Regione siciliana, Comuni e Province come in Grecia? Sarà uno stillicidio sulla pelle dei siciliani/ MATTINALE 267

Regione siciliana, Comuni e Province come in Grecia? Sarà uno stillicidio sulla pelle dei siciliani/ MATTINALE 267
30 gennaio 2019

L’abbiamo scritto e lo ribadiamo: la situazione finanziaria del sistema pubblico siciliano è drammatica. Mancano i soldi per la Regione, per i Comuni e per le ex Province. E la situazione peggiorerà a causa dell’albagia e dell’arroganza della vecchia politica siciliana che pretende aiuto dai grillini al Governo nazionale continuando a denigrarli e a offenderli

L’abbiamo scritto e lo ribadiamo: per la Regione siciliana, per molti Comuni e, in parte, anche per le ex Province dell’Isola si preannuncia uno stillicidio economico e finanziario. Una lunga stagione in cui i soldi – che già oggi sono insufficienti – continueranno a diminuire. A parte l’accelerazione negativa di quest’anno – frutto dei ‘Patti scellerati’ siglati dal passato Governo regionale con il Governo Renzi e, in generale, degli scippi ai danni del Bilancio regionale voluti nella passata legislatura dai Governi nazionali di centrosinistra – la situazione è destinata a peggiorare.

Poteva non essere così. Sarebbe bastato un atteggiamento meno arrogante, da parte degli esponenti politici siciliani, verso il Governo nazionale e, in particolare, verso gli esponenti del Movimento 5 Stelle. Invece no: non solo gli attuali governanti della vecchia politica siciliana hanno preteso aiuti da Roma, ma lo hanno fatto come se, per loro, tali aiuti fossero un fatto dovuto.

Si pensi al sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, quando lo scorso anno, a freddo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico nel quartiere di Brancaccio, non è andato a ricevere il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Tutti gli esponenti del fallimentare centrosinistra battergli le mani: “Bravo, bis”. Risultato: oggi il Comune di Palermo, anche se si fa finta di niente, annaspa.

Con lo stesso sindaco – sempre lui, Orlando – che non trova di meglio che attaccare il Ministero dell’Economia, ‘reo’ di aver segnalato la gestione una amministrativa, economica e finanziaria del Comune poco oculata. Il sindaco di Palermo minaccia di rivolgersi a questo e a quello, dimenticando che l’inchiesta del Ministero dell’Economia sui conti del Comune di Palermo è stata disposta dal passato Governo nazionale di centrosinistra.

Un’inchiesta – come ci ha fatto notare correttamente un ex parlamentare nazionale grillino, Riccardo Nuti – che è nata nella passata legislatura da un esposto di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle.

Non va meglio alla Regione di Nello Musumeci e del suo vice, Gaetano Armao. Nelle scorse settimane i grillini avevano deciso di intervenire in favore delle nove ex Province siciliane, distrutte, sotto il profilo finanziario, dai passati Governi nazionali di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.

Invece di ringraziare, i governanti regionali – che sono espressione della vecchia politica – hanno cominciato a scalciare verso i grillini, perché l’ordine di scuderia che parte dell’Unione europea dell’euro – cioè dai liberisti che fino ad oggi hanno governato la UE – in questa fase politica, è quella di darle in testa ai grillini.

A questo punto i grillini – alla buon’ora! – si sono finalmente svegliati. E – così almeno la ‘leggiamo’ noi questa finanziariamente drammatica fase politica della Sicilia – hanno deciso di far ‘cuocere’ la vecchia e decrepita classe politica siciliana nel proprio brodo. 

Sulla Regione non hanno avuto bisogno di intervenire. Infatti, per mettere in difficoltà il Governo di Musumeci e Armao è sufficiente lasciar decidere agli stessi Musumeci & Armao – due eredi del grande Murphy – che, con la precisione di un’equazione chimica, prendono sempre la decisione sbagliata. 

Emblematica la sceneggiata sui cosiddetti residui attivi: circa 2 miliardi di euro che, nella scorsa legislatura, il passato Governo regionale e la passata Assemblea regionale hanno lasciato in eredità agli attuali governanti.

In verità, sui residui attivi della Regione andrebbe fatta una bella inchiesta: non dai giornalisti, perché è impossibile reperire le ‘carte’, ma dagli stessi parlamentari regionali che dovrebbero chiedere una commissione d’inchiesta. Questo perché, nella passata legislatura, nella montagna di residui attivi che si trascinavano da anni di Bilancio in Bilancio, c’erano residui attivi ‘buoni’ (crediti che, a nostro modesto avviso, potevano essere recuperati) e residui attivi ‘cattivi’ (e tra questi, forse, ci dovrebbero essere i circa 2 miliardi che verranno tolti dal Bilancio quest’anno).

Ma – lo ribadiamo – questa sarebbe una partita nella partita che oggi, purtroppo, non può essere più riaperta. A meno che i due Governi – quello nazionale e quello siciliano – non decidano di fare chiarezza.

Ma l’attuale Governo regionale non sembra in grado di dialogare. Anche perché, come già detto, come tutti i soggetti della vecchia politica, ha l’ordine di attaccare i grillini.

Così la Regione, oggi, si trova a dover tagliare da una Finanziaria già ridotta all’osso (di toccare il Bilancio non se ne parla, è vero presidente Musumeci e assessore Armao?) altri 250 milioni di euro o giù di lì.

Così arriviamo ai giorni nostri. Il nuovo contratto regionale per la non dirigenza? Quattro ‘spiccioli’ (che sindacati ‘battaglieri’…).

Il contratto per la dirigenza? Intanto si tagliano i posti dirigenziali, così si risparmia. Ovviamente questo non viene detto: viene spiegato che, così facendo, si ‘razionalizzano’ i servizi.

La realtà, ovviamente, è un’altra: se l’amministrazione regionale – ridotta già all’osso come la Finanziaria regionale – è già in difficoltà, con i nuovi tagli al personale sarà ancora più in difficoltà. 

E che dire della sanità? Tagli ai primariati, tagli ai posti letto, meno medici, meno infermieri, tagli alla medicina del territorio già assai carente (e in alcune aree della Sicilia inesistente), medicinali che costano meno rispetto ai medicinali originali (la vicenda dei farmaci biologici è emblematica e non escludiamo risvolti eclatanti).

Risultato: il caos nei Pronto Soccorso e una sanità siciliana che, nel silenzio generale, si sta giocando i due cardini del sistema sanitario che fino ad oggi abbiamo conosciuto: l’universalità e la solidarietà.

Per universalità s’intende l’accesso, per tutti i cittadini (compresi in non italiani, alla faccia dei leghisti), alle cure, alle prestazioni di prevenzione e alla riabilitazione previste dai Livelli essenziali di assistenza.

Per solidarietà s’intende il finanziamento, attraverso la fiscalità generale, della sanità pubblica.

Non occorre essere economisti per capire che in Sicilia questi due principi, di fatto, sono messi in discussione, se non già nei fatti sbaraccati: i Pronto Soccorso sono nel caos e, invece di potenziarli con medici, infermieri e posti letto, l’attuale Governo regionale ha potenziato il personale ‘para-militare’ che deve reprimere chi lamenta il caos e le giornate intere di attesa prima di essere visitati.

Per non parlare dei posti letto ultra carenti che costringono gli stessi Pronto Soccorso – che per definizione devono visitare e smistare i pazienti negli ospedali – a ricoverare gli stessi pazienti. Caos su caos su caos.

In questo scenario, con tutta la buona volontà, non riusciamo a capire che fine abbia fatto l’universalità.

Il secondo principio – la solidarietà – nella Regione siciliana è ormai una barzelletta. Infatti, prima il Governo di Rosario Crocetta e, adesso, anche l’attuale Governo non fanno altro che scippare soldi al Fondo sanitario regionale per finanziare altri settori.

Nel 2018 ben 115 milioni di euro sono stati tolti alla sanità pubblica siciliana per destinarli ai Comuni. Più altre manovre che rimangono ‘sepolte’ nelle scartoffie che è impossibile decifrare.

In questo momento non si capisce se le rate dei mutui della Regione (che sono elevate, considerato che la Regione ha quasi 9 miliardi di euro di indebitamento) vengano pagate con fondi regionali o, tutte o in parte, con i fondi della sanità.

Idem per una società regionale inossidabile che continua ad assumere personale.

Per non parlare dell’ARPA: l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente: viene ancora pagata con i fondi degli ospedali pubblici o con fondi regionali? Tranquilli, presidente della Regione e assessori non risponderanno.

Insomma, in Sicilia il principio di solidarietà nella sanità pubblica è stato capovolto: non è più la fiscalità generale che sostiene la sanità pubblica, ma è la sanità pubblica che finanzia e sostiene la fiscalità generale: in questo caso, sostiene le spese della Regione che vengono in parte pagate con i fondi della sanità pubblica. 

Il tutto sulle pelle dei medici e degli infermieri, sempre più stressati, e, soprattutto, sulla pelle dei cittadini ai quali la politica siciliana – e non i medici e gli infermieri della sanità pubblica! – offrono servizi sanitari sempre più scadenti.

E che dire dei forestali? Da quello che abbiamo capito a questo comparto verrà scippata una barca di soldi! Altro che stabilizzazione, per questi lavoratori! Nei prossimi mesi ci sarà da divertirsi.

E l’elenco potrebbe continuare.

Da quello che abbiamo capito, quest’anno si salveranno solo le spese obbligatorie che, non a caso, come avviene da cinque-sei anni a questa parte, rimangono nel Bilancio, mentre in Finanziaria vanno i tagli.

Insomma, possiamo stare tranquilli: non ci saranno tagli per i deputati regionali.

Non va meglio nei Comuni. Che, ormai, più che fornire servizi ai cittadini si occupano di come svuotare le tasche dei cittadini. Tasse e imposte comunali in aumento, autovelox, ZTL e chi più ne ha più ne metta.

In questo scenario Palermo è in prima fila per i noti problemi segnalati dal Ministero dell’Economia. Il Comune di Palermo – per la cronaca – è l’ultimo baluardo clientelare del centrosinistra siciliano.

Anche in questo Comune lo stillicidio economico e finanziario sarà lento, ma inesorabile. L’attuale amministrazione proverà a resistere cercando di acchiappare soldi di qua e di là. E’ di queste ore la notizia che alle circa 700 famiglie che hanno occupato le abitazioni abbandonate dallo stesso Comune è stata data l’iscrizione all’anagrafe. Un atto di clemenza, certo. Ma anche un risparmio per l’amministrazione comunale, che non pagherà più acqua e energia elettrica a queste famiglie. E che, se andrà bene, incasserà pure gli affitti di beni che aveva abbandonato.

Un atto che sembra di clemenza, come si può notare, ha anche il volto dello ‘sparagno’ (COME POTETE LEGGERE QUI).

E che dire dei circa 70 mila abusivi ai quali, nel silenzio generale, l’amministrazione comunale chiede ‘arretrati’ ed ‘affitti’? Un storia incredibile della quale VI ABBIAMO PARLATO QUI. Il tutto sempre per ‘alleggerire’ le tasche dei cittadini.

Ma anche per il Comune di Palermo è solo questione di tempo: l’albagia del centrosinistra che oggi governa la città avrà a disposizione sempre meno risorse finanziarie.

E lo stesso discorso vale per altri Comuni e per le ex Province per le quali, forse, arriveranno, da Roma, circa 70 milioni di euro: le risorse per sopravvivere, non certo per svolgere i compiti che la legge assegna alle stesse ex Province.

Chi pagherà il conto di tutto questo sfascio finanziario saranno i cittadini siciliani, che pagheranno più tasse e più imposte locali (e si dovranno sorbire più ZTL, più autovelox e nuovi balzelli: come la ZTl notturna di Palermo!), per avere in cambio servizi più scadenti.

Quanto potrà durare?

Foto tratta da ilprimtonazionale 

 

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