MES: spaccatura con possibile scissione nel Movimento 5 Stelle?

MES: spaccatura con possibile scissione nel Movimento 5 Stelle?
28 novembre 2019

Per il Movimento 5 Stelle il MES potrebbe dare vita a un chiarimento politico tra chi vuole ancora andare dietro al PD e all’Europa dell’euro e chi si è già abbondantemente rotto le scatole dell’uno e dell’altra. A nostro avviso sta arrivando il momento di una salutare scissione. Il no di Ignazio Corrao alla ‘mastina tedesca’  

Il parlamentare grillino Gianluigi Paragone è stato chiarissimo:

“Non voterò mai in favore del MES”.

Il MES è il Meccanismo Europea di Stabilità, del quale in questi giorni ci siamo occupati più volte.

Semplificando, si tratta della riforma di questo trattato dell’Unione Europea che dovrebbe servire a ‘tappare i buchi’ delle banche tedesche. E che potrebbe andare ad intaccare i risparmi di chi ha investito in titoli di Stato italiani (il meccanismo è piuttosto complesso e abbiamo chiesto al nostro Economicus di ‘illuminarci’: aspettiamo il suo articolo tra domani e dopodomani).

Si tratta, alla fine, di una delle tante trovate truffaldine dell’Unine europea dell’euro che vengono sbattute in faccia ai Paesi deboli dell’Unione europea (tipo Italia) come “offerte che non possono essere rifiutate”. In questo caso, però, c’è un problema. Il Parlamento italiano ha approvato una risoluzione che impegna il Governo a non approvare questo genere di ‘inchiappi europeisti’ senza il preventivo sì di Camera dei deputati e Senato della Repubblica.

Cos’ha combinato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte? A quanto pare avrebbe già detto “sì” senza avere il sì di Camera e Senato, dove, proprio per questo motivo, c’è già molto ‘bordello’.

Di fatto, Conte, il PD, il Movimento 5 Stelle e Italia Viva di Renzi si sono infognati. Il leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio e Finanze della Camera, intervenendo in Aula, ha detto che “l’avvocato degli italiani si dovrà cercare un avvocato” (per la cronaca, Borghi è un docente di Economia).

Insomma, Conte, quando tra qualche giorno andrà in Aula a riferire su quello che ha combinato con il MES avrà le sue belle “gatte a pettinare”, come si dice dalle nostre parti.

Né lo sta aiutando il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri (quello del Fiscal Compact…), che ha fatto già sapere, non senza arroganza, che il “MES non è modificabile”.

Che succederà in Aula? Il PD – partito della destra economica e finanziaria europea – voterà compatto sì alla nuova tagliola tedesca.

Italia Viva di Renzi, a meno di colpi di scena, dovrebbe votare sì.

Liberi e Uguali o si spaccheranno, o voteranno no (Stefano Fassina – economista anche lui come Borghi, presidente della commissione Bilancio e Finanze del Senato – ha chiesto al Governo di rinviare tutto).

E il Movimento 5 Stelle? Siamo arrivato al passaggio centrale dell’articolo che state leggendo. Nel programma elettorale del 2018 del Movimento 5 Stelle c’è un secco no a tutte queste ‘diavolerie’ europeiste.

Il vero ‘capo’ politico dei grillini, che non è Luigi Di Maio, ma Beppe Grillo, ha lasciato capire che il Movimento è cambiato, che non è più quello di dieci anni fa e bla bla bla.

Ma non tutti, ormai, vanno dietro a Grillo. Anche perché l’unica arma politica che Grillo aveva a disposizione per imporre di prepotenza le scelte – ovvero buttare dal Movimento i ‘ribelli’ – è ormai un’arma spuntata. Paradossalmente, se Grillo dovesse decidere di buttare fuori i parlamentari che non voteranno in favore del MES gli farebbe anche un favore…

Cosa vogliamo dire? Semplice: che ormai, nel Movimento 5 Stelle sono maturi i tempi per una scissione. La impone la logica politica.

Votando sì al MES il Movimento 5 Stelle si candiderebbe alla scomparsa. Molto più logico – non soltanto per i dissidenti, ma per tutti i parlamentari grillini in carica – visto che ormai il Movimento 5 Stelle di Grillo è destinato a diventare un’appendice del PD, giocarsi le carte con una scissione e provare a recuperare i voti di opinione.

Un ‘antipasto’ di quello che potrebbe succedere quando il Parlamento nazionale dovrà discutere il MES lo ha già dimostrato l’europarlamentare Ignazio Corrao, che nel Parlamento di Strasburgo ha votato contro la ‘mastina tedesca’ Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione.

Corrao non si è limitato a votate no, ma ne ha spiegato le ragioni in un lungo post su Facebook  che, a nostro modesto avviso, sa tanto di programma politico…

Qualcuno potrebbe obiettare: visto che, quando, si tratta di Unione europea la Costituzione italiana, da rigida, diventa ‘flessibile’, a tipo Statuto Albertino di serie B, gli ‘europeisti’ potrebbero cercare di evitare il voto del Parlamento: ma questo creerebbe ulteriore ‘bordello’ politico e, forse, peggiorerebbe le cose.

Ah, dimenticavamo: anche il Movimento 24 Agosto per l’Equità territoriale ha già preso posizione sul MES: per sottolineare che si tratta di una porcata! 

Foto tratta da Polisblog

 

 

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