Grano duro ‘bio’: nel 2015 il ‘no’ del Ministero alla Sicilia. Grillini sempre più incomprensibili

Grano duro ‘bio’: nel 2015 il ‘no’ del Ministero alla Sicilia. Grillini sempre più incomprensibili
9 novembre 2018

Pubblichiamo il documento con il quale, nel 2015, il Ministero delle Politiche agricole ha già detto ‘No’ alla rotazione biennale per il grano duro biologico. E replichiamo anche al parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Giuseppe L’Abate che, al pari di un altro deputato grillino, Paolo Parentela, si ostina a difendere un provvedimento sbagliato che penalizza la Sicilia e il Sud

Alla fine sarà il Governo nazionale – il Ministro leghista delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, e i grillini – a decidere su un fatto tecnico diventato politico. La storia l’abbiamo raccontata più volte: è la deroga – richiesta a Roma per la seconda volta dalla Sicilia – per poter coltivare nella nostra Isola il grano duro in biologico secondo quella che è la tradizione siciliana: e cioè un anno grano duro e un anno una leguminosa. Deroga che è stata chiesta perché il Governo nazionale, reiterando e inasprendo un provvedimento adottato dal Governo Berlusconi nel 2009, sta cercando di imporre una rotazione triennale!

Torniamo a ribadire che il Decreto ministeriale dello scorso settembre risponde a una tesi che non è ‘Vangelo’, ma che è opinabile. In ogni caso, si tratta di un provvedimento che penalizza la Sicilia agricola, che è la prima Regione italiana per superficie agricola investita in agricoltura biologica.

Perché torniamo sull’argomento? Per tre motivi.

Il primo motivo è che, ieri, negli uffici dell’assessorato regionale all’Agricoltura si è svolta l’ennesima riunione tra tecnici, associazioni, docenti universitari eccetera eccetera. Obiettivo: rifinire la richiesta.

La seconda notizia è che, finalmente, siamo venuti in possesso della risposta del Ministero delle Politiche agricole del 2015, quando ha detto “No” alla legittima richiesta di deroga della Regione siciliana, degli agronomi, delle associazioni che nella nostra Isola si occupano di agricoltura biologica e delle organizzazioni agricole (LA TROVATE ALLEGATA IN CALCE ALL’ARTICOLO).

Leggendo questo documento chi ‘mastica’ un po’ di agronomia capisce che la ‘ricetta’ del Ministero – condita con le prescrizioni balorde della solita Unione Europea – è solo una tesi che ha una validità pari a quella degli agricoltori siciliani.

Il documento è importante, perché da allora ad oggi, è cambiata solo la formulazione del Decreto del 2009, resa più stringente dal Decreto ministeriale n. 6793 dell’8 luglio scorso. Infatti, se dal 2009 ad oggi gli agricoltori siciliani che coltivano grano duro biologico (e forse non soltanto gli agricoltori siciliani) hanno ovviato al problema seminando due colture nell’anno in cui non si coltiva il grano, con la nuova formulazione saranno costretti a seminare il grano duro biologico un anno sì e due no.

Tre anni fa – era il 2015 – la Sicilia, come già ricordato, ha provato a illustrare al Ministero che in Sicilia, da sempre, si effettua una rotazione biennale: un anno grano duro e il secondo anno una leguminosa. E che la prescrizione della rotazione  colturale triennale è solo una forzatura che ha il carettere di una vessazione.

Ma il Ministero, con una serie di motivazioni ‘presunto-tecniche’, ha detto no.

La terza notizia è una dichiarazione di qualche giorno fa del parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Giuseppe L’Abate, componente della commissione Agricoltura della Camera dei deputati. Eccola:

“Questo decreto ministeriale è finalizzato a rendere le rotazioni reali e non più fittizie ed è stato elaborato a seguito di un articolato confronto tecnico-agronomico che ha coinvolto tutte le Regioni. Il decreto, infatti, è stato approvato dalla Conferenza Stato Regioni e non rappresenta una volontà politica bensì una richiesta tecnica fatta dalle Regioni, visto che questo provvedimento raccoglie e semplifica le norme stratificatesi negli ultimi dieci anni. In ogni caso – prosegue L’Abbate – è consentita dall’art. 2 comma 7 la deroga in caso di condizioni pedoclimatiche che non consentano la rotazione secondo le modalità stabilite dallo stesso decreto. Infine, ad ogni modo, l’ufficio ministeriale competente si è fatto promotore di una nota interpretativa volta a venire incontro alle possibili criticità segnalate dal mondo produttivo. A chi pensa che è facendo circolare corbellerie sul nostro operato che riusciranno a scalfire la nostra immagine politica ribadiamo che le nostre risposte saranno sempre i fatti, concreti e reali al servizio dell’intero primo settore italiano, da decenni abbandonato dalla politica”.

E’ evidente che ci sfugge qualcosa: se questo Decreto ministeriale è stato concordato con tutte le Regioni, come mai la Regione siciliana oggi è contraria? A questa domanda dovrebbero rispondere l’assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, e il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione, Carmelo Frittitta.

Dopo di che, con garbo, vorremmo dire all’onorevole L’Abbate (e anche a un altro parlamentare grillino, Paolo Parentela, che si è occupato anche lui di questa storia COME POTETE LEGGERE QUI) che la Conferenza Stato Regioni non è la ‘Cassazione’ dell’agronomia.

In agronomia, sulle rotazioni colturali, ci sono tante tesi. C’è chi, come il Ministero, sostiene che, per il grano duro biologico, va bene la rotazione triennale; e ci sono tanti agricoltori siciliani – che con l’agricoltura ci vivono (e, a differenza dei parlamentari, non si mettono in tasca ogni mese la diaria) – che sostengono che va bene la rotazione biennale.

Quello che in questa storia è odioso è il fatto che il Ministero debba entrare nella vita e nelle aziende degli agricoltori siciliani per imporre una tesi agronomica che ha una valenza tecnica uguale a quella degli agricoltori siciliani.

Queste cose – egregio onorevole L’Abate – si facevano in Russia ai tempi di Stalin!

Quanto all’immagine politica dei grillini non c’è bisogno dell’azione di terzi per scalfirla: basta difendere un provvedimento del genere e addio credibilità tra chi, in Sicilia, coltiva grano duro biologico e anche tra chi, da osservatore, non può non notare quella che – lo ribadiamo – è solo una vessazione che colpisce la Sicilia e, in generale, il Sud Italia.

E visto che l’onorevole L’Abate è entrato nel dettaglio agronomico, ebbene, ci dovrebbe spiegare perché il Ministero consente il reingrano (cioè la coltivazione di un cereale due anni consecutivamente: pratica – questa sì – che impoverisce il terreno!) e perché il riso – che appartiene alla famiglia delle Graminacee – sempre grazie al Ministero delle Politiche agricole, si può coltivare tre anni consecutivamente!

Sarebbe gradita una risposta.

P.s.

Non sappiamo come finirà questa storia. Ma sappiamo che se il Ministero a trazione leghista (con i grillini che gli reggono il gioco) dovesse per la seconda volta dire “No” bisognerebbe organizzare una protesta di piazza.

Foto tratta da greenme.it 

QUI IL DOCUMENTO CON IL QUALE, NEL 2015, IL MINISTERO HA RESPINTO LA RICHIESTA DELLA SICILIA DI COLTIVARE IL GRANO DURO BIOLOGICO IN ROTAZIONE BIENNALE 

 

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