Garibaldi in difesa dei briganti fucilati: “Come sono fieri quella caterva di smerdafogli ministeriali…”

Garibaldi in difesa dei briganti fucilati: “Come sono fieri quella caterva di smerdafogli ministeriali…”
15 giugno 2017

Un nostro lettore scrive di un discorso in cui Garibaldi si mostra consapevole della ferocia messa in campo per l’annessione del Sud Italia e delle ingiustizie subite dai meridionali: “Non si può trattare delle cose d’Italia del Mezzogiorno senza sentirsi sdegnati”. Un Garibaldi che la storia ufficiale non ha voluto raccontare…

Firma il suo commento solo con il nome: Carlo. Trattandosi di un commento ad un articolo che non è più in homepage, abbiamo pensato di pubblicarlo in questo post per dargli più visibilità e permettere a quanti più lettori possibili di leggerlo. Si parla di Garibaldi, personaggio cui questo blog, nella sezione Storia e Controstoria, ha dedicato tanto spazio con l’obiettivo dichiarato di smentire tutte la propaganda risorgimentale che ha spacciato l’invasione del Sud Italia come un’ottima operazione politica.

Carlo, con il suo commento, riporta in primo piano quei racconti della storiografia che parlano di un ‘pentimento’ di Garibaldi dopo la campagna del Mezzogiorno d’Italia, o quanto meno di una presa di coscienza degli inganni che si celavano dietro lo sbarco dei Mille e dietro l’annessione delle colonie meridionali.

Prima di farvi leggere il suo commento, che riprende uno scritto di Garibaldi (Giuseppe Garibaldi Scritti e discorsi politici e militari n° 1304 volume 6) non possiamo non sottolineare un aspetto già noto e che si ripete sempre quando si parla di Risorgimento: la censura. La storia ufficiale, infatti, non ha mai dato spazio alle considerazioni postume di Garibaldi. Nessuno a scuola ci ha parlato della sua critica all’invasione sabauda o le sue riflessioni sulla questione meridionale o sul brigantaggio. Perfettamente in linea con tutte le bugie della cultura ufficiale che ha tentato di fare digerire al Sud Italia il Risorgimento.

Ecco il commento di Carlo:

A denunciare la guerra civile nel Meridione non fu Gramsci ma per primo il tanto vituperato Garibaldi che molte volte disse che non era questa l’Italia che avrebbe voluto: questo il suo discorso sui briganti che più volte difese, anche nello stesso Parlamento sabaudo. La Questione Meridionale la pose lui, per la prima volta, che per “rimediare” si fece azzoppare a vita, non Gramsci.
Discorso di Garibaldi in difesa dei Briganti:

Mentre in Europa il progresso umanitario, interpreti i grandi uomini di tutte le Nazioni, è unanimemente deciso contro la pena di morte, il Governo di Palazzo Madama, nelle sue velleità eroicamente bestiali e degne dei tempi di Borgia, fa strombettare da tutti gli organi suoi salariati i fasti anti-briganteschi del Mezzogiorno. Non passa un solo giorno, ove non troviate un mucchio di vittorie riportate sui briganti, ove questi sono stati sbaragliati e distrutti e dei “nostri” non un solo ferito. Il più importante poi è questo: dieci briganti presi e subito fucilati, quindici briganti presi e subito fucilati.
Ma io dico: li avranno poi guardati in faccia, per sapere se veramente erano briganti oppure no prima di fucilarli?
Eh! Signori governanti, la guerra l’ho fatta ancor io e so che un Ufficiale qualunque, massime un subalterno, procura sempre di far valere il suoi servizi al di sopra di ciò che valgono. In uno Stato poi ove si fa la corte all’Esercito ed ove per conseguenza ogni Ufficiale ha davanti a sé ogni giorno dei cataloghi di ricompense e medaglie e croci che lo devono naturalmente solleticare. Dimodoché non è difficile che per aumentare il numero dei suoi trofei, senza guardarvi tanto per minuto, mandi all’altro mondo qualche povero diavolo che sappia di brigante come io so all’esempio di quel tale che, dovendo far ammazzare un certo numero di protestanti, qualcheduno gli osservava che non tutti erano protestanti e quello rispondeva: lasciate che vadano, che al di là Dio saprà riconoscere i suoi.
Dunque allegri! Allegri a fucilare i briganti e come sono fieri quella caterva di smerdafogli ministeriali (che farebbero schifo dalla paura se si trovassero sopra un banchetto con gli occhi bendati) nell’annunziare le fucilazioni dei briganti
E poi chi sono questi briganti? Poveri infelici! Se non sono alcuni sciagurati contadini che morivan di fame e che furono ingannati dai preti, saranno i figli bellicosi della montagna che, indispettiti dal malissimo Governo, si riuniscono alle bande per vendicare la morte di qualche parente spietatamente fucilato.
E poi chi lo creò il brigantaggio, chi lo fomentò, chi lo mantiene?
Il maggiore interessato al mantenimento del brigantaggio e che lo mantiene per fini suoi, è Bonaparte, minori interessati e tanto accaniti, sono i Borboni ed i preti.
Chi ne ha veramente la maggior colpa, è il Governo di piazza Castello che ne darà conto a Dio della vita di tanti innocenti creature sacrificate per la codardia, imbecillità e malvagia.
Non si può trattare delle cose d’Italia del Mezzogiorno senza sentirsi sdegnati ma non si dirà giammai quanto basta, non si dipingerà giammai con colori neri abbastanza la scellerataggine dei quattro Governi che sono la causa della desolazione di quelle province infelici.
E’ poi da ammirarsi questa Italia che vogliono far sì disprezzevole quei miserabili sedicenti moderati che hanno paura di tutto e di tutti, che non trovano altro modo di vivere, di sussistere, senonché mendicando e ruffianando i favori di paurosi tiranni che tramano ad ogni soffio di bufera Italiana. E’ da ammirarsi, dico, l’Italia quando essa presenta al codardo contegno de’ milioni alcune centinaia di briganti che si sostengono come valorosi soldati!
Cosa non sarà quella terra quando, tersa da moderatume e preti, e che i suoi figli rannodati al vessillo Nazionale, contribuiranno tutti a tenerlo alto alla barba dei prepotenti, quando i briganti moderati e gli smoderati saranno uniti tutti ad uno, cioè quando si penserà alla pancia di tutti e non a poche pance privilegiate al rischio sempre di scoppiare. Infine quando questa Italia avrà un governo proprio scelto da essa proprietà sua, che potrà cambiarlo per uno migliore quando questo non convenga.
Ricordando ai briganti e ai moderati, questi ultimi non sanno far la guerra per compiere l’unità Nazionale, senonché, coll’aiuto dei briganti almeno non contano i nemici, che sono cento contro uno. Chi sostiene allora il decoro delle armi italiane sono i briganti.”
Giuseppe Garibaldi Scritti e discorsi politici e militari n° 1304 volume 6 pag.400.


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