La strage di Portella della Ginestra, gli eterni silenzi della sinistra e il ricordo di Pietro Scaglione/ MATTINALE 270

La strage di Portella della Ginestra, gli eterni silenzi della sinistra e il ricordo di Pietro Scaglione/ MATTINALE 270
5 maggio 2019

Oggi, 5 maggio 2019, ricordiamo l’anniversario dell’uccisione del Procuratore della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, avvenuta nel capoluogo siciliano il 5 maggio del 1971. Cogliamo l’occasione per parlare della scialba rievocazione della strage di Portella della Ginestra di qualche giorno fa. E visto che il Ministro Salvini è troppo impegnato a chiudere i porti, invitiamo il capo del Governo, Giuseppe Conte, ad aprire gli archivi sui fatti di quegli anni  

Abbiamo seguito, un po’ annoiati, la manifestazione del 1° Maggio a Palermo, compresa l’ormai storica, settantennale sceneggiata a Portella della Ginestra per ricordare la strage. La variazione sul tema, quest’anno, è stata rappresentata dalla presenza del novantenne Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci, siciliano di Caltanissetta, che in quegli anni era un ventenne esponente del Partito comunista italiano in Sicilia.

Considerato che ci occupiamo da alcuni decenni di questa storia, con rispetto parlando, a nostro modesto avviso, Macaluso non ha detto nulla di nuovo. Al massimo, ha colto l’occasione, facendo qualche raffronto, per lanciare qualche monito a quello che resta, oggi, della sinistra in Italia e in Sicilia. Nessuna novità sulla strage che inaugura la Repubblica italiana e ne segna in modo sinistro il tormentato cammino.

Per noi non è una novità. Dalla sinistra comunista e post comunista siciliana, dal 1947 ad oggi, a parte la testimonianza di qualche ‘eretico’, non sono mai arrivare novità. Qualcosa in più hanno provato a raccontare alcuni dirigenti socialisti di quegli anni: ma l’hanno fatto senza troppo impegno, forse perché anche loro, l’1 Maggio del 1947, non fecero una grande figura. In quegli anni automobili e motociclette andavano spesso in panne…

Sapete perché abbiamo deciso di scrivere questo articolo? In primo luogo per ricordare la figura di Pietro Scaglione, il Procuratore della Repubblica di Palermo ucciso il 5 maggio del 1971 nel capoluogo siciliano. E poiché Scaglione si occupò anche della vicenda Giuliano, non ci sembra errato associare le due ricorrenze.

C’è una seconda motivazione che ci ha spinto a scrivere questo articolo. E risiede nel fatto che, leggendo qua e là i commenti sulla rete, abbiamo notato che tante persone, ancora oggi, sono convinte che a sparare sui contadini, a Portella della Ginestra, siano stati gli uomini della banda di Salvatore Giuliano.

Pensate un po’: già nel processo di Viterbo, che si conclude nel 1953 – sei anni dopo la strage di Portella (già allora i processi in Italia andavano per le lunghe, non per responsabilità dei giudici, ma perché i fatti, se non erano controversi, lo diventavano: con molta probabilità, per confondere le acque) – si mette in dubbio la tesi che a sparare erano stati gli uomini della banda Giuliano. Il processo accerta che molti dei colpi mortali erano stati “radenti” (colpi di arma da fuoco effettuati, per quanto possibile, a livello del piano terra).

Ora, se i colpi mortali erano stati “radenti” e gli uomini della banda Giuliano si trovavano sui monti che sovrastano il piano di Portella della Ginestra, come potevano gli uomini della stessa banda Giuliano avere ammazzato undici persone, ferendone tante altre?

Di questo parla in uno dei suoi libri lo storico Giuseppe Casarrubea, un compianto studioso dei fatti avvenuti in Sicilia negli anni subito successivi alla Seconda guerra mondiale.

Indubbiamente, qualche colpo partì anche dalle parti della banda Giuliano. Ma è stato accertato che nella banda Giuliano non mancava qualche ‘infiltrato’ del nascente Stato repubblicano italiano che, ancor prima dell’entrata in vigore della Costituzione, lasciava già intravedere cosa sarebbe stato capace di fare negli anni successivi…

La verità è che la latitanza del bandito Giuliano – come del resto la latitanza siciliana di grandi capi mafia negli anni ’60, ’70 e ’80 del secolo passato – era una farsa. Giuliano, da ‘latitante, era di casa a Monreale, tra mafiosi e Arcivescovi; in estate prendeva il sole a Scopello (volendo – questo dobbiamo riconoscerlo – è stato il primo a valorizzare questo splendido tratto di costa); almeno un paio di volte la settimana si recava a trovare i suoi a Montelepre; una Fiat 110 lo ‘scarrozzava’ ogni tanto a Palermo per incontrare politici democristiani, socialisti e comunisti: con questi ultimi trattò il passaggio di alcuni separatisti a lui vicini di Partinico, Borgetto e Montelepre nelle file del Pci.

Chi magari non si è dedicato ad approfondire quello che si conosce della vicenda Giuliano fino ad oggi – di questo ne abbiamo avuto contezza sulla rete qualche giorno fa – penserà che noi siamo i soliti “complottisti”. Ma se va a cercare cosa scrive Wikipedia – che non ci sembra una fonte “complottista” – scoprirà che un prestigioso dirigente del Pci siciliano di quegli anni, Girolamo ‘Mommo’ Li Causi – ammette di avere incontrato il bandito Salvatore Giuliano:

“Tutti sanno che i miei colloqui col bandito Giuliano sono stati pubblici e che preferivo parlargli da Portella della Ginestra nell’anniversario della strage”, dice Li Causi. Insomma, i “colloqui” c’erano (COME POTETE LEGGERE QUI).

Abbiamo citato un libro di Casarrubea della seconda metà degli anni ’90. Ma Casarrubea, negli anni successivi, andrà al di là della prima ricostruzione, perché avrà la possibilità di consultare gli archivi segreti americani. E scoprirà che, nella strage di Portella della Ginestra, un ruolo lo ebbero i servizi segreti americani e la X MAS di Junio Valerio Borghese. 

A differenza di quanto avviene in Italia, dove gli archivi sui fatti di quegli anni sono ancora chiusi, gli americani, cinquant’anni dopo Portella, hanno aperto i propri archivi.

La cosa strana è che questi archivi – e siamo tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000 – non hanno mai sollecitato l’interesse dei Governi italiani dell’epoca: Governo Prodi, Governo D’Alema e Governo Amato.

Poi, si sa, le cose passano di moda e, in Italia, le mode passano in fretta: il Governo Berlusconi del 2001-2006 doveva onorare il contratto con gli italiani; il Governo Prodi 2006-2008 se non aveva fatto niente prima perché avrebbe dovuto fare qualcosa dopo?; il Governo Berlusconi 2008-2011 era troppo impegnato con le spread; il Governo Monti era impegnato a massacrare i pensionati e ad appioppare l’IMU; il Governo Letta è stato il nulla; il Governo Renzi aveva altre ‘priorità’ (sbaraccare lo statuto dei lavoratori, ‘Buona scuola’, Jobs Act e altre cose di ‘sinistra’); il Governo Gentiloni “governava bene”; e l’attuale Governo?

Il punto interrogativo ci sta tutto. Il 1996 è l’anno in cui Prodi inaugura il proprio Governo con Giorgio Napolitano Ministro degli Interni. Chi scrive, una sera del giugno del 1997, si trovava a cena con Giuseppe Casarrubea e, insieme, siamo arrivati alla conclusione che gli archivi del Viminale sarebbero rimasti sigillati.

I fatti ci hanno dato ragione. Ancora oggi – e dal 1997 ad oggi sono passati 22 anni – gli archivi del Viminale (e, in generale, dello Stato italiano), che custodiscono alcune testimonianza scottanti su quegli anni in Sicilia (e non soltanto in Sicilia, perché certe decisioni sul caso Giuliano sono state adottare a Roma, con molta probabilità dal Ministero degli Interni, prima e dopo la sua morte: ammesso che Giuliano sia stato ammazzato perché non mancano dubbi anche su questo aspetto) sono chiusi.

Abbiamo avuto modo di invitare l’attuale Ministro-sceriffo dell’anti-immigrazione, Matteo Salvini, tra la chiusura di un porto e le sue ‘dotte’ prolusioni sulla “castrazione chimica”, di trovare il tempo per aprire gli archivi del Viminale (QUI IL NOSTRO ARTICOLO). Ma abbiamo il dubbio che Salvini non sappia nemmeno dove si trovi Portella della Ginestra e che cosa rappresenti.

Forse chi potrebbe fare luce su questa storia, dopo oltre 70 anni, è il capo del Governo italiani, Giuseppe Conte, che è persona seria e per bene. Presidente Conte: ci pensi lei, facciamo un po’ di pulizia.

E’ tempo di capire se, dentro gli archivi dello Stato italiano, ci sono documenti che possono fare chiarezza sul ruolo svolto da alcuni personaggi di quegli anni nella vicenda Giuliano, nella strage di Portella e, con molta probabilità, nei fatti successivi che arrivano fino al vile assassinio dell’allora Procuratore della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione.

Pensi un po’, presidente Conte: il magistrato Scaglione, che cercava di fare luce sugli intrighi di Portella e della banda Giuliano, ucciso a Palermo il 5 maggio del 1971, è stato ‘mascariato’ per decenni. Per distruggere la reputazione di un galantuomo si sono inventati di tutto.

Poi, però, la verità, piano piano, è venuta a galla. E noi, nel nostro piccolo, oggi, nel giorno in cui ricordiamo il suo sacrificio, vogliamo rendere onore a un uomo d’altri tempi che credeva nello Stato di diritto.

Ci pensi Lei, Presidente Conte: apriamo questi benedetti archivi. Dalle parti di quello che resta dell sinistra ci resteranno male. Pazienza: ce ne faremo una ragione.

Avanti, proviamo a capire perché, ad esempio, Salvatore Giuliano ce l’aveva tanto con gli ex Ministri democristiani Mario Scelba e Bernardo Mattarella, magari scopriamo qual è stato il ruolo dell’ispettore Ciro Verdiani, qual è stato il ruolo del capitano Antonio Perenze. Magari riusciremo a capire se tra i sette, forse otto, forse nove, forse dieci memoriali Giuliano ce ne sia magari uno vero (magari una copia di quello vero, chissà).

Magari riusciremo a ricostruire, per filo e per segno, che cosa c’è dietro quello che lo scrittore e giornalista Pietro Zullino, a proposito del “caso Giuliano”, definiva “l’intrigo fondamentale”. E, magari, riusciremo a saperne di più sulla scia di morti ammazzati che, da Portella, arriverà fino agli anni ’70 del secolo passato: la scia di morti individuata da Giuseppe Montalbano, storico dirigente del Pci siciliano che, nei primi anni ’80, darà alle stampe un libro – “Mafia politica e storia” – oggi introvabile, dove si lasciavano intravedere alcune, precise responsabilità politiche che non escludevano la sinistra siciliana.

Foto tratta da antimafiaduemila.com

 

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