15 Agosto 1863: lo sterminio dei meridionali diventa legale

15 Agosto 1863: lo sterminio dei meridionali diventa legale
16 agosto 2017

Ieri l’anniversario della Legge Pica, meglio conosciuta come la licenza di uccidere le genti del Sud con l’alibi del brigantaggio. Scriveva Gramsci: “Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale, squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”

Dell’inganno dell’Italia Unità i meridionali si accorsero in poche settimane. Anche quelli che professavano idee liberali non tardarono a comprendere che Garibaldi non era venuto a portare la libertà, ma aveva solo sostituito una dominazione con un’altra, assai peggiore della prima per le genti del Sud che si ritrovarono depredate dei loro averi e massacrate sotto ogni punto di vista. Una verità che, come sappiamo, sta venendo fuori grazia al lavoro ‘revisionista’ di alcuni storici rimasti liberi dalle maglie della propaganda ufficiale e che si sta diffondendo sempre di più alla faccia della pedanteria di pseudo intellettuali troppo attenti a non dare dispiaceri al potere ufficiale.

Una verità già presente nella grande letteratura: Il Gattopardo, I Vecchi e i Giovani, I Vicerè. Basta leggere questi capolavori per cogliere in pieno quello che è stato il Risorgimento per il Sud Italia. 

Ma, certamente, resta una pietra miliare l’analisi di Antonio Gramsci che 1920, su Ordine Nuovo scrive:

“Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l’Italia meridionale, squartando, fucilando e seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare con il marchio di briganti”.

Grande conoscitore della questione meridionale e della questione siciliana, si riferisce in questo passaggio del suo scritto alla famigerata Legge Pica, promulgata il 15 Agosto del 1863. Si tratta, in poche parole, della licenza di uccidere i meridionali che non accettavano supinamente le angherie del nuovo regno piemontese.  Già nell’estate del 1862 re Vittorio Emanuele II aveva proclamato lo stato d’assedio per le regioni dell’Italia meridionale, ma la resistenza lo indusse ad un atto ancora più spietato. I sabaudi introdussero il reato di brigantaggio e resero legale ogni forma di violenza. Proprio come nel medio-evo, quando con l’accusa di stregoneria venivano mandati al rogo tutti i dissidenti, l’introduzione di questo reato diede agli spietati invasori l’alibi perfetto per tentare di sedare ogni rivolta politica, ogni segnale di malessere. Interi villaggi – fu introdotta la responsabilità comune- vennero passati alle armi. Donne, bambini, contadini. Chiunque e senza processo.

La repressione diventava, a questo punto, ancora più  feroce di quanto non fosse stata fin allora.

Quanti furono i morti?

“Aggregando i due quinquenni,- scrive Roberto Martucci nel saggio La regola è l’eccezione: la legge Pica nel suo contesto, pubblicato sulla Nuova rivista storica, riferendosi al 1861-1865 e al 1866-1870 “si arriva a cifre oscillanti tra una minima di 20.075 e una cifra massima di 73.875”.  Secondo Martucci (che cita, tra gli altri, lo studio “Storia del brigantaggio dopo l’unità” di Franco Molfese -Feltrinelli 1964 e 1983), non si potrà fare un bilancio serio finché non “si avrà uno spoglio sistematico dei documenti contenuti negli archivi provinciali”. 

Certamente furono tantissimi.

Interessante anche una descrizione della Legge Pica contenuta  nel sito ufficiale dell’Arma e riportata dal blog perlacalabria.wordpress.com:
“La legge Pica permise la repressione senza limiti di qualunque resistenza: si trattava, in pratica, dell’applicazione dello stato d’assedio interno. Senza bisogno di un processo si potevano mettere per un anno agli arresti domiciliari i vagabondi, le persone senza occupazione fissa, i sospetti fiancheggiatori di camorristi e briganti. Nelle province dichiarate infestate da briganti ogni banda armata di più di tre persone, complici inclusi, poteva essere giudicata da una corte marziale. Naturalmente alla sospensione dei diritti costituzionali (il concetto di diritti umani di fatto ancora non esisteva) si accompagnarono misure come la punizione collettiva per i delitti dei singoli e le rappresaglie contro i villaggi“.

Quelli che non venivano uccisi sul posto, venivano deportati nel lager di Finestrelle, dove trovavano una morte ancora più atroce. 

Va ricordato che lo stesso Garibaldi, che nella fase finale della sua vita probabilmente si rese conto dell’inganno, condannò questa violentissima repressione: “Mentre in Europa il progresso umanitario, interpreti i grandi uomini di tutte le Nazioni, è unanimemente deciso contro la pena di morte, il Governo di Palazzo Madama, nelle sue velleità eroicamente bestiali e degne dei tempi di Borgia, fa strombettare da tutti gli organi suoi salariati i fasti anti-briganteschi del Mezzogiorno. Non passa un solo giorno, ove non troviate un mucchio di vittorie riportate sui briganti, ove questi sono stati sbaragliati e distrutti e dei “nostri” non un solo ferito. Il più importante poi è questo: dieci briganti presi e subito fucilati, quindici briganti presi e subito fucilati. Ma io dico: li avranno poi guardati in faccia, per sapere se veramente erano briganti oppure no prima di fucilarli”?. Lo scrive in un discorso che potete leggere per intero qui e di cui riportiamo un altro breve passaggio:

“E poi chi sono questi briganti? Poveri infelici! Se non sono alcuni sciagurati contadini che morivan di fame e che furono ingannati dai preti, saranno i figli bellicosi della montagna che, indispettiti dal malissimo Governo, si riuniscono alle bande per vendicare la morte di qualche parente spietatamente fucilato”.

Ieri, dunque, l’anniversario di questa famigerata licenza di uccidere i meridionali. Solo pochi siti lo hanno ricordato (tra questi, Vesuviolive). Perché la condanna all’oblio è ancora in essere. Meglio non far sapere come è nata l’Italia Unita.

Concludiamo citando ancora Gramsci che ci ha insegnato l’importanza della ricerca storica: “Quando nel passato si ricercano le deficienze e gli errori non si fa storia, ma politica attuale” diceva Gramsci. Non è dunque un esercizio estetico fine a se stesso, o di conoscenza pura: è rivoluzione culturale, necessaria e doverosa.

sul tema del Risorgimento trovate un ricco archivio nella sezione storiaecontrostoria. Qui sotto alcuni approfondimenti:

L’impresa dei Mille vista da Antonio Gramsci: una mistificazione che ha ridotto in schiavitù la Sicilia e il Sud

Garibaldi in difesa dei briganti fucilati: “Come sono fieri quella caterva di smerdafogli ministeriali…”

La vera storia del lager di Fenestrelle dove i Savoia scannarono e fecero sparire nella calce migliaia di meridionali!

Siciliani nuovi schiavi d’America: ecco come l’Italia Unita si liberò di “una razza inferiore”

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