Discarica di Bellolampo: si va verso il disastro, ma non gliene frega niente a nessuno!

Discarica di Bellolampo: si va verso il disastro, ma non gliene frega niente a nessuno!
13 dicembre 2017

Tra due mesi la discarica di Palermo sarà satura. Forzando la mano, verranno innalzati gli argini per guadagnare altri due mesi. Poi la discarica di Bellolampo verrà chiusa. E sarà il caos, perché anche le altre discariche della Sicilia sono quasi tutte sature. Questo è l’ulteriore regalo-trappolone che il centrosinistra ha lasciato al nuovo Governo regionale

La notizia circola già da circa un anno: “Si lavora per realizzare la settima vasca di Bellolampo, la discarica di Palermo”. Se ne parla, appunto: ma se ne parla e basta. Solo chiacchiere. Il problema è che, nel capoluogo siciliano, quel poco di raccolta differenziata dei rifiuti che c’era non si capisce che fine abbia fatto (di certo è che l’isola ecologica è andata a farsi benedire, COME POTETE LEGGERE QUI), mentre il passato Governo regionale di Rosario Crocetta, a colpi di ordinanze, ha consentito ad altri Comuni di portare i rifiuti a Bellolampo.

Risultato: la discarica di Palermo è ormai satura, perché si è riempita anche la sesta vasca. Da quello che risulta a noi, i rilievi volumetrici effettuati dicono che Bellolampo potrà abbancare rifiuti (leggere seppellire, non prima – si spera – di aver eliminato la parte umida) per altri due mesi.

Forse, con l’innalzamento delle sponde (pratica che dovrebbe essere sconsigliata) si potrebbe arrivare a metà aprile del prossimo anno: dopo di che a Palermo sarà emergenza.

All’emergenza si arriverà comunque: le procedure per la realizzazione della settima vasca sono in corso; poi si dovranno trovare i soldi; e poi si dovrà procedere alla celebrazione della gara di appalto (a meno che, nel nome della cosiddetta ‘emergenza’, non si proceda all’affidamento diretto: e forse è questo il segreto di Pulcinella di tutta questa storia: un bell’affidamento diretto in campagna elettorale – a marzo del prossimo anno di vota per le elezioni politiche nazionali non guasta mai…).

E’ un fatto oggettivo: il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, e l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, non hanno fatto molto per evitare l’imminente crisi della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti nel capoluogo dell’Isola.

Ora la patata ‘bollente’ è stata ereditata dal nuovo Governo regionale che, in verità, non sembra rendersi conto di quello che potrebbe succedere fra tre mesi o giù di lì in Sicilia nel settore dei rifiuti.

Eh già, perché quella di Bellolampo, a Palermo, non è l’unica discarica ormai satura. In una Sicilia dove i due passati Governi della Regione hanno ignorato la raccolta differenziata dei rifiuti e costruito, di fatto, un sistema imperniato sulle discariche, per lo più private (la ‘sinistra’ siciliana…), non è facile, adesso, venirne fuori.

Sul quotidiano La Sicilia il dirigente della Regione, ingegnere Salvo Cocina – di certo un grande esperto in questa materia – parla di produzione di biogas. Di certo farà riferimento non all’impianto che opera nella discarica di Siculiana, in provincia di Agrigento, dove i gas prodotti dalla macerazione dei rifiuti nella discarica vengono aspirati; l’ingegnere Cocina, da quello che abbiamo capito, fa riferimento alla gassificazione dei rifiuti.

Di positivo c’è che il nuovo Governo regionale – con riferimento al presidente Nello Musumeci e all’assessore con delega ai Rifiuti, Vincenzo Figuccia – hanno compreso che gli inceneritori sono solo una risposta al mondo degli affari, non certo all’emergenza rifiuti della Sicilia, dal momento che, per realizzare un inceneritore passano, bene che vada, non meno di cinque anni.

Resta, però, la confusione. E il già visto. Nulla da dire all’ingegnere Cocina. Qualcosa da dire, invece, su tutto il resto.

Esempio: il possibile ruolo che potrebbe giocare il professore Aurelio Angelini (nella foto a sinistra) considerato uno dei massimi esperti presenti in Sicilia in questo settore.

Il professore Angelini – docente presso l’università di Palermo – venne chiamato dal Governo di Raffaele Lombardo. Poi, però, la collaborazione fu interrotta.

La scena si è ripetuta con il Governo regionale di Rosario Crocetta. Il professore Angelini aveva iniziato a collaborare con l’assessore regionale con delega ai Rifiuti, Nicolò Marino.

Ma a un certo punto – questa è storia nota – l’allora assessore Marino entrò in rotta di collisione con i potentati che fanno affari con le discariche: e il presidente Crocetta – il ‘rivoluzionario’ della sinistra siciliana – ha messo fuori dal Governo regionale Marino (e, di conseguenza, anche il professore Angelini).

Insomma: ogni volta che il professore Angelini si avvicina al Governo della Regione scattano, come dire?, le contromisure. Il motivo è semplice: Angelini, oltre che docente universitario esperto su tale materia, è un ambientalista storico della Sicilia e non può certo andare d’accordo con chi organizza e gestisce comitati di affari tra discariche & rifiuti.

La sensazione – e speriamo di sbagliarci – è che, anche con il Governo Musumeci, si stia verificando quanto si è già verificato con i primi due Governi regionali: il professore Angelini è stato chiamato, ma il suo nome non si legge più nelle dichiarazioni ufficiali dei governanti…

Abbiamo il dovere di avvertire i siciliani che i disastri provocati dai due precedenti Governi regionali in materia di gestione dei rifiuti – disastri ereditati dall’attuale Governo Musumeci – si tradurranno, con molta probabilità, in una lievitazione delle bollette della TARI (leggere tassa sui rifiuti). 

Con la chiusura della discarica di Bellolampo – che noi prevediamo ad aprile 2018 – i rifiuti di Palermo (la cui raccolta va già molto a rilento, come si nota in una città sempre più sporca) dovranno essere portati in altre discariche con costi aggiuntivi (i costi per il trasporto).

Ma le discariche siciliane, come già ricordato, sono quasi tutte sature mentre la raccolta differenziata non va oltre il 12%. Ciò significa che i rifiuti di Palermo e di buona parte della Sicilia, tra qualche mese – e chissà per quanto tempo! – dovranno essere esportati, con costi elevati che verranno pagati dagli ignari cittadini siciliani.

 

 

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