 Settembre del 1943 – la Sicilia è diventata ed è ancora ‘cosa americana’.

Gli “scrittori salariati” italici, a proposito della resa incondizionata italiana che chiuse, almeno in Sicilia, la seconda guerra mondiale, ci hanno tramandato la parola “armistizio”. Formula linguistica patetica, tesa a nascondere la verità: e la verità era ed è che la Sicilia è una sorta di portaerei americana, piena di aerei, bombe e altre armi sofisticate a stelle e strisce!

Quando, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80 del secolo passato gli americani decisero di puntare i missili Cruise contro la Russia scelsero naturalmente la Sicilia, perché era ‘cosa loro’. E quando videro che nella ‘loro’ Sicilia la gente scendeva in piazza per manifestare per la pace, una tempesta di piombò fulminò il segretario regionale del Pci siciliano, Pio La Torre, e il suo autista Rosario Di Salvo. Questo succedeva la mattina del 30 Aprile 1982. 

La Torre era stato il grande animatore del movimento pacifista insieme con una parte del mondo cattolico e con la parte non craxiana del Psi (in questi giorni si ricorda Bettino Craxi con il film del registra Gianni Amelio, ma nessuno ricorda che il Psi di Craxi era schierato con il presidente americano di quegli anni, Ronald Reagan, avallando la presenza dei missili americani in Sicilia, che non stazionavano a Comiso, come si diceva allora, ma erano sempre in movimento in tutta l’Isola, ben nascosti su camion che giravano per le strade siciliane).

Chissà perché, oggi, tutti ricordano il Craxi di Sigonella che, nel 1985, bloccò i militari americani (dimenticando, peraltro, che in questa vicenda il ruolo centrale l’ha giocato l’allora Ministro degli Esteri, Giulio Andreotti), ma nessuno ricorda più che Craxi, diventato Presidente del Consiglio nel 1983, non mosse un dito per contenere gli americani che facevano il bello e il cattivo tempo in Sicilia, a tutti i livelli.

Solo nel Settembre del 1988, quando ammazzarono Mauro Rostagno, i socialisti craxiani cominciarono – non a capire, perché sapevano già tutto – ma a realizzare che, forse, quando nei primi anni ’80 l’allora presidente del Parlamento siciliano, Salvatore Lauricella – inviso a Craxi e alla sua ‘banda riformista’ – avrebbe voluto porre un argine alla presenza militare americana dilagante in Sicilia, beh, forse non aveva poi tutti i torti…

La verità è che l’intreccio, in Sicilia, tra interessi americani, mafia, destra eversiva ‘al servizio dei servizi’, all’ombra della rete internazionale Stay-behind (‘stare dietro’, ‘stare in retroscena’), meglio nota come Gladio non è mai stata chiara. Anzi!

Questo probabilmente spiega il perché certi delitti di mafia avvenuti in Sicilia – ma non soltanto in Sicilia – sono stati definiti opera del “terrorismo mafioso”.

Sempre in questi giorni abbiamo ricordato i 40 anni dall’uccisione – avvenuta il 6 Gennaio del 1980 – dell’allora presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella. E’ tornata in auge quella ‘pista nera’ già descritta dal giudice Giovanni Falcone.

Non c’è stata mai, a quei livelli, contrapposizione tra destra eversiva e mafia, semmai sinergie dentro l’intreccio già descritto. Non a caso, chi ha un po’ memoria, ricorderà che qualche giorno l’omicidio di Piersanti Mattarella, quando ancora si brancolava nel buio, lo scrittore Leonardo Sciascia parlò senza mezzi termini di “terrorismo”: in anticipo sugli eventi e sulle indagini – cosa che gli capitava spesso – lo scrittore di Racalmuto aveva praticamente intuito tutto!

Ma stiamo divagando. Può succedere quando si discetta sulla Sicilia ‘colonia’ italiana, sull’agricoltura siciliana massacrata dall’Unione europea (cosa che va avanti dai primi anni ’80 del secolo passato, con l’arrivo a dazio zero dei primi agrumi africani: guarda caso negli anni di Reagan e dei missili Cruise…), sulla Sicilia base militare USA (e getta…).

Così, oggi, in questo inizio d’anno 2020, ci confrontiamo con i possibili dazi doganali americani. Con una Coldiretti – quella del grano duro Senatore Cappelli ‘soffiato’ agli agricoltori del Sud Italia – che, come direbbero a Catania, “si cassaria tutta“: tutta preoccupata dei danni.

La nostra lettura è capovolta.

Cari amici della Coldiretti, i veri danni, all’agricoltura siciliana li ha fatti e li continua a fare l’Unione europea, che ci impone il grano canadese al glifosato e alle micotossine e il CETA: trattato commerciale internazionale nefasto per l’agricoltura del Sud e della Sicilia, checché ne dica la ministra renziana Teresa Bellanova.

Voi siete preoccupati della pasta italiana che verrà gravata da dazi doganali, amici della Coldiretti? A noi siciliani, della pasta industriale prodotta magari con i contratti di filiera-capestro che troverà difficoltà nel mercato USA non ce ne può fregare di meno (ma certi grandi marchi di pasta non sono già americanizzati?).

Quanto all’olio d’oliva siciliano che verrebbe gravato da dazi doganali USA, beh, i nostri amici della Coldiretti si dovrebbero aggiornare. Intanto – così è stato dichiarato ufficialmente – negli USA la Sicilia spedisce olio d’oliva tunisino!

E poi la Sicilia è piena di olio d’oliva extra vergine a 3 euro a bottiglia che non ha nulla a che spartire con l’olio d’oliva siciliano!

E questo il problema dell’olio d’oliva extra vergine della Sicilia e del Sud Italia, amici della Coldiretti, non l’export negli Stati Uniti d’America!

L’unico, vero possibile danno dai possibili dazi doganali americani colpirebbe il vino siciliano. Ma è un danno aggiuntivo, perché il primo, grande danno al vino siciliano commercializzato negli Stati Uniti è arrivato con l’euro. 

In ogni caso, amici della Coldiretti, i dazi doganali non colpiranno il vino invenduto delle cantine sociali siciliane, né, tanto meno, i piccoli produttori di uva da vino taglieggiati dai prezzi bassi di questo prodotto.

Colpiranno, se si materializzeranno, le aziende private siciliane del vino che, dalla seconda metà degli anni ’90 ad oggi, hanno usufruito di aiuti diretti e indiretti dall’Unione europea, dallo Stato e dalla Regione. Non tutte, per carità: ma la maggioranza sì.

Ci dispiace? Certo. Ma non ci stracciamo le vesti. Sapete, amici della Coldiretti, noi siamo un po’ socialisti. Di solito non ci occupiamo dei problemi dei ricchi: questi problemi li lasciamo con piacere a voi…

 

 

 

 

 

 

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