MES: anche l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti racconta bufale?

MES: anche l’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti racconta bufale?
7 dicembre 2019

Una cosa – al di là dell’appartenenza politica – va riconosciuta all’ex Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti: l’esperienza e la competenza. Il suo giudizio sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) è pesante: “Si tratta di una galleria di orrori fabbricata da elite di tecnici e da gente interessata, abbiamo pagato più degli altri. Adesso devono smetterla”

“Con il Fondo salva Stati si ripete la situazione del 2011, al posto della Grecia ci sono le banche tedesche. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria”.

Così parla in un intervista al quotidiano La Verità, l’ex Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Tema affrontato: il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Visto che ci sono ancora persone – in verità un po’ disinformate (o magari in malafede…) – che continuano a ripetere che tutte le notizie messe in giro sui pericoli del MES sono delle “bufale”, ci piace riportare le parole dell’ex Ministro dell’Economia, che per l’esperienza e la competenza in materia non può certo essere definito un “bufalaro”.

Com’è noto, la riforma del nuovo MES – della quale in queste ore non si parla più, a parte la raccolta delle firme nelle piazze della Lega (sbagliatissimo lasciare alla Lega di Salvini il monopolio del No al MES) –  prevede due possibili linee di credito.

La prima – la migliore – è stata ‘confezionata’ per i Paesi in regola con i vincoli di bilancio, ovvero deficit sotto il 3% e un debito pubblico sotto il 60% del Prodotto Interno Lordo (PIL): cioè soprattutto per la Germania e le sua banche ‘barcollanti’ (chiedetevi come può la Germania avere i “conti a posto” e due banche – Deutsche Bank e CommerzBank  in grandissima difficoltà…).

L’altra linea è stata pensata per i Paesi da ‘spennare’, cioè per chi non rispetta questi criteri che, sotto il profilo economico, sono arbitrari: tra questi paesi da ‘spannare’ c’è, neanche a dirlo, l’Italia. Per questi Paesi il prestito del MES è subordinato all’approvazione di riforme che hanno come obiettivo quello di ‘alleggerire’ le tasche dei cittadini.

Andiamo, in sintesi, a quello che dice Tremonti.

L’ex ministro spiega che la crisi del 2011 – quando ci hanno regalato Mario Monti e lo Spread – non fu causata dai bilanci pubblici, ma dalle banche tedesche e francesi:

“Cosa che poi, dopo aver straziato la Grecia – dice Tremonti – venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi (Fondo monetario internazionale ndr) e Commissione – prosegue Tremonti -. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato. Eppure si trattava di banche…”.

Tremonti si sofferma su un aspetto poco considerato: e cioè che anche le banche possono accedere al fondo del MES.

Altra notizia non esattamente secondaria: il direttore generale del MES è un tedesco: Klaus Regling. 

L’ex Ministro spiega che i meccanismi per giudicare i debiti sovrani contenuti nella riforma del MES sono “autocratici e imperscrutabili”. E aggiunge che la presidenza italiana “in vista del vertice di dicembre confida nello scambio tra ‘riforma’ e ‘pacchetto’. In realtà – sottolinea Tremonti – per noi il pacchetto è ancora più avvelenato del trattato, perché produce automatici, devastanti effetti tanto sulle banche quanto sul debito”.

“La ‘logica del pacchetto’ – leggiamo in un articolo di Libero Quotidiano – era stata chiesta dal premier Giuseppe Conte a giugno all’Eurogruppo e prevede la creazione di uno strumento di bilancio per la competitività e la convergenza nell’Eurozona (Bicc) e un approfondimento dell’Unione bancaria con la garanzia dei depositi”.

“Entrare a Bruxelles, con quel “pacchetto – dice Tremonti – equivale a presentarsi alla Commissione come un kamikaze”.

Insomma, il Presidente del Consiglio, in questa storia del MES, non ne ha combinata una giusta!

L’ex ministro conclude affermando che approvare la riforma e rimettersi al voto in Aula vorrebbe dire per il governo assumersi il rischio che l’Aula dica no, devastando l’immagine del nostro Paese.

Interessante anche quello che Tremonti dice in un’intervista a Il Giornale. A cominciare da un giudizio sul capo del Governo Conte:

“Sta per fare l’avvocato che patteggia l’ergastolo per il cliente”.

Quanto al MES, Tremonti è chiarissimo:

“”Sospendere il tutto, discutere su futuro Europa, rinviare discussione su futuro delle banche. L’Europa è una casa comune, non una banca comune”.

Per l’ex Ministro dell’Economia, lo stop alla revisione del MES “non comporta niente”.

Quindi il giudizio finale:

“Si tratta di una galleria di orrori fabbricata da elite di tecnici e da gente interessata, abbiamo pagato più degli altri. Adesso devono smetterla”.

QUI L’ARTICOLO DI LIBERO QUOTIDIANO 

QUI L’ARTICOLO DE IL GIORNALE

Foto tratta fa Huffington Post 

 

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