7
Ago
2017
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Una rivoluzione in Sicilia per mandare a casa i ladri, criminali e mafiosi che ancora oggi la dominano

Per salvare la Sicilia dopo 30 anni di globalizzazione neoliberista selvaggia serve una ‘Rivoluzione sovranista costituzionale’. Che per la Sicilia significa applicazione integrale dello Statuto autonomistico. Le dieci piaghe che dobbiamo eliminare per liberare la nostra Isola da ladri, criminali e mafiosi che ancora oggi la controllano

di Beppe De Santis

Beppe De Santis, oggi esponente di punta del Movimento Sovranista nazionale, economista ed esperto di sviluppo locale e già sindacalista della CGIL. De Santis, oggi, è un esponente di punta del Movimento Sovranista che si batte per l’attuazione integrale della Costituzione italiana del 1948. I Sovranisti, per la cronaca, puntano a realizzare tre obiettivi:
l’uscita dell’Italia dall’Italia dall’Unione Europea come ha fatto il Regno Unito;
l’uscita dall’euro e il ripristino della sovranità monetaria;
il ripristino della sovranità nazionale politica e popolare.
In Sicilia i Sovranisti sono tra i promotori del movimento-lista “Noi Siciliani con Busalacchi-Sicilia Libera e Sovrana”. Di questa lista il candidato presidente della Regione è Franco Busalacchi. Tra i designati assessori vi sono l’economista keynesiano, Nino Galloni, e il filosofo, Diego Fusaro.

INDUSTRIA
1-La distruzione, pressoché integrale, dell’ NDUSTRIA siciliana.
Ne sono emblema -ad esempio-la catastrofe del polo industriale di Termine Imerese e i Cantieri navali di Palermo (ridotti ad un fantasma di se stessi e in questi giorni umiliati dal Governo nazionale, con il testa il Ministro degli Esteri, in Siciliano Angelino Alfano, come potete leggere qui).

La stessa Etna-Valley, che tante speranze di industrializzazione innovativa e sostenibile aveva suscitato, è in panne.

Il segmento industriale edile è letteralmente e verticalmente crollato da oltre un quindicennio.
Storicamente, si trattava, in parte, di industria inquinante (si pensi ai poli petrolchimici) e di cattedrali del deserto. Ma non solo. Termini Imerese doveva, e poteva avere un destino di ristrutturazione ecologicamente compatibile, con nuovi prodotti e nuovi processi produttivi ecologici (se n’è discusso vanamente e speculativamente per oltre un quarto di secolo).

I Cantieri navali di Palermo erano un gioiello del sistema cantieristico italiano, un orgoglio della classe operaia palermitana (con oltre 10 mila lavoratori, tra diretti e indiretti). Oggi è ridotto a 500 addetti senza indotto. Un disastro.

Si ricordi che non può esistere un’economia moderna solida, senza un apparato adeguato e compatibile sistema industriale.

Non bastano turismo, agricoltura e servizi, nonostante il vacuo luogo comune contrario per porre le basi del benessere strutturale di un Popolo di 5 milioni di abitanti, pari a quelli della Danimarca.

AGRICOLTURA
2-La distruzione dell’agricoltura siciliana, millenaria e identitaria, fondamento della civiltà siciliana.
Soltanto nell’ultimo decennio metà delle fattorie agricole hanno chiuso i battenti, massacrate dalle multinazionali, dalle folli e criminali politiche europee, dalle banche, dalle tasse, dall’INPS, da Riscossione Sicilia SPA, dai pignoramenti e dalle svendite all’asta.

Quello che era un settore portante dell’agricoltura siciliana, il grano duro – coltura quasi insostituibile nell’interno dell’Isola – è oggetto di una speculazione senza fine da parte della grande industria della pasta.

La speculazione tiene bassi i prezzi del grano duro siciliano, e meridionale in generale: così si scoraggiano i produttori di grano duro del Sud Italia, che vengono incentivati, con i fondi europei, ad abbandonare la coltura del grano (come abbiamo raccontato in questo articolo). Questa manovra a tenaglia giustifica l’arrivo di grano duro canadese in Italia: grano duro che arriva con le navi.

Peccato che il grano duro canadese, spesso, presenta sostanze contaminanti: micotossine DON e glifosato (come potete leggere qui e come potete leggere anche qui).

ARTIGIANATO E COMMERCIO
3-La distruzione del patrimonio diffuso e storico dell’artigianato siciliano e della rete commerciale diffusa. Anch’esso componente identitaria e di coesione sociale e urbana essenziale della società siciliana. Tutto violentemente e rapinosamente sostituito dalla cappa oligopolistica delle multinazionali agroalimentari, dalle loro reti commerciali, dalla sostituzione del tradizionale cibo siciliano buono e di qualità con cibo spazzatura e perfino notoriamente cancerogeno.

INFRASTRUTTURE, TRASPORTI, ACQUA, RIFIUTI, ENERGIA
4-Il mancato completamento, la mancata modernizzazione, il degrado e la distruzione della rete viaria, trasportistica e logistica e dei servizi a rete (acqua, energia, rifiuti).

A partire dalla rete viaria interna, ridotta a macerie, da scenari di post-guerra. Con oltre 350 Comuni piccoli e medi, soprattutto interni, rurali e montani, posti in estrema difficoltà nell’ambito vitale della mobilità elementare, della trasportistica dei prodotti agricoli e delle merci, della sicurezza stradale, della qualità della vita.

Come è possibile cianciare di ecoturismo, diturismo rurale, relazionale, d’esperienza e interno con questo sistema viario interno da Day After?

L’ultimo scandalo nel comparto: quello dei traghetti e gli aliscafi per i collegamenti tra la Sicilia i propri arcipelaghi, dalle Eolie alle Isole Pelagie, dalle isole Egadi e Ustica. Servizio affidato a privati speculatori, in cambio di tangenti, favori, postarelli di lavoro finiti per i propri famigli. Un verminaio. Dentro questo grande affare ci sono delinquenti: Presidenti, Assessori, Sottosegretari, alti burocrati, capi delle segreterie politiche, magistrati contabili e di controllo.

STATO SOCIALE
5-Il progressivo svuotamento, fino alla prossima distruzione, dei grandi servizi e delle funzioni universali dello Stato sociale (scuola, sanità, servizi sociali, pensioni) e la delegittimazione, criminalizzazione, impoverimento, degrado della Pubblica Amministrazione e del Lavoro Pubblico.
Con la serie sciagurata di tagli imposti dal delinquenziale blocco dominante neoliberista (leggere austerità voluta dall’Unione Europea dell’euro e avallata dai Governi italiani), il blocco ultradecennale delle assunzioni, il mancato rinnovo dei contratti di lavoro, la cancrena del precariato pubblico (lavoratori precari, sotto ricatto politico-elettorale, che svolgono il lavoro dei normali pubblici impiegati a tempo indeterminato, da decenni).

LAVORO E REDDITO
6-La distruzione del lavoro e della civiltà del lavoro.
La distruzione progressiva di centinaia di migliaia di posti di lavoro, pubblici e privati, nell’industria, nell’agricoltura, nell’artigianato e nel commercio, nei servizi dello Stato sociale e nella Pubblica Amministrazione in generale. Con la conseguente erosione e distruzione di milioni di fonti di reddito, anche di mera sopravvivenza.

La distruzione e la morte di centinaia di migliaia di micro-imprese, di piccole imprese, di medie imprese.

Oltre 2 milioni di siciliani su cinque sono disoccupati, precari, poveri e poverissimi, alla disperazione.

La ‘macelleria sociale’, ad esempio, il massacro dei lavoratori della Formazione Professionale siciliana, mescolando buoni e cattivi, lavoratori capaci e onesti e parassiti,i ladroni e pescecani del sistema come l’on. Fracantonio Genovese (ex-segretario del PD siciliano in salsa veltroniana) e onesti e umili, capaci lavoratori del settore.

AMBIENTE
7-La distruzione ecologica della Sicilia ancora bellissima.
La distruzione ecologica dell’ancor bella, bellissima Sicilia. Gli incendi devastanti e generalizzati, non prevenuti. La speculazione di stampo mafioso e paramafioso. Il degrado idro-geologico. La desertificazione né considerata, né prevenuta. L’emarginazione dei Parchi e delle Riserve naturali, senza soldi, senza personale, senza programmazione, senza amore e senza cura.

L’orrore dei quartieri metropolitani ghetto di tate città siciliane.

ISTITUZIONI E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
8-La distruzione istituzionale e amministrativa della Sicilia.
L’Autonomia statutaria, cioè il Patto costituzionale, rovinosamente svuotata, manomessa e delegittimata da questa classe politica siciliana di predoni, servi ed ascari, al servizio effettivo permanente dei padroni romani, a loro volta, servi delle oligarchie ‘europeistiche’ neo-liberiste.

Con uno Stato centrale italiano- a sua volta- non più sovrano, senza sovranità nazionale, senza sovranità monetaria, senza sovranità popolare.

I soldi spettanti alla Sicilia- miliardi e miliardi di euro- rubati da Roma e da Bruxelles, in cambio di spiccioli, per l’ordinaria gestione di una Sicilia ricattata e strozzata.

L’elezione diretta dei sindaci, dei Presidenti delle Province e della Regione. Il nefasto DIRETTISMO ha comportato una ulteriore degenerazione oligarchica e personalistica dell’assetto delle Istituzioni e della Politica.

Il distruttivo sistema elettorale maggioritario che, passo dopo passo, ha liquidato la sovranità elettorale del Popolo e quindi, tout court, la sovranità popolare. Con i caporioni di turno,gli avidi di turno,i narcisisti di turno, gli spiccia-faccende di turno,i velleitari,gli ascari,i matti solitari al comando.

L’UOMO SOLO AL COMANDO! E i risultati si sono visti:i “successi” di Cuffaro, Lombardo, Crocetta.

La disgraziatissima, errata e finta RIFORMA DELLE PROVINCE, un danno finito in una beffa.

La morte, per asfissia finanziaria e politica, della gran parte dei 390 Comuni siciliani.

La Pubblica Amministrazione regionale- e il decoro del LAVORO PUBBLICO- letteralmente fatta a pezzi, a parte l’oscenità dei carrozzoni delle cosiddette PARTECIPATE. Partecipate alle tangenti, allo spreco, al nepotismo.

Per fortuna, questa slavina istituzionale e politica, a-democratica, post-democratica, nella sostanza antidemocratica, è stata bloccata, almeno temporaneamente, dalla clamoroso vittoria del NO al recente referendum anticostituzionale del 4 dicembre 2016. I siciliani hanno votato NO al 72%.

POLITICA
9-La distruzione politica della Sicilia e la distruzione della Politica in Sicilia

Da decenni, in Sicilia, non vi sono più PARTITI degni di questo nome.

Non vi è più una POLITICA degna di questo nome.

Vi sono Bande. Moltiplicatesi per numero e per capacità metamorfica. Capacità metamorfica formale, totale, universale, agghiacciante TRASFORMISMO. Gli uomini, il personale, SONO SEMPRE GLI STESSI. Pensate a Salvatore Cardinale, a Leoluca Orlando, a Gianfranco Miccichè. E via continuando. Parassiti della politica che ‘brucano’ dagli anni ’80 o dagli anni ’90.

La battaglia politica è da decenni una GUERRA PER BANDE.
I SIMIL-PARTITI SONO TEMPORANEE CONFEDERAZIONI ELETTORALI, ALLA CACCIA DISPERATA DI VOTI, TANGENTI,SOLDI E POLTRONE. E’ questa la vera antipolitica.

In Sicilia la POLITICA non c’è più da decenni. Certo, anche il passato non ha brillato di luce mirabile. Ma la Politica e gli uomini politici come Giuseppe Alessi, Pio La Torre e Piersanti Mattarella non sono minimamente comparabili con gli attuali delinquenti predoni che, nell’ultimo quarto di secolo, hanno infestato e continuano a infestare la Sicilia.

SOCIETA’ E COESIONE SOCIALE
10-La distruzione della società e della coesione sociale in Sicilia

La risultanza ultima delle precedenti 9 piaghe d’Egitto, prodotta da questi predoni criminali che ancora oggi – noi speriamo ancora per poco – dominano la Sicilia è la DISTRUZIONE SISTEMICA della società civile, la distruzione di quel minimo di COESIONE SOCIALE, di quella coesione sociale fondamentale, senza la quale un corpo sociale non può letteralmente andare avanti e sopravvivere.

E’ la guerra di ciascuno contro tutti, la guerra tra i poveri, degli astratti furori, che porta oltre la metà dell’elettorato a non andare a votare. Facendo un grandissimo favore ai predoni,e, regalandosi un atto di masochismo strategico e di autolesionismo demenziale.

UNA RIVOLUZIONE PATRIOTTICA COSTITUZIONALE
Sono queste le DIECI PIAGHE che dobbiamo combattere. Di cui liberarci.

Perciò, v’è bisogno di una rivoluzione, in Sicilia, come in Italia.

Una rivoluzione patriottica.

In termini tecnici, una rivoluzione sovranista costituzionale. Cioè l’attuazione integrale della Costituzione italiana del 1948, a partire dallo Statuto autonomistico siciliano. Con una torsione ulteriore verso l’autodeterminazione del Popolo siciliano.

Lo spazio si è aperto, anche con la valanga dei NO del 4 dicembre 2016.

Il Movimento “Sicilia Libera e Sovrana”, con la Lista “Noi Siciliani con Busalacchi”, vuole contribuire ad aprire questa prospettiva. Storicamente necessitata, se non altro per legittima difesa, contro questi predoni delinquenti che purtroppo dominano ancora la Sicilia e che vanno mandati tutti a casa.

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2 Responses

  1. Alessandro

    Ripeto: sposo ogni singola parola… ma la logica conseguenza sarebbe la richiesta di indipendenza… e gli unici a parlarne apertamente sono i Siciliani Liberi.

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