5
Ago
2016
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Ma quale ‘gloriosa’ battaglia di Calatafimi! Solo imbrogli e tradimenti. In stile Garibaldi

In un reportage La Repubblica edizione di Palermo, per la firma di Gianni Bonina, ripropone Garibaldi e la battaglia di Calatafimi. Presentata come una vicenda ‘eroica’. Ragazzi, ormai lo sanno pure le pietre che Garibaldi ‘vinse’ sta battaglia-farsa grazie al tradimento del generale Landi. Altro che gloria!

di Ignazio Coppola

E’ di questi giorni sulla pagina culturale de La Repubblica edizione di Palermo un reportage a puntate dal titolo “Sulle orme dei garibaldini – l’isola in camicia rossa”a firma di Gianni Bonina che va dallo sbarco di Marsala l’11 maggio 1860 e via via descrivendo ad usum delphini tutta l’impresa dei Mille di Garibaldi in Sicilia, con particolare riferimento alla battaglia di Calatafimi pubblicata domenica 31 Luglio.

Ebbene, anziché ripetere falsità storiche, come ormai da 156 anni a questa parte ci propinano gli storiografi di regime, il nostro poco attendibile “storico” autore del  reportage sui Mille avrebbe fatto meglio a documentarsi e trarre le debite conclusioni su come realmente si svolse la battaglia farsa di Calatafimi. E su come questa battaglia farsa, come tante altre, rientra appunto nell’alveo di quelle verità storiche sottaciute o, peggio ancora, mistificate e contrabbandate come epiche gesta da tramandare ai posteri con frasi ad effetto come quella: “Qui si fa l’Italia o si muore” che a quanto pare Garibaldi non ha mai pronunciato.

Una battaglia farsa, quella di Calatafimi, decisa, dal tradimento e dalla corruzione del generale Landi e non dal valore dei garibaldini

Decisiva e galeotta, infatti, fu una “fede di credito” di 14.000 ducati (poi addirittura risultata taroccata e falsa all’atto della riscossione), pagata a Landi dallo stesso Garibaldi. Vicenda in seguito confermata dallo stesso Landi, per cui 3000 borbonici ben addestrati e ben armati s’arresero a circa 1000 garibaldini poco avvezzi all’uso delle armi e animati solamente da spirito d’avventura. Per cui l’episodio della corruzione del generale Landi fu l’unico decisivo e squallido elemento delle sorti della battaglia di Calatafimi.

Del resto basta rileggere, a conferma di questo, quanto scritto dagli storiografi al seguito dello stesso Garibaldi per rendersi bene conto di quello che inaspettatamente e scandalosamente avvenne a Calatafimi. Scrive Cesare Abba nel suo diario Da Quarto al Volturno: “E proprio quando pensavamo di avere perso, alla fine ci parve un miracolo avere vinto” (il miracolo della fede di credito frutto della corruzione).

E ancora Francesco Grandi nel suo diario I garibaldini testualmente riporta: “Ci meravigliammo non credendo ai nostri occhi e alle nostre orecchie, quando ci accorgemmo che il segnale di abbandonare la contesa, come avevamo temuto, non era lanciato dalla nostra tromba, ma da quella borbonica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’amministratore della spedizione dei Mille, lo scrittore Ippolito Nievo, il quale nelle sue memorie ebbe a meravigliarsi di una vittoria, giunta, quanto mai inattesa.

L’inusuale ritirata di 3000 borbonici al cospetto di 1000 garibaldini male in arnese, trova dunque la sua logica giustificazione nel prezzo della corruzione che Garibaldi pagò a Landi, e dallo stesso successivamente confermato, perché inopinatamente e inaspettatamente desse alle sue truppe l’ordine di ritirasi. E di tutto questo il buon Gianni Bonina avrebbe fatto meglio a documentarsi, magari rileggendosi un articolo scritto proprio su La Repubblica di Palermo qualche anno fa dallo storico Salvatore Falzone dal titolo: “La battaglia di Calatafimi- Eroismo o tradimento?- Battaglia o pagliacciata?” prima di riproporci nel suo reportage  lo scontro- farsa di Calatafimi come una epica battaglia da tramandare ai posteri. E proprio ora di finirla.

Proprio sull’impresa dei Mille questo blog ha scritto una Controstoria in nove puntate che trovate qui di seguito:

Controstoria dell’impresa dei Mille

 

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3 Responses

  1. Micia

    Se gli scoccia leggere testi seri può guardare il video di CAIAZZO attore comico napoletano ,sulla fulgida e gloriosa impresa che portò un botto di soldi freschi dal banco di Napoli e dalla Sicilia alle esangui casse piemontesi. Fa ridere e pure…piangere

  2. antonio nicoletta

    vorrei aggiungere qualcosa riportata da autorevoli testimoni:
    E’ ESEMPLARE A QUESTO RIGUARDO QUANTO SI LEGGE SUL DIARIO DI BUTTÀ, IN RIFERIMENTO AI FATTI DI CALATAFIMI: CONTRARIAMENTE A “..GLI SCRITTORI GARIBALDINI, CHE FREGIANO DEL NOME DI BATTAGLIA IL FATTO D’ARME DI CALATAFIMI, FANNO DESCRIZIONI OMERICHE DEL LORO VALORE, MENTRE EBBERO DI FRONTE UN TURPE GENERALE A LORO VENDUTO PER QUATTORDICIMILA DUCATI (LANDI), E MENO DI CINQUECENTO SOLDATI NAPOLETANI, CHE DA PRINCIPIO LI MISERO IN FUGA.
    L’ORDINE DEL GIORNO DI GARIBALDI, PUBBLICATO IN CALATAFIMI, È UNA VERA CARICATURA, CONSIDERANDO IL TRADIMENTO DEL GENERALE LANDI.

    GARIBALDI A CALATAFIMI PERDETTE CENTOVENTI VOLONTARI: SE LE SOLE QUATTRO COMPAGNIE DELL’8° CACCIATORI, EQUIVALENTI A MENO DI CINQUECENTO UOMINI, LO SBARAGLIARONO E GLI FECERO QUEL DANNO, QUALE SAREBBE STATA LA FINE DELLA TEMERARIA IMPRESA DEL FUTURO DITTATORE DELLE DUE SICILIE, SE LANDI SI FOSSE BATTUTO CON TUTTI I SUOI?

    …….IL FATTO D’ARME DI CALATAFIMI SEGNÒ LA CADUTA DELLA DINASTIA DELLE DUE SICILIE; IMPEROCCHÈ IL GENERALE LANDI NON FU CHIAMATO A DAR CONTO DELLA SUA VERGOGNOSA CONDOTTA, ED INESPLICABILE RITIRATA, MA QUELLO CHE FA PIÙ MARAVIGLIA SI È CHE RIMASE AL COMANDO DELLA BRIGATA CHE AVEVA DISORGANIZZATA E DEMORALIZZATA. QUESTO ESEMPIO INCORAGGIÒ I DUCI VILI, O TRADITORI, A TRADIRE IMPUNEMENTE”.

    IL RESOCONTO DI BUTTÀ COINCIDE CON QUELLO DI GIACINTO DE SIVO RIPORTATO NELLA “STORIA DELLE DUE SICILIE” E CON QUELLO RIPRESO IN EPOCA PIÙ RECENTE DA MICHELE TOPA NEL SUO “COSÌ FINIRONO I BORBONE DI NAPOLI”.

  3. Augusto

    Dunque, vediamo. Garibaldi in persona consegna a Landi una fede di credito falsa. Dobbiamo solo scoprire se nella notte tra il 14 e il 15 maggio fu Garibaldi a raggiungere Calatafimi da Salemi o se fu Landi, con la sua carrozza, a lasciare il suo campo per raggiungere Garibaldi, naturalmente riuscendo a compiere il tragitto nel più assoluto segreto e senza essere visti da nessuno.
    E poi, quante fedi di credito false aveva in tasca Garibaldi ? Perchè è poco credibile che i due si siano visti e sia subito spuntata la fede di credito da 14.000 ducati; avranno contrattato, e dunque Garibaldi ne avrà avute un mazzetto di fedi false tra le quali scegliere.
    L’alternativa sarebbe che Garibaldi il documento a Landi l’abbia dato a Palermo: sarebbe il primo caso di tradimento con pagamento differito,
    E infine quel Landi doveva proprio essere un avido: per riscuotere i 14.000 ducati (che nella prima versione erano 16.000) nel marzo 1861 riuscì addirittura a resuscitare visto che era morto il 2 febbraio.
    Eh, a quante farse ci tocca assistere.

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