Il Comune Palermo vorrebbe rifilare a vita i propri rifiuti al resto della Sicilia?/ MATTINALE 411

Il Comune Palermo vorrebbe rifilare a vita i propri rifiuti al resto della Sicilia?/ MATTINALE 411
28 settembre 2019

Non è pensabile che il Comune di Palermo rifili a vita i propri rifiuti agli altri Comuni della Sicilia. Così come non è pensabile continuare a tenere la più grande città dell’Isola in una condizione di sporcizia permanente con percentuali di raccolta differenziata risibili. La soluzione esiste: commissariare il Comune di Palermo mandando a casa l’attuale amministrazione comunale e iniziare a trasportare fuori dalla Sicilia i rifiuti di Palermo come si fa nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Calabria  

Il 13 dicembre 2017 scrivevamo un articolo con questo titolo:

“Discarica di Bellolampo: si va verso il disastro, ma non gliene frega niente a nessuno!”.

Già allora avevamo capito che Palermo, in materia di gestione dei rifiuti, era finita in un vicolo cieco dal quale non sarebbe più uscita.

Perché un anno e nove mesi addietro pensavamo questo? Per due motivi.

Primo motivo: perché, allora come oggi, la discarica di Bellolampo era ed è satura e non è nelle condizioni ecologiche di continuare a sotterrare altri rifiuti. Le sei vasche presenti in questa discarica sono già troppe e, nel corso degli anni, non sono state gestite bene (qui trovate una nostra intervista all’ex parlamentare nazionale Claudia Mannino, esperta in materia di gestione dei rifiuti, sulla situazione di Bellolampo – una parte di tale intervista la alleghiamo in calce).

A nostro modesto avviso, la settima vasca, nella discarica di Bellolampo, è irrealizzabile.

Secondo motivo: l’attuale amministrazione comunale guidata da Leoluca Orlando non era già allora in grado e non è in grado oggi di far decollare la raccolta differenziata dei rifiuti e non è contestualmente in grado di tenere pulita la città.

I fatti ci stanno dando ragione.

Da oltre un anno Palermo è costantemente sporca, con discariche a cielo aperto e topi e scarafaggi che la fanno da padroni.

Nessuno si può assumere la responsabilità di autorizzare, a Bellolampo, la realizzazione di una settima vasca per interrare altri rifiuti. Mentre il fallimento della raccolta differenziata dei rifiuti, a in città, è sotto gli occhi i tutti.

Qualche osservatore potrebbe giustamente chiedere: come mai, se voi il disastro l’avete preventivano tra il dicembre del 2017 e i primi mesi del 2018, il Comune di Palermo è andato avanti fino ad oggi?

Perché a Bellolampo è stata adottata una soluzione – a nostro avviso irrazionale – che ha soltanto allungato l’agonia: hanno alzato le sponde della sesta vasca e hanno continuato a interrare rifiuti.

A nostro modesto avviso, sotto il profilo ecologico la soluzione adottata dal dicembre 2017 ad oggi è stata semplicemente folle. Ed è ancora più folle constatare che, dal 2017 ad oggi, il Comune di Palermo non ha fatto nulla per cambiare il corso delle cose.

Mentre Comune e RAP (l’azienda che fa capo al Comune che si occupa della raccolta dei rifiuti e dell gestione della discarica di Bellolampo) hanno continuato a riempire di rifiuti la sesta vasca, non è stata cercata un’alternativa: non è stata potenziata la raccolta differenziata che a Palermo ‘viaggia’ su percentuali ridicole; e non è stata cercata un’alternativa alla discarica di Bellolampo.

Anche se con un anno e mezzo circa di ritardo rispetto alle nostre previsioni (noi pensavamo che il caos sarebbe scoppiato nella primavera del 2018: mai avremmo pensato – lo ribadiamo – alla follia di innalzare le sponde della sesta vasca per continuare a interrare rifiuti, soprattutto alla luce dei problemi che ancora oggi contraddistinguono le prime cinque vasche di questa discarica), il caos rifiuti, a Palermo, è arrivato.

E qual è la soluzione adottata? Al Comune di Palermo pensano di risolvere il problema dirottando, a vita, i rifiuti del capoluogo siciliano in altri Comuni della Sicilia!

Inadeguati a gestire un settore ormai diventato ingestibile, il sindaco di Palermo e i vertici della RAP pensano di aver trovato la soluzione scaricando i problemi che essi stessi hanno creato su altri Comuni siciliani!

Assistiamo così a una situazione paradossale: tutti i Comuni siciliani – chi con successo, chi tra qualche stento, chi con ritardo – stanno provando a passare dalla gestione dei rifiuti con le discariche alla raccolta differenziata dei rifiuti. Ora – questa la pretesa del Comune di Palermo! – i Comuni siciliani che, a fatica, stanno cercando di chiudere le proprie discariche e di passare alla raccolta differenziata, dovrebbero comunque tenere aperte e continuare a gestire, a proprie spese, le proprie vecchie discariche per consentire al Comune di Palermo di portare lì i propri rifiuti!

Non solo. Dal 2013, con un ritardo di almeno dieci anni, la Sicilia, in materia di rifiuti & discariche, è stata ‘civilizzata’: i rifiuti, prima di essere interrati, debbono essere trattati: debbono perdere l’80-90% della frazione umida, altrimenti non possono essere finire in discarica.

I rifiuti, detto in gergo tecnico, debbono subire il Trattamento meccanico biologico.

A quanto pare, i rifiuti che escono da Bellolampo contengono una frazione umida più elevata: e, giustamente, i titolari delle discariche di altre parti della Sicilia non ne vogliono sapere di interrare questi rifiuti così carichi di frazione umida!

Ma il punto non è questo: ammesso che a Bellolampo riescano a ridurre al minimo, in accordo con quanto prevede la normativa, la frazione di umido dei rifiuti, la domanda è: per quale motivo più Comuni siciliani dovrebbero seppellire a vita i rifiuti di Palermo?

Il Comune di Palermo dovrebbe presentare un piano e dire:

“Per sei mesi utilizzeremo la vostra discarica, poi contiamo di diventare autonomi con la raccolta differenziata e con altre soluzioni”.

Invece il Comune di Palermo gestisce in modo fallimentare la raccolta differenziata e non ha altre soluzioni, a parte la soluzione – facile – di scaricare su altri Comuni siciliani la propria inadeguatezza e la propria incapacità amministrativa.

Sempre a nostro modesto avviso, gli altri Comuni siciliani debbono categoricamente rifiutarsi di riceve i rifiuti di Palermo, perché non è possibile prendersi i rifiuti di una grande città per seppellirli!

Nei Paesi civili i rifiuti sono una risorsa: producono soldi ed energia. In Svezia hanno messo a punto un sistema di termovalorizzazione a bassissimo impatto ambientale producendo energia e riducendo il costo del servizio per i cittadini. In questo Paese si è arrivati al paradosso: grazie anche alla raccolta differenziata, gli impianti non hanno più a disposizione i rifiuti per produrre energia e per giustificare economicamente la stessa esistenza di tali impianti. Così importano rifiuti da altri Paesi!

A Palermo, invece, andiamo avanti con un’amministrazione comunale inadeguata, fuori dalla storia, incapace di far decollare la raccolta differenziata, che pensa di risolvere i problema scaricandoli su altri Comuni!

Quale potrebbe essere la soluzione?

La soluzione c’è: a patto che a gestirla non sia l’attuale amministrazione comunale.

La prima cosa da fare è commissariare il Comune di Palermo per manifesta incapacità.

La seconda cosa da fare è chiudere subito Bellolampo che va bonificata, non usata per trattare biologicamente – peraltro male! – i rifiuti.

La terza cosa da fare è creare una piattaforma in riva al mare dove effettuare il Trattamento meccanico biologico dei rifiuti di Palermo, che vanno trasportati all’estero, come si fa nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Calabria.

Ma queste tre cose si possono realizzare mandando a casa l’attuale amministrazione comunale. Il commissario, infatti, è l’unica figura che può iniziare a incidere sulle società del Comune di Palermo, liberandole gradualmente dal personale.

Non è pensabile, infatti, continuare a tenere in piedi un Comune – quello di Palermo – che ha più dipendenti della Regione siciliana (circa 20 mila dipendenti il Comune di Palermo, meno di 17 mila la Regione siciliana!).

La realtà amara è che, sulla gestione dei rifiuti di Palermo è stato costruito un apparato clientelare mostruoso, che succhia il denaro dei contribuenti dei cittadini non per eliminare i rifiuti della città, ma per tenere in piedi lo stesso sistema clientelare (oltre 120 milioni di euro la TARI pagata ogni anno dai palermitani: se nella Prima Repubblica qualcuno avesse detto che l raccolta dei rifiuti a Palermo sarebbe costata oltre 200 miliardi di vecchia lire ogni anno sarebbe finito di corsa in manicomio: oggi è normale che i cittadini paghino ogni anno oltre 120 milioni di euro per avere le strade e i marciapiedi piani di immondizia, le discariche a cielo aperto e un Comune imbelle che non sa che fare e cerca di scaricare su altri il problema che ha creato, nel più assoluto silenzio da parte della ‘Grande informazione’).

Portare fuori dalla Sicilia i rifiuti di Palermo farebbe venire meno il clientelismo creato in questo settore dalla politica per produrre voti (e contestuale immondizia nelle strade)?

Pazienza: ce ne faremo una ragione.

Bene ha fatto, fino ad oggi, la Regione siciliana a tenersi parzialmente fuori da questa storia. E farà ancora meglio l’assessore regionale Alberto Pierobon a tenersi totalmente fuori dalla gestione dei rifiuti di Palermo.

Ribadiamo ancora una volta che la gestione dei rifiuti urbani è di competenza dei Comuni e non della Regione!

Alcuni passaggi dell’intervista a Claudia Mannino, marzo 2018:

“Quello che sta succedendo nella discarica di Bellolampo era prevedibile. Abbiamo le prime 5 vasche in gestione fallimentare: sono state messe in sicurezza, ma non mi risulta sia stato completato il sistema di impermeabilizzazione superiore. Almeno la mia ultima ispezione ha accertato questo. Con la gestione commissariale si è realizzata la sesta vasca ed il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) che è costato 24 milioni di euro. La sesta vasca dovrebbe ricevere i soli scarti della lavorazione del TMB. Il TMB ha invece 2 linee: una linea per la separazione dei rifiuti ed una linea di compostaggio di qualità non eccelsa”.

“Le prime 5 vasche sono state messe in sicurezza e sono state coperte con uno strato nero che, per non logorarsi e lesionarsi, aspetta ancora il suo ultimo strato di finitura con lo strato vegetale. Due anni fa i dirigenti della RAP (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti a Palermo e che gestisce anche la discarica di Bellolampo ndr), informalmente, mi dicevano che servirebbero altri 4 milioni di euro.

“La sesta vasca (della discarica di Bellolampo ndr) non sarebbe satura se il Comune di Palermo avesse attivato la raccolta differenziata dei rifiuti in tutto il territorio della città. In questa fase andrebbero ridotti i quantitativi di rifiuti che dovrebbero essere dirottati nelle piattaforme di raccolta differenziata…”.

“… il TMB di Bellolampo ha due linee: una linea per i rifiuti indifferenziati (che vengono separati), mentre lo scarto organico della parte indifferenziata (FOS) viene fatta maturare nelle celle presenti all’interno dello stesso TMB. Fino a prima dell’arrivo del nuovo Governo regionale la maturazione durava circa 14 giorni. Il presidente Musumeci ha giustamente imposto 28 giorni di maturazione. All’interno del TMB vi è poi una seconda linea di solo compostaggio in cui dovrebbero essere portati i rifiuti organici della città di Palermo e gli sfalci di potatura. Questa sostanza organica dovrebbe maturare in 4 celle che, però, vengono utilizzate per il FOS della raccolta indifferenziata”.

 

 

 

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