A Roma hanno deciso di ridurre la coltivazione di grano duro biologico nel Sud. Per favorire chi?

A Roma hanno deciso di ridurre la coltivazione di grano duro biologico nel Sud. Per favorire chi?
25 ottobre 2018

Un incredibile Decreto ministeriale stabilisce, di fatto, che il Mezzogiorno dovrà produrre meno grano duro biologico. Provvedimento che colpisce, in particolare, la Sicilia, prima Regione italiana nell’agricoltura biologica. Indovinate quale Ministero ha stabilito questa trovata ‘intelligente’? Il Ministero delle Politiche agricole retto dal leghista, Gian Marco Centinaio. I retroscena di questa follia. E i grillini? Non pervenuti… 

L’incredibile storia che vi raccontiamo comincia nel 2009, quando a Palazzo Chigi siede Silvio Berlusconi. E’ allora che vede la luce un Decreto ministeriale che persegue un obiettivo preciso: ridurre la produzione del grano duro italiano, con particolare riferimento al grano duro biologico, prodotto, cioè, senza ricorso alla ‘chimica’ (diserbanti, pesticidi, eccetera). Tutto questo con uno stratagemma agronomico, come vedremo, senza capo né coda. E siccome gli agricoltori, fino ad oggi, sono riusciti a barcamenarsi, ecco che dal Ministero delle Politiche agricole retto dal leghista Gian Marco Centinaio è arrivato il colpo di grazia: un ulteriore Decreto per rendere stringente questa assurda prescrizione che serve solo alle industrie!

In Italia – e questa non è una novità – la politica agricola la decidono le industrie. La meccanizzazione agricola non serve agli agricoltori: serve alle industrie che debbono vendere trattori e macchinari. Le sementi non servono per la semina: servono per fare arricchire le industrie sementiere. E via continuando con i concimi, i pesticidi, i diserbanti eccetera eccetera.

Il nostro Paese non ‘deve’ coltivare il grano duro necessario per produrre la pasta: sennò come fanno gli industriali della pasta del nostro Paese a giustificare il grano duro che acquistano dall’estero, compreso il grano duro canadese al glifosato? Per giustificare l’acquisto di grano duro estero bisogna creare problemi a chi lo coltiva.

E poiché il grano duro si coltiva, per l’80%, nel Sud Italia, ecco che bisogna creare le condizioni per mettere in difficoltà i granicoltori del Mezzogiorno.

Da qui la politica truffaldina dei prezzi bassi del grano duro, che hanno determinato, negli ultimi anni, l’abbandono di 600 mila ettari di seminativi in tutto il Sud.

Da qui il Set-Aside (mettere da parte), il regolamento dell’Unione Europea che regala soldi agli agricoltori a patto che non coltivino il grano (QUI UN NOSTRO ARTICOLO).

Da qui l’assurdo e già citato Decreto ministeriale del Governo Berlusconi: lo stesso Governo che doveva realizzare il Ponte sulle Stretto di Messina, riaprire il Casinò di Taormina, rilanciare gli investimenti in Sicilia e bla bla bla. Insomma, il Governo delle balle per penalizzare il Sud.

A un certo punto, nel 2009, il Governo delle balle di Berlusconi, per penalizzare il grano duro del Sud Italia (e, come illustreremo nel seguito di questo articolo, colpendo soprattutto i produttori di grano duro biologico della Sicilia), stabilisce che il grano duro in biologico, nel Sud Italia, va coltivato in rotazione triennale e non biennale.

Per chiarezza dei nostri lettori sintetizziamo il concetto di rotazione delle colture, che in agricoltura è molto importante. L’avvicendamento di colture erbacee diverse da un anno all’altro è una tecnica che prevede la variazione delle specie agrarie da coltivare nello stesso appezzamento da un anno all’altro, al fine di migliorare o mantenere la fertilità del terreno e di garantire, a parità di condizioni, una maggiore resa.

Le rotazioni colturali si contrappongono alla tecnica della monosuccessione, che invece consiste nella ripetizione, nello stesso appezzamento di terreno, di una stessa coltura. Nel caso del grano, la ripetizione della coltura – il cosiddetto reingrano – impoverisce i terreni.

In Sicilia, da sempre, si ricorre a una rotazione biennale: un anno grano duro e un anno una leguminosa per arricchire il terreno di azoto assimilabile (in genere si coltiva la Sulla, ma anche la Fava) e, quindi, per aumentare la fertilità dei terreni.

Nel 2009, come già ricordato, i ‘Colummella’ del Governo Berlusconi impongono il passaggio da due cicli colturali a tre cicli colturali.

Fatti quattro conti, con la rotazione biennale un’azienda produce il grano duro biologico un anno sì e un anno no; con la rotazione triennale si produce un anno sì e due anni no. La perdita di produzione è notevole!

Fino a qualche anno fa, in Sicilia, su 330 mila ettari coltivati a grano duro poco più del 10% erano in biologico; oggi la percentuale dovrebbe essere aumentata, sia perché la nostra Isola, in generale, è la prima Regione italiana per le produzioni biologiche, sia perché si sono diffuse le varietà di grani duri antichi che vanno spesso in biologico.

Questa prescrizione non è molto razionale. E’ stata sempre giustificata dal Ministero con la tutela della biodiversità. Di che cosa? Delle leguminose? A noi è sempre sembrata una scusa per far produrre all’Italia meno grano duro. Ache perché, mentre si dice no alle rotazioni biennali per il grano duro biologico si ammette il reingrano (che, come già accennato, impoverisce i terreni) e, addirittura, si dà la possibilità di coltivare il riso tre anni consecutivamente! (guarda caso il riso è una coltura del Nord Italia).

Siamo davanti a un non-senso agronomico (il reingrano sì e la rotazione colturale biennale no!) e a una vessazione ‘scientifica’ ai danni dei coltivatori di grano duro biologico che si concentrano nel Mezzogiorno e, in particolare, in Sicilia.

Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura Sicilia, produttore di grano duro biologico, non la pensa come noi:

“In questa scelta – dice – la politica c’entra poco. Questa follia, che combatto da quando è stata introdotta, è stata adottata dai funzionari del Ministero delle Politiche agricole. Gente che, spesso, non vive i problemi reali dell’agricoltura. Da anni, ripeto, combatto questo provvedimento che, a mio avviso, è frutto di elucubrazioni burocratiche. La politica, ribadisco c’entra poco”.

Gli agricoltori – almeno in Sicilia è così – hanno trovato il modo di ovviare a questo problema creato dal Governo ‘meridionalista’ di Berlusconi. Vediamo come.

Nel Decreto Ministeriale del 2009 c’è scritto che, dopo il grano duro in biologico, debbono seguire “due cicli colturali”. Bene. In Sicilia la Sulla, grazie alle piogge primaverili ed estive – che ormai non mancano – ‘ricaccia’, cioè dà luogo ad una seconda vegetazione che viene interrata per arricchire il terreno di sostanza organica e migliorare la fertilità (questa tecnica colturale si chiama Sovescio).

In altri casi – sempre con riferimento alla Sicilia – dopo la leguminosa, si va a seminare una seconda coltura estiva-autunnale per poi seminare il grano duro in biologico.

Di fatto, sono due cicli in un anno. Il Decreto ministeriale del 2009 viene rispettato. E gli agricoltori siciliani continuano a coltivare il grano duro biologico un anno sì e l’altro no.

Questa cosa che l’ingegno degli agricoltori abbia avuto la meglio sulle elucubrazioni dei burocrati ministeriali non è mai piaciuta. Ma, come abbiamo visto, legge alla mano – anzi, Decreto ministeriale alla mano – avevano poco da obiettare.

Arriva il nuovo Governo giallo-verde. Al Ministero delle Politiche agricole, come già ricordato, arriva il leghista Centinaio. Che, sin dalle prime battute – cosa, questa che andrebbe illustrata non soltanto ai parlamentari leghisti eletti in Sicilia, ma anche a quei consiglieri comunali e cittadini siciliani e, in generale, meridionali che vanno avvicinando alla Lega – dimostra di essere un antimeridionale.

E in questo, il Ministro leghista Centinaio, è sulla stessa linea dei Governi Berlusconi e del precedente Governo di centrosinistra: così, tanto per ricordarlo, è proprio mentre il ruolo di Ministro delle Politiche agricole viene esercitato da Maurizio Martina, oggi segretario nazionale reggente del PD, che la varietà di grano duro Senatore Cappelli è stata privatizzata e data a una società bolognese, la SIS, con incredibili penalizzazioni per gli agricoltori del Sud Italia (COME POTETE LEGGERE QUI).

Per la cronaca, il Ministro leghista Centinaio non ha fatto nulla per liberare la varietà Senatore Cappelli dall’assurdo monopolio creato durante gli anni del precedente Governo di centrosinistra.

Ma torniamo alla nostra storia. Che cosa succede poco più di un mese fa? Succede che dal Ministero del leghista Centinaio viene fuori un nuovo Decreto sul grano duro biologico. E’ quasi uguale al primo. Cambiano due parole: i “cicli colturali” vengono sostituiti con “colture principali”.

Traduzione: se fino ad oggi gli agricoltori potevano coltivare la Sulla e il ricaccio della stessa Sulla, o una leguminosa e una coltura estiva-autunnale, adesso sono costretti a produrre tre colture principali in tre anni: un anno il grano duro biologico, il secondo anno una coltura diversa dal grano duro biologico e il terzo anno, ancora una volta, una coltura diversa dal grano duro in biologico!

Siamo davanti a un Governo nazionale che ‘pensa’ e ‘scrive’ e pubblica un Decreto ministeriale con l’obiettivo di ridurre la produzione di grano duro in biologico, penalizzando gli agricoltori del Mezzogiorno e, in particolare, gli agricoltori siciliani!

C’è una scappatoia: le Regioni – motivandola – possono chiedere una deroga. E, da giorni – di corsa, visto che siamo in tempo di semina del grano – il dirigente generale del dipartimento Agricoltura, Carmelo Frittitta, di concerto con gli agricoltori, cone le università, con gli agronomi siciliani, con il CREA di Acireale sta preparando la richiesta di deroga.

Ettore Pottino e Giuseppe Li Rosi, protagonista di Simenza (QUI POTETE LEGGERE UNA NOSTRA INTERVISTA A LI ROSI CHE SPIEGA COS’E’ SIMENZA E CHE COSA SIGNIFICA PER L’AGRICOLTURA SICILIANA), dicono di essere soddisfatti del fatto che il dirigente Frittitta si stia dando un gran da fare per cercare di superare la follia di un secondo Decreto ministeriale (in salsa leghista). Anche noi siamo contenti.

Resta, però, un problema politico: perché Roma si deve ‘infilare’ nella vita degli agricoltori del Sud, imponendo una rotazione colturale ingiustificata sotto il profilo agronomico, addirittura intervenendo su un vecchio Decreto per renderlo ancora più iniquo?

Se in Sicilia la rotazione è sempre stata biennale, perché il Ministero deve decidere che la rotazione deve essere triennale?

E perché un Ministro leghista deve venire a comandare in casa nostra, imponendo una pratica agronomica che penalizza gli agricoltori del Sud, riducendo, peraltro, la produzione di grano duro biologico?

Cosa c’è dietro questa storia?

Si vuole continuare a favorire l’arrivo di grano duro estero non le navi?

E perché il silenzio dei grillini, che pure nel Sud di voti ne hanno presi tanti? E’ così, consegnando la testa degli agricoltori del Mezzogiorno ai leghisti, che Luigi Di Maio e compagni pensano di conservare il consenso nel Sud?

Foto tratta da opcereali.it

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