Perché nessuno dice che 20 anni di euro e di rigore economico stanno facendo franare l’Italia?

Perché nessuno dice che 20 anni di euro e di rigore economico stanno facendo franare l’Italia?
25 novembre 2019

L’Italia cade a pezzi perché le politiche del rigore imposte dall’attuale Unione Europea, unite a una moneta unica fallimentare, tolgono al nostro paese le risorse per tutelare l’ambiente. I casi del Mose di Venezia e del ponte Morandi di Genova non fanno testo. La realtà è che l’Italia, nella UE, è diventata fragile e ricattabile. Ha a malapena le risorse per sopravvivere, non per la manutenzione di autostrade, strade, viadotti, fiumi e, in generale, dell’ambiente   

di Economicus

Quando nei primi anni ’80 del secolo passato il volume Liberi di scegliere scritto dall’economista Milton Friedman e dalla moglie Rose imperversava proponendo a piene mani ricette liberiste nessuno poteva immaginare che in Italia sarebbe finita così. Intanto nessuno immaginava che quella che allora si chiamava Comunica Economia Europea – per definizione interventista in economia – sarebbe diventata, una volta cambiato nome in Unione Europea e una volta adottata la moneta unica, una delle capitali mondiali del liberismo economico!

Magari, di mezzo, c’è anche la fobia dei tedeschi per l’inflazione, magari c’è di mezzo la difficoltà di gestire una moneta unica europea con criteri rigidi magari c’è questo ed altro: ma ancora nella seconda metà degli anni ’90 del secolo passato nessuno avrebbe immaginato che l’Italia avrebbe fatto la fine che sta facendo: un’Italia con strade, autostrade, viadotti e, in generale, con le opere pubbliche e con tanti monumenti del passato che cadono letteralmente a pezzi.

Lungi da me il difendere i responsabili del crollo del ponte Morandi di Genova. Ma prima di accusare chi avrà sicuramente responsabilità a Genova, qualcuno ha il coraggio di chiedere: ma nel resto d’Italia le autostrade, le strade a scorrimento veloce, le strade provinciali, le strade interpoderali del Belpaese sono forse tenute meglio?

Ci sono quasi 2 mila e 500 viadotti italiani, dice Milena Gabanelli, che sono nella mani di Dio! Nessuno sa chi si deve occupare della manutenzione.

C’è da stupirsi? No! Chi dovrebbe tirare fuori i soldi per effettuare queste manutenzioni? L’Italia. E dove dovrebbe prenderli?

La cattiva informazione cerca di giustificare l’attuale debito pubblico italiano – che al Dicembre di quest’anno sarà pari a circa 2 mila e 400 miliardi di euro – dicendo che è un’eredità della Prima Repubblica.

Non è così. Nella Prima Repubblica, fino al 1981, il debito pubblico non esisteva. Ha cominciato a pesare dopo il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro imposto da quei poteri che, dieci anni dopo, avrebbero defenestrato la classe politica italiana fomentando Tangentopoli.

Sono stati poteri italiani a volere questo? Sì e no. Le decisioni le hanno adottate politici e tecnici italiani: Ministero del Tesoro e Banca d’Italia. Ma la regia è sempre stata – ed è ancora – esterna all’Italia.

L’Italia ha già pagato 3 mila e 300 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico. E continua a pagare interessi con una media di 80-90 miliardi di euro all’anno.

La storia che la Banca Centrale Europea (BCE) con la gestione di Mario Draghi ha aiutato l’Italia è tutta da dimostrare. L’Italia in questi anni ha continuato a indebitarsi e a pagare interessi. La ‘flessibilità’ di coi tanto si vantava Renzi quando governava l’Italia, era solo nuovo indebitamento. Il resto sono chiacchiere.

I 2 mila e 400 miliardi di euro di debito pubblico l’Italia non potrà mai pagarli: e non li pagherà nemmeno la Francia, che ha un debito pubblico maggiore di quello italiano.

Si pagano invece – questi sì – gli interessi.

E non è un caso che, nella prima rivolta dei Gilet Gialli, nella ‘Carta’ presentata dagli stessi Gilet Gialli c’è la richiesta di azzeramento del debito pubblico, cosa che I Nuovi Vespri ha scritto in questo articolo 8e negli allegati che trovate in tale articolo).

In un Paese normale, dotato di sovranità monetaria, il debito pubblico non è un problema. Ma nell’Unione Europea gestita, di fatto, da una Banca privata – tale è la BCE – il debito pubblico diventa una trappola e uno strumento di ‘ricatto’ politico senza fine!

Nel 2011 il debito pubblico italiano era parti a mille e 800 miliardi di euro. Dopo otto anni si IMU, di tagli alla sanità pubblica, di tagli alla scuola pubblica il debito pubblico italiano è passato a 2 mila e 400 miliardi di euro. Non c’è bisogno di essere economisti per capire che l’euro è una truffa in salsa teutonica!

Se ai guasti prodotti dall’euro si aggiungono le politiche economiche restrittive imposte a tutta l’Eurozona dalla Germania, ebbene, la ‘frittata’ è completa.

Io ormai vivo a Londra da tanti anni. E mi ha fatto piacere leggere su I Nuovi Vespri che uno dei punti che ha determinato l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea – Brexit che mi auguro verrà confermata dalla vittoria di Boris Johnson alle imminenti elezioni politiche – è stata proprio la ‘riforma’ del MES, il Meccanismo Europea di Stabilità. 

Il Regno Unito non è entrato nell’euro. E non ha alcuna intenzione di sostenere il mondo bancario tedesco, perché a questo, come è stato scritto da più parti, servirà il nuovo MES.

E’ un fatto culturale: a differenza – ad esempio – dell’Italia, che non perde il vizio di finire sotto il gioco tedesco, il Regno Unito non chiederà mai il ‘permesso’ a un Paese estero per nominare i propri Ministri!

Lo dico da osservatore di fatti economici: le politiche del rigore economico dell’Unione Europea stanno uccidendo l’ambiente italiano. La scorsa primavera sono stato in Sicilia e ho visto aree verdi abbandonate. Mi hanno spiegato – cosa che poi ho letto su questo blog – che gli addetti alla Forestale, in molti casi, non effettuano le opere di prevenzione perché la Regione deve risparmiare: così ci sono incendi e inondazioni.

Lo stesso discorso vale per l’Italia. A parte l’esempio del Mose di Venezia – dove i soldi sono stati spesi, ma a quanto pare non per far funzionare il Mose – in quasi tutta l’Italia autostrade, strade, viadotti, strade provinciali e, in generale, ogni forma di viabilità stradale è, in buona parte, priva di manutenzione.

E non può che essere così. L’Italia paga una somma enorme in termini di interessi sul debito pubblico. Non solo. Le imprese italiane sono in grande affanno, massacrate da un sistema fiscale opprimente e esoso.

Quando leggo che il Governo Conte bis vuole recuperare risorse dall’evasione fiscale non so se piangere o ridere. Già l’economia italiana è messa in difficoltà dalla moneta unica europea, dalla concorrenza di Paesi dove i costi di produzione sono più bassi (da questo punto di vista penso che l’agricoltura italiana non abbia davanti ancora molti anni di vita), dagli stranieri che si sono presi ‘pezzi’ dell’economia italiana non perché hanno investito, ma – almeno in alcuni casi – per depauperarla; ci manca solo la lotta all’evasione fiscale per darle il colpo di grazia!

Attenzione: non che la lotta all’evasione fiscale sia sbagliata. Ma da quello che leggo non si vuole colpire – come invece si dovrebbe fare! – la grande evasione fiscale, quella che ‘viaggia’ sulla moneta elettronica, ma la piccola evasione fiscale, andando a incidere sul 7% della liquidità, cioè sulla moneta contante.

Questa è una follia allo stato puro che, alla fine, metterà in ginocchio tante famiglie e una parte delle piccole imprese italiane.

Ma il vero tema è l’ambiente. Oggi, in Italia, franano viadotti, strade e autostrade. Esondano i fiumi perché nessuno li ripulisce. Tra qualche anno cominceranno a sgretolarsi anche i beni culturali.

Qual è la ricetta? Non può essere italiana. E’ l’Unione Europea che deve cambiare radicalmente le politiche economiche, investendo nell’ambiente. C’è la possibilità che ciò avvenga? No, perché la nuova Commissione Europea è espressione delle stesse forze politiche che stanno massacrando una parte dell’Eurozona: Popolari e Socialisti, due formazioni politiche al soldo dei liberisti.

E allora? Se l’Italia si vuole salvare deve uscire dall’euro. Subito, senza perdere altro tempo.

Foto tratta da Investireoggi  

 

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