Pioggia di fondi europei sulle Riserve naturali (all’insegna del conflitto di interessi)

Pioggia di fondi europei sulle Riserve naturali (all’insegna del conflitto di interessi)
13 agosto 2019

Eccoli: 27 milioni di euro di fondi europei che, invece di essere utilizzati per realizzare infrastrutture, serviranno a pagare gli stipendi di dirigenti e dipendenti degli enti privati che gestiscono alcune tra le più importanti Riserve naturali della Sicilia. Si può fare? Certo: ormai la rendicontazione dei fondi europei è un dantesco ‘Gran bordello’ che consente di fare tutto e il contrario di tutto!  

Riserve naturali della Sicilia: invece della riforma il Governo regionale di Nello Musumeci vara la ‘controriforma’: in pratica, rispetto al passato, non cambia assolutamente nulla. Gli ‘ambientalisti’ – unico caso in Italia – rimangono a gestire alcune tra le Riserve naturali più importanti della nostra Isola. Insomma, continueranno a gestire tali aree protette e, contemporaneamente, a ‘controllare’ l’operato della Regione in materia di ambiente (e si vede come lo fanno bene…).

Non avendo più a disposizione fondi regionali, per foraggiare i gestori delle Riserve naturali si attinge dai fondi europei: ecco pronti 27 milioni di euro da prendere non – come ci si poteva aspettare – dai fondi europei destinati all’agricoltura, ma dai fondi europei del FESR, acronico che sta per Fondo Europea di Sviluppo Regionale 2014-2020.

Così, tanto per capire: si tratta della sezione dei fondi strutturali europei destinati alle infrastrutture; invece il Governo Misumeci con questi fondi va a pagare gli stipendi dei dirigenti e dei dipendenti delle associazioni ambientaliste! Un bel salto pindarico, no?

Ovviamente, diranno che con questi soldi valorizzeranno il territorio, le coste, le piante, i sentieri e bla bla bla. Peccato che per questi interventi esistono altre linee di finanziamento con altri fondi europei. Ma…

Ma ormai – è inutile che ci giriamo attorno – la rendicontazione dei fondi strutturali europei è un dantesco “Gran bordello”, dove succede tutto e il contrario di tutto: dove – è successo nel dicembre dello scorso anno – 700 milioni di euro di fondi destinati proprio alle infrastrutture della Sicilia sono stati rendicontati con i ‘progetti di sponda’ e trasformati in spesa corrente per pagare, in buona parte, cose che con le infrastrutture non hanno nulla a che spartire: personale, precari, Comuni (Comuni che, sempre con i fondi europei destinati alle ‘infrastrutture’, pagano il personale, anche precario: una farsa senza fine!).

E la volete sapere qual è la cosa bella di questa rendicontazione farlocca dei fondi europei destinati alle ‘infrastrutture’, rendicontazione farlocca autorizzata dall’Unione Europea? Che senza questi 700 milioni di euro che la Regione ha incassato da Bruxelles o scorso gennaio, in virtù della citata rendicontazione farloccca autorizzata dalla UE, la stessa Regione siciliana sarebbe fallita!

E allora, visto che i fondi europei per le ‘infrastrutture’ sono una farsa, ebbene, la Regione può anche utilizzarli per pagare i gestori delle Riserve naturali; cioè quegli ambientalisti che dovrebbe controllare la stessa Regione siciliana in materia ambientale.

In italiano si chiama conflitto di interessi, in politica si chiama consociativismo.

Riportiamo qui di seguito il finale di un’inchiesta che abbiamo scritto circa due anni fa. A parlare è il professore Aurelio Angelini, che in materia di ambiente è una delle massime autorità in Sicilia.

“In Sicilia, nella gestione delle aree protette – sottolinea il professore Angelini – mancano le figure tecniche. Botanici, ecologi, geologi e via continuando. Insomma, si registra un’assenza di figure strategiche”.

Infatti con i 27 milioni di euro la Regione bandirà i concorsi, a norma della Costituzione italiana, per assumere botanici, ecologi, geologi e via continuando… Marameo!

Questa parte dell’inchiesta è nostra:

“I gestori privati delle Riserve naturali – con riferimento alle associazioni ambientaliste – non dovrebbero avere funzioni decisorie. Invece, grazie a una legge regionale, rilasciano nulla osta. E infatti, nella tormentata storia del resort del tedeschi della Adler c’è anche un sì del WWF locale – cioè di Siculiana, provincia di Agrigento – ente gestore della Riserva naturale di Torre Salsa... non sarebbe più logico, per gli ambientalisti, controllare l’attività della Regione, piuttosto che gestire le Riserve naturali con i fondi della stessa Regione? Così, in Sicilia, nel corso degli anni, si è creato un rapporto strano tra ambientalisti che gestiscono le Riserve naturali per conto della Regione e la stessa Regione che ci mette il denaro pubblico. Con il Governo regionale di turno e con l’Assemblea regionale siciliana che, ogni anno, in sede di approvazione di Bilancio e Finanziaria, stanziano i fondi per la gestione delle Riserve naturali gestite dagli ambientalisti. C’è il dubbio, a conti fatti, che la politica condizioni gli ambientalisti. Forse, con associazioni ambientaliste sganciate dalla politica si sarebbe potuto fare di più per combattere l’inquinamento nell’area industriale di Siracusa, nella Valle del Mela e a Milazzo, in provincia di Messina, e via continuando con le varie criticità”.

“Il contesto è complicato – aggiungeva due anni fa il professore Angelini -. Credo che, oggi, il meccanismo relativo alla gestione delle aree protette della Sicilia vada ripensato. Penso alla creazione di un’Agenzia regionale nella quale far confluire Parchi e Riserve naturali. Il tutto recuperando il personale che lavora in questo settore da anni. Svincolando le associazioni ambientaliste dalla gestione delle Riserve naturali. Quanto ai Parchi naturali, bisogna dire basta alla gestione politicizzata”.

Invece il presidente Musumeci e l’assessore al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, hanno ‘recuperato’ i fondi europei destinati alle infrastrutture per pagare gli ambientalisti. Geniale!

“Gli ambientalisti – concludeva il docente universitario – debbono controllare l’attività della pubblica amministrazione. Oggi è più che mai necessario valorizzare Parchi e Riserve naturali. Ma valorizzare non significa ‘ingessare’ le aree protette”.

Complimenti vivissimi alle Associazioni ambientaliste della Sicilia che, ancora una volta, hanno acciuffato i fondi pubblici;

complimenti vivissimi anche al presidente della Regione Musumeci, che non ha piazzato, come cerca di fare credere, “un altro tassello che si aggiunge al costante lavoro di salvaguardia e valorizzazione del territorio siciliano”, dal momento che mezza Sicilia è già andata in fiamme: ha solo foraggiato gli ambientalisti;

e complimenti soprattutto all’assessore al Territorio e Ambiente, Toto Cordaro, che è un vero innovatore…

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