Grano duro biologico: la Sicilia agricola a Roma, con il cappello in mano, a chiedere ‘clemenza’ al Ministro leghista…

Grano duro biologico: la Sicilia agricola a Roma, con il cappello in mano, a chiedere ‘clemenza’ al Ministro leghista…
1 novembre 2018

Invece di andare allo scontro, imponendo al Ministro leghista Gian Marco  Centinaio e alla burocrazia del Ministero delle Politiche agricole di ‘rimangiarsi’ un Decreto ministeriale senza capo, né coda, la Sicilia politica, sindacale eccetera eccetera ha deciso di mediare con Roma. Una scelta sbagliata che dà credibilità a un Ministro antimeridionale e lo mette in una posizione di forza 

La Sicilia agricola si mobilita – forse con un po’ di ritardo – per fronteggiare l’ultimo capriccio del Ministero delle Politiche agricole: il tentativo di ridurre la produzione di grano duro in biologico. Una storia che vi abbiamo raccontato con dovizia di particolari (IN QUESTO ARTICOLO)  e che vede insieme il Ministro leghista che oggi controlla l’agricoltura, Gian Marco Centinaio, e i grillini che hanno avallato una penalizzazione a carico del Sud e, in particolare, della Sicilia.

A conti fatti, dietro questa penalizzazione c’è il Governo di grillini e leghisti:la comica del “Governo del cambiamento”!

Riunioni-fiume, in questi giorni, a Palermo, nella sede dell’assessorato regionale all’Agricoltura. Obiettivo: andare con il cappello tra le mani da ‘Sua eccellenza’ il Ministro leghista Centinaio per ‘pietire’ la deroga a un provvedimento assurdo, senza capo né coda.

Invece di andare a Roma a sbattere sul tavolo del Ministro leghista un provvedimento sbagliato, se non vessatorio, pretendendo la libertà, per gli agricoltori, di coltivare il grano duro biologico, in Sicilia, Governo e burocrazia dell’assessorato all’Agricoltura hanno deciso di andare a trattare con i prepotenti del Ministero.

Un diritto deve diventare una ‘cortesia’ fatta agli agricoltori siciliani da un Ministro leghista: contenti loro…

Qualcuno sostiene che questo provvedimento riguarda tutta l’Italia. E vero. Ma se è vero che il grano duro si va diffondendo anche nel Centro Nord Italia (con risultati, in termini qualitativi, tutti da dimostrare, perché il grano duro, per maturare naturalmente, ha bisogno di sole e non sempre, nel Nord Italia, il sole per il grano duro è quello giusto: non a caso nelle campagne del Nord del nostro Paese sono molto diffusi gli essiccatoi per cereali: e questo già la dice lunga sul grano duro del Centro Nord Italia…), è anche vero che il grano duro biologico, almeno fino ad oggi, è una prerogativa del Mezzogiorno e, in particolare, della Sicilia, prima Regione italiana per superficie investita ad agricoltura biologica.

La storia di questa ingiustizia, per filo e per segno, la ritrovate negli articoli allegati. In sintesi, possiamo affermare che il tentativo di imporre una rotazione triennale, costringendo gli agricoltori che producono grano duro biologico a seminare lo stesso grano duro una volta ogni tre anni, ha poco di agronomico, perché in Sicilia, sin dall’antichità, il grano duro viene seminato un anno sì e uno no, alternandolo con una leguminosa (nel passato si ricorreva al ‘Maggese’).

Come raccontiamo negli articoli che trovate allegati, l’idea, senza capo né coda, di imporre la coltura del grano duro biologico una volta ogni tre anni si materializza nel 2009, durante gli anni del Governo nazionale di Silvio Berlusconi. E non c’è da stupirsi: al di là dei siciliani che sono andati dietro all’ex Cavaliere e che ancora gli vanno dietro (alcuni a ragione, visto che l’hanno fatto e lo fanno per interesse, altri da ingenui, perché credono alle promesse che questo signore non ha mai mantenuto), Berlusconi e i suoi ‘scagnozzi’ siciliani hanno sempre lavorato con ‘passione’ per affossare la nostra Isola.

E infatti, come già ricordato, è il Governo Berlusconi che, nel 2009, inventa la rotazione colturale triennale per il grano duro in biologico: grano duro una volta ogni due anni. Motivo: per tutelare la biodiversità. “Ma de che?“, direbbero a Roma.

Pensate un po’: un Ministero – che peraltro è stato anche abolito con un referendum e che è stato fatto ‘rinascere’ all’italiana, cambiandogli il nome (da Ministero dell’Agricoltura e Ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali con l’aggiunta della pesca) – che, nel 2009, si occupa della ‘biodiversità’ nella granicoltura biologica… Ma vedi un po’ quanto sono ecologisti!

Qualcuno sostiene che la trovata del 2009 sia un ghiribizzo di qualche burocrate ministeriale. Con tutto il rispetto, non ci crediamo. Perché in un Paese dove le politiche agricole le hanno sempre decise le industrie del Nord Italia (dalle industrie chimiche – fertilizzanti, pesticidi erbicidi – alle industrie della pasta), una penalizzazione del genere, mirata sul grano duro biologico  del Sud Italia e, segnatamente, della Sicilia non può essere causale.

Detto questo, gli agricoltori del Sud Italia hanno trovato il modo di aggirare questa penalizzazione ‘agronomica’, piazzando due colture in un anno e continuando a seminare il grano duro un anno sì e uno no, come del resto si fa in Sicilia da migliaia di anni.

Ma adesso è arrivato il Ministro leghista e, zact!, con un Decreto della scorsa estate (Decreto ministeriale n. 6793 dell’8 luglio, leggiamo su Siciliarurale.eu), il Ministro Centinaio ha stabilito che gli agricoltori dovranno produrre il grano duro biologico una volta ogni tre anni!

Perché un Ministro si deve intrufolare nella vita degli agricoltori, imponendo regole su materie, peraltro, molto opinabili, quando lo stesso Ministro leghista, da quando si è insediato, non ha fatto praticamente nulla di positivo per l’agricoltura del Sud, lo si può intuire. E’ evidente che si aspetta quello che sta succedendo: e cioè che, dalla Sicilia, partano ‘carovane’ magari ‘cammellate’ che lo vadano ad ‘omaggiare’ come si usava fare nella vecchia politica clientelare della vecchia DC.

Per ora tutti ‘ringraziano’ il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della regione, dotto Carmelo Frittitta, che si è fatto promotore di una riunione con rappresentanti degli agricoltori, esponenti delle organizzazioni agricole, docenti universitari e chi più ne ha avuto più ne ha messo, per andare a Roma, come già ricordato, dal Ministro-satrapo-leghista a ‘implorare’ la deroga.

Sempre con rispetto parlando, se il Decreto ministeriale è del luglio scorso, com’è che al dottore Frittitta la fretta gli è venuta dopo tre mesi? Ha impiegato 90 giorni o giù di lì per riflettere? Per caso è un filosofo?

Non sappiamo come finirà questa sceneggiata. A quanto pare proporranno a Roma, per la Sicilia, una rotazione quadriennale: un anno grano duro, il secondo anno leguminosa, il terzo anno grano duro e il quarto anno leguminosa. Di fatto, è la rotazione biennale – quella che in Sicilia si fa da sempre – moltiplicata per due!

Come già accennato, non sappiamo come finirà. A nostro modesto avviso, lo ribadiamo, la strada scelta – andare a ‘pietire’ clemenza da un Ministro leghista – è sbagliatissima. Il Decreto ministeriale andava sbattuto sul tavolo del Ministro ‘longobardo’ subito dopo la sua approvazione; di tale decreto andava chiesto conto ai parlamentari nazionali grillini eletti in Sicilia e, in generale, nel Mezzogiorno d’Italia che, anche in quest’occasione, stanno dimostrando di essere, nella migliore delle ipotesi, inadeguati.

 

 



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