Palermo, iscrizione all’anagrafe per chi ha occupato una casa abbandonata. Ma nell’ex OMPI e in via Brigata Aosta…

Palermo, iscrizione all’anagrafe per chi ha occupato una casa abbandonata. Ma nell’ex OMPI e in via Brigata Aosta…
29 gennaio 2019

…ma nel complesso dell’ex OMPI, a Partanna Mondello, e in via Brigata Aosta, come ci racconta in questa intervista Nino Rocca, ne succedono di tutti i colori. Ripercorriamo con chi, da decenni, si occupa degli ultimi della città, la vera storia delle circa settecento famiglie che hanno occupato edifici che il Comune di Palermo ha abbandonato. Attenzione: l’iscrizione all’anagrafe non è solo un atto di ‘carità’, perché il Comune ci guadagnerà 

Dopo anni di pressioni sul Comune di Palermo è arrivata finalmente l’iscrizione anagrafica per le famiglie che, per bisogno, hanno occupato gli immobili abbandonati. Si tratta di un risultato importante che mette fine a una lunga stagione di illegalità.

Qualche commentatore, che probabilmente non ha seguito questa storia sin dal suo nascere, si è stupito dell’atto adottato dal Comune. Così, anche per fare chiarezza, abbiamo intervistato Nino Rocca, che da decenni, nel capoluogo siciliano, si occupa degli ultimi, oggi da presidente del SUNIA di Palermo, il sindacato degli inquilini.

Nino Rocca, vogliamo raccontare come stanno le cose, anche per fare chiarezza?

“Certamente. Cominciamo col dire che questa è una battaglia sociale che portiamo avanti da due anni circa. Ed è una battaglia per salvaguardare il diritto delle famiglie povere”.

Vogliamo intanto chiarire di che immobili si tratta?

“Sono immobili abbandonati dal Comune di Palermo che i senza casa hanno occupato e auto-recuperato”.

Quindi non beni immobili confiscati alla mafia o case scippate ai legittimi proprietari?

“Assolutamente no. Ripeto: sono immobili che il Comune di Palermo ha abbandonato. Tra questi ci sono anche edifici scolastici. Edifici che sono stati trasformati in abitazioni per famiglie con l’auto-recupero”.

Se non ricordiamo male, l’occupazione di questi edifici comunali abbandonati è iniziata sei o sette anni fa?

“Sì, sette anni fa. Noi già allora invitavamo il Comune di Palermo ad effettuare un censimento per accertare sia i bisogni delle famiglie senza casa, sia la disponibilità di queste abitazioni abbandonate che potevano essere assegnate a chi ne aveva bisogno”.

Il censimento è stato effettuato?

“Mai. Si è andati avanti con le occupazioni in un clima di illegalità e, come ora dirò, anche di pericolo per l’incolumità di chi ha occupato alcuni di questi edifici abbandonati”.

Oggi quante sono le famiglie che hanno occupato abusivamente gli edifici abbandonati del Comune di Palermo?

“Circa settecento famiglie”.

Si può affermare che l’aumento delle occupazioni di edifici abbandonati dal Comune è la risultante della crescita della povertà?

“Certamente. A Palermo, negli ultimi anni, la povertà è cresciuta a dismisura. Sappiamo tutti che tanti giovani della città – soprattutto i laureati – vanno a lavorare e a vivere nell’alta Italia e all’estero. Poi ci sono quelli che si impoveriscono e non sono nemmeno nelle condizioni di pagare l’affitto per una casa dove abitare. Così si arrangiano”

Con la regolarizzazione anagrafica è stato fatto un passo avanti?

“Sì. Ma è il primo passo avanti. Il riconoscimento, da parte del Comune, dell’iscrizione anagrafica consentirà a queste famiglie di regolarizzare i contratti per la fornitura di acqua e di energia elettrica. Ma ci sono altre questioni aperte”.

Fino ad oggi chi ha pagato l’acqua e l’energia elettrica?

“Il Comune di Palermo”.

Non è che, alla fine, il Comune di Palermo ha fatto questo per evitare di continuare a pagare l’acqua e la luce a queste circa settecento famiglie?

“Credo che, alla base di questa azione del Comune, ci sia la risposta del sindaco, Leoluca Orlando, a chi lo accusa di occuparsi solo dei migranti”.

Vabbé, con l’occasione, però, si sgrava il Comune da alcune spese che non sono proprio bazzecole: acqua e luce per circa settecento famiglie non proprio quattro soldi…

“Certo, c’è anche questo aspetto”.

E magari il Comune conta pure di farsi pagare l’affitto da queste famiglie?

“Certo, credo che si tratti di cifre modeste. Almeno è quello che mi auguro”.

E il Comune recupera immobili che erano stati abbandonati.

“C’è anche questo. Anche se, su questo punto, c’è un problema molto serio da affrontare e risolvere”.

Ovvero?

“La regolamentazione dell’auto-recupero. L’auto-recupero è stato fatto alla buona dalle famiglie che hanno occupato gli edifici. Non c’è stato l’intervento di architetti o ingegneri. Noi auspichiamo che, adesso, intervenga il Comune per dare sicurezza alle famiglie che vivono in queste abitazioni”.

E lei ci crede?

“A che cosa?”.

Al Comune di Palermo che interviene per verificare se l’auto-recupero è stato fatto bene. Lei pensa che l’amministrazione comunale invierà i propri architetti e i propri ingegneri per fare le cose per bene, tipo verificare la stabilità degli immobili?

“Noi lo auspichiamo. Anche perché ci sono le parti comuni di questi edifici che sono abbandonate. Prendiamo il caso dell’ex OMPI, a Partanna Mondello. E’ un complesso di edifici voluto dal Cardinale Ruffini, che magari era un po’ reazionario, ma che dei poveri e, in generale, dei soggetti deboli si occupava personalmente. E le cose le faceva”.

Se non ricordiamo male era un complesso di edifici realizzato bene.

“Sì. oltre alle abitazioni c’era anche una chiesa e c’era un teatro. Per decenni questa struttura ha ospitato gli anziani. A un certo punto – sindaco era Diego Cammarata – il Comune non pagò più la retta. E questi locali sono stati abbandonati e vandalizzati. Solo dopo qualche anno sono stati occupati dalle famiglie senza casa. Ogni famiglia ha ricavato il proprio appartamento. Ma ci sono parti da sistemare”.

Sono pericolanti?

“Credo proprio di sì. Ricordo che nello spazio dell’ex OMPI c’era una delegazione comunale che è stata chiusa perché pericolante”.

Scusi: per il Comune l’edificio è pericolante e poi lo stesso Comune consente alle famiglie di viverci? 

“Ma infatti noi, da tempo, chiediamo al Comune di intervenire sulle parti un po’ a rischio”.

Architetti e ingegneri hanno dato un’occhiata a questi immobili?

“Sì”.

E che hanno detto?

“Hanno detto che i pilastri di alcuni edifici non danno grande sicurezza. Ma questo non è l’unico caso di edifici occupati che presentano problemi. In un edificio di via Brigata Aosta la situazione è ancora più grave”.

Cioè?

“E’ un locale per il quale il Comune paga l’affitto. Solo che ci sono problemi di igiene e altri problemi ancora. Qualche anno fa c’è stato anche un incendio”.

Ci faccia capire: il Comune paga l’affitto per questi senza casa per un’abitazione che presenta problemi?”.

“Per l’appunto”.

Ma non può affittare un altro edificio?

“E’ quello che diciamo noi da anni”.

Ma da quanti anni va avanti ‘sta storia di via Brigata Aosta?

“Da almeno quindici anni. C’era Orlando sindaco. Poi è arrivato Cammarata e poi è arrivato di nuovo Orlando. Sembra incredibile, ma è così. La verità è che al Comune di Palermo gli sprechi non si contano. Se un giorno la Corte dei Conti ci metterà il naso…”.

A proposito di senza casa, com’è finita la storia delle venti famiglie sfrattate da via Savagnone, nel quartiere della Noce?

“Per alcune di queste famiglie, che vengono ospitate dal Comune per sei mesi, finirà in un’amara barzelletta”.

In che senso?

“Nel senso che si tratta di un’operazione di assistenzialismo a tempo determinato. Staranno lì sei mesi a spese del Comune e poi…”.

E poi?

“E poi, una volta trovato il lavoro dovrebbero essere in grado di pagare l’affitto”.

Trovare il lavoro a Palermo? Cos’è, uno scherzo?

“Purtroppo non è uno scherzo. L’affitto per sei mesi il Comune di Palermo, a queste famiglie, lo sta pagando con i fondi del PON metro. Il regolamento prevede che l’affitto potrà essere pagato per sei mesi, in attesa che, dietro l’angolo, spunti il lavoro…”.

Finiti i sei mesi di affitto, se i componenti di queste famiglie in grado di lavorare non avranno trovato un lavoro che succederà? 

“Lo chieda al Comune di Palermo. Quello che io posso dire è che questo è un modo per gettare al vento i fondi pubblici del PON metro. A Palermo servono posti di lavoro. Lo stesso auto-recupero di questi edifici potrebbe diventare una fonte di lavoro”.

Per concludere, possiamo dire che il primo passo è stato fatto. Ora bisognerà convincere il Comune di Palermo a fare il resto. Ma questo primo passo non si poteva fare prima?

“Certo, andava fatto qualche anno fa. Quando l’allora assessore comunale, Giusto Catania, ci rispondeva che quello che il Comune sta facendo oggi – cioè l’iscrizione anagrafica – non si poteva fare. Ora Catania ha cambiato idea. Ora dice che si può fare. Dovrebbe riconoscere che, ogni tanto, sbaglia pure lui”.

 

 

 

 

 

 

 



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