Il Centro Nord si prende tutti i soldi del Sud: poi arriva Il Sole 24 Ore e dice che da noi si vive male…

13 dicembre 2016

Ogni anno il giornale della Confindustria scopre l’acqua calda. Al Centro Nord si vive bene e al Sud si vive male. Ma non è così dai tempi di Giolitti? Tra l’altro, Il Sole 24 Ore dimentica che, da quando esistono i fondi europei, lo Stato ha di fatto eliminato l’intervento straordinario nel Mezzogiorno. Per non parlare del fatto che tanti dei fondi che la UE destina alle Regioni del Sud – grazie ad ‘opportuni’ ritardi nella spesa e a ‘riprogrammazioni’ truffaldine operate a Roma – finiscono nelle aree del Centro Nord dove “si vive bene”. Passando anche dai ‘forzieri’ di Confindustria…

Da 27 anni, ogni anno, il giornale della Confindustria – Il Sole 24 Ore – ci delizia con la classifica delle città italiane dove si vive meglio. Va da sé che le città del Sud sono sempre agli ultimi posti, mentre le città del Nord sono sempre ai primi posti. Quanto al Centro Italia, le città di questa parte del Paese si trovano sempre nella parte medio alta della classifica.

Qui potete leggere i numeri della classifica de Il Sole 24 Ore

E qui potete leggere un nostro primo articolo:

Qualità della vita, al Nord si vive bene, al Sud si vive male (e in Sicilia peggio): ma è davvero così?

I parametri presi in considerazione dai confindustriali per a questa ovvie conclusioni sono i seguenti:

Affari, lavoro e innovazione, reddito, risparmi e consumi; ambiente, servizi e welfare; demografia, famiglia, integrazione, Giustizia, sicurezza, reati, cultura, tempo libero e partecipazione.

Abbiamo scritto che questa bella ‘classifica’ ci viene proposta da 27 anni. Ma se fosse stata stilata durante il periodo di Giovanni Giolitti al Governo del nostro Paese, negli anni del cosiddetto ‘Decollo industriale’, i risultati sarebbero stati gli stessi. Anzi, le città dell Nord avrebbero più punti rispetto ad oggi, perché l’industrializzazione non aveva ancora rovinato tante bellissime zone della Lombardia, del Piemonte, del Veneto e via continuando.

Mentre in Sicilia, per citare un esempio di Regione del Sud – come scrivevano Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino nella loro celebre Inchiesta in Sicilia negli anni subito successivi alla ‘presunta’ unificazione italiana – la sicurezza per i cittadini era molto relativa, visto che a dettare legge erano camorristi e mafiosi.

Forse, lo scenario si presentava diverso prima del 1860, quando il Regno delle Due Sicilie aveva un’economia che non aveva nulla da invidiare agli eredi dei Longobardi. Ma questo non si deve dire, perché il Borbone era, per definizione, la rovina del Sud, mentre Garibaldi, Vittorio Emanuele e i generali di Casa Savoia, con in testa Cialdini, erano i ‘civilizzatori’.

Detto questo, se volete conoscere la verità sulle ‘gesta’ del generale Enrico Cialdini nel Sud Italia dovete leggere il seguente articolo:

Incredibile: Palermo dedica una via al generale Enrico Cialdini, il feroce assassino di meridionali!

Per non parlare di Giuseppe Garibaldi, le cui ‘gesta’ le potete leggere qui di seguito:

Il vero volto di Giuseppe Garibaldi: un pupo manovrato da casa Savoia

Ma questa è storia. Importante, ma sempre storia. E la storia, si sa, non si può cambiare. Al massimo, per ciò che riguarda il Sud Italia, si può cercare di raccontarla per quello che è stata – come sta provando a fare questo blog – alla faccia di certi storici che la storia del risorgimento italiano l’hanno scritta per conto dei vincitori.

Oggi, però, quello che dà fastidio, è l’informazione incompleta. Perché quando si dice – come fa Il Sole 24 Ore – che Vibo Valentia è l’ultima in classifica, e che le città siciliane stanno tra l’ottantesimo e il centesimo posto, quindi nel fondo della classifica, si dovrebbe provare anche a spiegare il perché.

Per carità: ci sono responsabilità che vanno ascritte alle classi dirigenti – o ‘presunte’ tali – delle città del Mezzogiorno d’Italia.

Però andrebbe ricordato anche altro. per esempio, che, da quando esistono i fondi strutturali dell’Unione Europea, non esistono più gli interventi ordinari dello Stato italiano nel Mezzogiorno.

Chi ha vissuto o studiato gli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo passato ricorderà certamente i soldi e gli sprechi della Cassa per il Mezzogiorno. Ma con tutti gli sprechi – che spesso erano opera delle grandi imprese del Nord Italia che ‘calavano’ nel Sud per realizzare grandi opere pubbliche in combutta con le mafie locali – in quegli anni il divario economico e infrastrutturale tra Nord e Sud era diminuito.

Nei primi anni ’80 la Cassa per il Mezzogiorno venne sbaraccata, sostituita, dopo un lungo dibattito in Parlamento, durato oltre tre anni, dall’Agenzia per il Mezzogiorno (detta anche Agensud).

I progetti per le opere nel Meridione non venivano più ‘calati’ dall’altro, come avveniva con la Cassa per il Mezzogiorno, ma venivano preparati dalle amministrazioni locali (che allora venivano sostenute dallo Stato anche per la progettazione dei grandi lavori).

Anche allora ci furono sprechi (e questa volta in larga parte provocati dai grandi gruppi imprenditoriali nazionali, anche in questo caso, molto spesso, in combutta con le mafie locali). Ma il divario economico e infrastrutturale tra Centro-Nord e Sud diminuiva.

Dopo Tangentopoli l’intervento straordinario del Sud si è affievolito. L’unico intervento degno di nota lo fa il Governo nazionale di Romano Prodi con i soldi non spesi dell’Agensud: i cosiddetti ‘Patti territoriali’.

Nel 2001 si assiste a un paradosso. Le elezioni politiche le vincono Berlusconi e la sua coalizione. Una vittoria netta, con risultati notevoli al Sud (in Sicilia, addirittura, si verifica il celebre 61 a zero: i 61 seggi dell’uninominale – legge elettorale Mattarellum – della nostra Isola vanno tutti al centrodestra.

Ebbene, il centrodestra vince le elezioni grazie anche al Sud e la prima cosa che fa è avviare l’eliminazione dell’intervento straordinario nel Sud.

Per la Sicilia c’erano i 9 miliardi di vecchie lire di Agenda 2000, la Programmazione dei fondi europei (strutturali) 2000-2006. Ebbene, questa la decisione, di fatto, di Berlusconi e compagni, la Sicilia ha i fondi europei e non ha bisogno dell’intervento straordinario dello Stato.

Quasi tutti gli interventi – in molti casi interventi parcellizzati che erano a carico dello Stato – passano a carico della Regione siciliana con i fondi di Agenda 2000.

E’ una truffa ai danni della Sicilia in particolare e del Sud in generale, perché l’intervento dell’Unione Europea deve essere aggiuntivo e non sostitutivo rispetto all’intervento dello Stato.

Tutte queste cose, a partire dal 2001, verranno denunciate dalla SVIMEZ. Ma tutti fanno finta di non accorgersi di quello che succede.

Succederà di più: il Governo Berlusconi, provando ad aggirare i regolamenti comunitari, programmerà – d’accordo con il Governo siciliano di quegli anni – il completamento dell’autostrada Palermo-Messina (completamento raffazzonato, tant’è vero che ancora oggi quest’autostrada è un mezzo disastro) con i fondi di Agenda 2000.

A bloccare questa truffa ai danni della Sicilia sarà Bruxelles, non certo l’Italia. Sarà l’Unione Europea a far pagare allo Stato il completamento della Palermo-Messina (per tutta risposta, Roma, negli anni successivi, per riprendersi questi soldi, bloccherà con scuse varie, altre opere in Sicilia: per esempio, la Catania-Ragusa).

Quando si passerà alla Programmazione 2007-2013 scopriremo i ‘ritardi’ nella spesa di questi fondi: ritardi in parte ascrivibili alle Regioni del Sud che dovrebbero spendere questi fondi (dette Regioni ad Obiettivo Convergenza) e, in parte, dovuti alle procedure cervellotiche di Bruxelles e ai ritardi imposti artatamente dai ministeri romani.

Nel 2006 inizia una seconda truffa ai danni del Sud. Pronto accomodo, l’allora Governo Prodi aumenta a dismisura i fondi europei che vengono gestiti dallo Stato: i PON (Piani Operativi Nazionali); i fondi europei destinati alle Regioni del Sud si spendono sempre meno e ritardi nella spesa si verificano anche con fondi destinati dallo Stato al Sud (che nel frattempo sono stati ripristinati, ma solo sulla carta).

Con queste risorse non spese vedono la luce i FAS, sigla che sta per Fondi per le Aree Sottoutilizzate, che prima il Governo Prodi (2006-2008) e soprattutto il successivo Governo Berlusconi utilizzeranno in buona parte per sostenere le imprese del Centro Nord Italia e in parte per pagare il precariato del Sud.

Morale: le risorse FAS – che sarebbero dovute servire per le infrastrutture del Sud – finiscono in parte a sostegno del Centro Nord e in parte sperperate per il voto di scambio dei precari nel Sud.

Siamo arrivati ai Governi Monti, Letta e Renzi. Pensate che le cose siano cambiate?

Paradossalmente, il più serio di tutti è stato Mario Monti, che al Sud non ha dato molto, ma quel poco che ha dato non l’ha taglieggiato.

Il Governo Letta è stato l’esecutivo dei ‘filosofi’: celebre la riprogrammazione dei fondi destinati al Sud operata dall’allora ministro Fabrizio Barca.

Il problema è che poi è arrivato #enricostaisereno, al secolo Matteo Renzi. Che, con la sfacciataggine che è pari solo alla sua arroganza e alle sue bugie, ha scippato sistematicamente i soldi al Sud.

Ha cominciato quel ‘gesuita’ consumato di Graziano Delrio, allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha tolto al Sud tutti i fondi per le ferrovie.

Nel frattempo i FAS hanno cambiato nome: adesso si chiamano PAC. Sono i soldi (fondi non spesi) che l’ex ministro Barca aveva riprogrammato per spenderli al Sud. Ma il Governo Renzi, di questi fondi, ha preso 12 miliardi di Euro (che in parte erano stati programmati per la spesa sociale nel Mezzogiorno: anziani, malati, infanzia, portatori di handicap) e li ha dati distribuiti, ‘a pioggia’, alle imprese nel nome e per conto del Jobs Act: imprese che, per il 90%, sono del Centro Nord.

Siamo ai nostri giorni: cosa c’è nella legge di stabilità 2017 per il Sud approvata la scorsa settimana dal Parlamento nazionale in un paio di ore?

Non l’abbiamo ancora capito, perché non è semplice comprendere cosa nasconde questa legge. Anche se abbiamo una brutta sensazione: e cioè che con l’IRE (imposta che colpirà le imprese) aumenterà la pressione fiscale. Del resto, Renzi non è quello che “ha abbassato le tasse”?

Dopo tutto questo Ambaradan ai danni del Sud arriva Il Sole 24 Ore e dice, anzi, ribadisce che si vive meglio nei Comuni e nelle Province del Nord e del Centro Italia.

Ma come mai? Possibile?

Ironia a parte, una domanda al direttore de Il Sole 24 Ore, il bravo Roberto Napoletano: ma con tutti i soldi che, dal 2001, il Centro Nord scippa al Sud il suo giornale cosa si aspettava di trovare?

 

 

 

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