La ‘gioia’ dei grillini: stop all’invasione del riso del Sud-Est asiatico! E l’invasione del grano duro estero nel Sud?

La ‘gioia’ dei grillini: stop all’invasione del riso del Sud-Est asiatico! E l’invasione del grano duro estero nel Sud?
7 novembre 2018

La parlamentare europea grillina, Tiziana Beghin, in un video diffuso su Facebook, ci dà la “grande notizia”: bloccata l’invasione del riso del Sud-Est asiatico. Tutelati gli interessi dei risicoltori del Nord Italia. E le navi cariche di grano duro che continuano ad arrivare in Italia, penalizzando i produttori di grano duro del Sud chi le ferma? ‘Complimenti vivissimi’ al Movimento 5 Stelle neo-nordista… 

Il bello sapete qual è? Che l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Tiziana Beghin, ha fatto pure un video diffuso su Facebook accompagnato dal seguente post:

“Grande notizia per i produttori di riso italiani: dopo mesi di duro lavoro abbiamo ottenuto un’importantissima vittoria: da gennaio 2019 l’invasione di riso dal Sud-Est asiatico sarà soltanto un lontano ricordo!”. (QUI IL VIDEO DI TIZIANA BEGHIN).

Avete capito? Il Movimento 5 Stelle, che lo scorso 4 marzo, alle elezioni politiche, ha preso una barca di voti al Sud, si è mobilitato per difendere gli interessi dei agricoltori che coltivano il riso, che sono tutti nel Nord Italia. Ed è stato un successo: la Commissione Europea si è convinta e ha firmato una clausola di protezione: dall’1 gennaio del prossimo anno il riso che arriva in Italia dal Sud-Est asiatico verrà gravato di un dazio doganale pari a 175 euro a tonnellata. 

Insomma, per dirla in breve, per i Paesi del Sud-Est asiatico importare riso in Italia diventerà sempre più difficile. Perché l’Unione Europea dell’euro, che sul liberismo economico non transige, grazie alla mediazione degli europarlamentari italiani – soprattutto degli europarlamentari grillini – ha deciso di derogare per dare una mano agli agricoltori del Nord Italia che coltivano riso.

E il grano duro del Sud Italia? Vabbé, non è che sono la stessa cosa: un conto sono i risicoltori del Nord, per i quali, giustamente, i grillini si sono mobilitati, mentre altra e ben diversa cosa sono i ‘cafoni’ meridionali che coltivano il grano duro. Volete mettere?

Gli agricoltori del Sud Italia che si ostinano a produrre grano duro si debbono sorbire le navi cariche di grano duro che arrivano da mezzo mondo a prezzi stracciati: un grano duro che, in alcuni casi, arrivando da Paesi freddi, viene fatto maturare artificialmente con il glifosato, un erbicida che provoca danni alla salute umana (COME POTETE LEGGERE QUI).

Poi, si sa, le stive delle navi spesso sono umide: e se c’è umidità arrivano i funghi che producono la micotossina DON, che ha effetti tutt’altro che benefici sull’organismo umano (COME POTETE LEGGERE QUI).

Ma anche se il grano duro che arriva con le navi non contiene né glifosato, né micotossine DON (cosa che non può essere esclusa, dal momento che i controlli sul grano che arriva con le navi, nel nostro Paese, o sono carenti o – come nel caso della Sicilia (ma sospettiamo anche della Puglia) – non esistono), l’offerta di grano duro aumenta e il prezzo – ovviamente! – si abbassa.

E infatti, da due anni, il prezzo del grano duro del Sud Italia è fermo a 18-20 euro al quintale (più 18 che 20 euro). Considerato che produrre un quintale di grano duro tradizionale costa circa 24 euro al quintale, gli agricoltori del Sud Italia dovrebbero vendere il proprio prodotto sotto costo, perdendoci: e infatti, in molti casi non lo vendono: si limitano a stoccarlo, aspettando tempi migliori.

Secondo voi gli americani, i tedeschi, i francesi e i giapponesi, che dall’Italia importano tanta pasta industriale italiana, lo sanno che stanno mangiando pasta che di grano duro del Sud Italia – che è uno dei migliori del mondo – ne contiene poco? Secondo noi sì, perché ormai la notizia che le industrie della pasta italiana non producono solo con il grano duro italiano, ma con l’aggiunta di grani duri esteri è nota (COME POTETE LEGGERE QUI).

Ovviamente, lo stesso discorso vale per i consumatori italiani che portano sulle proprie tavole pasta industriale.

Ma la notizia, oggi – la vera notizia – è che “l’invasione del riso del Sud-Est asiatico” è stata finalmente fermata, con grande gioia dei grillini, mentre “l’invasione del grano duro estero” (compreso il grano duro canadese prodotto nelle aree fredde e umide e fatto maturare a colpi di glifosato, di cui non parla più nessuno, ma che esiste ancora) può continuare senza problemi.

Sì, i porti di Pozzallo, Palermo, Catania, Mazara del Vallo, Bari, Barletta, Manfredonia, Brindisi e via continuando possono continuare a sbarcare grano duro dell’universo mondo.

Chiediamo ai parlamentari grillini europei, nazionali, ai deputati di Sicilia e Sardegna e ai consiglieri regionali delle altre Regioni del Sud: tutto questo vi sembra serio?

Ma come: nel Nord, dove di voti ne prendete pochi, avete risolto i problemi ai risicoltori (la Lega di Salvini vi ringrazierà…), mentre nel Sud, di fatto, sul grano duro avete prodotto solo interrogazioni e chiacchiere.

Pur facendo parte del Governo, avete ‘interrogato’ lo stesso Governo, per esempio, sull’incredibile vicenda della ‘privatizzazione’ del grano duro Senatore Cappelli (QUI L’INTERROGAZIONE DEI SENATORI GRILLINI SUL GRANO DURO CAPPELLI): e il Ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio, non vi ha nemmeno riposto! E non vi risponderà, perché ormai, la Lega, sul grano duro ha la stessa posizione del PD; non a caso la Coldiretti, oggi, si ‘strica‘ con la Lega di Salvini…

Egregi grillini: lo sapete, vero, che il Ministero delle Politiche agricole – prima con il PD e adesso con la Lega – mentre ha imposto ai produttori di grano duro biologico (che sono in maggioranza nel Sud Italia e, segnatamente, in Sicilia) la rotazione colturale triennale (ovvero la coltivazione del grano duro un anno sì e due anni no), ha concesso agli agricoltori che producono riso di poterlo coltivare per tre anni di fila?

Pensate un po’ che stranezze: nel Sud il grano duro biologico va coltivato un anno sì e due no per tutelare i terreni e la biodiversità delle leguminose;

in Lombardia, in Piemonte, i Veneto e in Emilia Romagna il riso si può coltivare tre anni consecutivamente, perché i terreno non si impoveriscono e non c’è il problema della biodiversità da tutelare…

Cari grillini: anche voi pensate che i meridionali – e segnatamente gli agricoltori meridionali – abbiano l’anello al naso?

Detto questo, siamo a novembre: avete cinque mesi di tempo, prima delle elezioni europee per risolvere almeno tre problemi, visto che siete al Governo dell’Italia:

eliminare, di corsa, la vergogna colonialista della rotazione triennale per il grano duro biologico;

eliminare la seconda vergogna – non meno colonialista della prima – della ‘privatizzazione’ del grano duro Senatore Cappelli;

fare partire la CUN – la Commissione Unica Nazionale, legge nazionale che avete voluto voi, nella passata legislatura – per ridurre, se non eliminare, alla radice, le speculazioni al ribasso sul prezzo del grano duro del Sud.

Foto tratta da pikstagram.com

P.s.

Nel 1860 in Sicilia si produceva anche il riso. L’Isola era piuttosto paludosa e questa coltura funzionava. Il primo atto di Garibaldi, per conto dei Savoia (dei quali era il manutengolo) fu quello di svuotare le ‘casse’ del Banco di Sicilia e del Banco di Napoli.

Sapete quale fu il secondo atto di casa Savoia dopo la ‘conquista’ del Sud? Un decreto per impedire alla Sicilia di coltivare il riso, per tutelare i produttori di riso del Piemonte…    

 

QUI IL VIDEO NEL QUALE L’EUROPARLAMENTARE DEL MOVIMENTO 5 STELLE CELEBRA LA VITTORIA PER IL RISO ITALIANO 

 



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