Grano duro e ‘Diritti di reimpianto’ dei vigneti, Cosimo Gioia scrive al Ministro Centinaio: “Ci stanno ammazzando”

Grano duro e ‘Diritti di reimpianto’ dei vigneti, Cosimo Gioia scrive al Ministro Centinaio: “Ci stanno ammazzando”
9 agosto 2018

In una lettera indirizzata al Ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio, Cosimo Gioia – l’unico dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione che ha provato a controllare le navi cariche di grano ‘tossico’ che arrivano in Sicilia – fa il punto della situazione. E lo fa criticando il Governo Musumeci sulla gestione (o meglio, mancata gestione) del grano duro e sui “Diritti di reimpianto” dei vigneti  

E’ stato dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana. Il primo – e finora l’unico – che ha provato a fermare le navi cariche di grano ‘tossico’ che arriva nei porti della nostra Isola (Palermo, Catania, Pozzallo, Mazara del Vallo) dall’universo mondo. Ovviamente, considerato che in Sicilia governano gli ‘ascari’, Cosimo Gioia riuscito ad avviare i primi controlli: poi è stato messo subito fuori da chi non aveva alcuna intenzione di governare la Regione per fare gli interessi dei siciliani (nel suo caso, gli interessi degli agricoltori siciliani).

Oggi Cosimo Gioia è sempre in prima fila: in difesa dell’agricoltura siciliana (è titolare di un’azienda agricola) e, in particolare, in difesa del grano duro siciliano.

Qualche giorno fa Gioia ha scritto una lettera al Ministro delle Politiche agricole, il leghista Gian Marco Centinaio, quello che, da quando si è insediato, si è occupato solo dell’agricoltura del Centro Nord Italia, facendosi fotografare ad un convegno della Coldiretti, organizzazione agricola che non il Sud, come si dice dalle nostre parti, è un po’ ‘sciarriata’… 

“Egregio Signor Ministro – scrive Gioia – in riferimento al colloquio da Lei avuto con l’amico comune Marco Antonicelli, Le volevo fare presente, in sintesi, quanto segue. L’agricoltura siciliana è in crisi irreversibile e nessuno se ne occupa. Le organizzazioni di categoria, per quanto riguarda i produttori, sono completamente assenti. Si occupano solo di buste paga, tracciabilità di pagamenti e quant’altro ma, niente, per quanto riguarda i prezzi dei prodotti agricoli, molto al di sotto della soglia di pagamento delle spese”.

“Io – prosegue Gioia – sono un produttore delle aree interne e, come tanti altri, destinato a dovere chiudere i battenti. Il grano è fermo da anni a 18 euro al quintale a causa delle importazioni dall’estero (Canada’ in primis, Kazakistan, Ucraina e quant’altro..). Il tutto gestito da pochissimi importatori (forse uno solo…che ha silos in tutti i porti dell’Isola…) che prendono porcherie inquinate, a prezzi bassissimi, che nei loro Paesi non possono essere utilizzate nemmeno per l’alimentazione animale, dall’estero, per poi mescolarle col nostro grano che è assolutamente esente da qualunque sostanza inquinante, per abbassare i limiti di DON, Gliphosate, metalli pesanti e quant’altro ed immetterlo sul mercato”.

La storia la conosciamo e la conosce molto bene anche Gioia che, come già ricordato, tentò di bloccarla nel 2009: solo che, allora, il Governo regionale di Raffaele Lombardo bloccò lui. Gioia descrive il grano duro che arriva in Sicilia, per esempio dal Canada: un grano duro che non è buono nemmeno per gli animali (COME POTETE LEGGERE QUI), ma che – dice Gioia – arriva in Sicilia (e nel resto d’Italia) per essere miscelato e venduto con il grano duro siciliano e, in generale, del Sud Italia.

Sarebbe semplicissimo – scrive Gioia – bloccare tale merce nei porti e controllarla per poi, eventualmente, rimandarla al mittente. Niente. Il Governo regionale è completamente assente, nonostante le promesse del Governatore (Nello Musumeci, presidente della Regione siciliana ndr) e dell’assessore (Edy Bandiera, assessore regionale all’Agricoltura ndr)”.

“Il costo di produzione di 1 Ha di grano – si legge sempre nella lettera – è di circa 24 euro quintale ed il gioco, per finire in mano a banche e usurai, è fatto…”.

Gioia fa riferimento all’impegno assunto da Musumeci, in campagna elettorale, di controllare la salubrità non soltanto del grano, ma di tutte le derrate alimentari di provenienza estera che arrivano in Sicilia. Una nave carica di grano duro proveniente dal Kazakistan, in verità, è stata controllata nel marzo scorso e rispedita al mittente (così almeno hanno riferito le fonti ufficiali che, in Sicilia, vanno prese con le pinze..).

Dopo l’unico caso di seria verifica del contenuto di una nave assistiamo a incontri, vertici, promesse e pagliacciate varie: cose assolutamente normali per la vecchia politica siciliana che governa la Regione con i voti dei cosiddetti “impresentabili”.

“Non abbiamo alternative alla coltivazione cerealicola a causa del nostro clima – scrive sempre Gioia – e quindi saremo costretti a chiudere e a non accedere ai progetti PSR (Piano di Sviluppo Rurale, ovvero i fondi europei destinati all’agricoltura siciliana ndr) che prevedono una partecipazione dell’agricoltore del 40%”.

A questo punto Gioia cita un esempio eclatante già ripreso da questo blog (COME POTETE LEGGERE QUI):

“Ma Lei lo sa che il prezzo del nocciolino di sansa che si utilizza per le caldaie da riscaldamento è superiore di molto a quello del grano? Con lo stesso potere calorifero per Kg… (4350 e 4400)”.

“Le lobby del grano – scrive ancora Gioia – non si possono sconfiggere a causa della loro potenza e, magari, perché, qualcuno… finanzia ancora i partiti dei passati Governi e non può essere toccato… Io avevo provato a fermare le navi e controllarle, ai tempi del Governo Lombardo che mi nominò Direttore generale dell’assessorato Agricoltura ma, alla quinta nave, sono stato rimosso… chissà perché…”.

“La globalizzazione – leggiamo sempre nella lettera – ci ha completamente distrutti: pomodoro non se ne coltiva più a causa della concorrenza dei prodotti africani, cinesi ecc..., dove la manodopera costa niente e viene trattata a livello disumano… Era una bella alternativa, ma non ce lo hanno consentito… Coltura scomparsa”.

“Olio (in questo caso d’oliva extra vergine ndr) nemmeno a parlarne: si produce per diletto… – prosegue Gioia -. Ora hanno dato anche una bella botta alla viticoltura con la proibizione di vendita delle quote”.

In pratica, il piccolo produttore che non è più in grado di sostenere la coltura dell’uva da vino per gli alti costi di produzione si poteva liberare del proprio vigneto: decideva di non coltivare più uva da vino e di estirpare il vigneto per riprendersi le spese di impianto. Ma questo, a quanto pare, è stato bloccato dall’attuale Governo regionale.

La storia è quella dei cosiddetti “Diritti di reimpianto”: un imbroglio che I Nuovi Vespri ha già raccontato (COME POTETE LEGGERE QUI). Si impedisce agli agricoltori, nei propri terreni, di fare ciò che ritengono più opportuno. La vicenda dei “Diritti di reimpianto” dei vigneti, presentata come una difesa della Sicilia e della ‘Sicilinità’ serve soltanto a limitare la volontà degli agricoltori e, soprattutto, a fare gli interessi dei furbi.

“Ma Lei si immagina pagare per la vendemmia un operaio 80/90 euro (paga sindacale…) più visita medica e contributi, il tutto tracciabile, per poi vendere l’uva ad una cantina sociale che ti paga dopo 6 mesi e quanto non si sa o ad un commerciane ladro…? Impossibile e quindi si salvano solo i grossi imbottigliatori che hanno vigneti e spalmano le spese sulla vendita del loro vino…Gli altri che faranno? Bisogna chiederlo ai nostri politici demagoghi che, in virtù di un sentimento di insularità e falso patriottismo, hanno varato il provvedimento di non vendita…”.

Il riferimento è al solito Governo Musumeci: un Governo regionale che, in materia di agricoltura, alterna le sceneggiate sui controlli del grano e delle derrate alimentari che arrivano dall’estero – sempre lì per lì per cominciare, ma che non cominciano mai – con provvedimenti che, apparentemente, sembrano frutto di dilettantismo, ma che in realtà – è il caso del blocco della vendita dei “Diritti di reimpianto” – vengono adottati non certo casualmente e sono tutt’altro che dilettantistici…

“Non hanno capito niente e ci stanno distruggendo – scrive Gioia al Ministro -. Io, per primo, lascerò l’uva a marcire sulla pianta ma, certamente, a queste condizioni non posso vendemmiare… Potrei continuare, ma non voglio importunarla oltre. Le dico solo che alcuni Sindaci delle aree interne di circa una quarantina di Comuni hanno approvato una delibera che Le allego che dice tutto compreso le nostre richieste. La prego di leggerla… (QUI POTETE LEGGERE L’ARTICOLO CON LA POSIZIONE ASSUNTA DA UN GRUPPO DI SINDACI DELEL AREE INTERNE DELLA SICILIA SUL GRANO DURO).

Gioia invita il Ministro Centinaio a fare qualcosa per l’agricoltura siciliana:

“Ci dica a chi rivolgerci della sua area politica in Sicilia, perché noi siamo alla frutta e molti hanno venduto o stanno vendendo i loro beni per pagare i debiti contratti con banche (salvate con i nostri soldi e terribili nel recupero…) o usurai. Mi scuso per essermi dilungato, avrei tantissime altre cose da dire, ma mi fermo qui”.

Nella lettera c’è anche un P.s.:

“Le aree interne rappresentano circa il 70% della superficie agricola Isolana…”.

 



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