29
Lug
2017
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Regione e UE: soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il grano. E così arriva il grano canadese!

Ecco cosa fa la Regione siciliana: distribuisce ricchi premi agli agricoltori della nostra Isola che non coltiveranno il grano duro per sette anni! Meno grano duro prodotto in Sicilia, più giustificazioni per il grano duro che arriva con le navi. Così la Regione siciliana si genuflette agli interessi delle multinazionali, dell’Unione Europea e del Canada. Il tutto a scapito dei consumatori che mangeranno sempre più grano ‘estero’ con annessi e connessi

Che l’ha detto che la Regione siciliana non fa nulla per i produttori di grano duro della nostra Isola? Fa, invece. E sapete cosa fa, guarda caso a partire da quest’anno, proprio mentre infuria in tutto il mondo la polemica sul grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine DON? Regala un po’ di soldi ad ogni agricoltore siciliano che decide di non coltivare più grano duro per sette anni! Sì, avete letto bene: tu, agricoltore di Sicilia, ti stai buono per sette anni tenendo i terreni a pascolo e io, Regione, ti regalo 360-370 euro ad ettaro. I soldi li tira fuori l’Unione Europea.

Il discorso non fa una grinza. Il Parlamento Europeo approva il CETA, il trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada che prevede, tra le altre cose, che l’Europa acquisti il grano duro che il Canada produce nelle aree fredde e umide. Sono 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese all’anno (come potete leggere in questo articolo che abbiamo scritto lo scorso dicembre) ‘ricco’ di glifosato e micotossine DON (come potete legge qui e anche qui).

Ovviamente ci sono tante lamentele. Mezzo mondo, ormai, sa di che pasta è fatto (è proprio il caso di dirlo!) il grano duro canadese coltivato nelle aree umide. I consumatori hanno cominciato a riflettere sulla pasta industriale che arriva sulle loro tavole. E i produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia, massacrati dalla concorrenza sleale dei canadesi, sono in rivolta. Un’associazione di produttori di grano del Sud e di consumatori – GranoSalus – ha fatto effettuare le analisi su otto marche di pasta italiane (qui i risultati delle analisi).

Gli industriali dicono che debbono ricorrere al grano duro estero (nessuno nomina più il grano duro canadese, chissà perché…) perché il grano duro prodotto nel Sud Italia non basta. Per certi versi hanno ragione, se è vero che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati. Tutto grano duro che non si coltiva più, rimpiazzato dal grano duro “estero” (che nella stragrande maggioranza dei casi è canadese o ucraino) che arriva con le ‘famigerate’ navi.

In questo momento è in corso una battaglia durissima. I produttori di grano duro del Sud si sono ribellati. Sono soprattutto i granicoltori della Puglia e della Sicilia a combattere, visto che in queste due Regioni si coltiva quasi il 70% del grano duro italiano.

La battaglia è durissima e impari. Le multinazionali, attraverso il mercato di Chicago (il più importante del mondo per i cereali), fanno crollare il prezzo del grano duro del Sud Italia. L’estate dello scorso anno il prezzo del grano duro del Mezzogiorno d’Italia è precipitato a 14-15 euro al quintale, a fronte di costi di produzione di 21-22 euro al quintale. Presi per la gola, lo scorso anno molti agricoltori pugliesi e siciliani si sono rifiutati di vendere il proprio grano duro e l’hanno stoccato.

Quest’anno, stessa musica: grano duro di alta qualità, quello prodotto nel Sud Italia, ma prezzo basso: 21 euro al quintale. Strozzati per il secondo anno consecutivo.

Il tutto mentre in questo momento il grano duro canadese – quello ‘ricco’ di sostanze che fanno bene alla salute! – viene pagato a 27 euro al quintale.

I lettori giustamente diranno: ma come, il grano duro del Sud Italia – per lo più pugliese e siciliano – maturato al sole, privo di glifosato e di micotossine DON si vende a 21 euro e il grano duro canadese con i contaminanti si vende a 27 euro al quintale? Ma come funziona ‘sto mercato?

Funziona in ragione degli interessi delle multinazionali. Le multinazionali hanno deciso che la pasta industriale si deve produrre con il grano ‘estero’: e così deve essere! Quindi ‘botte’ in testa – cioè prezzi bassi – per gli agricoltori del Sud Italia e, in generale, per chi si oppone allo strapotere delle multinazionali.

Cosa fanno Unione Europea e Regione siciliana nel pieno di questo scontro? ‘Premiano’ gli agricoltori siciliani che si adeguano ai voleri delle multinazionali.

Tutti noi, l’estate dello scorso anno, ci siamo chiesti: perché una ‘stretta’ così forte? Perché far precipitare il prezzo del grano duro a 14-15 euro al quintale? Perché un prezzo così stracciato?

La spiegazione arriverà a febbraio di quest’anno. Dopo l’annata orribile dello scorso anno tanti produttori di grano duro della Sicilia si sono detti:

“Ragazzi, ragioniamo un attimo: lavorazione del terreno, semina, interventi per eliminare le malerbe, patema d’animo (perché in agricoltura un’ondata di maltempo ti dimezza il raccolto), trebbiatura e poi dobbiamo pure perdere nella vendita del nostro grano? E se non lo vendiamo – perché a 15 euro al quintale non lo vendiamo – ci dobbiamo sobbarcare pure i costi dello stoccaggio?”.

E’ a questo punto – siamo nel febbraio di quest’anno – che in ‘soccorso’ degli agricoltori siciliani arrivano le tre “C” della Regione siciliana: Crocetta, Cracolici & Cimò.

Il primo – Rosario Crocetta – è il presidente della Regione.

Il secondo – Antonello Cracolici – è l’assessore regionale all’Agricoltura.

Il terzo – Gaetano Cimò – è il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione.

Cosa si inventa il Governo regionale? Un decreto a valere sul PSR, Piano di Sviluppo Rurale, fondi europei per l’agricoltura. Misura 10. Anzi, per essere precisi, Misura 10.1.C.

Voi agricoltori – questo prevede tale Misura – vi impegnate a non coltivare i seminativi per sette anni. Per sette anni i vostri terreni debbo diventare pascolo permanente. E noi vi diamo un premio in base alla localizzazione. Ovvero:

288 euro ad ettaro se il vostro terreno si trova in montagna;

365 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in collina;

370 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in pianura.

Il grano duro è una coltura tipicamente collinare che va bene anche in pianura: e infatti la maggiore remunerazione si ha per la collina e per la pianura.

Se a questi 360-370 euro all’anno, per ettaro, si somma il contributo AGEA – che varia da 230 a 290 euro per ettaro all’anno, a seconda se il fondo non viene o viene coltivato (se si coltiva si arriva a 290 euro), si arriva a un reddito di oltre 600 euro per ettaro.

Pensate: 600 euro all’anno per ogni ettaro di seminativo per restare in casa: non male no?

Il problema è che, tra sette anni, tra multinazionali e CETA, chissà che cosa torneranno a coltivare gli agricoltori che hanno accettato…

Intanto le navi che scaricano il grano duro ‘estero’ avranno un’altra motivazione: se anche la Sicilia coltiva meno grano duro a maggior ragione noi lo dobbiamo importare! E chi lo smonta, adesso?

Il danno prodotto da questa Misura del PSR non riguarda solo l’agricoltura siciliana e il grano duro in particolare. Riguarda i consumatori di pasta: italiani e del resto del mondo. Perché la pasta industriale si mangia in tutto il mondo.

Perché se il grano duro ‘cattivo’ scaccia quello buono la pasta industriale, vuoi o non vuoi, verrà prodotta con il grano duro ‘estero’.

Grande la Regione siciliana, no? Invece di sostenere la produzione di grano duro della nostra terra sostiene gli interessi delle multinazionali in combutta con l’Unione Europea!

Riassumiamo.

Le multinazionali devono fare affari in Canada.

I canadesi dicono: “Sì, ma in cambio ci dovete fare vendere i nostri 4 milioni di tonnellate di grano duro che coltiviamo nelle aree fredde e umide”.

Le multinazionali impongono all’Unione Europea il CETA, che prevede, tra le altre cose, che l’Unione acquisti il grano duro canadese. Morale: pasta, pane, biscotti, pizze, dolci, merendine e via continuando si faranno anche con questo grano ‘estero’.

Ci penserà la pubblicità martellante a farci ‘digerire’ il glofosato e le micotossine DON.

Il Parlamento Europeo approva il CETA e dice ai 27 Paesi che fanno parte della stessa Unione: approvate il CETA.

Milioni di consumatori, in tutta Europa, protestano contro il CETA e contro i veleni in agricoltura.

E mentre è in corso ‘sta battaglia che fa la Regione siciliana? D’accordo con l’Unione Europea toglie di mezzo una parte del grano duro siciliano per fare posto a quello ‘estero’.

Intanto la parola passa al Senato presieduto da Piero Grasso, che ‘deve’ approvare il CETA. E via…

P.S.

Qualcuno obietterà che la Misura 10.1.C del PSR non vale solo per il grano duro, ma anche per altre colture annuali. A questi ‘scienziati’ dovete rispondere che il grano duro si coltiva in rotazione: proprio con quelle colture che, insieme con il grano, non vanno coltivate per sette anni. 

Questa Misura è stata pensata contro il grano duro siciliano. Il resto sono chiacchiere. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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15 Responses

  1. MICHELE ALBANO

    ASSURDO !!!!
    CHIEDO E RICHIEDO:
    e’ POSSIBILE FARE UNA PETIZIONE POPOLARE PER FARE ANNULLARE QUESTI ASSURDI PROVVEDIMENTI LEGISLATIVI, FATTI DA GENTE INCOMPETENTE CHE MIRA SOLTANTO AL PROPRIO SERVILE TORNACONTO ELETTORALE?
    CHE COSA E QUALI INIZIATIVE SI POSSONO PRENDERE PERCHè IL POPOLO POSSA FARE ANNULLARE QUESTI PROVVEDIMENTI?

  2. salvatore

    dico e ridico, è colpa del sottolivello intellettivo a tenerci ostaggi di questo che è esclusivamente un consesso criminale camuffato da Unione Europea…..

  3. Alessandro

    E io a questo punto elimino del tutto il grano: se gli agricoltori siciliani accetteranno questi soldi non gli arrecherò certo un danno.

  4. Raffaele cogliani

    La vedo nera.e’tale la grandezza dei problemi e la maligna insipienza dei governanti che necessita un intervento dall’alto cioè Dio perché solo Lui può impedire la distruzione che noi facciamo

  5. Felice Di Pietro

    Noi cosiddetti consumatori, abbiamo un grande potere e possiamo orientare il mercato semplicemente con le nostre scelte. Se ci rifiutiamo di acquistare la pasta industriale, le merendine, ecc. fatte con i grani avvelenati, e iniziamo a comprare dai piccoli produttori locali che usano solo grani locali, possiabilmente macinati integri, diventando sensibili alla qualità di ciò che mangiamo piuttosto che solo al prezzo, il mercato si allineerà alla domanda e non ci sono multinazionali che tengano. Semplicemente bisogna far crescere la consapevolezza delle persone.

    1. Giorgio Zürcher

      Concordo , anche se solo in parte): quindi tentiamo di seguire l’idea di Felice di Pietro, almeno si fa qualcosa, ci assumiamo una responsabilità.

  6. La storia che il grano dura canadese sia pieno di tossine e stata gia smontata molte molte. Non ultima nel 2017.
    http://www.ilfattoalimentare.it/grano-canadese-micotossine-pasta.html
    I soldi agli agricoltori non si danno per non coltivare e favorire le altre nazioni ma si danno semplicemente perche in sicilia costa molto di piu produrre e gli agricoltori non ricavano una beneamata minchia dalla vendita del grano.
    Questo accade ovunque e non solo con il grano.
    Ormai siete sgamati

    1. Se il prodotto di una coltura come
      il grano siciliano non riesce a trovare
      una giusta remunerazione per
      soddisfare le spese e avere un minimo
      di guadagno, il problema consiste in
      una spietata concorrenza sleale, ad
      opera di grano proveniente dall’estero
      che molto probabilmente non rientra
      nei parametri di merce di soddisfacente
      qualità per il consumo alimentare.
      Come può risultare concorrenziale
      un prodotto che arriva da lontano
      da uno che entra nel mercato a km
      zero, questa è la domanda che ogni
      consumatore deve porsi.
      E deve porsi anche altre domande,
      perchè i controlli sono aleatori o
      addirittura inesistenti nel grano
      proveniente dall’estero?
      L’unione europea paga i coltivatori
      di grano duro siciliano, se smettono
      di coltivarlo? Che senso ha, se bene
      o male il grano duro siciliano
      mantiene un suo mercato come
      merce ricercata, abbandonare la
      sua coltura? Nel caso nel meridione
      d’italia venga completamente
      abbandonata la coltura del grano
      duro, le multinazionali con quale
      altro grano duro possono miscelare
      il grano proveniente dall’estero per
      abbattere il contenuto di eventuale
      glifosato e/o micotossine presenti
      in questo prodotto? Le analisi di Grano
      Salus hanno svelato la presenza di
      glifosato e altri elementi in alcune
      paste alimentari in commercio
      riconosciute ENTRO I LIMITI da
      parametri dell’Unione Europea, la
      stessa però vieta l’uso del glifosato
      in preraccolta del grano, nonchè la
      miscelazione,non è un controsenso?
      L’unico modo per difendersi e tutela-
      re la nostra salute e quella dei nostri
      cari consiste nel consumare solo i
      prodotti della nostra terra.
      Io non compro un prodotto che non
      ha una etichettatura chiara e semplice
      con l’origine delle materie prime,meglio
      privilegiare merci a km zero con
      la garanzia assoluta della provenienza.
      Lunghi viaggi in mezzi di trasporto non
      conformi o arraffozzanati che chissà
      quali altre merci portavano prima, mi
      lasciano molto perplesso nella
      salubrità di questa merce per il consumo
      umano, la criticità di questi trasporti sono
      il primo campanello d’allarme.
      Non comprare questi tipi di prodotto
      è la migliore difesa da attuare.

      1. Intanto, voglio dirle che onestamente continuare a proclamare che i nostri prodotti sono i più sani del mondo, sebbene anche nel nostro paese di vedono schifezze di tutti i tipi, non è corretto. Vogliamo parlare del patto Mafie/agricoltori per lo stoccaggio di rifiuti tossici?
        A me non sembra che i Canadesi, in termini salutistici, se la passino male… anzi. A ben vedere le loro terre, le loro montagne ed i loro mari, i Canadesi hanno un senso di protezione della Natura da far invidia, rispetto ai nostri territori disastrati.
        Detto questo il sistema produttivo italiano è parcellizzato e gli aggregatori che sino ad oggi hanno gestito le negoziazioni commerciali del grano (consorzi, coop, associazioni), ma anche di altri prodotti, sono tutti autoreferenziali e più attenti ai propri interessi che a quelli degli agricoltori.
        L’industria produttiva ha bisogno di forniture costanti in termini di quantità, ed il nostro sistema produttivo non da queste garanzie. I controlli vanno fatti e non discuto e se si è a conoscenza di mancati controlli si facciano le denunce alle autorità pubbliche non ai giornali.
        Se il grano italiano e quello siciliano costa di più sarà che forse ci sono troppi intermediari a fare la “ricotta”?
        La produzione primaria deve seguire le esigenze della secondaria, non l’inverso e se oggi i canadesi riescono ad essere più competitivi è perché non hanno un sistema ed una catena di negoziazione così farraginosa come la nostra.
        L’unica risposta è nel fare sistema, ma seriamente… non coalizzasi per contestare sempre e poi piangere….

        1. Certo che ne vogliamo parlare, niente
          niente che dei rifiuti tossici interrati in
          alcune zone d’Italia, e non mi riferisco
          solo alla Campania, lei ci mette solo i
          proprietari dei terreni e le mafie, che,
          mi risulta, quest’ultime sono quelle che
          hanno di fatto, scoperto l’inghippo…
          e che fa ci dimentichiamo di quelli
          che si sono disfatti illecitamente di
          tonnellate di rifiuti speciali tossici
          mettendoli in mano a personaggi
          senza scrupoli e guadagnandoci un
          botto, come sarebbe avvenuto se
          smaltiti in modo regolare osservando
          le severe norme in materia, chi sono
          i veri criminali, i proprietari dei
          terreni a volte inconsapevoli di quello
          che avveniva nei propri terreni?
          E delle innumerovoli denunce
          presentate, non ne vogliamo parlare?
          La complessità delle esecuzioni da
          svolgere per smaltire rifiuti tossici
          da assegnare a ditte specializzate con
          tanto di registri di carico e scarico, e
          ci mettiamo pure il doppio vantaggio
          di smaltire illegalmente, per eludere
          al fisco una parte del lavoro svolto,
          attività che non comparendo nei registri
          si puo nascondere da parte di capitani
          coraggiosi imprenditori truffaldini, lei
          questi non li elenca, ci spieghi il motivo
          sono curioso di conoscerlo il motivo
          omette la parte che ne trae il maggiore
          profitto? In quanto alle bontà delle merci
          canadesi , ci faccia colazione, pranzo e
          cena, io manco li tocco quei prodotti.
          Di sicuro c’è la presenza di glifosato ed
          altri elementi in alcune confezioni di
          pasta alimentare in commercio, così
          come viene riportato da GranoSalus e
          nelle pagine de I Nuovi Vespri, sarà
          un caso? Me lo auguro e c’è l’auguriamo
          tutti, lei invece muove supposizioni
          e inzinuazioni pesanti a riguardo di
          intermediazioni compiacenti? Ma di
          quale intermediazioni parla, ci spieghi
          in modo esaustivo a cosa si riferisce.
          E la ricotta? I prezzi del grano duro
          coltivato nel meridione d’Italia, non
          sono remunerativi per la spietata
          concorrenza di grani provenienti
          dall’estero a prezzi stracciati, questo
          è il punto da focalizzare.

          1. Sergio Passariello

            Facciamo un po di chiarezza… per chi legge ovviamente.
            In base ad una ricerca pubblicata nel 2015 da Agriregionieuropa, è emerso che delle 261 aziende intervistate sono 31 quelle che nella campagna di riferimento (2012/2013) hanno sottoscritto un contratto per la coltivazione/vendita del grano duro. In tutte le regioni esaminate, infatti, più dell’80% delle aziende intervistate non utilizza forme contrattuali scritte. L’unica eccezione è rappresentata dall’Emilia-Romagna, in cui tale incidenza scende al di sotto del 70%, con 16 delle 52 aziende intervistate che sottoscrivono contratti.
            Per la stragrande maggioranza delle aziende analizzate quindi la vendita è regolamentata da accordi verbali che si basano sul rapporto fiduciario tra il coltivatore e i soggetti con cui si relaziona per la vendita del prodotto.
            Forse un pò di autocritica andrebbe fatta. Chi è causa del sul mal pianga se stesso…
            Sulla salubrità del grano estero, lascio ovviamente la parola alle autorità competenti, e se ci dovessero essere negligenze o omissioni giusto denunciarle.

  7. Pingback : L'accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall'altra parte, non freghi prop

  8. Gentile Redazione de I Nuovi Vespri
    vi prego di leggere il link riportato
    nel commento di Sergio Passariello
    de “Il Fatto Quotidiano”, dove viene
    riportato di controlli costanti da
    parte delle Autorità competenti
    regionali e ministeriali, sui prodotti
    come il grano duro provenienti
    dall’estero. Grazie.

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