Per caso nella Lega si vogliono sbarazzare di Matteo Salvini? Sarebbe una liberazione!

Per caso nella Lega si vogliono sbarazzare di Matteo Salvini? Sarebbe una liberazione!
22 agosto 2019

Due giorni fa il senatore Saverio De Bonis ha ipotizzato una possibile “pace” tra Movimento 5 Stelle e Lega. Considerato che il PD di Zingaretti non sembra molto propenso a un accordo politico con i grillini (come può il PD, per partecipare a un nuovo Governo, porre condizioni “non negoziabili”?), l’ipotesi di un nuovo Governo Giallo-Verde non è da scartare. Magari lasciando fuori Conte, Di Maio e, soprattutto, Salvini 

Veramente strana, ‘sta crisi di Governo. La Lega apre la risi al buio e chiede il ritorno alle urne. Dal Movimento 5 Stelle fanno sapere di non avere paura delle elezioni anticipate, ma hanno dato il via alla trattativa per un nuovo Governo con il PD. Il segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, va a colloquio con il Presidente della Repubblica e, finito l’incontro, esce, incontra i giornalisti e dice che sì, un nuovo Governo si può fare, ma pone ai grillini due, tre, quattro, forse cinque condizioni “non negoziabili”, come se fosse il partito che ha vinto le elezioni del 4 marzo dello scorso anno e non il partito che le elezioni le ha perse e che, stando ai numeri dell’attuale Parlamento, ha la metà dei voti dei grillini!

Morale: il Partito Democratico ha perso le elezioni, ma dovrebbe andare al Governo dettando l’agenda politica. Possibile?

Tutto strano, veramente strano. Un partito che viene ‘ripescato’ grazie a una rocambolesca crisi di Governo, a rigor di logica, non dovrebbe porre condizioni “non negoziabili”: se lo fa, o si sopravvaluta e vuole a tutti i costi umiliare il possibile alleato politico (in questo caso i 5 Stelle), o non ha alcuna voglia di fare un Governo con i grillini!

Nel frattempo, ascoltando i dibattiti in televisione, spuntano e ricompaiono personaggi che fanno parte del più strenuo europeismo liberista: Mario Draghi, Carlo Cottarelli, Matteo Renzi e, addirittura!, persino Romano Prodi! Mancano solo Mario Monti ed Elsa Fornero e il quadro sarebbe completo!

L’Italia, invece di andare avanti, va indietro. Invece di pensare a un futuro diverso, torna al passato. Possibile?

Due giorni fa, in solitudine, abbiamo ripreso un post su Facebook del senatore Saverio De Bonis, ex Movimento 5 Stelle, oggi indipendente, tra i protagonisti del futuro Partito del Meridione. Due giorni fa De Bonis dava come possibile la “pace” tra grillini e leghisti.

Oggi questa tesi viene ripresa da qualche TG.

Insomma, la tesi di De Bonis potrebbe non essere campata in aria. Giuseppe Conte – con la scusa che parla bene le lingue – potrebbe diventare il commissario europeo per l’Italia. E il vice di Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, potrebbe prendere il posto dello stesso Salvini, forse un po’ troppo ‘esagitato’ nel ruolo di Ministro-sceriffo degli Interni…

La cosa dovrebbe essere fatta con ‘leggerezza’: “Sai, per ora al Governo vado io e tu resti nel partito”. In attesa – ovviamente – di prendersi pure il partito…

Insomma, per dirla tutta, anche nella Lega Salvini passerebbe da ‘capitano a capitone!

Il passaggio non sarebbe di poco momento: Salvini ha provato, anche se con poca convinzione, a mettersi contro l’Unione Europea liberista; a sui merito va Quota 100: ma è l’unica cosa che ha fatto contro la UE.

Giorgetti, al contrario, è un liberista che dà piena garanzia all’Europa dell’euro.

E i grillini? Il fatto che tutti nel Movimento sono per Luigi Di Maio potrebbe significare l’esatto contrario: e cioè che è meglio cambiare cavallo. Dubitiamo che sia stato Di Maio a dire sì all’ILVA, sì alla TAP, no al sostegno al Sud e, in generale, no all’agricoltura del Sud.

Il Movimento 5 Stelle – questo ormai è chiaro a tutti – non ha nulla di popolare: al massimo, è un’oligarchia che ha usato i temi populisti per prendere voti, ma che poi, nei fatti, ha tradito quasi tutti gli obiettivi del populismo, allineandosi ai dettami ‘europeisti’.

Di Maio, di suo, ha messo qualcosa: ma il grosso che ha fatto al Governo non è farina del suo sacco. Ma qualcuno – soprattutto dopo la perdita di 6 milioni di voti alle elezioni europee – il conto lo deve pagare.

Facendo pagare il conto a Di Maio i grillini darebbero un messaggio di discontinuità.

Sarà così? Vedremo.

Foto tratta da QuiFinanza

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