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Dic
2016
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I misteri di Modica e Ragusa: la siccità, gli animali che rifiutano le carrube e gli ‘appetiti’ sull’altipiano Ibleo

Per caso abbiamo conosciuto un agricoltore – Giovanni Cicciarella – che, da anni, osserva i mutamenti climatici che, a suo avviso, hanno finito con l’interferire con i ritmi biologici di piante, animali e forse anche dell’uomo. Racconta degli interessi delle multinazionali per l’area Iblea. Sarebbe facile definirlo ‘complottista’. Solo che alcune delle cose che racconta – con gli interessi che ci stanno dietro – sono da tempo visibili. Come il Muos di Niscemi. Come i droni. Come i fatti di Canneto di Caronia. Come le auto bloccate nella galleria di Tremonzelli… E come i tentativi, ripetuti, di ‘cementificare’ il territorio siciliano

Che sta succedendo nell’altipiano Ibleo, nelle aree agricole che si distendono tra Ragusa e Modica, tra ulivi, carrubi, mandorli, muretti a secco e animali al pascolo? Ce lo chiediamo da qualche tempo, soprattutto da quando le voci raccolte qua e là raccontano di grandi ‘appetiti’ speculativi che poco o nulla avrebbero a che fare con l’agricoltura. E ce lo siamo chiesti, qualche giorno fa, quando, trovandoci a Santa Caterina Villermosa, per seguire un convegno organizzato dal Movimento Siciliani Liberi, abbiamo ascoltato, con molto interesse, l’intervento di un agricoltore: Giovanni Cicciarella.

Il convegno era alle ultime battute (sotto, in allegato, gli altri articoli sulla giornata, ndr). Dopo una mattina a intensa, tra gli interventi di tanti relatori, è quasi fisiologico che, quando arriva il momento del pranzo, anche chi segue con attenzione i lavori si rilassi un po’, aspettando la chiusura per andare a tavola.

Quando Cicciarella prende il microfono tra le mani spiazza un po’ tutti:

“Signori, così non va – dice -. Vengo dalla provincia di Ragusa, dove succedono cose strane, molto strane. Fatti che riguardano la natura. Vicende che ho registrato con la mia esperienza di agricoltore. Vorrei la vostra attenzione, altrimenti posso anche evitare di parlare”.

Messa così è chiaro che molti partecipanti al convegno si sono detti:

“Chi è questo signore? E cosa ci deve dire?”.

In tanti hanno ripreso posto in sala, incuriositi dal piglio deciso di questo personaggio. Quando Cicciarella ha cominciato a parlare, al brusio si è sostituito il silenzio.

“Sono qui per parlare della crisi dell’agricoltura di Ragusa e di Modica. Quest’anno registriamo il novanta per cento delle piogge in meno. Poi la Lebbra dell’olivo, che ha creato problemi a questa coltura. E registriamo anche gravi problemi negli alberi di carrubo, attaccati da un insetto”.

Per la cronaca, la Lebbra dell’olivo è una malattia provocata da un micete. Una malattia che è stato uno dei motivi della drastica riduzione di olive registrata quest’anno in tutta la Sicilia.

Cicciarella si è soffermato a lungo sul carrubo, che è un albero che fa parte della tradizione iblea. E’ una pianta che rappresenta un elemento centrale del paesaggio agrario di queste contrade. Una leguminosa arborea che produce un baccello utilizzato sia in agricoltura (gli animali – bovini e ovini – sono molto ghiotti di carrube), sia nell’industria (soprattutto farmaceutica, anche se in Sicilia le caramelle alla carruba vantano una tradizione di tutto rispetto). In certe aree della Sicilia il carrubo si utilizzava anche per la preparazione del vino: il vino bianco con la ‘carrubata’, ad esempio, era una tradizione un tempo molto diffusa a Sciacca e dintorni, quando il vino si faceva ancora in casa.

Oggi il carrubo è in crisi. Cicciarella ci racconta che è attaccato da un insetto. Notizia che abbiamo appreso qualche mese fa leggendo un’interrogazione presentata dal parlamentare regionale, Orazio Ragusa, che racconta dei problemi agli alberi di carrubo nelle aree di Scicli, Modica, Pozzallo e Ispica. Con gli alberi attaccati da un coleottero, il Bostrico della vite. Notizia lanciata dall’ANSA (come potete leggere qui).

Fin qui nulla di strano. Anche se la comparsa di certi agenti patogeni che colpiscono le piante nel Sud Italia suscita qualche perplessità. Sappiamo tutti cos’ha combinato il Punteruolo rosso, un altro coleottero arrivato in Sicilia (sembra a dalle parti di Catania) che, in un arco di tempo breve, ha decimato le palme della nostra Isola.

Un altro agente patogeno che ha sollevato grandi polemiche è un batterio che ha messo a soqquadro una parte della tradizionale olivicoltura della Puglia: la Xilella fastidiosa.

cicc

Giovanni Cicciarella

Insomma, la relazione di Cicciarella all’inizio sembrava tranquilla. Poi, però, l’agricoltore ha iniziato a descrivere altri fenomeni molto strani, legandoli tutti a una sorta di disegno criminale che starebbe dietro a tutte queste stranezze.

Siamo perfettamente coscienti che qualcuno, nel leggere questo articolo – soprattutto per le cose che racconteremo di seguito – ci prenderà per ‘complottisti’. E’ un rischio che corriamo. Anche perché, come vedremo, alla testimonianza di Cicciarella noi ‘allegheremo’ quello che sappiamo già degli ‘appetiti’ – a quanto sembra internazionali – che riguarderebbero l’altipiano Ibleo, fino ad arrivare alle zone costiere.

Le denunce di Cicciarella, però, hanno poco di ‘complottistico’. Perché, in alcuni casi, sono notizie che, in parte, sono venute fuori, anche se a spizzichi e a bocconi, negli anni passati. Nel 2011, ad esempio, il quotidiano on line RagusaNews ha denunciato l’abbattimento di carrubi nell’altopiano Ibleo (come potete leggere qui).

Nell’articolo si racconta dell’abbattimento di carrubi e, in generale, nell’eliminazione di piante che rientrano nella cosiddetta ‘Macchia mediterranea’. Il tutto in violazione del Piano paesaggistico della provincia di Ragusa. Ora, di solito, quando in un territorio si estirpano alberi e, in generale, vegetazione, lo si fa perché si vuole realizzare qualcosa di alternativo all’agricoltura: leggere opere in cemento o, come si usa dire, ‘cementificazione’ del territorio.

Dai carrubi alla zootecnia, che in questa provincia è, da sempre, il fiore all’occhiello dell’economia. Parliamo dei bovini (la razza Modicana) e dei formaggi di questa zona (pensiamo al Caciocavallo ragusano). E degli studi su questo settore portati avanti dal CORFILAC, il Consorzio Ricerca Filiera Lattiero-Casearia che ha sede proprio a Ragusa.

“Da circa cinque anni – dice Cicciarella – si registra una variazione nel rapporto tra le nascite nei bovini tra femmine e maschi. C’è un aumento nelle nascite delle femmine rispetto ai maschi. Perché avviene tutto questo?”.

Una volta avremmo potuto chiedere spiegazioni all’Associazione regionale allevatori della Sicilia. Ma la politica siciliana, dal Governo di Raffaele Lombardo all’attuale Governo di Rosario Crocetta, ha provveduto a sfasciare anche questa organizzazione che seguiva con professionalità la zootecnia siciliana.

Non è facile chiedere spiegazioni ulteriori a questo agricoltore. Ci proviamo a tavola, tra un pezzo di formaggio e un bicchiere di vino. Ma non otteniamo i risultati sperati. Perché Cicciarella dice e non dice, non è rintracciabile su facebook e non risponde al telefono.

A tavola, ad esempio, torna a rivelarci un particolare sulle carrube:

“Gli animali sono molto ghiotti di carrube. Ebbene, quest’anno le pecore non ne vogliono sapere di mangiare le carrube”.

Chiediamo il perché. A un certo punto, stretto dalle domande, qualche cosa in più la riusciamo a cavare:

“Quest’anno abbiamo registrato un periodo di grande siccità. Con temperature medie alte anche in inverno: da 10 a 15 gradi. Tutto questo non è normale. Cosa penso? Che c’è chi lavora da almeno quattro anni a modificare il nostro clima. Dietro ci sono grandi interessi. E’ inutile nasconderlo: tra cielo e terra sta cambiando qualcosa. Gli animali non sono più gli stessi, le piante non sono più le stesse, noi non siamo più noi stessi. Se non ricordo male, lo scorso anno Putin ha detto: nel Mediterraneo effettuano esperimenti con l’elettromagnetismo”.

Sul perché in alcune zone del Ragusano gli animali si rifiutino di mangiare le carrube abbiamo chiesto ‘lumi’ a chi si occupa di agricoltura per lavoro, in una grande organizzazione. Ci ha chiesto di non rendere noto il suo nome. Con questo ‘patto’ ci conferma che, tra Ragusa e Modica, hanno gettato gli occhi alcune multinazionali.

“Vogliono i terreni – ci dice -. Ma per farlo si debbono sbarazzare degli agricoltori. Le carrube poco gradite agli animali? Non siamo stupiti. Di notte c’è chi, in queste zone, già da tempo, vede volare droni. Non è difficile, con i droni, irrorare le coltivazioni”.

A tavola, intanto, il nostro agricoltore si sbilancia un po’. Parliamo di alcune aree – anche costiere – che riguarderebbero non soltanto le province di Ragusa, ma anche zone del Siracusano e dell’Agrigentino.

Già immaginiamo la faccia di chi ama liquidare questi argomenti come farneticazioni di ‘complottisti’. Purtroppo dobbiamo deludere queste persone ‘lungimiranti’. E lo facciamo con i fatti.

chi scrive, tra il 2011 e il 2012, si è occupato di un mega progetto di ‘cementificazione’ di buona parte delle coste siciliane. Non ci stiamo inventando nulla: agli atti del Parlamento siciliano c’è una lunga e dettagliata interpellanza che porta la firma del deputato del PD, Pino Apprendi. E’ la storia incredibile di un progetto altrettanto incredibile di ‘cementificazione’ di buona parte della coste della nostra Isola. Dietro c’erano imprese nazionali e internazionali.

Nell’atto ispettivo che porta la firma di Pino Apprendi – se non ricordiamo male cinque o sei pagine – ci sono i nomi e i cognomi dei protagonisti di questa tentata mega-speculazione.

Per la cronaca, con molta probabilità, su questa vicenda, Pino Apprendi si è giocato la sua rielezione alle elezioni regionali del novembre 2012. Alla faccia dei ‘banditi’, Apprendi, proprio in queste ore, è tornato all’Ars dopo che il parlamentare Francesco ‘Ciccio’ Riggio è stato sospeso per una condanna.

Per concludere il discorso legato ai tentativi di speculare sulle coste siciliane – tanto per ribadire che non ci sono visionari – ricordiamo che dalla fine degli anni ’90, all’Assemblea regionale siciliana, vanno in scena tentativi per sbaraccare le leggi urbanistiche che hanno introdotto l’inedificabilità assoluta entro i 150 metri dalla battigia.

‘Ovviamente’ non si tratta di eliminare una legge per ‘cementificare’ il territorio, perché fregandosene della legge regionale sull’inedificabilità assoluta lungo le coste – la legge regionale n. 78 del 1976 – buona parte delle coste siciliane è stata ‘cementificata’ lo stesso. Da anni gli speculatori vorrebbero eliminare questa legge per poi ottenere una sanatoria e ‘valorizzare’ le costruzioni abusive. ‘Valorizzazione’ alla quale sembra molto interessata un’organizzazione che chiamano mafia…

Ma l’eliminazione dei vincoli per costruire lungo le coste servirebbe anche ai nuovi speculatori. Cioè a quelli che hanno gettato gli occhi sull’altipiano ibleo, lungo le coste della provincia di Ragusa, di Siracusa e della provincia di Agrigento, come racconta Cicciarella.

Non è un caso, insomma, se la scorsa estate, all’Ars, è andato in scena l’ennesimo tentativo di eliminare la legge regionale che n. 78 del 1976, per approvare una contestuale sanatoria, come potete leggere qui di seguito:

Il Sì dell’Ars alla sanatoria edilizia lungo le coste. Un assist alla mafia in vista delle elezioni?

Sanatoria edilizia: le motivazioni ‘deboli’ di Fazio, la ‘coda’ del PD siciliano e le cravatte dell’on Fontana

Ars/ La sanatoria edilizia lungo le coste: l’ipocrisia del PD e di Mariella Maggio

Riportiamo questi articoli giusto per ricordare che non ci inventiamo nulla. E che i tentativi di speculare sul territorio siciliano ci sono stati e ci sono.

A Torre Salsa – Riserva naturale in provincia di Agrigento che si distende lungo la costa tra Siculiana e Montallegro – sono in corso, da decenni, tentativi di ‘cementificazione’. Non si capisce se al confine o dentro la Riserva sorgerà – ormai non ci sono dubbi – un Resort a cura della multinazionale austriaca Adler (questo perché chi dice che le multinazionali hanno interessi in Sicilia è un ‘complottista’…).

L’autorizzazione per ‘cementificare’ questo tratto di costa ha incassato, in un primo momento, anche il sì del WWF, l’organizzazione ambientalista che gestisce la stessa Riserva di Torre Salsa. Quanto la storia è venuta fuori, nel settembre del 2015 (come potete leggere qui) il WWF regionale ha smentito il WWF locale.

Oggi non parla più nessuno. A parte gli ambientalisti di Mareamico, che non rientrano tra gli ambientalisti che vengono finanziati dalla Regione Siciliana che dovrebbe essere controllata dagli ambientalisti…

Sempre a Torre Salsa – Riserva istituita per oltre il 90% su terreni di oltre un centinaio di privati, in larga parte agricoltori – da qualche anno sarebbero in corso tentativi per convincere alcuni tra i proprietari dei fondi a vendere i terreni. Ed è anche logico: si racconta che il Resort del gruppo Adler è il primo di una lunga serie di speculazioni lungo questo tratto di costa. Non resta che togliere i terreni ai siciliani che abitano lì…

A tavola, intanto Cicciarella si è un po’ aperto. Ci racconta del Punteruolo nero, un altro coleottero arrivato in Sicilia, da distinguere dal già citato Punteriolo rosso. Il Punteruolo nero attacca le Agavi. “Ma in alcuni casi – ci racconta il nostro agricoltore – ha già attaccato le piante di Fico d’India.

A proposito delle piante di Fico d’India il nostro amico agricoltore ci racconta quanto ha osservato lo scorso anno. “Tra Modica e Rosolini, dopo tre o quattro settimane dalla scozzolatura (una pratica agronomica che consiste nell’eliminare una parte dei frutti per ottenere Fichi d’India di pezzatura maggiore ndr) – dice – abbiamo assistito a un fenomeno assai strano. Non c’erano frutti…”.

La discussione scivola sull’elettromagnetismo: dagli esperimenti sull’elettromagnetismo che, a parere di Cicciarella, sarebbero stati effettuati a Palermo, per la precisione a Mondello. Vero? Falso?

Ormai affrontiamo temi da ‘complottisti’. Il Muos di Niscemi è un argomento da ‘complottisti’. Chi l’ha detto che l’elettromagnetismo sprigionato dal Muos fa male alla all’ambiente e alla salute umana? I ‘complottisti’. E i fenomeni registrati negli anni passati a Canneto di Caronia, nel Messinese? Era un ragazzo che appiccava gli incendi e non le sperimentazioni militari nel Tirreno: queste ultime sono solo tesi ‘complottiste’ (anche il gruppo interistituzionale che ha studiato per qualche anno i fenomeni di Canneto di Caronia è ‘complottista’, visto che stava arrivando a conclusioni ‘complottiste’).

‘Complottisti’ sono anche gli automobilisti ce sono rimasti in panne nella galleria di Tremonzelli. Gli unici a non essere ‘complottisti’ sono gli studiosi che osservano le stelle sulle Madonie, nel centro Nasa realizzato a Isnello…

Sul tema del convegno Agricoltura e Territorio:

Siciliani Liberi: “Il futuro della Sicilia è nell’agricoltura. Quando governeremo cambieremo tutto”

Dissesto idrogeologico: “Forestali indispensabili, ma alla politica e ai sindacati fa comodo tenerli al laccio”

A come Agricoltura: “Stanno togliendo la terra ai contadini, mangeremo sempre più veleni”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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