Perché Di Maio ha sbagliato a fare marcia indietro sui Gilet Gialli/ MATTINALE 284

Perché Di Maio ha sbagliato a fare marcia indietro sui Gilet Gialli/ MATTINALE 284
17 febbraio 2019

In alcuni momenti della storia il popolo francese ha dimostrato, con i fatti, di essere migliore dei propri governanti. E l’ha fatto scendendo in piazza. E lo fa da tre mesi, per combattere un personaggio – Macron – messo all’Eliseo dalla finanza liberista. I Gilet Gialli mettono in discussione la follia dell’Europa liberista e il colonialismo francese in Africa. Sono la speranza dell’Unione europea e vanno sostenuti. Il Sud Italia dovrebbe prendere esempio da loro. Di Maio aveva fatto una cosa giusta e ha fatto malissimo a rimangiarsela  

La protesta dei Gilet Gialli compie tre mesi. Contrariamente alle speranze di Macron e della fallimentare Unione europea dell’euro la protesta di ampi strati popolari della Francia non si placa. Anzi.

Le cronache di ieri registrano il 14esimo sabato di protesta non soltanto a Parigi, ma anche in altre città: a Rouen, in Normandia, a Tolosa, a Strasburgo. La gente, alla faccia di chi dice che il numero dei manifestanti va diminuendo, continua a scendere in piazza: e lo farà fino a quando il presidente Macron non se ne andrà a casa.

Quest’ultimo non molla: ed è probabile che si arriverà alle elezioni europee di maggio tra una manifestazione di protesta e l’altra.

Vengono in mente le parole di una bellissima canzone di Fabrizio De Andrè sul Maggio francese:

Anche se il nostro maggio
Ha fatto a meno del vostro coraggio
Se la paura di guardare
Vi ha fatto chinare il mento
Se il fuoco ha risparmiato
Le vostre Millecento
Anche se voi vi credete assolti
Siete lo stesso coinvolti

E se vi siete detti
Non sta succedendo niente
Le fabbriche riapriranno
Arresteranno qualche studente
Convinti che fosse un gioco
A cui avremmo giocato poco
Provate pure a credevi assolti
Siete lo stesso coinvolti

Anche se avete chiuso
Le vostre porte sul nostro muso
La notte che le pantere
Ci mordevano il sedere
Lasciamoci in buonafede
Massacrare sui marciapiedi
Anche se ora ve ne fregate
Voi quella notte voi c’eravate

E se nei vostri quartieri
Tutto è rimasto come ieri
Senza le barricate
Senza feriti, senza granate
Se avete preso per buone
Le “verità” della televisione
Anche se allora vi siete assolti
Siete lo stesso coinvolti

E se credete ora
Che tutto sia come prima
Perché avete votato ancora
La sicurezza, la disciplina
Convinti di allontanare
La paura di cambiare
Verremo ancora alle vostre porte
E grideremo ancora più forte
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti 

A prescindere da Macron – che è un ‘incidente finanziario’ – i francesi sono grandi nelle rivoluzioni: hanno cambiato il mondo non per la “millenaria democrazia”, ma perché hanno fatto ingoiare la polvere ai despoti e hanno fatto mangiare brioche a qualche regina…

Insomma, ai francesi è capitato di avere a che fare con pessime classi dirigenti, sia durante la monarchia, sia durante la Repubblica. E si sono ribellati scendendo in piazza.

Il popolo francese ha sempre dimostrato di essere migliore dei propri governanti. E quando questi ultimi – come sta avvenendo da quando la finanza ha piazzato Macron all’Eliseo – vanno contro gli interessi popolari, il popolo francese scende in piazza: e non lascia la piazza fino a quando con caccia il despota di turno.

Macron ha poco da studiare: ormai il suo destino è segnato: dovrà andare via: e se non andrà via cacciato dalla piazza, andrà via perché verrà travolto dal voto. Come si direbbe dalle nostre parti, unn’avi chù unni iri… 

Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista hanno fatto una cosa giustissima andando a trovare uno dei leader dei Gilet Gialli. Con chi si dovrebbero alleare i grillini, se non con chi sta provando a cacciare i liberisti dalla guida della Francia?

Per questo noi consideriamo la marcia indietro sui Gilet Gialli di Di Maio un errore politico gravissimo.

Già Di Maio ha commesso due errori molto gravi in Puglia: da leader del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto sbaraccare l’ILVA, un’acciaieria figlia della Cassa per il Mezzogiorno che inquina, da sempre, la città di Taranto; e invece si è rimangiato l’impegno assunto in campagna elettorale con gli elettori tarantini.

Avrebbe dovuto bloccare la TAP, ovvero il folle gasdotto che, nel silenzio generale, preceduto dal batterio della Xilella, sta sfracellando oliveti secolari e la costa del Salento: e invece, anche in quest’occasione, Di Maio ha fatto marcia indietro.

Ora si va a rimangiare pure l’accordo con i Gilet Gialli, che stanno facendo quello che la gente del Sud Italia dovrebbe fare per contestare chi considera questa parte il Mezzogiorno una ‘colonia’.

E invece che fa Di Maio? Cambia opinione. Sbagliatissimo.

A Luigi Di Maio vorremmo dire che, in politica, essere come Zelig – il celebre protagonista di un fil di Woody Allen – e cioè l’immagine proiettata degli altri non porta da nessuna parte.

Già il primo segnale è arrivato con il risultato elettorale in Abruzzo. Ma è evidente che Di Maio non ha imparato la lezione.

Quando un moderato si trasforma in rivoluzionario viene guardato con sospetto: e la gente, inevitabilmente, è portata a pensare che il soggetto in questione non è né un moderato, né un rivoluzionario.

Lo stesso discorso vale per il rivoluzionario che si trasforma in moderato: viene guardato con altrettanto sospetto: e anche in questo caso la gente, inevitabilmente, è portata a pensare che il soggetto in questione non è né un moderato, né un rivoluzionario.

Lei, presidente Di Maio, cosa penserebbe se Carlo Calenda dicesse di essere un socialista? O se Matteo Renzi dicesse che lui è il rappresentante della classe operaia? O se Maurizio Martina, dopo essere stato un Ministro delle Politiche agricole che ha penalizzato l’agricoltura del Sud, andasse dai pastori sardi dicendo che il PD è accanto a loro?

Ecco, vice Ministro Di Maio: lei, in questo momento sta finendo per somigliare a certi personaggi del PD che la storia e il popolo italiano hanno già condannato alla sconfitta.

Sulla Francia stavate andando benissimo. Giustamente, avevate accusato non la Francia, ma le classi dirigenti francesi di essere colonialiste. E’ un’accusa sacrosanta. E’ quello che sta scritto al 23esimo punto della Carta ufficiale dei Gilet Gialli:

“FRANCIAFRICA: cessare il saccheggio delle risorse africane e le ingerenze politiche e militari. Restituire i soldi dei dittatori e dei beni saccheggiati ai loro popoli. Rimpatriare immediatamente tutti i soldati francesi. Porre fine al sistema del Franco africano che mantiene l’Africa nella povertà. Stringere rapporti paritetici con gli Stati africani” (QUI POTETE LEGGERE PER ESTESO LA ‘CARTA DEI GILET GIALLI’, OVVERO IL PROGRAMMA POLITICO DEL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO FRANCESE).

Il fatto che la televisione italiana non abbia mai parlato del programma politico dei Gilet Gialli – che è contrario al colonialismo francese in Africa – non significa che l’attuale classe dirigente francese non sia colonialista.

Ci permettiamo di darle un consiglio: torni in Francia, magari con Alessandro Di Battista, per rinsaldare i legami con i Gilet Gialli.

Poi rimangiatevi l’accordo sbagliato che avete chiuso sull’ILVA e chiudere questa pestifera acciaieria.

E bloccate anche la TAP nel Salento.

Chiedete scusa al tarantini e ai salentini e dite loro che avete sbagliato e che state rimediando agli errori commessi.

Foto tratta da Sputnik Italia

CARTA UFFICIALE DEI GILETS JAUNES

 

 

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