Ballottaggi in Sicilia: vince l’astensione, brutto segnale per la vecchia politica in vista delle europee/ MATTINALE 278

Ballottaggi in Sicilia: vince l’astensione, brutto segnale per la vecchia politica in vista delle europee/ MATTINALE 278
13 maggio 2019

Il segnale che viene fuori dal ballottaggi in Sicilia ha due volti: lo spaventoso aumento dell’astensione e il fatto che la stessa astensione penalizzi la vecchia politica di centrodestra e di centrosinistra, favorendo i grillini e, in parte, anche la Lega (che non elegge sindaci, ma prende un sacco di voti). La strategia del Governo nazionale Giallo-Verde si sta rivelando giusta: fare ‘cuocere’ la vecchia politica siciliana nella crisi finanziaria provocata dai Governi Renzi e Crocetta sta distruggendo la stessa vecchia politica…   

Ai ballottaggi delle elezioni comunali della Sicilia hanno vinto, con largo margine di vantaggio, i cittadini-elettori che non si sono recati nei seggi elettorali. Eh sì, l’astensionismo è il vero trionfatore di questo passaggio elettorale. Pensate un po’: in  media, nei Comuni dell’isola dove sono stati celebrati i ballottaggi l’affluenza ai seggi è stata del 43,60%: oltre il 15% in meno rispetto a due settimane fa!

La seconda notizia è che la fuga dei cittadini siciliani dalle urne, questa volta, non ha premiato la vecchia politica, ma i grillini, che conquistano il Comune di Caltanissetta con quasi il 60% dei voti (il nuovo sindaco è Roberto Gambino) e il Comune di Castelvetrano, con quasi il 65% dei voti.

A Gela, invece, pur nel marasma della grande fuga dalle urne (pensate un po’, rispetto a due domeniche fa, a Gela il calo dell’affluenza è stato quasi del 18%!), la vecchia politica ha resistito: ma per raggiungere il 53% al ballottaggio PD, Forza Italia e le altre sigle della vecchia politica si sono dovuti mettere tutti insieme in una sorta di ‘Patto del Nazareno’ alla siciliana riuscendo ad eleggere Lucio Greco.

A nostro modesto avviso, viene ‘letto’ male il voto del ballottaggio a Mazara del Vallo. Ha vinto, è vero, il candidato sostenuto dal centrosinistra e da una ‘macedonia’ di liste civiche (il nuovo sindaco è Salvatore Quinci con quasi il 53% dei voti). Ma il candidato della Lega di Salvini perde, sì, ma si porta a casa quasi il 48% dei voti!

Attenzione al voto di Mazara del Vallo dove è uscito di scena non il centrodestra, ma un esponente storico della destra siciliana, Nicola Cristaldi, ex presidente del Parlamento siciliano, ex parlamentare nazionale, che è stato sindaco per dieci anni.

Di fatto, Cristaldi faceva la differenza e faceva vincere il centrodestra. Ma, in realtà, era lui che ‘teneva’ il centrodestra a Mazara del Vallo. In questa cittadina del Trapanese, rispetto a due domeniche fa, il calo dell’affluenza è stato del 17% e forse più. E con questo calo di presenza di elettori alle urne, il 48% dei voti alla Lega di Salvini non può certo essere considerata una sconfitta. Anzi.

Da segnalare anche la vittoria, a Monreale, del candidato del movimento del presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, Diventeràbellissima, che riesce a far eleggere sindaco Alberto Arcidiacono con oltre il 56% dei voti. 

Quale potrebbe essere, allora, la ‘lettura’ politica di questi ballottaggi?

Sempre a nostro modesto avviso, la vera ‘vincitrice’ di questo passaggio elettorale, come già sottolineato, è l’astensione. Il segnale, per le imminenti elezioni europee, è davvero brutto, soprattutto per la vecchia politica siciliana di centrodestra e di centrosinistra.

Già, per la Sicilia e, in generale, per l’Italia, l’Unione Europea è un disastro. L’Italia, con l’Unione Europea dell’euro, ha perso la sovranità monetaria, ha perso la sovranità politica (ormai un Governo espressione di un libero Parlamento eletto non può nemmeno nominare il Ministro dell’Economia) e sta perdendo anche la sovranità alimentare.

Il fatto che ormai il grano duro del Sud Italia e il grano tenero del Centro Nord Italia siano stati in massima parte sostituiti da grani esteri, spesso di pessima qualità, dà la misura della crisi alimentare dell’Italia. 

Ma il grano non è il solo prodotto agricolo italiano che è stato in buona parte sostituito da prodotti esteri, in molti casi di pessima qualità (si pensi al glisofato e alle micotossine DON presenti in molti grani esteri che arrivano in Italia). La ‘colonizzazione’ alimentare riguarda un gran numero di prodotti agricoli.

Basti pensare all’olio d’oliva tunisino a dazio zero (così ha voluto l’Unione Europea) che ha ‘invaso’ l’Europa (e soprattutto l’Italia), ai pomodori e alla passata di pomodoro cinese, all’ortofrutta africana e via continuando.

Lo smantellamento dell’agricoltura italiana, a partire da quella meridionale, con molta probabilità, rientra in un progetto di ‘colonizzazione’ dell’Italia che è stato già in parte realizzato con l’acquisto, da parte di soggetti esteri, di importanti ‘pezzi’ del sistema produttivo italiano.

Ora tocca all’agricoltura. Che, secondo Bruxelles, va smantellata. A cominciare dall’agricoltura del Sud Italia già presa di mira dalla UE. Lo ‘schema’ prevede il fallimento di migliaia di aziende agricole del Mezzogiorno e la svendita dei terreni, utilizzando le stesse leggi italiane. ‘Operazione’ che è già partita…

I danni prodotti all’Italia dalla UE non riguardano solo l’agricoltura, ma tutto il sistema produttivo e, in generale, la società italiana. Il segnale macroscopico è il costante impoverimento dell’Italia. Per ora il fenomeno si manifesta con il 13 milioni di poveri (di cui 5 milioni indigenti) e con un impoverimento del ceto medio. Ma sta iniziano la terza fase.

La terza fase di ‘attacco’ dell’Unione Europea all’Italia dovrebbe prevedere un’accelerazione nello smantellamento nel sistema sanitario pubblico. Attenzione: il processo è già iniziato. Di fatto, nel silenzio quasi generale, è già saltato uno dei due capisaldi sui quali si regge il sistema sanitario italiano: la solidarietà.

Solidarietà, nel sistema sanitario pubblico italiano, significava finanziamento di questo settore attraverso la fiscalità generale e, quindi, con modalità di finanziamento ascrivibili alla spesa pubblica.

Di fatto, oltre la metà delle medicine e molte prestazioni sanitarie sono ormai a pagamento (queste ultime sono di fatto a pagamento: perché se c’è urgenza di effettuare un esame clinico e le liste di attesa sono infinite non resta che pagare la prestazione sanitaria!).

Come per l’agricoltura – dove la pressione dell’Unione Europea dell’euro per smantellarla è più forte nel Sud – anche per la sanità pubblica la pressione maggiore per smantellarla è al Sud. Dove qualche politico si è già pronunciato in favore della sanità privata (parliamo di Forza Italia: un motivo in più per non votare questa forza politica) e dove va in scena una campagna di informazione errata che coinvolge – con molta probabilità inconsapevolmente – anche il Movimento 5 Stelle (ma di questo parleremo in un articolo a parte).

Resta da capire come reagiranno i siciliani alle elezioni europee. Già il fatto che alle elezioni comunali – di solito molto partecipate – siano andati a votare pochi elettori la dice lunga su quello che potrebbe succedere alle elezioni europee, di solito poco ‘frequentate’ dagli elettori della nostra Isola.

La ‘lettura’ politica di questo mini passaggio elettorale ci dice un paio di cose.

In primo luogo – e questo l’abbiamo già accennato – che l’astensione non favorisce più la vecchia politica, ma il Movimento 5 Stelle e, purtroppo, anche la Lega di Salvini (il purtroppo ci sta, perché noi siamo meridionali e non possiamo che essere dispiaciuti dalla crescita della Lega in Sicilia).

Ciò significa che centrodestra e centrosinistra, ormai, provocano ‘nausea’ politica ed elettorale anche tra i propri elettori. In tanti si stupiscono che, nel Sud, personaggi come Francantonio Genovese in Sicilia (COME POTETE LEGGERE QUI) e politici di centrodestra e di centrosinistra in Puglia (COME POTETE LEGGERE QUI) sarebbero intenzionati ad appoggiare la Lega di Salvini.

Il fenomeno potrebbe avere una chiave di lettura diversa: potrebbero essere gli stessi elettori del Sud che oggi ‘spingono’ i loro ‘capi’ a non appoggiare più candidati di centrodestra e di centrosinistra.

Noi abbiamo ospitato un intervento di un ex democristiano che ha lanciato un appello agli elettori siciliani affinché, alle elezioni europee, non votino per la lista di Forza Italia dove sono confluiti tanti ex democristiani (QUI L’ARTICOLO FIRMATO DA DOMENICO CUTRONA, IL DEMOCRISTIANO CHE INVITA A NON VOTARE PER GLI EX DEMOCRISTIANI).

Che previsioni fare, allora? A nostro avviso, alle elezioni europee, in Sicilia, in tanti sceglieranno il mare. E questa volta a non andare a votare non saranno solo chi le urne le frequenta poco, ma anche gli elettori della vecchia politica ai quali la stessa vecchia politica non riescono più a garantire nulla, a parte le chiacchiere.

La strategia del Governo nazionale Giallo-Verde – tenere la Regione, le Province e i Comuni della nostra Isola nelle disastrose condizioni finanziarie volute dal Governo Renzi e dal Governo Crocetta – si sta rivelando vincente: la crisi finanziaria si sta ritorcendo contro chi l’ha provocata (i Governi di centrosinistra) e contro chi l’ha tollerata (il centrodestra).

Non avendo più clientele e risorse da spartire gli elettori della vecchia politica abbandonano i vecchi politici. Della serie, “senza soldi non si canta Messa…”.

Foto tpi.it

 

 

 

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