Domenica 29 Comuni siciliani al voto: perché non votare più la vecchia politica

Domenica 29 Comuni siciliani al voto: perché non votare più la vecchia politica
3 giugno 2016

Il presidente Rosario Crocetta si vanta di aver ‘risanato’ la Regione. In realtà, ha finito di distruggerla. Lo Stato si prende 7 miliardi di Euro all’anno dal Bilancio regionale. Quest’anno lo scenario è gravissimo, perché, a Giugno, mancano ancora 500 milioni di Euro dallo Stato. Soldi che il Governo Renzi verserà a giorni, pena la mancata parifica del Bilancio da parte della Corte dei Conti a fine mese. La sanità siciliana in sofferenza. Il problema precari. Renzi e Crocetta che spingono i Comuni a tassare i cittadini. Invito inutile, perché si è scoperto che il gettito della fiscalità locale si è ridotta del 40%. Molti Siciliani non hanno più i soldi per pagare le tasse e le imposte comunali

Una settimana è volata via tra festa della Repubblica, il ponte di oggi e le elezioni comunali di Domenica prossima. L’Assemblea regionale siciliana non si è riunita per dare modo ai parlamentari di restare nei propri territori in questi ultimi giorni di campagna elettorale. Si vota in 29 Comuni, alcuni medi, altri piccoli.

Il voto di Domenica prossima non fa venire meno la condizione di disastro finanziario in cui versa la Sicilia. Le cronache registrano un bizzarro comunicato del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, che addirittura rivendica di aver “risanato” la Regione. Con una ‘lettura’ dei dati di Bilancio che ha poco di economico e molto di maccheronico.

Crocetta sostiene che, nel 2012, la Regione aveva un ‘buco’ di 2 miliardi di Euro, mentre oggi avrebbe un avanzo di amministrazione di 237 milioni di Euro.

Siamo davanti a un maldestro tentativo, dal sapore elettorale, di rivoltare una ‘frittata’ che è ‘bruciata’ da entrambe le parti.

Purtroppo i numeri reali raccontano un’altra storia. E la storia, in primo luogo, è che chi ha rifilato questi ‘numeri’ al presidente Crocetta dimentica che, a partire da quest’anno, il Bilancio della Regione non è più di competenza, ma di ‘cassa’.

Che significa questo? Semplice: che i soldi che mancano all’appello non verranno conteggiati con le entrate fittizie, che non ci sono più, ma sono dei soldi che mancano effettivamente dal Bilancio.

La verità amara, al di là delle chiacchiere, degli slogan e di certe ‘assonanze’ contabili, è che la spesa effettiva di una Regione di oltre 5 milioni di abitanti, più gli immigrati (i cui costi, in parte, sono ancora, di fatto – anche se in modo spesso truffaldino – a carico della pubblica amministrazione siciliana nel suo complesso), si è ridotta, al netto della sanità, a circa 4,2 miliardi di Euro.

Rispetto allo scorso anno lo Stato ha imposto alla Sicilia un taglio di un miliardo e 400 milioni di Euro. Ciò significa che – ribadiamo: al netto delle spese per la sanità – per quest’anno la Regione avrà a disposizione una ‘cassa’ pari a 2,8-2,9 miliardi di Euro. Una cifra molto bassa, rispetto ai fabbisogni reali.

Invitiamo i nostri lettori a riflettere su un solo dato: per pagare gli altro 80 mila lavoratori precari la Regione, i Comuni e le ex Province spendono ogni anno circa un miliardo di Euro. 

Se dovessero essere pagati con i fondi a disposizione della Regione, la ‘cassa’ della Regione, per quest’anno, sarebbe di poco meno di 2 miliardi di Euro! E allora?

E allora, negli ultimi due anni, molti di questi lavoratori precari sono stati pagati togliendo fondi alla sanità (nel caso dei precari della Regione) e con onerose scoperture di tesoreria nel caso dei Comuni (cioè indebitando gli stessi Comuni con il sistema bancario).

In tutt’e due i casi a pagare sono stati gli ignari cittadini siciliani. Vediamo come. 

La Regione – come si legge nella relazione al Bilancio consuntivo 2014 della Corte dei Conti per la Sicilia – ha tolto risorse alle Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) e alle Aziende ospedaliere. Risorse che sono rientrate tra le spese della sanità solo grazie a due mutui contratti dalla stessa amministrazione regionale: uno da 600 milioni di Euro e uno da quasi un miliardo di Euro.

Di fatto, i soldi tolti alla sanità siciliana non solo hanno provocato ‘buchi’ nei bilanci di alcune ASP e di alcune Aziende ospedaliere (e questo è un fatto grave, perché i manager che, a fine anno, hanno presentato un bilancio con i ‘buchi’ finanziari, anche se provocati da una riduzione dei trasferimenti della Regione, avrebbero dovuto essere mandati a casa).

Ribadiamo: quello che è successo è incredibile: la Regione ha stabilito, per legge, che i direttori generali di ASP e delle Aziende ospedaliere che mandano in deficit le proprie Aziende debbono essere mandati a casa; la stessa Regione ha provocato i ‘buchi’ di bilanci ad alcune di queste Aziende, ma non ha mandato a  casa i manager.

Tali ASP e tali Aziende ospedaliere, a fine anno, hanno compensato i ‘buchi’ con il ricorso a prestiti bancari. La Regione ha restituito i soldi che aveva trattenuto ad ASP e alle Aziende ospedaliere nei mesi successi grazie a due mutui.

In questo giochetto si sono creati interessi passivi che, di fatto, si configurano come danni erariali. Interessi passivi che il sistema sanitario siciliano ha dovuto pagare alle banche.

E quest’anno? Non ci risultano mutui. E, come già ricordato, la disponibilità di ‘cassa’ è pari a 2,8-2,9 miliardi di Euro. In realtà, alla ‘cassa’ del Bilancio 2016 mancano ancora 500 milioni di Euro che il Governo Renzi si è impegnato a versare, ma che – al netto degli slogan che il sottosegretario del PD, Davide Faraone, ripete da tre mesi – non sono ancora arrivati nelle ‘casse’ della Regione.

Questo punto è importante. Tra i 2,8-2,9 miliardi di Euro di ‘cassa’ del Bilancio regionale 2016 ci sono le spese obbligatorie: le rate dei mutui e le spese per far funzionare la ‘macchina’ regionale (tra questi i costi dei dipendenti della stessa Regione, i costi dell’Ars eccetera).

Per essere chiari, va detto che da due tre anni a questa parte la manovra economica e finanziaria della Regione consta di due parti. Da una parte c’è il Bilancio, dove vengono messi i soldi che ci sono per pagare le spese obbligatorie; poi c’è quella che ancora oggi, anche se impropriamente, si chiama ‘Finanziaria’, dove vengono finanziate spese con i fondi che residuano.

Ebbene, tutte le spese contenute nella ‘Finanziaria’ sono state tagliate in modo ‘orizzontale’ (cioè tagli per tutti) e alcune sono state abolite.

La cosa assurda della manovra di quest’anno è che Governo e Ars hanno finanziato alcuni capitoli della ‘Finanziaria’ con i 500 milioni di Euro che ancora non ci sono! Siamo a Giugno e nella manovra economica e finanziaria della Regione ci sono 500 milioni di Euro-fantasma, inseriti sotto forma di accantonamenti negativi: ovvero soldi che potranno essere spesi solo dopo che lo Stato li avrà erogati.

La notizia è che lo Stato dovrebbe erogarli, come abbiamo scritto più volte in questi ultimi giorni. E li erogherà per un motivo semplice: perché a fine Giugno la Corte dei Conti deve ‘parificare’ il Bilancio della Regione. E senza questi soldi la magistratura contabile non potrà procedere alla ‘parifica’. Ciò significa che Renzi e il Ministro dell’Economia, Padoan, si dovranno attaccare al Tram e ‘cacciare’ questi 500 milioni di Euro.

Tre ultime considerazioni.

La prima considerazione. L’arrivo di questi 500 milioni di Euro non risolverà i problemi della Regione. Intere categorie sociali rimarranno senza soldi. E senza soldi, in buona parte, rimarranno i Comuni dell’Isola.

Noi abbiamo scritto che l’ANCI siciliana si è risvegliata e che i sindaci si accingono a scendere in piazza (come potete leggere qui). Noi ci auguriamo che le cose vadano così. E, in effetti, alcuni sindaci vorrebbero iniziare la protesta. Ma la presenza di una schiacciante maggioranza di sindaci targati PD ci dice che questa protesta non ci sarà o sarà contenuta.

Credeteci, finirà così: il Governo Renzi e il Governo Crocetta diranno ai sindaci: è vero, 100 milioni dei 500 milioni arrivati dallo Stato sarebbero vostri. Ma non ve li possiamo erogare. Al massimo, ve ne daremo una piccolissima parte. Il resto recuperatelo tassando i cittadini.

Peccato – e questo è un dato ufficiale che ci è stato fornito dall’ANCI siciliana – che gli introiti delle tasse comunali, in Sicilia, nell’ultimo anno, si è ridotto del 40%. Ciò significa che i Siciliani, a causa delle politiche restrittive del Governo Renzi e dei tagli al Bilancio di cui Crocetta, si vanta nel suo alluncinante comunicato stampa, hanno impoverito le famiglie e le imprese siciliane.

Molti Siciliani non hanno più i soldi per pagare le tasse comunali, i cui introiti si sono ridotti del 40%. Quindi il probabile invito del Governo Renzi e del Governo Crocetta ai sindaci per torchiare ulteriormente i cittadini cadrà nel vuoto.

Questo passaggio è importante: significa che chi, Domenica prossima, voterà per i partiti di governo – e segnatamente per il PD – voterà personaggi che hanno l’ordine di aumentare le tasse comunali a carico dei cittadini. Insomma, i Siciliani hanno l’occasione per penalizzare queste forze politiche tassaiuole, PD in testa: non votando i loro candidati.

Seconda considerazione. Lo Stato ci restituirà 500 milioni di Euro. E’ una parziale restituzione dei fondi che ogni anno lo Stato scippa alla Sicilia: per la precisione, 7 miliardi di Euro: tanto Roma, ogni anno, scippa alla nostra Regione, come ha certificato lo stesso assessore all’Economia, Alessandro Baccei (come potete leggere qui).

Terza considerazione. Da quello che ci dicono – ma i ‘numeri’ reali li illustreranno a fine Giugno i giudici della Corte dei Conti nella relazione alla ‘parifica’ del Bilancio – il Governo Crocetta, nel 2015, non dovrebbe avere scippato soldi al sistema sanitario regionale. Sarà così? E sarà così anche nei primi mesi di quest’anno?

Se è così perché, allora, la sanità siciliana è in grande sofferenza? Perché mancano i primari sostituiti da facenti funzioni? Perché i Pronto Soccorso sono al limite della sopportazione?

Ci hanno spiegato che il vero nodo centrale di questa storia – cioè della sofferenza della sanità siciliana – risiederebbe nel fatto che la politica, negli ultimi anni, avrebbe riempito di precari le ASP e le Aziende ospedaliere. Non parliamo, ovviamente, di personale medico precario, ma di personale amministrativo, che sarebbe in grande eccesso rispetto al fabbisogno reale.

In parole semplici, per pagare gli stipendi a questo personale precario – frutto delle solite clientele della politica siciliana – la politica toglierebbe risorse ai medici, agli infermieri, riducendo anche il materiale sanitario.

Insomma, per pagare i precari della Regione, negli ultimi due anni, c’è voluta una parte dei soldi di due mutui.

Per pagare i precari dei Comuni i sindaci debbono tassare i cittadini.

Per pagare il personale dei precari della sanità ASP e Aziende ospedaliere debbono tagliare soldi e servizi sanitari ai cittadini.

Tutto questo per consentire alla vecchia politica siciliana di mantenere i propri voti.

Quand’è che i Siciliani si sveglieranno? Quand’è che la smetteranno di votare i politici della vecchia politica?

Potrebbero iniziare Domenica prossima, non votandoli più…

 

 

 

 

 

 

AVVISO AI NOSTRI LETTORI

Se ti è piaciuto questo articolo e ritieni il sito d'informazione InuoviVespri.it interessante, se vuoi puoi anche sostenerlo con una donazione. I InuoviVespri.it è un sito d'informazione indipendente che risponde soltato ai giornalisti che lo gestiscono. La nostra unica forza sta nei lettori che ci seguono e, possibilmente, che ci sostengono con il loro libero contributo.
-La redazione
Effettua una donazione con paypal


Commenti